martedì, 25 settembre 2007


Il fatto che la legge 40 facesse acqua da tutte le parti era noto più o meno a tutti quelli che ne avevano letto il testo. Retrograda, contraddittoria, scritta apposta per compiacere i vertici vaticani. Piena zeppa di incongruenze ed incostituzionalità, che pian piano sono venute a galla attraverso il giudizio imparziale della magistratura.

L'ultimo colpo alla legge, ma non unico, è stato dato dal tribunale di Cagliari che ha consentito l'esecuzione della diagnosi pre-impianto sulle cellule embrionali di una donna affetta da talassemia. Vorrei per un attimo ripercorrere ciò che la legge italiana effettivamente consente di fare in questi casi.

Una coppia che è consapevole di poter avere figli affetti da malattie geneticamente trasmissibili, che compromettano in maniera grave il decorso della vita del figlio, esprime il desiderio di poter controllare, prima dell'impianto in utero, se le cellule embrionali del concepito sono portatrici della malattia stessa. Si tratta di cellule ai primissimi stadi dell'embriogenesi cui viene analizzato il genoma per riscontrare eventuali anomalie genetiche. La legge 40 vieta questa pratica, ovvero una coppia non può sapere PRIMA dell'impianto se il figlio sarà malato o no.

Poniamo che la coppia, o meglio la donna, decida ugualmente di portare avanti la gravidanza e farsi impiantare l'embrione. Da embrione si passa a feto ed ecco che con un banalissimo prelievo del liquido amniotico (od una coriocentesi) la legge consente di effettuare analisi e capire se il feto è portatore della malattia. Nel caso in cui lo fosse, cosa pensate che possa dire la legge? Può mai dire alla donna "abortisci pure" dopo che pochi mesi prima le aveva negato l'opportunità di evitare del tutto la gravidanza?

E invece lo stato dice: "abortisci pure". Sì, perchè la legge 194 consente l'interruzione di gravidanza entro il terzo mese di gestazione (ed oltre in caso di pericolo per la salute).

Contro questo abominio si è pronunciato dunque il tribunale di Cagliari, consentendo ad una donna talassemica di effettuare la diagnosi pre-impianto ed evitare lo strazio di abortire. Si tratta di una sentenza shock, perchè ribalta di fatto il testo della legge.

Ovviamente oltre-Tevere si sono fatti venire una crisi isterica, come loro solito. A me non interessa cosa dica Ratzinger, Ruini o Bagnasco. Voglio vivere in uno stato laico, rispetto la loro opinione ma rivendico il diritto di decidere in autonomia di scienza e coscienza.

E in scienza e coscienza mi permetto di ribadire, ancora una volta, che la legge 40 andrebbe cancellata domani mattina. E' davvero un peccato che tutta questa autonomia non entri in quei palazzi dove le leggi nascono e finiscono per incidere sulle nostre vite. E' davvero delirante sapere che mezzo parlamento e più finisce per votare una legge assurda su ordine di un potere religioso.

Siamo un paese integralista, ma nessuno ce lo viene a dire. Contestiamo la Sharia, i paesi islamici che fanno della religione un testo di legge. E noi invece cosa facciamo? Non permettiamo anche noi che preconcetti religiosi finiscano dentro le leggi dello Stato? E su questo c'è stato un referendum, su questo in molti hanno taciuto. Senza sapere, senza conoscere. Partendo da questi presupposti non potremo mai definirci un paese moderno, civile e democratico. Per questo dico che il marcio non sta solo nei palazzi della politica, nei salotti del potere. Il marcio ci coinvolge tutti ogni qual volta ci rifiutiamo di conoscere la verità, per paura, per pigrizia, per fede. Sì, per fede. Scambiata spesso per abnegazione dei propri principi e ottundimento della ragione. Perchè fa comodo un popolo che non pensa, fa comodo un popolo che si fida.

Alex
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categoria:referendum, habemus papam, pazzo mondo
venerdì, 06 ottobre 2006

Risultati sondaggio

Alla domanda clou del momento, ovvero "sei favorevole all'eutanasia?" ecco come hanno risposto i sempre graditi lettori di questo blog:

Sì    73%   con  19 voti

No    8%  con  2 voti

Non so   19%  con  5 voti

Totale:  100%  con  26 voti

Chissà come voterebbe il popolo italiano intero. Vi dirò la verità, ogni volta che gli italiani vanno alle urne c'è sempre da farsi venire i brividi, quindi forse è meglio non saperlo nemmeno.

Rallegriamoci dei presenti e confidiamo nella buona sorte. Nel frattempo, godiamoci la teocrazia vaticana.

Alex

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categoria:referendum
sabato, 04 giugno 2005

Francamente è davvero strano…non so nemmeno io come mi ci sono ritrovato dentro, ma adesso sta diventando un tornado che mi risucchia 24 ore su 24. Tutto è cominciato ad una lezione facoltativa di bioetica, nel gennaio del 2004, più di un anno fa. Alle camere era in discussione la legge 40, che poi sarebbe stata approvata, e la nostra prof. era su tutte le furie. Ci aveva spiegato il testo e le complicanze etiche al suo interno, era proprio stata una gran lezione. Poi mi ricordo che avevo firmato per il referendum e più di una settimana fa, non ricordo nemmeno più come e quando, ho dichiarato guerra alla Cei, all’astensionismo e alla legge 40. Una guerra che sto portando avanti a tempo pieno, come mai mi sarei immaginato di poter riuscire.

E’ strano anche il modo in cui mi ci sono trovato dentro. Qualche amico già agguerrito, un po’ di voglia di mettermi in gioco, la conoscenza della materia e la caparbietà che mi ha sempre contraddistinto. Sapevo che il 14 giugno avrei avuto un esame importante (patologia e fisiopatologia) cui sto dedicando davvero troppo poco tempo, ma ho deciso ugualmente di buttarmi nei volantinaggi, negli appelli, nei dibattiti con gli amici cattolici e ultra-cattolici (quai neo-con). Mi sono messo in gioco come nessun altra volta mi era capitato di fare. Sono sempre stato un attivista, questo è vero, ma nulla di tutto ciò mi era mai successo.

 

 

 Qualche amico nel giro mi ha ufficiosamente detto che la percentuale dei votanti sarebbe salita di molto nell’ultima settimana, anche se non si può dire il dato esatto perché sembra che qualche legge ce lo vieti. Certo, non sarà stato il mio impegno a far migliorare le cose, ma sono sicuro che come me c’è tanta altra gente che condivide la posizione di chi non vuole che le questioni morali di una minoranza diventino leggi della repubblica, e fra questi anche tanti amici berlusconiani con cui fino a 15 giorni fa evitavo qualsiasi discorso politico. Una tregua che durerà poco, ma che sicuramente sfocerà in una bellissima esperienza.

 

 

 La domanda è d’obbligo: e se non si dovesse raggiungere il famoso “battiquorum”? Egoisticamente parlando, non cambierebbe nulla. Penso che se un giorno dovessi risultare sterile (o la mia compagna) avrei abbastanza soldi per andarmene all’estero, e comunque le cure con le staminali embrionali le troveranno in altri paesi dove la ricerca è consentita. E con quelle si cureranno anche Ruini e il movimento per la Vita. Sarebbe più che altro una sconfitta ideologica e una constatazione del fatto che non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, perché la nostra diverrebbe di nuovo una teocrazia parlamentare di dubbio stampo cristiano.

 

Alex

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categoria:referendum
sabato, 28 maggio 2005

La diagnosi pre impianto è uno dei lati più agghiaccianti di questa legge. La legge 40 la vieta perché l’uomo, secondo il comitato scienza e vita, non deve avere il potere di decidere chi deve nascere e chi no. Ma legge 194 del 1978, la famosa legge sull’aborto, prevede che la donna possa effettuare analisi durante la gravidanza, come l’amniocentesi, e decidere anche dopo il terzo mese di interromperla se il feto è malato. Cioè il legislatore dice: tu non puoi selezionare gli embrioni, ma puoi abortire dopo se scopri che tuo figlio è affetto da una patologia grave.

 

Io non sono una donna e posso solo immaginare cosa voglia dire portare in grembo un figlio malato, che non desideri, ed essere obbligata a scoprirlo solo quando ormai sei costretta ad abortire. Quando magari la pancia già si vedeva, quando magari avevi detto a tutti gli amici che stavi per avere un figlio.

 

La crudeltà della legge 40 è tutta da scoprire, ed ogni volta che la leggo mi indigno di essere italiano. Il problema è che que ste cose non si possono dire in Chiesa, non si possono dire in tv, non si possono dire in strada. Non perché sia vietato, ma perché la lobby dei movimenti cattolici è infiltrata ovunque. Vincere questa battaglia in favore dei diritti della donna sarà difficile, ma ce la si farà. Perché siamo un paese civile e perché il cristianesimo non ci insegna ad emarginare ma a condividere. Motivo per cui solo la confessione cattolica, all’interno della religione cristiana, si è schierata contro il referendum. Motivo per cui farò il possibile per vincere questa partita e mi aspetto che tutte le persone che credono nella laicità dello stato si battano per vincerla. E’ una questione di civiltà, e se si perde il prezzo sarà alto.

 

Alex

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categoria:referendum
martedì, 17 maggio 2005
FreeLand propone, in queste quattro settimane che ci dividono dal voto referendario del 12-13 giugno, un dibattito aperto a tutti su ognuno dei quattro quesiti elettorali, divisi equamente per settimana. Verranno proposti: i pareri di scienziati, teologi e filosofi, le ragioni di coloro che invitano a votare no e di coloro che invece voteranno sì. Si cerca, insomma, di fare quello che più teme la corrente astensionista: il dialogo. E dunque si aprano le danze con il PRIMO QUESITO.
 
Promosso, come il quesito successivo e quello sulla fecondazione eterologa, dal "Comitato promotore referendum parzialmente abrogativi della legge sulla procreazione assistita", vuole che anche nel nostro Paese si possano sviluppare cure innovative per moltissime malattie gravi, oggi incurabili.
Testo:  Volete voi che sia abrogata la legge 19 febbraio 2004, n. 40, avente ad oggetto "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita", limitatamente alle seguenti parti:
Articolo 12, comma 7, limitatamente alle parole: "discendente da un’unica cellula di partenza, eventualmente";
Articolo 13, comma 2, limitatamente alle parole: "ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative";
Articolo 13, comma 3, lettera c), limitatamente alle parole: "di clonazione mediante trasferimento di nucleo o";
Articolo 14, comma 1, limitatamente alle parole: "la crioconservazione e"?
LE RAGIONI DEL  NO
Il primo quesito referendario riguarda le norme della legge 40 che vietano la clonazione e le sperimentazioni sull'embrione. La legge attualmente in vigore, infatti, vieta la produzione di embrioni umani a fini di ricerca, la clonazione e ogni forma di manipolazione per alterare il patrimonio genetico. Vieta, inoltre, la produzione di ibridi tra gameti umani e gameti di specie diversa e la conservazione degli embrioni tramite congelamento.
Il fine ultimo di questo referendum è sempre quello di ridurre l'embrione ad un oggetto (in questo caso si parla di "strumento di laboratorio") negando che in esso sia presente la vita umana o, se dovesse risultare difficile negare l'evidenza e la realtà scientifica, cercando di aggirare l'ostacolo con le solite false promesse. Esaminiamo dunque quali falsità ci vengono proposte in tale quesito. Se dovesse vincere il SI, sarebbe possibile effettuare ricerche con le cellule staminali embrionali, attraverso la cosiddetta "clonazione terapeutica". 
La falsità più grande riguarda appunto l'utilizzo di questa tecnica. Si è convinta la gente che, in questo modo, malattie gravissime potrebbero essere curate e che questa sia l'unica alternativa. Ma la realtà è un'altra, come afferma Claudio Bordignon, Sovrintendente Scientifico dell’Istituto Universitario San Raffaele di Milano: "oggi non c'è nessun paziente curato con cellule staminali embrionali, per il semplice motivo che non esiste ancora nessuna applicazione terapeutica sull'uomo". Esistono invece e vengono abitualmente utilizzate terapie basate su cellule staminali tratte dal sangue, dall'epidermide eccetera, che salvano migliaia di pazienti l'anno.
Il fronte del SI, cerca di convincere milioni di persone che le cellule staminali embrionali sono indispensabili per curare qualsiasi malattia, quando, in realtà, "hanno ricadute terapeutiche a tutt'oggi pressoché nulle, o comunque molto modeste". Capita quindi che chi non è informato, o chi non è capace di ragionare con la propria testa ma solo tramite le dicerie della TV, pensi che il problema etico di interrompere una vita umana possa essere superato, considerando il "bene" che si avrebbe eliminando tante malattie, con una terapia inesistente ed una cura del tutto fantasiosa. In ogni caso, anche se questa fantomatica terapia dovesse mai esistere, si curerebbero degli esseri umani sopprimendone altri!
Se dovesse vincere il SI, inoltre, per la gioia di tanti animalisti, sarebbe sovvertito il criterio che regola ogni ricerca scientifica, e cioè che la prima sperimentazione deve essere effettuata sugli animali. I diritti delle bestie scavalcano quelli dell'essere umano.
E' per questo che NON voteremo SI  e non ci presenteremo neanche alle urne.
(fonte http://www.adorto.com/,  movimento nazionale per la famiglia e la vita)
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domenica, 15 maggio 2005

Un articolo segnalatomi da Andrea G.: lunghetto ma significativo!

Giorni fa, sulla Stampa, Michele Ainis (un costituzionalista) criticava
la posizione astensionista sui referendum patrocinata e promossa dalla
CEI. Gli risponde, venerdi 13/5, sulla prima pagina dell' Avvenire, il
direttore, Dino Boffo.
Con toni che, se da una parte rincuorano perchè testimoniano di un
profondo nervosismo dei nostri avversari, dall' altra preoccupano. E
per due motivi:
- Boffo è il direttore del quotidiano della CEI. Dunque, se per
l'informazione vaticana valgono le stesse regole dell'informazione
italiana, il suo editoriale rappresenta la linea ufficiale di quel
giornale. E, di conseguenza, del suo editore: la CEI.
- Boffo, per chi non lo sapesse, è uno dei nomi che circolano (dio ci
scampi e gamberi!) come nuovo presidente della RAI.

Quel che segue è un sunto delle frasi più sconcertanti. Per chi volesse
leggere tutto l'articolo, può farlo qui (il rinvio non è diretto perchè
sul sito dell' Avvenire non esistono i permalink, quindi ve lo dovete
andare a cercare).


Questo è il pacato incipit:

"A tutto c'è un limite. Anche all'impostura mediaticamente imbellettata
con dotte citazioni. Anche alla protervia per quanto mimetizzata da
afflato etico-civile. Anche all'ignoranza travestita nei panni del
progressismo d'accatto.
Ebbene, questo limite ieri, in una colonna almeno delle patrie gazzette,
è stato superato. Ci riferiamo al fondo, sì proprio al fondo, di quello
che una volta era il grande giornale della famiglia Agnelli, il
prestigioso quotidiano della capitale morale di questo bellissimo e
disgraziato Paese, sì: la Stampa di Torino."


Poi Boffo parla della possibilità che sulla Stampa sia dato spazio ad
altre opinioni:

"Ora, siccome è di sacrosanta importanza che in democrazia sia dato
spazio ad ogni parere, saremmo tentati di pazientare che nei giorni
prossimi l'inclito direttore di quell'augusto giornale faccia
intervenire un giurista di scuola opposta a dire il contrario. A quel
punto, secondo la più squallida degenerazione cui è pervenuto il
cerchiobottismo italico, dovremmo dirci tutti stupidamente felici e
contenti."

E, infatti, a lui non basta:

" Crediamo che in ogni vera democrazia, in ogni democrazia che abbia il
coraggio di se stessa, nella quale i cittadini pur mossi da idee opposte
sono fieri di guardarsi negli occhi, in una democrazia insomma
civilmente nutrita non tutte le opinioni abbiano la stessa dignità.
Crediamo piuttosto che ce ne siano di così palesemente false, di così
pacchianamente ruffiane verso il Potere mediaticamente costituito da non
poter avere impunemente corso. Crediamo cioè che ci sia un livello oltre
il quale vada pagato un dazio. Il dazio della gogna, quanto meno."

E qui capiamo bene quale sia il concetto di democrazia che anima Dino
Boffo e, con lui, la CEI.
Ma c'è di più, naturalmente. Poichè un tale concetto di democrazìa
implica anche che, tra opinioni con diversa dignità, ce ne sia qualcuna
più degna delle altre. La sua, ca va sans dire:

"Ecco, questo non è un parere, tanto più il parere infimo di chi scrive,
non è un'interpretazione tra mille, tutte ugualmente valide. Questa è
l'interpretazione più accreditata perché più accreditabile."

Ecco fatto: tutti qui a spaccarci la testa nel ragionare, nel
confrontarci, nel dibattere, e poi era così semplice. Non abbiamo
bisogno di un Ruini, non ci serve nemmeno scomodare un Papa: abbiamo il
signor Boffo che ci spiega qual è La Verità.

E chi la pensa diversamente, che si fotta!
Anzi, facciamo una bella cosa: mettiamolo alla gogna.
Siamo in democrazìa, no?

E meno male che del costituzionalista Ainis aveva detto:

"che si dia una calmata!"

postato da: alexperry alle ore 12:24 | Permalink | commenti
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