martedì, 16 giugno 2009
L'Italia. Quel magnifico paese dove tutto è possibile. Sono passati 15 anni e non siamo riusciti a liberarci di quella che in medicina si definirebbe una "lesione primitiva" dalla cui origine hanno preso vita i secondarismi.

L'impressionante individualismo che alimenta l'appoggio politico a Berlusconi e alla Lega, unito a una cospicua dose di ignoranza e feticismo, ha inchiodato l'Italia alla perenne discussione su di un uomo che, nel male e solo nel male, sta facendo la storia di questo Paese. L'assenza di una vera opposizione che abbia il coraggio di parlare a nome di tutti quegli italiani, e sono la maggioranza assoluta, che non solo non voterebbero mai Berlusconi ma lo considerano una ferita per la democrazia, fa sì che il premier aumenti pian piano il suo consenso politico e culturale.

Il berlusconismo: la dottrina per cui tutto è lecito se compiuto a fin di lucro. A dispetto delle regole, di chi le dovrebbe far rispettare e di chi le scrive. Il berlusconismo è il lato mancante della politica, quello che non può stare nè a destra nè a sinistra. Trova nutrimento nelle televisioni che spargono il messaggio meno subliminale del mondo: non c'è limite al peggio, e il peggio non va combattuto ma accettato. Televisioni che il premier possiede e controlla con un sistema non punitivo ma fondato sul premio. Tu tratti bene me, io tratto bene te. Giornalisti che si vendono da capo a piedi per compiacere il padrone. Telespettatori che bevono le menzogne di giornalisti venduti e le coltivano nei loro cervelli per poi raccoglierne i frutti al momento del voto. Infine cittadini di dubbia moralità che sanno chi andranno a votare, sono consci di tutto, ma per non pagare le tasse fanno questo ed altro.

Se poi si controlla anche il mercato pubblicitario si finisce per influenzare tutto o quasi tutto il mercato dell'informazione. E ovviamente si finisce per arrabbiarsi un po' quando i pochi tagliati fuori da questo controllo ti vengono a controllare. Repubblica, i magistrati, i cittadini che non si sono fatti comprare dal taglio dell'ICI o dalla promessa di nuovi condoni.

L'antiberlusconismo non è solo politica, ma un movimento culturale che si oppone all'idea di un paese individualista e anarchico, dove le regole valgono solo per gli avversari e i più deboli. Per questo partiti come l'Italia dei Valori hanno raddoppiato i voti. Il popolo dell'antiberlusconismo chiede alle opposizioni che si continui a gridare la verità in faccia agli italiani, che non si accetti la trappola del partito del padrone che mira a spostare la discussione dal berlusconismo ai problemi "veri" del paese. Berlusconi è il problema principale, più grosso ancora della crisi, della povertà e della disoccupazione. Perchè è l'origine dei mali italiani, della mentalità perversa che ostacola la crescita di questo Paese. L'abbiamo battuto e lo possiamo battere di nuovo, ma solo con l'unica arma democratica che ci rimane: il voto. Il Partito Democratico ha l'obbligo di serrare le fila e combattere. Se lo farà, in molti torneremo a schierarci e a lottare.  
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martedì, 20 gennaio 2009

Sono quasi le sei del pomeriggio, le dodici ora statunitense, quando Arheta Franklin intona il vecchio inno americano con un enorme, buffo fiocco sul cappello. Non è la politica a farmi venire la pelle d'oca. La sua voce, creata apposta per toccare l'anima, mi fa rabbrividire. Dietro di lei si sta per consumare qualcosa di apparentemente impossibile. Nessuno aveva mai visto così tanti neri ad una cerimonia pubblica. Nessuno aveva mai visto un afro-americano giurare come Presidente. Così, come quando le folle attendono che il santone di turno compia un miracolo da un momento all'altro, guardo impaziente dentro il televisore per impossessarmi di questo evento paranormale.


La figlia più grande di Barack Obama tiene fra le mani una piccola fotocamera con la quale sembra stia girando un video. Sua mamma e suo papà sono al centro di un palco sotto gli occhi di milioni e milioni di persone. Sa bene che di filmati centomila volte migliori del suo ce ne saranno a dozzine. Eppure, quasi di nascosto, riprende la scena per poi rivederla con la nonna, la sorellina e i genitori. Mi sono chiesto, lo ammetto, per quale motivo certe emozioni si possano provare così di rado.


Scegliamo la speranza contro la paura”. Forse il riassunto di tutte queste emozioni è racchiuso nell'intervento del nuovo Presidente. Prima di Obama abbiamo sempre avuto paura che le cose potessero andare male, che i Governi non fossero all'altezza della situazione e che qualcuno o qualcosa avrebbe potuto rovinare tutto. La voce di Arheta Franklin, le lacrime di chi fino a sessant'anni fa veniva trattato come un sub-umano, la tenerezza di una famiglia normale ci danno tutta la speranza del mondo.


Che emozione, Barack. So che anche tu hai avuto la tua dose di adrenalina, oggi. Inutile dirti che siamo tutti a bordo di questa tua scialuppa. Ora mi tocca pure decidermi per un viaggio negli States :-) E non preoccuparti per il nostro Nano malefico, per noi è come una mascotte. Abbaia, sì, ma non morde. Oggi, mentre tu giuravi da Presidente degli Stati Uniti d'America e ti insediavi alla Casa Bianca, lui visitava il Pio Albergo Trivulzio. Cicero pro domo sua... :-)


Alex

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martedì, 20 gennaio 2009

La vittoria della speranza




Ci sono diverse ragioni per le quali le persone civili festeggiamo oggi il giuramento di Barack Obama. Noi “di sinistra”, come ci definisce Colui che Non deve Essere Nominato, che tutt'ora in Italia vediamo calpestati i diritti civili di molte minoranze, oggi ci troviamo di fronte un Presidente degli Stati Uniti nero, liberal, democratico. Noi che per anni abbiamo dovuto leggere sui giornali le storie più agghiaccianti sul razzismo che i nostri concittadini praticavano e praticano sui più deboli, oggi abbiamo la nostra riscossa, il nostro pugno di ferro nello stomaco dell'ignoranza. Oggi vinciamo la battaglia più imponente, pur perdendo quotidianamente quelle più piccole. Perchè da domani chi oserà dire “sporco negro”, “negro di merda”, “scarafaggio, torna al tuo paese” lo dirà all'uomo più potente del mondo. Si crogiolerà nella sua ignoranza, nella sua impotenza di ominide in mezzo agli uomini, come un analfabeta che bestemmia Iddio non sapendo interagire coi suoi simili.


Ma l'importanza di un evento simile non si configura unicamente nella vittoria sul razzismo. L'insediamento di Obama ha un enorme peso politico in un mondo dominato da governi come il nostro che sotto il tenero manto di diciture liberali nascondono elementi neo-fascisti e reazionari. Per otto lunghissimi anni, negli Stati Uniti d'America, un uomo chiamato George W. Bush ha sistematicamente affondato ogni progresso economico, culturale e civile del suo Paese. Contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali, fautore di un sistema sanitario per soli ricchi e grande estimatore, quasi compiaciuto, della pena di morte. Senza contare la guerra in Iraq e la strategia della paura finalizzata a raccogliere voti. Se l'America oggi può permettersi di intravedere una piccola luce in fondo a questo tunnel delirante lo deve solo alla forza di un democratico, di un liberal che ha saputo parlare alla gente e farla tornare a sognare.


Spesso ci è toccato in sorte di condividere momenti terribili nei quali ci sembrava di aver perso la speranza. Dopo lunghe battaglie, fatte sempre con il cuore, capitava non solo di perdere ma di essere calpestati da atteggiamenti di assoluta ignoranza. Penso a tutte le volte in cui ci siamo impegnati per difendere da facili pregiudizi le minoranze di questo nostro paese: zingari, ebrei, neri e chi più ne ha più ne metta. Promuovere i diritti civili e combattere l'omofobia, impedire che il proprietario di tre reti televisive, pluri-inquisito, che ha definito eroi personaggi mafiosi condannati per omicidio, venisse eletto Presidente del Consiglio. Ricordo la cocente delusione del Referendum sulla Fecondazione assistita, disertato in massa per ordine di Sua Santità. Abbiamo quasi sempre mancato il nostro obiettivo, facendo apparire i nostri sforzi come perdite di tempo per illusi. Noi italiani, poi, sotto scacco su doppio fronte, politico e cesaro-papista. Anche noi abbiamo sperato e speriamo tutt'ora in un nostro Barack Obama.


"Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, così è e così sarà per sempre”. Oggi viviamo un sogno che si realizza. E' il trionfo della libertà sulla schiavitù. Schiavitù dei pregiudizi, del sentito dire, dell'ignoranza e della superstizione. Il mondo è cambiato. Alleluja. Alleluja.


Alex

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sabato, 17 gennaio 2009
Santoro, un dipendente del servizio pubblico

Così amò definirlo Silvio Berlusconi in uno dei suoi show telefonici più ridicoli. Non c'è dubbio che Michele Santoro sia una voce libera e che abbia migliorato, sotto certi punti di vista, il giornalismo televisivo italiano. Fu cacciato dalla Rai in tempi di dittatura berlusconiana, quando il Cavaliere sbagliò e credette di poter ridurre al silenzio i giornalisti oppositori. Da quel momento, infatti, perse tutte le elezioni che seguirono, fino a comprendere che in fondo non era poi così pericoloso lasciar dire agli italiani che era un farabutto. Lo avrebbero rivotato ugualmente, e infatti così avvenne.

Ma fra fare del giornalismo libero e costruire trasmissioni a senso unico c'è una differenza enorme. Ricordo con un certo disgusto i programmi condotti da Socci nei quali mancava solamente il quadretto di don Giussani per imbonire definitivamente il pubblico a casa. Per questo motivo, nella puntata di Anno Zero di ieri, Lucia Annunziata ha deciso di criticare Santoro nel suo stesso studio tacciandolo, a parer mio giustamente, di inaccettabile faziosità.

Il tema della trasmissione era il conflitto israelo-palestinese nella striscia di Gaza. Non le solite beghe da cortile cui siamo abituati in Italia, con Cicchitto che inneggia a Silvio e Veltroni che recita il rosario. Un tema così delicato presupponeva la cautela più assoluta nella scelta degli ospiti e dei servizi tale da onorare la cronaca ma nello stesso tempo ricercare l'equilibrio più stabile per garantire che tutte le voci venissero ascoltate. Chi ha visto la trasmissione sa che questo non è avvenuto. E non importa che Santoro abbia scelto di favorire chi  per noi rappresenta i buoni piuttosto che i cattivi, perchè scopo dell'informazione pubblica non è compiacere gli animi di chi ha già un'opinione, ma diffondere i vari punti vista su quella che dovrebbe essere la verità dei fatti.

Non accuso Santoro di essere un giornalista libero di dire le sue opinioni. Lo accuso, talvolta, di confezionare trasmissioni più simili a spezzoni di propaganda che non a dibattiti d'informazione.

Che poi Lucia Annunziata abbia emulato Berlusconi nell'andarsene dallo studio, beh credo che questo sottolinei l'italianità dell'una e dell'altro. A noi italiani piacciono molto queste "terronate" (nel senso di atteggiamenti tipici di un popolo), assieme alla pizza, al buon vino e all'insana passione per Maria De Filippi.

Alex 

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lunedì, 05 gennaio 2009


Nei momenti di crisi, quando non un solo aspetto del paese in cui vivi provoca in te sentimenti benevoli, capita di scovare rare eccezioni che confermino la regola. Convinto come sono che la cultura dei paesi occidentali passi quasi esclusivamente attraverso il mezzo televisivo, sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla fiction "Tutti pazzi per amore" in onda la Domenica sera su Rai Uno.

Da troppi anni eravamo ormai abituati all'idea che in tv non potessero offrirci prodotti diversi dal bigottismo più estremo delle varie fiction su preti, papi e vescovi alla volgarità più squallida dei tanti prodotti made in Mediaset. Invece, non si capisce bene come e perchè, "Tutti pazzi per amore" appare semplice, simpatico e soprattutto onesto.

"Tutti pazzi per amore" ci regala qualcosa che la televisione ci sottrae da troppo tempo: l'immedesimazione in situazioni reali, che viviamo tutti i giorni, e il sogno di poter aggiustare i guai quotidiani con intelligenza ed onestà. Gli attori sono bravi, forse perchè sono attori, e i giudizi vengono dati dal pubblico, non dalle storie. Lo sguardo sulla realtà è sempre ironico, leggero, anche quando i temi trattati appaiono delicati.  

Sulle parolacce, termine odioso di stampo cattolico, non ci sono bip. Dalla De Filippi sono proibite, ma solo per evitare che il tanfo dell'immondizia gettata nelle case degli italiani venga coperto da altri odori più sani.

Appare forse assurdo celebrare una fiction tv per consolarsi delle magrezze culturali che ci circondano. Ma al di là di tutto "Tutti pazzi per amore" mi piace per come entra nel mio cervello e mi lascia riflettere su quanto di buono possa esserci nei mille difetti che ogni giorno trovo nella vita. Può sembrare eccessivo, o addirittura infantile, ma la televisione ogni tanto, meglio dire ogni troppo, regala anche questo.


Alex   
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mercoledì, 24 dicembre 2008
"Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell'esercizio della professione [...]. Il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su fatti e circostanze inerenti il segreto professionale" (art. 10 del Codice Deontologico per la Professione di Medico-Chirurgo).

Il Vaticano non si rassegna. Non può permettere che in Italia un cittadino scelga liberamente come disporre della propria vita. Gioca le sue ultime carte, estremamente scorrette. Prima il diktat del Ministro Sacconi, poi le rivelazioni di un medico che nessuno ha autorizzato a violare il primo dovere di ogni sanitario, ovvero il segreto professionale. Ammesso che dica tutta la verità.

Il dott. Giuliano Dolce, neurologo, pubblica sulle pagine del quotidiano Avvenire alcune informazioni sullo stato di salute di Eluana Englaro per dare man forte al potere vaticano. Ritengo personalmente che queste affermazioni violino il segreto professionale in quanto rendono noti a tutti alcuni particolari della storia clinica di un privato cittadino che non ha mai autorizzato, nè personalmente nè attraverso delega dei familiari, la pubblicazione di tali informazioni. Ma anche tralasciando l'aspetto medico-legale, molti altri medici si sono soffermati sull'assurdità dei contenuti di queste affermazioni, che comunque non intendo riportare in quanto riguardanti la sfera privata (e santo cielo potessi mettere quattromila grassetti su questo "privata" ce li piazzerei tutti!) di un essere umano.

Ora il Vaticano, dopo aver arruolato i politici, cerca di arruolare i medici. Non so dove vogliano arrivare, ma la vera dignità sta nel lasciare in pace questa povera ragazza ed i suoi familiari. Urlano e gridano la volontà di salvare una vita umana. Prima di tutto, signori miei, salvate la sua sacrosante dignità di essere umano.

Alex
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giovedì, 13 novembre 2008
Quando la società italiana si divide di fronte al caso di Eluana dimentica la dimensione esclusivamente privata della salute, della vita e del dolore di un essere umano. Da diversi mesi su Facebook compaiono gruppi che sostengono l'una e l'altra causa, raccogliendo tantissime adesioni di persone del tutto estranee alla vicenda. Giuliano Ferrara si spese qualche tempo fa per organizzare una raccolta di bottiglie d'acqua in Piazza del Duomo a Milano per rimarcare la sua contrarietà alla sospensione dell'alimentazione della ragazza in coma. La Chiesa Cattolica tuona, impreca, maledice e scomunica chi vorrebbe lasciarla morire. In questo mare di voci, opinioni e tristi ipocrisie nessuno si è preoccupato di ribadire che gli esseri umani non vivono per compiacere e benedire gli ideali culturali, politici o religiosi degli altri. Ogni uomo o donna vive per cercare la propria felicità nell'intimo della sua esistenza. Se neghiamo agli esseri umani la facoltà di disporre del proprio corpo, dei propri affetti e delle legittime aspirazioni lediamo diritti inviolabili.

Chi è Joseph Ratzinger per dettare legge su come gli esseri umani devono disporre della propria vita? Chi è Giuliano Ferrara per gettare fango su di un padre che desidera portare a termine i desideri di una figlia ridotta da sedici anni ad una agonia non voluta? Chi siamo noi per dire che Eluana deve, e su questo "deve" pongo tutti gli accenti del mondo, vivere o morire? La risposta è ovvia, non siamo nessuno. Perciò mi tengo lontano dal sostenere o combattere le decisioni di chi si trova dentro determinate situazioni. Certo, una legge serve e dev'essere approvata, ma per sottolineare con forza come certe scelte delicate spettino solo alla singola persona, ai familiari e ai medici che l'hanno in cura. Teniamo i predicatori e gli speculatori fuori dal dolore che la vita spesso riserva. Caliamo una volta per tutte il sipario su di un triste spettacolo che vede scontrarsi dogmi contro dogmi, credenze contro credenze, scomuniche papali e crisi isteriche generalizzate. La realtà è più dura di ogni pregiudizio e non può essere gestita a colpi di crociate.

Alex
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mercoledì, 05 novembre 2008

Nel 1969 gli Stati Uniti d'America mostrarono al mondo che l'uomo era arrivato sulla Luna. L'evento suscitò talmente stupore ed incredulità che ancora oggi c'è grida al complotto e dubita della veridicità di quelle immagini. I miei genitori, tutti i genitori di oggi, ricordano con emozione le circostanze che portarono i loro occhi a conoscere quei fotogrammi che in fondo segnarono la storia del genere umano.

Qualcosa di simile, molto simile, è accaduto questa notte in America. Il candidato democratico Barack Hussein Obama è divenuto il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Episodio degno di nota, certo, ma di per sè non eclatante se ci dimenticassimo per un solo attimo, e non lo potremmo mai fare, chi è Barack Obama: un senatore di colore. Ecco che i termini cambiano quando si gira la questione nel verso più idoneo: gli americani hanno eletto, a suffragio universale, un nero alla Casa Bianca. Per capire il fondamentale significato storico di questo evento bisogna pensare agli anni sessanta di un'America razzista e bigotta. Per un nero era impensabile anche solo iscriversi all'università. L'idea di un Presidente di colore avrebbe potuto al massimo animare qualche barzelletta raccontata a cuor leggero. Nessuno poteva immaginarsi che nell'arco di mezzo secolo i cittadini americani avrebbero potuto raggiungere una tale maturità civile da appoggiare, a maggioranza assoluta, una candidatura così impensabile. La storia ricorderà il 4 novembre del 2008 come la data in cui gli Stati Uniti hanno definitivamente posto un macigno sulla questione razziale.

Barack Obama non è solo un senatore di colore, e non è certo stato eletto per questo. L'America ha votato per il cambiamento, perchè Bush è stato il peggior Presidente della storia repubblicana e perchè i cittadini hanno sentito sulla loro pelle l'assoluta necessità di fare un passo avanti. La sconfitta di McCain, che pure ho ammirato per le qualità morali e intellettuali, segna la sconfitta dei conservatori moderni. Il populismo, quell'arma a doppio taglio che incanta le genti e le porta a votare, ha esaurito le sue potenzialità. Forse non tutti sono disposti a farsi ingannare più di due volte di fila, e forse con gli anni la società statunitense è maturata a tal punto da smettere di credere alle iniezioni di paura dei repubblicani volte al controllo dell'opinione pubblica.

Ancora una volta sembra che oltre oceano ci superino in democrazia, anche e soprattutto nonostante la politica di Bush che ha fortemente messo in discussione ogni principio democratico. Nel nostro piccolo paese la questione razziale è ancora aperta e il populismo sembra attecchire ancora molto bene nel fertile terreno dell'ignoranza. Oggi però non possiamo non constatare il forte vento di rivoluzione politica e culturale che proviene da Occidente. Per la prima volta dopo tanti anni siamo tornati a sperare che un mondo migliore sia possibile.

Ma prima ancora delle speranze ci sono i fatti. Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America.
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martedì, 14 ottobre 2008
« Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perché... Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perché no. »
(Robert F. Kennedy, citando G. B. Shawn)

Mentre i nodi vengono al pettine e George W. Bush, nonostante il viscido appoggio di Berlusconi, si trova nei guai fino al collo, in America la speranza è tornata fatalmente a portata di mano e si chiama Barack Obama. Alle elezioni americane votano solo decine di milioni di cittadini, ma gli effetti si ripercuotono su sei miliardi di persone. Gli italiani, pace all'anima loro, sono riusciti ad eleggere Silvio Berlusconi per ben tre volte. Ma Berlusconi, nonostante l'autostima tendente al divino, rappresenta un male minore, molto minore rispetto al potere che assume il Presidente degli Stati Uniti d'America.

A questo mondo c'è ancora chi si fa condizionare dal colore della pelle, ma l'argomento cade nel momento in cui personalmente ritengo inutile e dannoso tentare un dialogo con costoro e la loro disumanità. Barack Obama non rappresenta la novità nè per il colore della sua pelle nè per la straordinaria caparbietà con cui ha soffiato la nomination democratica a Hillary Clinton. Le sue idee innovative, progressiste e idonee alla soluzione dei problemi che affliggono l'America e il mondo di oggi sono l'unico vero motivo per il quale vale la pena votare Obama e cancellare gli errori di otto anni di governo Bush.

Dai repubblicani sono derivate tutte le sciagure di questi ultimi anni. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, le strategie della paura e della xenofobia, la speculazione finanziaria madre di questa assurda ed evitabile crisi economica pagata coi soldi dei contribuenti. Per non dimenticare l'integralismo religioso con il quale Bush, la Palin e McCain vorrebbero festeggiare le condanne a morte ma proibire, disgustati, anticoncezionali e aborto. I conservatori moderni hanno soffiato fino alla nausea sull'ignoranza e sui pregiudizi diffusi nella gente. Senza questi elementi la destra americana, e pure quella italiana, non avrebbero mai potuto raccimolare così tanti voti.

Non avremo molte altre occasioni di vincere questa partita. Il 4 novembre noi italiani potremo solo stare a guardare. Nessuno meglio di noi sa cosa vuol dire veder eleggere un mascalzone a colpi di populismo. E' il fattore che più mi spaventa, perchè in giro c'è tanta, troppa ignoranza. Mi auguro solo che l'America, come è stato per moltissimi anni, riesca ad evolversi prima di noi e ad insegnarci cosa significa la parola democrazia.

"I have a dream that one day this nation will rise up and live out the
true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal."

(Non ritengo sia necessario citare la fonte...)

Alex
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venerdì, 26 settembre 2008

Si finisce sempre con l'impressione di aver vissuto anni volati via più in fretta della luce. Mi ricordo al primo anno. Mi alzavo al mattino, mi trascinavo fuori di casa col buio, poi in metropolitana e infine sul primo regionale diretto a Pavia. In mezzo alla nebbia, sotto “A rush of blood to the head” dei Coldplay si distingueva un disco rosso infrangere l'orizzonte della pianura padana. Faceva un freddo cane, tanto freddo da non farmi nemmeno immaginare cosa sarebbe stata la terribile estate del 2003. Era il mio primo anno di università dopo un liceo strano e mal vissuto. Nemmeno mi ricordo quali aspettative frullassero nella mia mente, nei pensieri immersi fra le puntate di ER e le aule universitarie che avevo intravisto qualche volta nei film. Sapere oggi di essere arrivato alla fine mi lascia inebetito. Su quei treni, con i Coldplay nelle orecchie, tutto immaginavo tranne, un giorno, di finire. Il presente d'altra parte sembra sempre così ineluttabile da apparire eterno, tanto da fregarci perfino i sogni.


Poi il tempo è passato. La nebbia fuori dal finestrino è diminuita negli anni, quasi fino a scomparire. Un bel giorno sono cambiati anche gli orari dei treni, ma non il loro ritardo, le loro carrozze da dodicesimo mondo e il tipico trasudare estivo dei sedili. Sono usciti due nuovi album dei Coldplay e dal lettore cd portatile sono passato all'iPod. Per il resto non era cambiato pressochè nulla. Ci sono periodi nella vita in cui non devi tener conto di niente: delle fatiche, dei tempi, delle modalità e soprattutto dei perchè. Quando mi sono ritrovato ad imparare una serie di nomi e frasi senza senso delle dimensioni dell'elenco del telefono (anatomia), quello è stato indubbiamente il momento più critico. Non ne ravvedi le motivazioni, non ne capisci il senso, temi di non farcela più. E quando finisci col violentarti la mente per imparare tonnellate e tonnellate di assurdità si manifesta tutta la conflittualità fra Io e Super Io. Nevrosi d'ansia. Delirio (ho creduto con assoluta certezza di avere, nell'ordine: malattia di Parkinson, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, cardiomiopatia ipertrofica, diabete mellito, coriocarcinoma e infine carcinoma della testa del pancreas). Un disastro. Una sofferenza gratuita.


Dopo anatomia le cose sono andate lentamente migliorando. Di esame in esame ho cominciato a sentire una vaga utilità di quello che stavo studiando. Quarto, quinto e sest'anno sono volati trasformando il sottoscritto in una macchina da esami. Difficili, certo. Ma nulla rispetto alla mole e all'agghiacciante inutilità di anatomia. Del tirocinio ospedaliero non posso lamentarmi. In questi anni ho ficcato il naso un po' qua e un po' là per vedere cosa succedeva nelle corsie dei vari reparti e nessuno mi ha mai chiuso le porte in faccia. Poi finalmente è terminata la diaspora e mi sono stabilito a Malattie Infettive. Anche in quel caso non ne ero convintissimo, ma mi ero posto l'obbligo di fare una scelta e oggi ringrazio la mia autodeterminazione.


Stamattina, andando in reparto, potete immaginare cosa stessi ascoltando guardando fuori dal finestrino dello stesso treno di quando ho cominciato a pendolare fra Milano e Pavia. “A rush of blood to the head”, talmente rush da farmi venire un piccolo brivido sulla pelle. Sono passati sei anni, mi sono laureato e tutto il resto. Non ci crederete, ma il mio primo pensiero è andato a quei maledetti sedili sporchi delle stramaledette ferrovie. Agghiacciantemente gli stessi da almeno sei, lunghissimi anni. Ho raddrizzato il capo e l'ho allontanato dal poggiatesta.


Alex

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sabato, 07 giugno 2008
Contro il governo razzista di questo paese

In questi giorni l'Italia che ha votato Berlusconi assapora tutto il fumo che il pastore ha dato in pasto al gregge. Improvvisamente i problemi maggiori della gente sono diventati gli zingari e i fastidiosi gay pride che sfilano nelle strade delle città. I telegiornali hanno smesso di parlare dei salari, dell'aumento dei prezzi, del deficit pubblico. E Berlusconi, da ottimo pubblicitario qual è, riesce a distrarre le foche malate facendole giocare con una pallina. Mentre in sordina fascisti e integralisti cattolici realizzano il loro sogno: eliminare gli stranieri e, per usare un loro termine, i culattoni.

Quel che sta succedendo in Italia non ha precedenti. Il nostro primo ministro ha incontrato ieri Benedetto XVI promettendo libri gratis alle scuole private, mentre quelle pubbliche navigano nell'inadeguatezza più assoluta. Squadre di poliziotti fanno irruzione nei campi nomadi (regolari o irregolari ormai non ha più importanza) per schedarne i componenti. Fra poco, ne sono certo, qualcuno proporrà sicuramente di tatuarli con un bel numero. Il governo promette alla Chiesa piena sintonia morale, facendo solo trapelare, fra i denti, che però tutto sommato siamo uno stato laico. Tant'è che qualcuno, per ossequiare le ossessioni di gente malata, ha lanciato l'idea di espellere le prostitute extracomunitarie. Le donne di strada ai politici di destra non sono mai piaciute: sporche, malate, vanno anche coi poveracci. Meglio assoldare donne pulite, profumate e garantite.

L'ipocrisia in questi giorni si tramuta in leggi dello stato. Berlusconi il divorziato promette la difesa della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio fra uomo e donna, mentre manda le forze di polizia a setacciare le città per la caccia allo straniero del quale Ratzinger si preoccupa, sì, ma infine chiude un occhio. L'ossessione del Pontefice, si sa, non sono i diritti umani, ma quelli degli embrioni. Il cruccio maggiore dei vertici ecclesiastici non è la lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, ma la santa crociata contro i diritti dei conviventi e degli omosessuali.

Oggi non mi conforta nemmeno più appuntarmi sul petto la spilla con su scritto "Io non ho votato Berlusconi". Questo paese non capisce, o forse davvero non vuol capire, che nell'ipocrisia delle apparenze non c'è futuro. Così, per nascondere i veri problemi, una maggioranza falsa e bigotta punta tutto sulla finta morale del perbenismo. Non averli votati non mi consola, ma certamente mi riempie di gioia sapere di non esser come loro.

Alex
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categoria:pensieri, berlusconate, habemus papam
sabato, 24 maggio 2008
Mentre maggioranza e opposizione si confrontano sui temi caldi dei rifiuti campani e della sicurezza, il nostro immutabile Presidente del Consiglio inserisce furtivamente nel decreto legge la norma che salva Rete 4 dalla giustizia europea. Qualcuno, certo non io, si era illuso di poter contare su di un nuovo Berlusconi, più attento ai problemi nazionali e meno ai suoi interessi privati. Come volevasi dimostrare.

I provvedimenti presi per contrastare l'emergenza rifiuti, per usare un'espressione comune, sono in buona parte tutto fumo e niente arrosto. L'idea di impiegare l'esercito per presidiare le discariche fa abbastanza tenerezza. Molti generali si saranno chiesti quale arma utilizzare al meglio contro i dissidenti, dovendo scegliere fra carrarmati e testate missilistiche. Considerazioni tragicomiche, ma adatte a spiegare come in realtà l'impiego dell'esercito sia tutta una manovra mediatica. Forse sarebbe stato più utile proporre alla cittadinanza un patto fra istituzioni ed Enti locali: smantellare le discariche abusive contenenti i rifiuti tossici smaltiti dalla camorra in cambio della costruzione di discariche a norma e un tantino meno nocive.
Nel frattempo è partita la caccia al rom. Il Ministro della Difesa La Russa ha deciso di far pattugliare le strade dai suoi soldati. L'ordine di sparare a vista ancora non è arrivato, ma è solo questione di tempo. Certo nessuno si guarda bene dal far rispettare le norme già vigenti in materia, così da confondere il cittadino annunciando leggi sempre più severe che tanto non verranno applicate mai.

Tranne la legge che salva Rete 4. Quella, statene certi, verrà fatta rispettare alla lettera.

Alex
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categoria:pensieri
lunedì, 12 maggio 2008
Prima o poi si torna ai climi caldi di maggio, quando giornalmente combatto fra il prurito agli occhi e gli starnuti. Forse è l'allergia a scatenarmi ogni volta pensieri particolari, un misto di consapevolezza di fine anno scolastico, ormai incisa nella mia coscienza, e incertezza tipica del cambiamento. O forse la questione è più semplice del previsto. Si tratta di un fatto che può dare fastidio o gioia, ma è un fatto: questo è il mio ultimo anno da studente.

Poi certo, possiamo raccontarci tutte le palle che vogliamo. "E ma tanto non si smette mai di studiare", "e ma poi c'è la specialità" e bla bla bla. Non è vero, non raccontiamoci cazzate. Sta per finire un'epoca della mia vita, della nostra vita, perchè poi è sbagliato vedersi unici e soli su un palcoscenico ricco di personaggi. Così di punto in bianco ti ritrovi a pensare di essere in una specie di telefilm, e solo Dio sa quante volte penso che sia davvero così, mentre aspetti che il regista decida come farti finire la prima serie, non sapendo se e quando girerai la seconda. Che poi non si tratta di nostalgia, senso di distacco, o tutte quelle stronzate che ti raccontano le ragazzine cretine che si tengono a braccetto all'uscita da scuola intralciandoti il passaggio. Non è nemmeno una squallida scena di un film di Moccia (pace all'anima sua). Posso tentare una spiegazione solo per quelli che hanno letto Due di Due. Ad ogni passo importante mi sembra di rivedere nella mente il viaggio in Grecia di Mario e Guido. Un qualcosa di apparentemente insignificante, un simbolo, solo un simbolo di quella libertà che ti conquisti alla fine di un percorso che non sai dove e cosa ti porterà a fare.

In fondo sono passati quasi 25 anni, 18 da quando hanno cominciato a pretendere di insegnarmi qualcosa. Non posso, anche solo superficialmente, dimenticarmi di questo pezzo di vita, lasciare che il tempo se lo porti via archiviandolo fra le scartoffie del passato. Probabilmente poi non cambierà nulla e mi toccherà dare ragione ai filosofi dell'immobilismo. Ma a me piace pensare al viaggio in Grecia, alla sensazione di vuoto e naturalezza che accompagnano le giornate di chi non può far altro che buttarsi in attesa di sbattere contro qualcosa.
Ah, dimenticavo. Oggi il Papa ha tuonato contro la 194, ha detto che non ha risolto nessun problema, ma anzi ha provocato una frattura nella società. Mi conforta sapere che c'è chi dice più stronzate di me.

Alex
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lunedì, 05 maggio 2008
E' difficile capire tutto. A Verona la vita di un giovane si è fermata per colpa di una sigaretta negata. Lo hanno massacrato di botte e infine lo hanno ucciso davanti agli occhi dei suoi amici. Estremisti di destra, con precedenti per aggressioni a sfondo razziale, hanno assassinato un giovane innocente in pieno centro città. Nulla di tutto questo può avere un senso logico, nè criminale nè politico. Nonostante l'Italia del 2008 viri sempre più a destra, i pestaggi e gli omicidi non possono trovare una giustificazione politica. E infatti a Verona non si è ucciso per un ideale, si è ucciso per noia, frustrazione, assoluta mancanza di valori.

A Torino, in una piazza del centro, un centinaio di giovani ha aggredito gli agenti della polizia locale con schiaffi, sputi e calci. Evidentemente qualcuno risulta insofferente alle regole. Ma il ruolo di una democrazia non è quello di consentire a taluni di non rispettarle, ma fare in modo che proprio tutti le rispettino. Così la folla, al posto di difendere gli agenti di polizia, colpevoli di fare bene il loro mestiere, ha difeso i trasgressori, aiutandoli a neutralizzare la legge e i suoi rappresentanti.

Se l'Italia fosse in mano ad una destra europea, forte di valori quali la legalità, la fermezza e il rispetto integerrimo della legge, potremmo, noi di sinistra, quasi soffermarci ad attendere che alcuni problemi irrisolti trovino risposta. Ma l'Italia oggi non è in mano nè alla destra nè alla sinistra. Berlusconi è lo specchio di questo paese: disonestà, omertà, individualismo. Non possiamo nemmeno sperare in tutti quei pochi, pochissimi pregi di una normale coalizione di centro destra, perchè si sono tutti venduti agli interessi di Berlusconi, Gianfranco Fini in primis.

Continuiamo a interessarci del mezzo punticino in più di tasse, dei ricavi personali sulla base di questo o quel partito da votare, dei redditi on line, dei mendicanti agli angoli delle strade e della volgarità in tv. Così finalmente non dovremo più nemmeno accorgerci dei figli che mandiamo a morire e di quelli che trascuriamo a tal punto da renderli assassini. Continuiamo pure a seminare individualismo, oggi in casa e domani nelle scuole, forse un giorno moriremo tutti come Nicola, massacrati dalle botte dei nostri connazionali che come noi si sono preoccupati solo di spiegare ai figli come guadagnare più soldi nel minor tempo possibile. Perchè è questo che conta, no? Guadagnare, guadagnare, guadagnare.

Se sentiamo puzza di marcio è perchè ci siamo vicini. Ma da bravi italiani, possiamo solo dirci in faccia, all'uscita da Messa, che la colpa è sempre degli altri. E meno male che i nostri figli sono brava gente. Loro certe cose, sia lodato il Cielo, no, loro non le fanno.
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sabato, 26 aprile 2008
Alla ricerca di una nuova marcia su Roma



Una destra galvanizzata dal risultato elettorale di due settimane fa sta tentando di conquistare il governo della Capitale. Le varie testate giornalistiche di Berlusconi, che ormai si confezionano in morbidi rotoli, hanno letteralmente gioito alla notizia di qualche stupro utile, da un punto di vista cronologico, per inventarsi l'ennesima crociata sulla sicurezza. Tutto questo fa abbastanza schifo. Il New York Times ha definito Roma una delle città più sicure di tutto l'Occidente, e lo ha fatto dati alla mano. I vari Alemanno, Berlusconi, Fini e compagnia bella hanno cavalcato le violenze degli ultimi giorni, si sono studiati a tavolino come utilizzarle al meglio per i loro scopi e infine le hanno gettate in pasto all'elettorato di destra, famelico di sangue e populismo.

Basta.

E' giunto il momento di fare i conti con il buon gusto, con le regole del dibattito civile. Questa destra fa paura. Si appropria di tragedie consumate agli angoli delle strade per montarle come un film ai danni dell'avversario. Fingono di lottare per la sicurezza delle donne, di lavorare notte e giorno alla soluzione dei problemi legati all'immigrazione. Ma per quale ragione nessuno si alza in piedi a dirgli di smetterla con tutte queste balle?

Milano è amministrata dal centrodestra da quando ho memoria. I clandestini sono ovunque; in piazza Duca D'Aosta, davanti alla stazione centrale, tutti i giorni una squadra di ragazzini rom effettua decine e decine di furti sotto gli occhi inutili della polizia. Chiederei al sindaco Moratti di passeggiare sola a mezzanotte in piazzale Corvetto per poi chiederle quanto sia forte e legalitaria questa amata destra italiana, capace solo di pulirsi la bocca con frasi ad effetto e nutrirsi politicamente delle disgrazie altrui. Sono solo in grado di vendere fumo. I giornalisti leccapiedi di Mediaset fanno da megafono a queste squallide operazioni mediatiche, dando rilievo unicamente una settimana prima del voto agli episodi più violenti.

Amici romani, in bocca al lupo.

Stavolta non passeranno.
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martedì, 22 aprile 2008
Resistiamo!(?)

In Italia qualcuno vende fumo da 14 anni. E lo vende bene. D'altra parte a molti italiani piace farsi abbindolare, gettarsi nelle braccia di chi, come Wanna Marchi, vende cloruro di sodio per polvere magica.

Gli errori della Sinistra Radicale: ormai i comunisti veri sono merce rara, e hanno smesso di votare rifondazione da molto tempo. Fausto Bertinotti si è trasformato nel leader indiscusso dei radical chic di questo paese. Nelle fabbriche ormai si vota tutto tranne che comunista. Nei salotti bene delle grandi città, invece, fra un sigaro e un whisky consumati su comodi divani di pelle, si combatte la nuova lotta di classe, quella di Fausto. La lotta del sessantottino arricchito che esprime il suo comunismo latente esponendo la bandiera della pace e crescendo i figli a pane e rivoluzione, ma non può combattere contro il capitalismo, perchè combatterebbe contro se stesso. In questo cortocircuito delle ideologie, dove l'operaio si affida ai sogni proibiti della Lega e di Berlusconi e dove i radical chic votano rifondazione, era impensabile mantenere un giusto equilibrio. Anche perchè i radical chic in genere odiano Berlusconi, e per fermarlo in massa hanno votato Pd.

Gli errori del Pd: diciamocelo, siamo troppo educati. Soppesiamo le parole, evitiamo le frasi ad effetto, ci curiamo di essere seri e credibili. Al popolino piacciono i titoloni. Possiamo discutere quanto vogliamo sull'opportunità o meno di far votare persone che non sanno nemmeno da che parte girarsi, ma sta di fatto che in Italia votano cani e porci (perdonate l'espressione) e a quelli dobbiamo rivolgerci. La Lega ha stravinto grazie alle sparate su Roma ladrona, i fucili e i clandestini. Non invito a seguirla nella delirante parodia del celodurismo, ma ogni tanto incazzarsi farebbe bene anche a noi, magari non sempre, magari non l'uno contro l'altro.

Perchè Berlusconi ha vinto: perchè è un pubblicitario eccezionale, perchè possiede molte televisioni compiacenti e perchè può permettersi di comprare tutto e (quasi) tutti. Si è comprato i pensionati promettendo pensioni d'oro. Ha acquistato al mercato dei voti il consenso degli automobilisti desiderosi di non pagare più il bollo. L'appoggio della mafia se l'è conquistato dopo la sparata su Mangano, ma già prima non credo fosse in discussione. Tutti gli altri sono vittime del qualunquismo. "Rubano tutti, e allora tanto vale votare chi ruba meglio". Colgo l'occasione per ringraziare Beppe Grillo e la sua vittoriosa campagna astensionista.

Perchè, tutto sommato, mi vien voglia di gettare la spugna: perchè a volte mi auguro che Berlusconi affami questo paese e lo riduca alla miseria, tanto violentemente da far rimpiangere agli allocchi che l'hanno votato di essersi recati alle urne. A volte spero che finalmente palesi le sue intenzioni dittatoriali fino in fondo, tiri fuori i carri armati e cominci a sparare sulla folla manifestante, così' da gettare finalmente quella sua maschera insopportabile di fascista dal cuore d'oro.

Poi ci ripenso. E allora mi unisco al coro di quanti invocano a gran voce

Resistere
Resistere
Resistere

Alex
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martedì, 15 aprile 2008
Era prevedibile, e se ho continuato fino all'ultimo a sperare è stato solo per salvare la voglia di lottare.

Per la politica italiana il voto di ieri è stato una catastrofe. Nemmeno la legge porcata di Calderoli è riuscita ad arginare la valanga di voti che ha impedito la vittoria del Pd e la rappresentanza in Parlamento della sinistra radicale.

Ma su questo blog ho sempre messo la mia persona, il mio modo di pensare, i miei desideri. Per me la giornata di ieri è stata una giornata come tutte le altre. Ho fatto quanto era umanamente in mio potere per evitare la rielezione della compagine berlusconiana. Non si può dire lo stesso di altri compagni, amici o elettori dell'ultimo minuto che fino ad un attimo prima del voto se ne sono sbattuti i coglioni di Veltroni, del Pd, della politica, facendomi sembrare un isterico ventiquattrenne politicizzato, imbruttito da tanta competizione.

In pochi abbiamo aderito senza se e senza ma al Partito Democratico. Ognuno cercava di fare il purista: no a me non piace questo, no ma a me non piace quello, no ma io non so, cosa faccio, li voto o non li voto? Bene, questo è il risultato. Ed ora non cercate la mia spalla per piangere, perchè non la troverete.
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sabato, 12 aprile 2008
Questo blog ha aperto i battenti nel Dicembre del 2003. In quel periodo c'erano giornalisti che sparivano dalle tv, comici censurati alle prime puntate dei loro programmi, leggi costruite appositamente per compiacere gli interessi giudiziari del Presidente del Consiglio e del suo clan. Questo blog nacque cinque anni or sono per combattere in favore della libertà di informazione messa a repentaglio da Silvio Berlusconi.

A 25 anni, non compiuti ma dichiarabili, mi trovo a fare i conti con la mia coscienza. E' difficile spiegare a chi non si interessa di politica quanto sia imperante il desiderio di tirar fuori le proprie idee e le proprie passioni per metterle al servizio di una causa. E' difficile mostrare a chi appare indifferente quanto sia grave che un candidato premier definisca eroe un boss mafioso condannato a tre ergastoli. Ma soprattutto è ancora più difficile accettare l'idea che davvero in questo paese sia possibile dire tutto, ma proprio tutto, e fare tutto, ma proprio tutto, senza che il popolo aguzzi l'ingegno e dica: "no, io questo non lo voto".

Giovedì sera, in piazza del Duomo, a Milano, ho guardato i volti che popolavano la piazza. Vi posso assicurare che per la prima volta in vita mia ho sentito stretto al cuore uno straordinario senso di appartenenza. C'erano ragazzi di tutte le età, anche minorenni. C'erano adulti e anziani, i più agguerriti, i più motivati, a prendere la pioggia per dare un segnale di cambiamento. Ho sorriso, perchè ho ringraziato la mia famiglia, i miei genitori di avermi cresciuto con ideali di giustizia, legalità, lotta per i più deboli e infinito desiderio di combattere per questi obiettivi.

Domani andrò a votare. Nel 2006 ci andai per tirare un pugno in faccia a quel bastardo di Berlusconi, domani ci vado per stringere la mano a Walter Veltroni. Non sono mai stato così convinto, perchè per me domani non si tratterà di una scelta obbligata. Voterò per il Partito Democratico con tutta la convinzione che ho maturato in queste settimane di campagna elettorale. Ma so bene che per molti non sarà così. Ci sono tanti compagni, delusi dalla sinistra, che hanno voglia di disertare le urne. Vorrei parlarvi uno ad uno, faccia a faccia, perchè la posta in gioco è altissima.

Sappiamo tutti che il sistema elettorale vigente assegna la vittoria al partito che prende più voti. Questo significa che solo il Partito Democratico può fermare l'ennesima ascesa al potere di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Ma questa volta non andiamo incontro ad altri cinque anni di sofferenza, ne rischiamo dodici. Il datore di lavoro di Mangano punta in alto, punta al Quirinale. Se il Pdl avrà la maggioranza alla Camera, potrà eleggere il prossimo Presidente della Repubblica al termine del mandato di Giorgio Napolitano. Ecco così che sua Emittenza conquisterà il posto più alto in classifica, per sette lunghi anni.

Compagni, io non intendo giudicare nessuno. Ogni scelta è libera, rispettabile e dignitosa. Ma nella storia ci sono momenti nei quali la posta in gioco è altissima. Pensate a quale sia il prezzo di una divisione interna alla parte civile di questo paese alla vigilia di un voto così importante, che decide i prossimi 12 anni dell'Italia. Possiamo pensare di ritrovarci qui, di nuovo, quandro avremo chi 35, chi 37, chi 40 anni d'età per dire che nel 2008 abbiamo commesso un tragico errore?

Non possiamo permetterci il lusso di distinguerci dagli altri, di portare avanti lotte diverse dall'emergenza che ci troviamo innanzi. Sarebbe come preoccuparsi del mal di schiena in un paziente che rischia l'arresto cardiaco.

Non vi chiedo di essere d'accordo con me, vi chiedo di pensare a quale paese può uscire dalle urne di domani senza il vostro voto. Combattiamo insieme questa battaglia. Facciamolo per noi stessi, facciamolo per i nostri futuri figli. Ai quali potremo insegnare, attraverso questi racconti, il valore della libertà.

Fermiamolo.

Alex


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giovedì, 10 aprile 2008
Grazie, Romano

La campagna elettorale non ha potuto, per scelta comunicativa, elogiare abbastanza la figura di Romano Prodi. Purtroppo in un paese dove rischia di vincere un buffone come Berlusconi che dice e smentisce tutto e il contrario di tutto, un uomo serio come Prodi trova spazi e consensi meno ampi, ma di certo più validi del voto di una vecchietta col normografo a chi la circuisce con squallide truffe.

Prodi non è certo un politico perfetto, non ha quel piglio comunicativo che contraddistingue un buon arringatore da un tecnico, ma Romano in fondo è proprio questo. Gli insulti scaricatigli addosso in questi anni sono frutto di una destra che vive solo ed esclusivamente dell'odio per l'avversario. Parte del paese si è scandalizzata quando, per risanare i conti pubblici, si è vista aumentare di qualche euro le tasse, come se il deficit fosse solo un'invenzione partigiana. Un paese abituato ai condoni di Tremonti è poi sobbalzato quando il governo di Romano Prodi ha dichiarato guerra all'evasione fiscale, riportando nelle casse dello stato milioni e milioni di euro sottratti dai disonesti ai danni degli altri cittadini.

Ho molta stima di Romano Prodi, e come me molti italiani. Abbiamo ottenuto, grazie al suo governo, una moratoria internazionale contro la pena di morte, un ruolo strategico nella difesa dei diritti dell'uomo e della pace nelle zone di guerra, una nuova immagine dell'Italia priva di quelle false e odiose pacche sulle spalle di chi pensa di intrattenere rapporti all'Estero come si stringono patti mafiosi fra famiglie. Non a caso, oggi, Mangano è un eroe, mentre Falcone e Borsellino non se li fila più nessuno.

Grazie, Presidente Prodi, a lei e alla sua pazienza. Grazie per essere andato fino in fondo, per aver guardato in faccia persone come Mastella e Dini, che si sono palesate per quello che sono: vili traditori. Grazie per aver risanato i conti pubblici dell'Italia, e non si preoccupi per il suo Paese. Conosco molti giovani, ragazze e ragazzi, pronti a fare come lei. Le posso garantire che non consegneremo mai l'Italia agli amici di Mangano e Riina. Lottiamo fino alla fine, perchè non viviamo sulla Luna, non ci interessa salvare la coscienza con la scusa del qualunquismo. Andremo a votare e voteremo per il suo Partito Democratico.

Alex
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lunedì, 07 aprile 2008
...E adesso non ci dormono la notte...



Ho sempre sostenuto che l'Italia fosse un paese diverso dagli altri, più complicato, più interessante, meno uniforme rispetto ai fratelli europei. La rimonta del Partito Democratico rimane sulla punta della lingua di tutti, essendo vietato divulgare sondaggi. Ma i bookmakers inglesi hanno cambiato le puntate. Ora la vittoria di Berlusconi viene pagata meglio, e chi scommette su Veltroni rischia di vincere meno di prima. Sempre in punta di piedi camminano sul web le notizie sull'orientamento degli indecisi che fanno sudare freddo il Cavaliere e i suoi scudieri. D'altra parte qualcuno in queste elezioni si gioca il tutto per tutto. E non siamo noi.

Immaginate di avere 72 anni, una patologia psichiatrica che vi porta a sostenere di essere Napoleone e alle porte una tornata elettorale che può alimentare il vostro desiderio di potere, oppure ridurvi allo stato di pensionato d'oro, costringendovi a noiosissime vacanze in Sardegna o ai Caraibi. Dormireste tranquilli? Non lo fa nemmeno lui, soprattutto a pochi giorni dal voto. E' talmente preoccupato di perdere da non accorgersi di alimentare l'idea che i suoi elettori siano così stupidi da non riuscire a tracciare un segno dentro ad un riquadro.

Il suo compare di scheda, comunque, riesce sempre a mostrarsi più disarmante del socio maggioritario. Umberto Bossi, che si candida al Parlamento italiano, minaccia Roma di distribuire i fucili ai cittadini del Nord (resta da capire quali) se non verranno modificate le schede. Si tratterebbe dell'atto rivoluzionario più ridicolo della storia, dopo l'occupazione che il mio liceo votò al secondo anno contro l'assenza della carta igienica nei bagni.

La differenza sta proprio nelle aspettative. Il Pdl, partito in vantaggio di 22 punti percentuali sul Pd, non può che vincere, pena una figuraccia da guinnes dei primati. Hanno voluto lo scioglimento anticipato delle Camere, si sono stracciati le vesti pur di non cambiare la legge elettorale perchè credevano di portarsi a casa una vittoria a mani basse. Oggi non è più così. Lo dicono tutti, a cominciare dagli atteggiamenti di chi dovrebbe solo aspettare che il cadavere del nemico gli passi davanti. A quanto sembra, il corpo tarda ad arrivare e qualcuno comincia ad innervosirsi.

Alex

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sabato, 05 aprile 2008


Ieri, mentre guardavo questo spot elettorale del Pd, ho involontariamente riflettuto su di un paio di considerazioni che reputo fondamentali.

Nel 2006 partecipai attivamente alla campagna elettorale di Romano Prodi, ma la trovai brutta, triste e vecchia. Non che avessi dei dubbi su chi appoggiare, ma semplicemente mi resi conto di alcune lacune oggettive di quel percorso. La coalizione era composta da non ricordo se sette o otto partiti, tutti rigorosamente attenti a non confondersi con gli altri. Prodi commise tanti di quegli errori di comunicazione da chiedersi come si sia potuto vincere ugualmente, anche se di poco. La gente parlava solo di Berlusconi, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. C'era fin troppo ottimismo nell'aria da spingerti a stare in casa a guardarti un bel film piuttosto che uscire in strada a combattere.

Oggi non è così, e credetemi non me lo sarei mai aspettato. Sono stato ad osservare, ed ho notato come pian piano il popolo  che avevo conosciuto due anni prima si era rimesso in moto prima di me, spinto dalla voglia di cambiare. La lotta per il Partito Democratico mi ha coinvolto ancor più di quando bisognava cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi. Mi affascina perchè siamo partiti in svantaggio, perchè mai come oggi l'esito delle prossime elezioni dipende da quello che riusciamo a dire a chi ci sta attorno.

Voglio darmi questa speranza, voglio crederci. Non mi interessa sapere se faccio bene o faccio male, perchè tanto Berlusconi non lo voterei nemmeno sotto tortura. Non ho nulla da perdere, e non voglio lasciare nulla al caso. Quello che darò il 13 aprile sarà, per adesso, il voto più convinto che abbia mai dato nella mia vita.

Forza Walter. Forza Pd. Sì ragazzi, lo credo davvero. Si può fare...

Alex
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sabato, 15 marzo 2008
Vincere le elezioni
"Si può fare"

analisi di un sogno possibile...



Possiamo fare quelli che se ne fregano, e lasciare che tutto ritorni come due anni fa, quando un Presidente del Consiglio plurindagato si faceva le leggi più idonee ad evitare la giustizia. E questi sono fatti, non opinioni. Possiamo esorcizzare le nostre coscienze con formule magiche tipo "sono tutti uguali" o "tanto rubano tutti". Possiamo anche non andare a votare e poi continuare a lamentarci. Insomma, possiamo fare quel che vogliamo, anche fregarcene della realtà.

Chiudete gli occhi, e immaginate di svegliarvi il 15 aprile con Berlusconi a Palazzo Chigi. Riapriteli e inorridite con me. Ora chiudeteli di nuovo, e pensate ad un 14 aprile con un Berlusconi senza sorriso, con il volto tirato, triste, devastato dalla sconfitta, parlare ai telegiornali di un suo ritiro dalla politica, e l'Italia liberata dal pericolo di cinque anni passati fra leggi ad personam e figuracce all'estero. Immaginatevi Emilio Fede che apre la diretta con la notizia della vittoria per un soffio del Partito Democratico, la Brambilla a Ballarò che grida al broglio e si fa venire una crisi di nervi. Pensate alla folla prezzolata per andare alla festa del Pdl che arrotola le bandiere con su scritto "Berlusconi Presidente" e se le ficca su per il NASO. Immaginate piazza del Duomo in festa con le bandiere alzate che festeggia la vittoria contro una destra populista, imbarbarita e disonesta. Una serata intera sul terrazzo del sottoscritto a cantare a squarciagola "Bella ciao" e "Contessa" in grado di scandalizzare tutto il vicinato maledettamente aggrappato al finto sogno targato Mediaset. L'orgoglio con cui potremo sostenere lo sguardo di chi non la pensa come noi, la dignità con cui potremo dire di aver vinto una giusta ed apparentemente impossibile battaglia. L'emozione di poter raccontare ai nostri figli che non bisogna mai arrendersi, perchè nel lontano aprile del 2008 riuscimmo contro ogni pronostico a liberare definitivamente  l'Italia da Silvio Berlusconi.

Gente, tutto questo è possibile, ma non possiamo pensare di farcela stando seduti in poltrona a battere i pugni. Dobbiamo uscire e gridare alla gente la verità, ricordare agli smemorati cosa sono stati gli anni fra il 2001 e il 2006 quando ti vergognavi di essere italiano per quello che il tuo Presidente del Consiglio diceva e faceva in patria e all'estero. Non possiamo rassegnarci, non dobbiamo farlo. Manca ormai meno di un mese.

Sono felice di sembrare un illuso (un coglione, come mi definì qualcuno non meno di due anni fa) e di non essere l'unico. Perchè siamo fra quelli che Berlusconi non riesce a comprare, gli unici che gli fanno veramente paura. Se qualcuno pensa che consegnare il nostro paese in mano alla destra sia ora una passeggiata, sappia che daremo battaglia fino all'ultimo. C'è gente a questo mondo che va fino in fondo, che ha ancora qualcosa in cui credere, che non molla per disperazione, non si fa fregare da sondaggi e sorrisi minacciosi. Non ci faremo intimidire e vinceremo le elezioni per cambiare in meglio questo paese. Non esistono destini già scritti, esistono solo persone determinate a cambiare la storia. E ora provate a fermarci.

Alex
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martedì, 11 marzo 2008


(Giuseppe Ciarrapico, candidato Pdl, fa il saluto romano)


E' peggio candidare un noto fascista o ammettere pubblicamente di farlo solo per utilizzare l'appoggio propagandistico dei suoi giornali?

Quando si parla di Berlusconi e del suo codazzo non esiste il meno peggio, anche perchè, com'è noto, al peggio non c'è limite. Il problema non è certo quello di candidare personaggi apertamente nostalgici delle leggi razziali, dell'assassinio di Giacomo Matteotti e dell'appoggio bellico alla Germania nazista. Nelle file del cosiddetto "Popolo delle Libertà" si schiera da tempo la nipote del Duce, autrice del famoso motto "Meglio fascista che frocio" (link al video). Di quali libertà si fa dunque portatore il neonato partito di Sua Emittenza, quando decide di portare in Parlamento non solo chi fa apologia di fascismo (peraltro costituzionalemnte perseguita) ma anche chi fino a qualche decennio fa si faceva pellegrino alla tomba del duce rimpiangendo i vecchi tempi andati (quando i treni, come spesso si sente dire da certi pendolari esasperati, arrivavano sempre in orario!)?

D'altra parte non è nemmeno notizia di questi giorni scoprire le vere origini della base politica di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Durante la manifestazione a Napoli dell'Aprile 2006, prima delle elezioni politiche, la piazza accolse una frase di Berlusconi ("Vinceremo perchè non siamo coglioni") con un coro di "Duce! Duce!" (link al video). Quel che stupisce, comunque, non è l'iniziativa estremista di pochi invasati, piuttosto l'assoluta mancanza di prese di distanza. Anche nelle manifestazioni contro la guerra in Iraq si sentivano spesso slogan come "10 100 1000 Nassyria", ma ogni volta la questione si chiudeva con le nette prese di posizione di tutti i leaders politici.

Ciarrapico invece può sentirsi fascista finchè vuole, e così tutti gli altri adepti del Popolo delle Libertà. Ma quel che sconcerta ancor di più è la motivazione: "ci servono i suoi giornali". Berlusconi candida i suoi servi, non persone degne di rappresentare il paese.

Sono quasi ammirato. Per chi li vota, ci vuole altro che il pelo sullo stomaco.

Alex

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categoria:parole, pensieri, opere, omissioni
sabato, 08 marzo 2008
"Si apprende più facilmente e ci si ricorda più volentieri di ciò che stimola il senso del ridicolo che di ciò che merita stima e rispetto"
(Omero)

ll piccolo uomo sul palco grida la sua verità. Le mani degli adepti si avvicinano ritmicamente le une alle altre, producendo il suono degli spettatori a teatro. Ed è in questo contesto che un settantaduenne megalomane alza sopra la testa alcuni fogli per strapparli con foga davanti alla folla in visibilio: giustizia è fatta.

Non stiamo parlando delle trovate pubblicitarie di un uomo moralmente e fisicamente piccolo. Siamo stati abituati a boutades peggiori, specialmente in contesti diversi dal palalido di Milano, dove al massimo si scandalizza il venditore abusivo di bibite e panini. "La suggerirò per il ruolo di kapò" si sentì dire un giorno il socialista tedesco Schultz davanti ad un parlamento europeo basito ed imbarazzato. Ma ancora più increduli erano tutti quegli italiani che sentivano dentro la vergogna di essere rappresentati da una foca con la pallina in equilibrio sul naso. Non si tratta di banali trovate pubblicitarie, perchè quelle sono momentanee, singole ed equilibrate. Si tratta di un atteggiamento perenne che questo piccolo, piccolo uomo porta con sè assieme al sentimento di perenne inferiorità che deve contrastare con pubbliche manifestazioni di onnipotenza.

Domani la Spagna va a votare. Popolari o socialisti, destra o sinistra. Solo noi italiani sappiamo quanto sia tremendo non avere anche qui l'opportunità di decidere sulla base di programmi, valori ed affidabilità. Siamo inchiodati da 14 anni al Berlusconi sì, Berlusconi no, e in tutto questo, in ogni attimo della nostra riflessione politica, siamo costretti a fare i conti con spettacoli indecorosi che alla fine, stremati, ci costringono ad imboccare l'unica strada possibile.

Non capisco. Non capisco perchè si debba votare un piccolo uomo che straccia i programmi degli altri. Non capisco come si possa solo immaginare che chi si è fatto i fatti suoi per cinque anni possa di colpo occuparsi sinceramente del bene comune. La nostra scelta sarà pure obbligata, ma non è mai stata più chiara. Lottiamo per dire BASTA!

Alex


"La droga non é cattiva. La droga é un composto chimico. Il problema é quando quelli che prendono droga la considerano una licenza per comportarsi come teste di cazzo"
(Frank Zappa)
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categoria:pensieri
domenica, 24 febbraio 2008

Grillo, lo scrutatore non votante:
"e ne sono orgoglioso"

Così si chiude l'entusiasmante esperienza grilliana. Da accanito sostenitore dell'impegno politico per cambiare il Paese, Grillo finisce per gettare la maschera e mostrare la sua vera natura di comico qualunquista. Quello che fa amarezza, quello che fa indignare, è la disillusione di chi lo ha seguito come un guru, non riconoscendo in lui l'unica dote vera di cui è portatore: l'umorismo.

Non si può essere orgogliosi di disertare le urne. Il voto è l'unica, possibile arma della democrazia, quella stessa democrazia che molti oggi vedono malata di pubblicità, di ignoranza, di manipolazione. Non c'è altro mezzo utile per far sentire ufficialmente la propria voce se non quello di ficcare la propria scelta in un'urna sigillata col sangue, il sangue di tutti coloro che hanno combattuto e sono morti per garantirci questo diritto.

Grillo lancia un messaggio terribile alle generazioni moderne. Fregatevene, parlate, parlate, parlate ma poi alla fine astenetevi. Questo è il modo di fare dei codardi, di chi delega ad altri per paura di essere criticato, di avere sulla coscienza le responsabilità di una scelta. Caro Beppe Grillo, bravissimo comico e splendido uomo di spettacolo, forse tu hai paura di perdere l'appoggio delle masse qualunquiste, l'urlo forsennato del "tanto rubano tutti". Ma così facendo ti neghi l'opportunità di dire la tua, oggi come domani, ti arroghi il diritto di gettare fango su di un mondo al quale pretendi di non appartenere. Vorresti insegnare a noi giovani la ribellione, l'ecologia, l'onestà. Ma al momeno della scelta finale, faticosa, indiscutibilmente sofferta, prendi acqua e sapone e te ne lavi le mani.

Queste non sono le scelte delle persone responsabili, non sono le scelte di chi sa stare coi piedi piantati nel mondo reale. La perfezione e il bene sono valori astratti, in questo mondo difficile è necessario confrontarsi con tutti i colori della vita, dall'azzurro cielo al marrone merda. La differenza sta nel decidere quanto sporcarsi, se poco o tanto, non nel non volersi macchiare.

Io voto, e ne sono orgoglioso.

Alex
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categoria:pensieri
venerdì, 22 febbraio 2008
Lombardia, Umberto Veronesi capolista per il  Partito Democratico al Senato



L'oncologo, padre della quadrantectomia per la chirurgia del cancro al seno, guiderà le liste del Partito Democratico qui in Lombardia. Purtroppo non avrò modo di votarlo dato che la mia "giovane" età, border line per il Senato, non lo consente, ma sono molto contento di questa scelta.

Veronesi si è battuto a favore del referendum sulla fecondazione assistita, ha scritto diversi libri rivendicando il diritto del malato di scegliere le opzioni terapeutiche più adatte alla sua persona, compreso il diritto di rifiutare le cure e optare per una fine dignitosa, libera e consapevole. Sono sicuro che una volta eletto porterà avanti il delicato tema del testamento biologico, nonchè una revisione radicale della triste legge 40 sulla procreazione assistita.

L'Istituto Oncologico Europeo, fondato e diretto da Veronesi, è uno dei centri specialistici più accreditati in Europa, motivo di orgoglio per la Lombardia e l'Italia intera. La scelta di Veltroni per una candidatura così elevata, e l'accordo con i radicali della grandissima Emma Bonino per unificare le liste, sono sicuro spingerà molti a votare per il Partito Democratico.

Ritengo inoltre che la scelta di non candidare gente come De Mita per promuovere, invece, l'ascesa in campo di giovani come Colannino sia altrettanto vincente. Specialmente se confrontiamo queste decisioni col triste teatrino in scena nella destra di Berlusconi, dove si parla invece di:

- poltrone siciliane
- ripristino dell'immunità parlamentare
- messa al bando delle intercettazioni telefoniche

Sono inoltre lieto di presentarvi le probabili candidature del Popolo delle Libertà, utili a discernere con più saggezza le possibilità di voto. Si parte con:

Angela del Grande Fratello



La notizia circola da giorni. Dalla casa del Grande Fratello direttamente in Parlamento, la rossa Angela si appresta a rappresentare il popolo italiano.

Si continua con:

Marcello Dell'Utri



Padre fondatore di Forza Italia, assieme all'intimo amico Silvio Berlusconi, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, membro dichiarato dell'Opus Dei.

Due stili diversi, per questo sono sicuro che sia possibile vincere. Possiamo, dobbiamo farcela.

Perchè nessuno mi venga a dire, il 14 aprile, "MA IO NON LO SAPEVO"!

Alex
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domenica, 03 febbraio 2008
Aborto: una discussione strumentale

E' terribile constatare come dal '78 ad oggi non solo i discorsi, ma perfino i modi di affrontarli siano rimasti gli stessi. Non c'è spiraglio per un barlume di praticità, non c'è la possibilità di confrontarsi su un terreno che è quello delle vicende terrene, la realtà in cui viviamo quotidianamente.

Papa Benedetto XVI e le sue schiere di angeli in coro continuano imperterriti a proferire richiami contraddittori. Si vuol portare a termine la lotta contro l'aborto, tentando di abolire una legge tanto amara quanto civile. Perchè per loro la soluzione del problema non sta nel prevenire le possibilità di interruzione di gravidanza, ma nel bloccarne l'esecuzione, costringendo le donne ad una clandestinità ormai lontana nel tempo, segno di posizioni medievali e lontane dalla realtà. Non si sente mai il Pontefice gridare "evitate di arrivare all'aborto" oppure "ci sono mezzi più sani e consapevoli di evitare una gravidanza". E se per le ragazze più evolute può sembrare inutile un richiamo del genere da parte della Chiesa, per tutte quelle donne schiacciate dai pregiudizi e dalla supersitizione di famiglie ultradevote posizioni del genere potrebbero essere la soluzione di molti problemi.

Quindi per la Chiesa del 2000 il preservativo, figlio del demonio, e la pillola, ascensore per l'inferno, non sono gli strumenti più adatti per evitare a migliaia di donne il dramma dell'aborto. Eppure le cifre parlano chiaro: da quando la diffusione dei metodi anticoncezionali si è diffusa nella popolazione, il numero di interruzioni volontarie di gravidanza s'è ridotto drasticamente. Con l'ulteriore passo in avanti compiuto dalla scienza dopo la sintesi della contraccezione post-coito (pillola del giorno dopo) sarebbe possibile, coscientemente, ridurre quasi a zero gli interventi abortivi.

Eppure niente, duro come la pietra il carrozzone vaticano guida la donna del 2000 verso la castità in eterno, pena la gravidanza o peggio l'inferno. Se queste sono le soluzioni offerte dalla Chiesa, se questo è il messaggio che i medici dovrebbero lasciare a migliaia di adolescenti in cerca di risposte, allora davvero saremmo nelle mani di uno stato incivile, retrogrado e reazionario.

Fatte queste premesse, reputo sacrosanto ridiscutere i termini nei quali collocare l'interruzione volontaria di gravidanza. I passi in avanti compiuti dalla medicina dell'età neonatale consentono di ridiscutere le possibilità di aborto nei periodi più estremi della gravidanza. Credo personalmente che dopo l'estrazione di un feto vivo, con anche solo poche possibilità di vitalità extrauterina, quest'ultimo vada rianimato e soccorso a prescindere dal volere materno. Per anni si è ribadito infatti che era la donna a dover scegliere per il bambino fintanto che questo dipendeva dalla stessa per le sue possibilità di vita. Un feto vivo, pur con poche possibilità di giungere a maturazione completa al di fuori dell'ambiente uterino, si pone tuttavia in un contesto per l'appunto extra-materno, autonomo, e come tale deve essere trattato.

Il punto è che taluni utilizzano queste riflessioni per tentare di abolire una legge che ci assicura l'eliminazione di una piaga tremenda, quella dell'aborto clandestino. Qualcuno dica a Ratzinger che la gente non smette di fare sesso solo perchè lo dicono i preti. E chi semina, prima o poi dovrà pur raccogliere.

Alex 
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venerdì, 01 febbraio 2008
Il salvatore della Patria

Accantonato il governo Prodi, assassinato dai voltagabbana, ecco che all'orizzonte spuntano le elezioni. La casa delle libertà promette idee nuove, soluzioni innovative ed aria fresca. Salvo confermare il candidato premier. A questo punto non solo molti italiani ma perfino il giornale bolscevico "The economist" comincia a porsi seri dubbi, come riportato in un articolo tratto da Corriere.it:

«L'Italia ha già abbastanza problemi: ha veramente bisogno un'altra volta di Silvio Berlusconi?», si legge in un editoriale che apparirà sul numero in edicola venerdì. Il settimanale economico di Londra definisce il quinquennio passato da Berlusconi a Palazzo Chigi «disastroso». Nonostante il periodico riconosca che Berlusconi ha stabilito alla guida del suo passato governo un primato di stabilità e durata, lo critica per non aver approfittato di una maggioranza solida e obbediente per riformare il paese. «Ha sprecato la sua opportunità, usando tutto il capitale politico per proteggere i suoi interessi nei media e bloccare le azioni giudiziarie nei suoi confronti, ed è stato ondivago nelle riforme economiche», si legge nell'editoriale che definisce una «pillola avvelenata» la riforma elettorale in senso proporzionale approvata dal suo esecutivo verso la fine del mandato.

Fra le migliaia di incertezze che mi assalgono, le decine di dubbi che mi portano a dubitare del carrozzone messo in piedi per costruire il Partito Democratico, ho un'unica, incrollabile certezza: Berlusconi per questo paese è il male assoluto.

Alex

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categoria:pensieri
lunedì, 21 gennaio 2008
Epilogo

    I fatti fin qui narrati ci portano alla fine di un percorso cominciato il 9 e 10 aprile di due anni fa. L'allora speranza di liberarsi di Berlusconi sembrava essersi concretizzata per un pugno di voti. Quel che avvenne dopo non sorprese nessuno, o almeno non sorprese me. Andai a votare per liberare questo paese dal male peggiore, non mi aspettavo di scegliere qualcosa di miracoloso, e la disillusione si fece ancor più chiara quando ci rendemmo tutti conto che con un paio di senatori in più non si sarebbe potuto fare molto.

    Oggi, 21 Gennaio 2008, Clemente Mastella firma il suo contratto con Berlusconi, si vende per qualche importante incarico nel suo futuro governo, ma non sorprende nessuno, o per lo meno non sorprende me. Niente lo teneva legato a questa maggioranza. Nessuna poltrona, nessun affare, nessun guadagno personale. Mastella è forse il paradigma di quello che non vorrei mai insegnare ai miei figli: la disonestà, l'ipocrisia, la prostituzione. Per questo in fondo sono contento che Mastella sia tornato dal suo legittimo proprietario, da colui che lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza, il suo primo e unico vero alleato: Silvio Berlusconi.

    Sognare può essere stato il mio punto debole, fin dall'inizio. Non sulla politica italiana, perchè anche i sogni scelgono un recinto adatto, e il tanfo che sale dalle istituzioni del nostro paese giunge fino all'ultimo dei nostri sensi. Sognavo di poter fare qualcosa dentro di me, nella mia vita, per trasmettere anche agli altri il mio desiderio di cambiare le cose, e nel frattempo sentire io stesso le vibrazioni del cambiamento scaturire da chi avevo accanto. Nel mondo globalizzato di oggi, se non ti piace il paese in cui vivi e hai abbastanza soldi per andartene, la soluzione più semplice è fare fagotto. Gridare in faccia a Ratzinger che le sue idee sono peggio di un disco rottosi nel 1320. Scappare in un qualsiasi altro paese europeo dove governano i parlamenti, giusti o sbagliati che siano, e non le gerarchie ecclesiastiche. Perchè oggi Prodi cade anche grazie a Bagnasco, alla Cei, ad un papa retrogrado e reazionario, geniale nel suo finto vittimismo dopo i fatti dell'Università di Roma. Scappare è la soluzione più semplice, immediata e gratificante.

    Forse è vero, si può scappare da un luogo, da una società, da una cultura, ma quello che fa riflettere è il gesto in sè. Oggi scappa Mastella, perchè il suo sogno di potere s'è infranto a causa di una vicenda giudiziaria. Oggi scappano tutti quelli che se ne sbattono e dicono: "tanto rubano tutti". Oggi scappano quelli che vedi per strada e ti dicono "Non ne sapevo nulla, è da un po' che non seguo i giornali". Io non ce la faccio. E' probaile che lo faccia solo per me stesso, non pretendo medaglie, squilli di tromba o elogi di terz'ordine, ma io non volto lo sguardo.

    Le motivazioni che ci spingono a non abbandonare questa partita sono molteplici. Di nuovo Berlusconi alle porte, una mafia sempre più politicizzata e una politica sempre più mafiosa. Un clericalismo da combattere con tutte le forze, che vuole negare diritti già acquisiti e ovviamente bloccare l'acquisizione di nuovi.

    Le nostre battaglie vanno oltre la politica, sono sempre andate oltre. Perchè la politica ti porta inevitabilmente a manipolare la realtà, i tuoi sogni, favorendo ambizioni di potere a scapito degli ideali per cui hai cominciato a lottare. La grande verità, il grande epilogo, è che oggi in realtà per noi non cambia nulla. Per chi ha gli occhi lucidi di entusiasmo, per chi non frena la lingua a tavola, per chi perde un battito cardiaco ogni tanto oggi non finisce un bel niente. Battiamo i pugni, sfoghiamo la rabbia, ma la vera lotta per i nostri ideali non taglia la corda. Il nostro impegno è siglato con noi stessi, con le nostre coscienze, dalle quali non possiamo fuggire. Il vero epilogo appartiene a quanti credono di poter dire basta, di concludere una stagione, di vendersi al miglior offerente.

    La differenza fra noi e loro, giusto per riprendere concetti altrui, infilati nelle pagine di libri nati per essere letti da bambini, è che noi abbiamo una cosa che altri non hanno: qualcosa o qualcuno per cui vale la pena lottare

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martedì, 15 gennaio 2008
L'errore laico

Da anni combatto, assieme a tanti, le continue ingerenze dello Stato Vaticano negli affari interni di una Repubblica indipendente e sovrana come l'Italia. Ingerenze quasi sempre politiche, mirate al controllo ideologico di una nazione piena di problemi che non si accorge di essere governata da tirapiedi ed affaristi, pronti a ricevere ordini dal primo cardinale di turno in cambio di una manciata di voti.

Oggi Benedetto XVI rinuncia alla sua visita presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Non lo fa per spirito caritatevole, nè per amor di patria. Qualcuno, in campo laico, ha fatto goal nella propria rete, ha dato l'opportunità ai falchi della Santa Sede di gridare all'intolleranza. Scelta sbagliata sotto tutti i punti di vista.

Innanzitutto, ma questo dovrebbe essere lampante, è sbagliato rispondere a tesi non condivise con i fischi e le contestazioni. Argomentare, dimostrare e contrastare con la logica dei fatti, da questo schema democratico non si può scappare, per quanto ogni scorciatoia risulti più gustosa e facile. Poi, qualcuno si aspettava davvero che un Papa sarebbe comparso alle porte di un'Università accogliendo a viso aperto urla e imprechi? Era logico supporre che, una volta tirata eccessivamente la corda, il Vaticano avrebbe annullato l'incontro.

Così adesso siamo noi gli intolleranti, noi gli incivili, noi gli arroganti. In questo modo non si va da nessuna parte. Se vogliamo davvero portare avanti i diritti di quanti vengono emarginati da questo stato per la sola colpa di non aderire ai dettami religiosi cattolici, dobbiamo usare la nostra intelligenza, i nostri valori, la forza delle nostre idee. Oggi abbiamo perso stile, credibilità e occasioni di dialogo. Perchè, così come la religione, nemmeno la laicità si può imporre.

Alex
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sabato, 12 gennaio 2008
Rifiuti, umani e non

L'immagine del Belpaese colpisce di nuovo per la sua ineffabile ambiguità. Nel napoletano si scende in strada per bloccare la costruzione di nuove discariche a norma, difendendo di fatto quelle abusive, che davvero fanno ammalare di cancro la gente. Nel Nord il Presidente della Lombardia Roberto Formigoni spreme le sue lacrime da attore di terza categoria per gli "innocenti vittime dell'aborto", incarnando tutta la sua anima più biecamente ciellina. E un attimo dopo, rappresentando appieno i borghesi finti cattolici che l'hanno eletto, nega il suo aiuto alla regione Campania. "Che si arrangino", tuona da bravo cristiano, "chi è causa del suo mal pianga se stesso". L'importante è salvare gli embrioni, i napoletani forse non rientrano nelle categorie deboli della lista schizofrenica di Comunione e Liberazione.

Ma come sempre i nostri politici non sono il peggio. Sarebbe come lamentarsi con lo specchio per i chili di troppo. Il problema è la società in cui viviamo. Diffidente, cattiva, superficiale e bigotta. Purtroppo destra e sinistra sono solo espedienti per spartirsi i voti del popolo, per tenere buoni tutti facendo finta di rappresentare ora gli uni e ora gli altri. Ma non si tratta del qualunquismo berlusconiano in cui tutti rubano, e quindi tanto vale votare chi ruba di più. Non sono i politici a rendermi inquieto, e nemmeno quelli che agiscono per loro conto. Mi preoccupa la gente che vuole sempre insegnarti qualcosa, desidera sempre farti fare quello che la morale, il Signore o più semplicemente il Papa suggerisce. Evitando accuratamente di percorrere con la mente sentieri razionali, scientifici, legati alla realtà che pure ha sotto gli occhi. Mi preoccupa la schizofrenia di chi va in giro a parlar male del preservativo e poi pretende di diminuire il numero degli aborti. O peggio l'indifferenza di quanti valutano l'operato della politica controllando mensilmente la busta paga, come se l'unico scopo di una comunità fosse quello di accumulare denaro alle spalle degli ultimi, peraltro settimanalmente ricordati nelle Preghiere dei Fedeli.

Ho paura di questa situazione, di questa delirante commedia. Una nazione che non ragiona più, che si scinde quotidinamente fra pensieri buoni e azioni cattive lascia attoniti. Speriamo solo che prima o poi ci si svegli da questo incubo firmato Cielle.

Alex


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categoria:pensieri
domenica, 09 dicembre 2007
Oh no
Here comes that sun again
That means another day
Without you my friend

And it hurts me
To look into the mirror at myself
And it hurts even more
To have to be with somebody else
And its so hard to do
And so easy to say
But sometimes
Sometimes you just have to walk away
Walk away

With so many people
To love in my life
Why do I worry
About one

But you put the happy
In my ness
You put the good times
Into my fun
And its so hard to do
And so easy to say
But sometimes
Sometimes you just have to walk away
Walk away
And head for the door

Weve tried the goodbye
So many days
We walk in the same direction
So that we could never stray
They say if you love somebody
Than you have got to set them free
But I would rather be locked to you
Than live in this pain and misery

They say time will
Make all this go away
But its time that has taken my tomorrows
And turned them into yesterdays
And once again that rising sun
Is dropping on down
And once again you my friend
Are nowhere to be found
And its so hard to do
And so easy to say
But sometimes
Sometimes you just have to walk away
Walk away
And head for the door
You just walk away
Walk away
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categoria:pensieri, diario
lunedì, 03 dicembre 2007
Proprio mentre cercavo di allontanare dalla mia mente l'idea di una settimana in ginecologia, per carenza di tempo da dedicare allo studio, il promemoria del mio cellulare è stato impietoso. Alle otto e mezza ero già davanti alla biblioteca del reparto, in attesa di un posto dove potermi cambiare e di qualcosa, forse, da imparare.

Una vivace dottoressa dal piglio deciso ci ha portati nell'ambulatorio delle ecografie, dove tutte le donne col pancione o destinate ad averlo vanno per guardare il loro futuro bambino. A volte studiare medicina ti consente anche di sorridere davanti ad un monitor dell'ecografia, quando al di sotto della sonda che tieni in mano scorgi un paio di manine che si muovono, le gambette, i piedini, e se ci stai attento riesci perfino a vedere il cuore. Non credevo che potesse farmi così tanto effetto, se avessi visto queste frasi scritte su di un altro blog avrei pensato "guarda quanto inutile buonismo". Fa riflettere un po' tutto, invece, nella stanza buia dell'ecografia. La faccia della mamma, attenta a cogliere la minima titubanza del dottore per capire dalla sua faccia se c'è qualcosa che non va. I papà in piedi, silenziosi, troppo catturati da quelle immagini per proferire parola. Gli si legge in faccia quanto vorrebbero poter conoscere il loro figlio ancora prima della sua nascita.

Le preoccupazioni, tuttavia, sono nell'aria e sono palpabili. Mamme che hanno avuto delle perdite, che si sdraiano sul lettino, scoprono l'addome e non sanno se riusciranno a sentire nuovamente il battito del loro bambino. Oggi una sola, fortunatamente, uscita dalla stanza con le lacrime agli occhi, lacrime di gioia.

Oggi forse ho imparato qualcosa, di certo non a fare un'ecografia in gravidanza, per quello servono anni di esperienza. Ho pensato al fatto che sotto quella sonda ecografica ci siamo passati tutti, un po' per caso, un po' per volere. E questo mi ha fatto tanto, tanto sorridere.

Alex
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categoria:pensieri, opere, diario
giovedì, 15 novembre 2007
"Il governo cadrà sulla finanziaria, vedrete". Così profetizzava Silvio Berlusconi, decretando con settimane d'anticipo la morte della maggioranza. Fin dall'inizio l'impressione è stata invece quella di una battaglia con pochi spazi per le spallate, tanto che il Cavaliere decide di provocare lo spostamento del voto finale a Giovedì, approfittando così dell'assenza di Rita Levi Montalcini, in partenza per gli Usa.

"Sorpresa, non parto". Sollevando un metaforico dito medio, la senatrice a vita rinvia il viaggio negli States e vanifica l'estremo tentativo berlusconiano di spuntarla truccando le carte. Nel frattempo pare che il rospo Lamberto Dini si sia riunito alle fila della maggioranza, ottenendo evidentemente parecchi benefici dai ricatti messi in piedi negli ultimi giorni. Per Berlusconi, insomma, nessuna luce in fondo al tunnel.

"Vedrete, non cadranno oggi". Salvarsi il fondoschiena è sempre stato il suo miglior pregio, assieme a quello di vender fumo. Dopo più di 700 votazioni nelle quali anche un solo senatore al cesso avrebbe fatto crollare il fragile castello di voti, il governo è stato battuto due sole volte. Davvero impensabile se si ragiona sul margine di vantaggio che ci separa ad ogni scrutinio dall'incubo di un ritorno al passato. Talvolta di un voto, talvolta di due, massimo cinque. Nemmeno ad un'assemblea di condominio si riuscirebbe ad essere più compatti.

Sono contento anche per altre ragioni. Non ultima una decisione che mi riguarda di persona, ovvero lo sblocco dei fondi per l'aumento degli stipendi ai medici specializzandi. L'istituzione delle "class actions", strumento importantissimo per tutti i cittadini truffati da una finanza sporca. La regolarizzazione di 2000 precari della pubblica amministrazione.

Questa volta, insomma, non gioisco solamente nel veder battuto l'acerrimo nemico Berlusconi, sempre in cima agli incubi di molti italiani. Ogni tanto il meno peggio può anche trasformarsi in meglio.

Alex
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categoria:pensieri
mercoledì, 07 novembre 2007
« Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più.
La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà. »


Mi è dispiaciuto tanto leggere che un caro vecchietto al quale ero molto affezionato, pur non avendolo mai incontrato di persona, se n'era andato per sempre. Enzo Biagi ha rappresentato quello che il giornalismo avrebbe dovuto essere: libera cronaca con libera espressione. E se si pensa a certe categorie di giornali e telegiornali, come i vari Leggo, City o Studio Aperto, vien la pelle d'oca alta due metri.

Quando se ne vanno persone del suo calibro mi tornano alla mente pensieri stravaganti, focalizzati sul tema della morte. Antonio De Curtis parlava della morte come di una "livella" capace di appianare tutte le più assurde divergenze terrene. E trovo sterili le polemiche sul famoso editto bulgaro pronunciato da Berlusconi per cacciare Biagi dalla tv pubblica. Credo che nel giorno della sua morte sia irrispettoso anche solo paragonare l'integrità morale e la personalità di Enzo Biagi con quello che Beppe Grillo definisce, ragionevolmente, un semplice ologramma di se stesso.

Ci sono però alcune frasi, pronunciate in risposta all'editto berlusconiano e risalenti all'ultima puntata del "Fatto", che mi colpirono particolarmente e che credo segnino il calibro della sua personalità.


"Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto - dia un'occhiata - nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto [...]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci."

Uscì di scena con dignità. La stessa dignità che si confà ad un tenero vecchino di 87 anni che, come molti, si spegne in un letto d'ospedale. Con la spilla dei partigiani al petto.
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categoria:pensieri
sabato, 27 ottobre 2007
Ultimo weekend di Ottobre, e cambia perfino l'ora, esattamente come ogni anno, nello stesso preciso istante, forse una delle poche cose chiare e precise che succedono nel nostro paese.

Ma come ogni weekend che si rispetti le aspettative sono ampie, molto superiori agli effettivi risultati, e mi va bene così perchè senza entusiasmo mi sentirei perso. In quest'autunno così ordinario e metodico, come il sistema dell'ora legale, ripenso agli autunni passati e alle atmosfere di quando cominciavo ad andare in giro con gli auricolari nelle orecchie a dare uno sfondo musicale alla Milano d'autunno. Niente di più azzeccato di un brano dei Coldplay, con Yellow o Amsterdam

Per dare un senso al paesaggio, per fissare i ricordi dentro qualcosa di rievocabile. Basta davvero poco per far rivivere un'esperienza magari del tutto insignificante, che però riappare sotto forma di pura emozione quando si riascolta una canzone bellissima. C'è More than words a farti sobbalzare, basta sentirla uscire dalle casse della libreria dove stai dando un'occhiata agli scaffali, ti fa dire "pensa un po', anche qui". Si può ascoltare musica per mille motivi, io spesso lo faccio per farmi tornare la voglia di uscire fuori a cercare emozioni, simili a quelle del periodo in cui tutti siamo nati e cresciuti come noi stessi, in cui abbiamo capito a grandi linee, e purtroppo solo a grandi linee, chi siamo e come vorremmo essere.

C'era Superman dei Five for fighting, era tutto quello che rimaneva dei weekend con gli amici, i primissimi weekend fuori casa e tutto ciò che concerneva la parola "primissimo". Quando le cose belle sembravano accadere solo agli altri e di tanto in tanto pareva davvero di vivere prima in un sogno e poco dopo in un incubo. In mezzo a questi sbalzi spuntava sempre una strana via di mezzo, forse il classico sogno ad occhi aperti, scandito da Iris dei Goo Goo Dolls.

A volte dicono che queste siano le canzoni della tristezza, dell'abbandono, della solitudine. Per me hanno significato molto di più, e continuano a farlo. Anzi, per me sono dei punti d'ancoraggio alle persone a cui più voglio ed ho voluto bene. Che come me pensano a qualcosa di condiviso assieme ogni volta che la radio spara in onda certe canzoni.

Buon weekend a tutti, e ricordatevi di cambiare l'ora...

Alex

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martedì, 23 ottobre 2007
"Sono tranquillissimo"



"Il malato ha preso il brodo". Così Fausto Bertinotti ha commentato l'ennesimo colpo di fortuna che ha portato il governo ad evitare la spallata del Senato. Il bello dell'Italia, e dei nostri concittadini, è che nonostante la tragicità degli eventi si riesce sempre a trovare il lato più comico della vicenda.

Da ormai quasi due anni il Senato ed i suoi componenti stanno dando il meglio del peggio. Si cominciò subito con l'inquietante vicenda dell'elezione di Marini. Chi scriveva sulla scheda solo il cognome, chi lo sbagliava di poco (Mariti al posto di Marini) e chi si divertiva copiosamente a scrivere "Francesco" al posto di "Franco", gettando nel panico un po' tutti. Poi la rovinosa caduta nello scorso Febbraio, quando i senatori Rossi e Turigliatto votarono no alla politica estera del governo. In quell'occasione la senatrice dei Comunisti italiani Manuela Palermi si sfondò le corde vocali per urlare ai colleghi di partito "Stronzi, votate, stiamo andando sotto".  Col passaggio al nemico del senatore De Gregorio, infine, si decise di dare inizio alla campagna acquisti 2007 che portò il senatore Follini ad appoggiare Prodi, dopo che meno di un anno prima era stato eletto nelle fila dell'Udc alleata di Berlusconi e Forza Italia.

Il capitolo senatori a vita merita poi un'attenta valutazione. Sette su sette votarono la fiducia al governo all'inzio del suo mandato, poi uno divenne Presidente della Repubblica, un altro continuò a fare il pappagallo di Ruini e i rimanenti stilarono turni di guardia per garantire sempre al governo di fare a meno del dissidente di turno.

Ma i problemi non finiscono certo qui. Come per ogni attività umana, non è possibile dimenticare la dimensione dell'errore. Perchè dev'essere tremendamente difficile schiacciare il bottone giusto al momento giusto. Non possiamo certo pretendere che un senatore impari a distinguere il bottone del SI da quello del NO, e nemmeno obbligarlo a pigiarli uno alla volta e non tutti e due assieme. L'anno scorso, giusto per citare solo un esempio, la senatrice Rame rischiò di far cadere il governo per aver confuso il tasto della votazione. Per sua fortuna finì come sempre 157 a 156, evitando per poco il linciaggio dei colleghi e della folla.

In questo clima di perenne apprensione, di extra sistoli e battiti prematuri, il Presidente del Consiglio Romano Prodi dichiara: "sono tranquillissimo". Milioni di italiani si chiedono, da milioni di anni, quale meraviglioso ansiolitico tenga in vita la speranza del premier di potercela fare davvero.

Ansiolitici o meno, comunque, oggi siamo ancora qui, felici di ascoltare Renato Schifani dire per la duecentosettantasettesima volta: "è solo questione di tempo".

Alex
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venerdì, 19 ottobre 2007
Silvio Berlusconi l'aveva giurato, uscendo da Palazzo Chigi lo scorso anno: "presto ritornerò". L'avventura della sinistra al governo è durata più di quanto non ci si aspettasse, grazie soprattutto a straordinari colpi di fortuna e qualche ottantenne con sale in zucca che s'è impegnato a fare da stampella a Prodi. Oggi Mastella dichiara che il suo partito è per le elezioni anticipate, "via il dente via il dolore". Un triste colpo di teatro per spostare l'attenzione mediatica del popolino dagli affari giudiziari del ministro della giustizia all'imminente crollo del governo.

Nei giorni addietro s'era consumato lo shopping berlusconiano, un'intensa campagna acquisti volta a corrompere qualche senatore (e si sa che ne basta uno) per sfiduciare il governo ed andare a nuove elezioni. Si sa che la corruzione, in Italia, non solo non è reato ma viene addirittura citata come vanto nei curricula degli onorevoli più quotati. Si pensava che Berlusconi volesse corrompere qualcuno della Svp, piccolo partito del Sud Tirolo. In realtà l'ovvio è diventato realtà: Berlusconi voleva Mastella, ed eccoci arrivati al dunque.

Non posso rimproverare a Prodi di aver dato un Ministero così importante ad un uomo così piccolo. Abbiamo vinto le elezioni per 24.000 voti, ed anche lo sputino apportato da Mastella serviva per appiccicare insieme la vittoria risicata. Ora però siamo di fronte ad un governo debolissimo, attaccato ad un respiratore controllato da un premio Nobel di 90 e passa anni. Non ci trovo nulla di scandaloso, è una lotta per la sopravvivenza e combatto anch'io per sostenerla. Ma se ci fosse un'alternativa valida mi metterei anch'io tra le fila di quanti invocano il ritorno alle urne.

Invece girato l'angolo c'è sempre e solo questa destra devastantemente retrograda, capeggiata da un individuo che fa cadere a terra qualunque tipo di organo.

Non nego che per sfinimento si possa anche issare bandiera bianca, stendere il tappetino davanti ai piedi di Berlusconi e dirgli "bentornato". Certo, si può anche fare. Soprattutto se si è un Ministro della Giustizia abituato ai doppigiochi, indagato dalla magistratura, che ha davanti a sè due strade: rimanere leale a costo di perdere il posto o tradire gli alleati per conservarlo.

Ma signori, stiamo parlando di Mastella. E allora cominciamo a stampare le schede.

Alex
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giovedì, 04 ottobre 2007


Leggo con infinita irritazione i commenti isteriogeni alle parole del Ministro dell'Economia Padoa Schioppa che ha invitato i giovani "bamboccioni" (testuali parole) ad uscire dalla casa dei genitori ed usufruire degli incentivi sull'affitto proposti nella finanziaria 2008.

Credo che innanzitutto sia necessario distinguere due categorie di giovani italiani: quelli che potrebbero uscire di casa ma non se ne vanno e quelli che proprio non ce la possono fare. Escludo categoricamente dai miei successivi ragionamenti questa seconda categoria.

Quando vado in università mi accorgo di quanto sia variegato il mondo giovanile. Giunto al mio sesto anno di frequentazione, noto con piacere che al bar dell'ateneo c'è sempre, da quando ho iniziato, un nutrito gruppo di ragazzi ormai grandicelli (25-26 anni) attaccati al pc portatile dell'amico di turno intenti a sfidarsi a emozionanti partite di calcio virtuale. Un tempo si chiamavano figli di papà, oggi forse sono dei bamboccioni, ma il significato non cambia.

E' molto facile, per i giovani che ne hanno la possibilità, fare la bella vita coi soldi dei genitori. Passare intere giornate all'università senza combinare un tubo, ed uscire ogni sera a fare l'happy hour in corso Como con la gente glamour. Tutto rigorosamente spesato dagli stipendi di genitori che evidentemente sono disposti a tollerare la nullafacenza dei loro figli.

La generazione dei nostri vecchi ha sudato sangue per metter su casa, per mantenersi un lavoro stabile, per crescere dei figli. Non andava in giro la sera a fare aperitivi o ingrassare il culo dei pierre milanesi. A vent'anni o poco più si schizzava fuori di casa. D'accordo, il precariato non era una piaga come oggi, ma è anche vero che siamo sempre meno disposti a fare sacrifici. Vogliamo subito una casa, un mutuo da pagare, la cucina e il bagno più fichi. In affitto ci vanno solo i poveracci, perchè noi giovani ricchi la casa dobbiamo possederla a tutti i costi.

Per quel che mi riguarda, ritengo che non appena si hanno due lire in tasca è doveroso e dignitoso prendere armi e bagagli ed andarsene. Non si può aspettare di avere tutto e subito. E' una mentalità pigra, prettamente borghese, che inquina la produttività della società.

Il precariato e la flessibilità sono fenomeni presenti anche all'estero, eppure i 25-30enni che vivono coi genitori, in tutta Europa, sono un'eccezione. Solo in Italia rimaniamo a casa fintanto che alla fine non la si eredita. Per pagarsi l'aperitivo, la polo chic e i tacchi fashion. E allora benvengano le parole del ministro Padoa Schioppa, nonchè i fondi per sloggiare da casa. Così finalmente lasceremo corso Como e le serate "che ci stanno dentro" solo a quelli che se le possono pagare con soldi propri.

Detto questo, Sabato vi aspetto tutti al The Club, mi raccomando!

:-)

Alex
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giovedì, 13 settembre 2007
Il segreto di Pulcinella



In Italia si compra tutto, dalla carta igienica alle sentenze. Si possono comprare i voti della gente, barattandoli con diminuzioni di tasse e condoni fiscali. Si possono acquistare gli esiti delle partite di calcio, basta un buon gruzzoletto e qualche allievo della scuola Moggi. Sul mercato si trovano perfino quelli che criticano il sistema Italia, ovvero i giornalisti, forse l'anello più infimo di tutta la catena di montaggio della mafia di stato. Perchè è così che si chiama. Un'organizzazione a delinquere di stampo mafioso che truffa gli onesti e premia i cosiddetti "furbi".

Poi un giorno, dopo anni e anni di silenziosi e spudorati favoreggiamenti, qualcuno spunta dalla tv a dire che i test d'ingresso alle facoltà di medicina sono truccati. Un ministro della Repubblica, addirittura, auspica che i docenti implicati vengano cacciati dalle università italiane. Mussi gioca a fare lo straniero, sapendo benissimo quali regole sostengono il sistema Italia, sintetizzate nel più semplice "frega il prossimo, prima che il prossimo freghi te".

Il tg5 sembra il più scandalizzato. Non pare possibile ai giornalisti di Berlusconi che l'esito di un test universitario possa essere comprato coi soldi. Un conto è vendere le proprie opinioni al migliore offerente, altra storia è favorire i più ricchi a discapito dei più capaci.

La storia, comunque, non finisce al test d'ingresso. Il figlio del medico, che si chiama come il medico, farà gli esami coi prof medici amici del medico, che aiuteranno il figlio del medico a diventare, pensa un po' te, un ottimo medico, senza un briciolo di fatica.

Il figlio di nessuno, che si chiama nessuno, farà esami coi professori amici di nessuno, che rovesceranno addosso al figlio di nessuno tutta la loro frustrazione ostacolandone in tutti i modi la carriera.

Questo paese non vive nel medioevo solo perchè lascia il potere in mano al Vaticano. Viviamo nel medioevo anche e soprattutto perchè non siamo in grado di permettere a tutti, indipendentemente dall'estrazione sociale, di costruirsi un futuro voluto e meritato.

Ma non mi infilo nella lista degli scandalizzati. Lo troverei doppiamente ipocrita.

Alex

P.S: una cara amica figlia di medico, anch'ella laureanda in medicina come me, precisa giustamente che al mondo esistono anche persone oneste che non fondano la loro carriera sulle raccomandazioni. Mai fare di tutta l'erba un fascio... :-)

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martedì, 04 settembre 2007
Lavavetri a sinistra

Ha fatto molto discutere il provvedimento fiorentino anti-lavavetri, applaudito da molti politici e tantissimi cittadini qualunque. Ma il nodo della questione si ripresenta puntuale nell'ideologia di chi oggi sta al governo, ovvero "la sinistra" sempre in bilico, non si capisce perchè, fra un colpo al crimine ed uno alla legalità. Termine, quest'ultimo, che viene stupidamente caricato di un senso che non gli appartiene. La legalità è lo strumento base su cui si fonda una democrazia. Fanno ridere le rissose questioni sull'appartenza politica della legalità: è di destra, è di sinistra, è cattolica, è bianca, rossa o nera. Tanto più quando a discuterne sono proprio coloro i quali si dicono "di sinistra", in nome di una difesa incondizionata delle minoranze e della diversità anche quando si trasformano in crimine organizzato.

Essere di sinistra significa difendere i più deboli della catena. Proteggere per ideologia pura e semplice quanti si approfittano della tolleranza di uno stato e ne violano le leggi non appartiene a nessun canone progressista, liberal o pseudo-comunista. Fa solo parte di un vago mito del buon selvaggio che affligge parte della sinistra italiana da molti decenni, permettendo di fatto ai populisti della destra di cavalcare un sentimento popolare di insoddisfazione e rabbia trasformandolo in razzismo e xenofobia. Chi vive nel mondo reale conosce il problema dei lavavetri, delle prostitute, dei mendicanti, degli zingari ai semafori. Si rende conto dei drammi che a volte si celano dietro la loro presenza, ma sa anche bene quanti problemi rechino al resto della cittadinanza. L'invadenza dell'extracomunitario che ti lava il vetro senza il tuo permesso, l'aggressione del mendicante a cui ti senti di rifiutare l'elemosina. Non credo sia di sinistra lasciare che tutto scorra regolarmente, non credo sia di sinistra lasciare che il cittadino si difenda da solo dai soprusi che non di rado subisce.

Anche perchè l'assenza di legalità genera mostri quali la Lega Nord. Genera sentimenti di diffidenza, paure a volte del tutto immotivate. Per questo va ribadito a chiare lettere che la lotta per la sicurezza, se fatta correttamente e nel rispetto dei diritti dell'uomo, deve essere un obiettivo comune, scevro da appartenenze politiche. Se Rifondazione Comunista o quanti altri preferiscono invece difendere l'illegalità, il sopruso, la delinquenza, si prendano le loro responsabilità, ma non credano di condurre battaglie civili o progressiste.

Alex
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domenica, 22 luglio 2007
Certi giorni l'unica consolazione è guardare fuori dalla finestra, la sera, e constatare che finalmente è finita. Quando ho scelto di fare l'università avevo più sogni che desideri. Il sogno di cambiare vita, conoscere nuova gente, diventare un medico. Consideravo poco tutti i sacrifici che avrei dovuto fare per arrivare alla fine della corsa, dopo sei lunghi anni, con 36 voti sul libretto e una schiera di compagni succhiasangue pronti a farti la pelle alla prima scivolata. Nella mia mente c'era solo l'interesse per la biologia e il set di ER.

Oggi è il 22 Luglio. L'emicrania comincia a dare i suoi primi segnali di arrivo. Martedì c'è l'appello e questa volta sento davvero di non potercela fare. Milano passa dall'afa più soffocante ai momenti ventilati, in cui fa anche piacere stare sul balcone a sentire la ragazza del terzo piano che canta Avril Lavigne. E' insolito, ma raramente mi rendo conto che anche gli altri abitanti del mio palazzo, in fondo, sono esseri umani. Forse anche loro scrivono su un blog, votano a sinistra e si dilettano coi video di You Tube. Il parcheggio davanti casa è semivuoto, ed è strano come gli unici argomenti che intrattengo amichevolmente col prossimo riguardino lo svuotamento della città e le condizioni climatiche.

Lei è partita sabato, sono molto contento. Mi piace sapere che almeno qualcuno è potuto fuggire ed è andato a divertirsi. Molti amici sono rimasti qua, ma non ho molta voglia di incrociare le battute di chi ha finito gli esami o le lagne di chi come me c'è ancora dentro. Non ho voglia nemmeno di lagnarmi.

Alla lista degli orrori mancano i tumori della testa e del collo, le splenomegalie e il mediastino. Stasera non posso farcela, vi prego di perdonarmi. Credo che andrò sul balcone ad ascoltare la ragazza del terzo piano che canta Avril Lavigne. Non prima di essermi cosparso di Autan, unico ricordo profumato di un'estate che tarda ad allietarmi

Alex
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martedì, 17 luglio 2007
Dogmi e realtà

Tempo addietro la senatrice Binetti disse che l'omosessualità è una devianza, motivando la sua affermazione con argomentazioni di carattere pseudoscientifico, sostenendo la chiara divisione genetica delle cellule maschili da quelle femminili in base alla ventitreesima coppia di cromosomi (XX per le fanciulle e XY per i maschietti).

Il catechismo della Chiesa cattolica considera l'omosessualità una condizione "oggettivamente disordinata" e si rivolge così ai fedeli che ne sono "colpiti":

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Se non ho capito male, dunque, l'omosessuale è chiamato a non avere rapporti sessuali mai e comunque, escludendo non solo le pratiche erotiche omo ed eterosessuali, ma persino la masturbazione (anch'ella giudicata un comportamento disordinato).

Poniamo per un attimo, ma solo per finta, che la Chiesa abbia ragione e che tutto questo sia frutto di un Dio amorevole e misericordioso. Vorrei porre alcune domande a quanti vi credono e spero possano aiutarmi a comprendere.

Circa un bambino maschio su mille nasce con un'anomalia genetica chiamata Sindrome di Klinefelter, ovvero presenta, in tutte le cellule del suo organismo, un cromosoma in più, localizzato nella ventitreesima coppia (quella che determina il sesso). Questa condizione determina la comparsa dei caratteri sessuali maschili (presenza del pene e dei testicoli, seppur atrofizzati e non funzionanti) associati ad alcune caratteristiche prettamente femminili, come le mammelle e una lieve femminizzazione dell'aspetto fisico. Senatrice Binetti, come la mettiamo? Non stiamo parlando di una rarissima anomalia genetica frutto di un demoniaco zampino, stiamo parlando di una persona su mille, quindi solo a Milano ce ne sono almeno un migliaio. Sono uomini o sono donne? E soprattutto, con chi devono fare sesso? O meglio, con chi possono, secondo Santa Romana Madre Chiesa, fare sesso? Questo nel catechismo non c'è scritto, eppure è indecoroso che una persona su mille, a questo mondo, non sappia cosa prevede la legge di Dio per la sua vita.

E' ovvio che una risposta non c'è perchè è impossibile darla. Così come è impossibile ridurre la sfera biologica, psichica e sociale di una persona all'interno di una semplice seppur affascinante coppia di cromosomi. Il punto è sempre lo stesso ed incontrovertibile: la Chiesa deve smetterla di dire alla gente come, dove, quando e con chi fare sesso. O meglio, lo faccia pure, ma non pretenda di mutare in legge quelle che sono credenze del tutto personali, rispettabili e criticabili come le altre.

Il tentativo di utilizzare la scienza per motivare dogmi morali è pericoloso, oltre che inutile. Ma questo è noto alla Senatrice Binetti. Mi chiedo quanto ancora potranno continuare a raccontare mezze verità e mistificare la realtà ad uso e consumo dei precetti vaticani. C'è da dire che l'Italia, d'altra parte, è sempre stata un buon terreno fertile per la crescita di superstizioni e luoghi comuni. Tant'è che malattie come la Sindrome di Klinefelter risultano quasi sono sconosciute, nonostante la loro diffusione. Però sappiamo tutto di Corona e di sua moglie, l'anno in cui si sono sposati, la data in cui si sono lasciati. Ubi major, minor cessat.

Alex

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venerdì, 22 giugno 2007
Walter, "facci sognare"



Il nascente Partito Democratico non perde il vizio di fingere che il leader venga eletto dalla base. Anche perchè in Italia la base è abbastanza uniforme e di rado riserva colpi di scena. Alle "elezioni interne" del prossimo ottobre trionferà, come da copione, Walter Veltroni, incoronato dal suo partito, i Ds, e dalla Margherita, con qualche malumore tra le file dei teodem che avrebbero preferito eleggere il Card. Bagnasco. Di Prodi non ne sarà più nulla. Sacrificato sull'altare del risanamento, il Professore si ritirerà a vita privata. Esattamente come successe nel 1996, quando grazie al suo governo entrammo in Europa, e sempre grazie alle sue decisioni impopolari ci salviamo, oggi, dalla bancarotta di stato.

Veltroni è un bonaccione, nell'accezione positiva del termine. Non ho nulla contro di lui, ma ha ragione Berlusconi nel dire che sarà un leader di facciata, destinato ad accattivarsi i voti delle casalinghe di Voghera quando il mito di Silvio si spegnerà nei loro cuori. Le doti di politico non mancano,  infatti il problema italiano non è mai stato trovare un leader, bensì qualcuno disposto a seguirlo. Non sapendo con precisione la data in cui si tornerà alle urne (io mi auguro nel 2011) non possiamo nemmeno sapere chi decideranno di candidare nella Casa delle Libertà Condizionate. Se di nuovo ci sarà Berlusconi, è evidente che ancora una volta la battaglia fra peggio e meno peggio sarà d'obbligo. Immaginare, d'altra parte, che da qui a breve spunti anche in Italia un politico di destra realmente liberale che non cali i pantaloni di fronte alla Cei , risulta alquanto utopistico.

Veltroni, a mio giudizio, cambierà solo l'esito delle elezioni. Il problema politico non è legato ai personaggi, ai leaders, ma alla cultura che anima il paese e quindi la politica stessa. Quando ci stamperemo nella mente che il futuro corre più veloce dell'ipocrisia italiana, e che a farci diventare ciechi non sono le pugnette ma l'informazione televisiva, allora forse potrà cambiare qualcosa. Nel frattempo, accontentiamoci di questo. E Walter sia.

Alex
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mercoledì, 20 giugno 2007
La carica dei quattro

Berlusconi, Bossi, Fini e Rotondi. Sono saliti in serata al Quirinale per chiedere al Presidente della Repubblica elezioni anticipate. Una strana concezione della democrazia, del tutto mussoliniana, dato che il governo ha ottenuto la fiducia per governare in entrambi i rami del Parlamento. Ma per un pubblicitario come Berlusconi questi sono dettagli. La cosa intertessante è scoprire chi lo segue. Umberto Bossi, scampato per miracolo ad un ictus, leader di un partitio che raccoglie i suoi voti nei peggiori bar della Brianza. Gianfranco Fini, capo della destra italiana, separatosi recentemente da sua moglie... tutto merito del Family Day, s'intende. E infine Rotondi, che uomo! Uno degli ultimi servitori del padrone, fedele e soprattutto democristiano. Un perfetto schiavetto in stile italiano.

Tutti e quattro si sono stretti il nodo alla cravatta per chiedere a Napolitano di sciogliere le Camere e ridare scheda e matita al popolo. Come se Napolitano potesse solo minimamente ipotizzare un tale scenario, ovvero mandare a casa un governo democraticamente eletto che possiede la maggioranza parlamentare per governare. Pura follia. Non nella mente del capo, s'intende. Per lui esiste solo l'aspetto pubblicitario della notizia, come se sussistessero davvero le basi per fare quello che loro chiedono.

Tutto questo mentre il debito pubblico cala assieme alla disoccupazione e aumenta il prodotto interno lordo. Tutto questo mentre le entrate fiscali volano ai massimi storici permettendo al paese di tirare un sospiro di sollievo.

Se potessi mandare un messaggio al Presidente del Consiglio Romano Prodi gli direi di continuare su questa strada e di fregarsene di sondaggi, malcontenti, proteste, fischi e contestazioni. Se fare politica significa accontentare gli evasori, nascondere i problemi e vivere da cicale allora è vero, la politica fa schifo. Ma sono sicuro che la mia generazione, quella dei giovani che non hanno nemmeno la speranza di vivere come i genitori, apprezzerà almeno lo sforzo di risanare oggi per poter spendere domani.

Non vogliamo pagare le tasse? Bene. Vogliamo eliminare questa "barbara pratica della sinistra"? Mi sta bene.

Da domani però la sanità ce la paghiamo come in america e se le cose non funzionano dobbiamo rimanere zitti come mosche. E' da idioti pensare che si possa reggere un paese abbassando le tasse, aumentando le pensioni e arricchendo i ricchi. Per questo sono felice dell'impopolarità del governo, perchè più gente fanno incazzare più sono sicuro riusciranno ad abolire tutti quei privilegi di cui godono evasori e plurimiliardari.

Il resto è propaganda, e sappiamo bene chi riesce meglio su questo terreno.

Alex
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sabato, 09 giugno 2007
Scrivi: "sono deficiente"

Un'insegnante palermitana rischia il carcere per aver obbligato uno dei suoi studenti a scrivere diverse volte sul quaderno "sono deficiente". Il tutto a causa di un episodio di bullismo verificatosi nei confronti di un altro alunno, più volte insultato ed "accusato" di essere gay.

Negli anni ho maturato una precisa convinzione etica, oltre che politica, sull'assoluta stupidità di certe punizioni corporali quali schiaffi, sculacciate, ferri arroventati, eccetera eccetera. Non solo perchè ritengo assurdo dover abituare i ragazzi a rigar dritto utilizzando strumenti violenti (e quindi, più o meno implicitamente, approvare l'uso della violenza come risoluzione dei conflitti umani) ma soprattutto perchè credo fortemente che, oltre che stupidi, questi mezzi siano del tutto inutili. Certi genitori non hanno voglia di approfondire i problemi dei loro figli e, per lavarsi la coscienza, allungano le mani, credendo di proporre un'utile azione educativa. Trovo che sia solo una manifestazione di ignoranza collettiva che poco a poco, in ogni caso, migliora visibilmente.

La tendenza di alcuni genitori odierni, in ogni caso, non è più nemmeno quella di schiaffeggiare i figli, bensì di proteggerli sempre e comunque di fronte ai problemi della vita, siano questi di natura scolastica o educativa. Se il pargolo va male a scuola è certamente colpa degli insegnanti, se ha dato del gay ad un suo compagno è solo frutto di una società deviata (ben difesa da iniziative quali il Family Day). In poche parole, la colpa è sempre degli altri, e il fanciullo va difeso da questa società senza limiti.

In breve, io sto con la professoressa. Deficiente significa letteralmente "privo di (qlc)" e sicuramente il nostro piccolo eroe era quantomeno privo di educazione e rispetto. Farglielo entrare in testa con qualche ripetizione non mi pare certo una violenza nè fisica nè psicologica. Il problema è che in questo paese la colpa è sempre degli altri, e la questione si sta trasferendo in ambito educativo. Il fenomeno del bullismo è dilagante e la maggior parte dei genitori pensa solo a come giustificare i figli quando si macchiano di azioni cattive e razziste. E per di più, quando qualche insegnante prova a fare anche il lavoro dei genitori, gli si prospetta il carcere. Col risultato di far crescere nella nostra società nuove generazioni di persone boriose, maleducate e intolleranti. Viva la Famiglia, viva l'Italia.

Alex


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mercoledì, 06 giugno 2007
Questa destra, la stessa che espone cartelli e urla in Senato, fa vomitare sotto ogni punto di vista. Sfida l'intelligenza degli italiani, punta a manipolarne gli istinti più primordiali. Mi dispiace, non ci riesco. Non riesco a starmene con le mani in mano mentra personaggi loschi e tracotanti di ignoranza gettano letame sulle istituzioni. Posso tentare di lasciarmi scivolare addosso gli eventi, ma per dire la mia e contrastare questi idioti io ci sarò sempre, sempre, sempre. Più che al Paese, che sembra seguire in maggioranza la via della deficienza, lo devo a me stesso, alla mia coscienza, alla mia intelligenza. Perchè chi ne ha solo un pizzico concorderà con me: far tornare questa gente al governo è più che un delitto. E' una tragedia. Visti gli atteggiamenti in Senato, ci faranno tornare a scrivere sulle tavolette d'argilla e a gesticolare al suono di "uga uga".

Vi confesso la mia collera. E la mia tristezza per un mondo che non fa altro che ripetere gli stessi, fottutissimi errori.

(nota successiva alla stesura del post: il Senato respinge tutte le mozioni della Cdl ed approva quella della maggioranza di governo)
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martedì, 05 giugno 2007
Eccoci

Siamo arrivati alla fine di una lunga esperienza. Domani, come in un film già visto, l'Unione andrà alla prova del Senato e come sempre dovremo affidarci al pallottoliere per scoprire le sorti di questo paese. Non voglio essere pessimista, ma temo che nei prossimi giorni, in un modo o nell'altro, riconsegneranno l'Italia a Silvio Berlusconi, che verrà acclamato dalle folle e dal popolo come il liberatore della patria. Gliela consegneranno su di un piatto d'argento, come si consegna l'euro al mendicante fermo al semaforo, con la stessa indifferenza e solo un pizzico di fastidio.

Questo argomento è stato affrontato tante di quelle volte che ho smesso di contarle, e non ho voglia di ripetere sempre le stesse cose. Forse l'interesse nella politica è stato un mio cruccio adolescenziale che è tempo di recidere, perchè le emozioni che ne traggo sono prevalentemente negative e in Italia occuparsi di politica significa lasciar stare determinati tabù che invece per me sono fondamentali. Dopo Prodi i miei concittadini correranno in massa a garantirsi un nuovo condono, e chi usa la vicenda della Guardia di Finanza per screditare il governo certo è stato cieco per 5 anni di fronte a ben più gravi nefandezze passate nel più assoluto dei silenzi. D'altra parte avere tre reti televisive schiave del padrone aiuta, ma anche questo rimane lettera morta per chi fa finta di non sentire e tornerà ad eleggere Berluscon de' Berlusconi.

Preferisco ripetere che la mia fiducia nell'attuale governo di centrosinistra è molto bassa, e credo che se il contesto fosse stato diverso io nemmeno l'avrei votato. Ma questo è un altro di quei discorsi che mi fanno impazzire, perchè più cerco di spiegare al mio prossimo le mie ragioni e più ribollo dentro. E' come avere un muro dinanzi, un piccone in mano, e non riuscire comunque a distruggerlo.

Forse è arrivato il momento di dire basta al mio interesse per queste vicende. Non lo meritano e mi fanno seriamente incazzare. Chi vuol votare Berlusconi vada in cabina e tiri lo sciacquone, chi vuole incoronare il Papa imperatore del Sacro Silviano Impero si accomodi. Io ho la mia vita, le mie idee. Mi interessa solamente non confoderle con quelle di questa gente. Per il resto, credo di poter vivere dignitosamente indipendentemente dal governo in carica. Solo dovrò stare attento a rimanere disinformato, oppure potrei non rispondere delle mie (re)azioni
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sabato, 02 giugno 2007
Festa della Cosa Pubblica

Qualcuno in questi giorni dice che in Italia non c'è democrazia. Il degno leader di questa protesta è Silvio Berlusconi, che è stato per cinque anni Presidente del Consiglio, proprietario di tre reti televisive, numerosi quotidiani, una squadra calcistica e svariate altre aziende. C'era democrazia quando Silvio era al governo. I giornalisti erano liberi, il Parlamento legiferava per esclusivo interesse del paese e i conti erano migliori. Io non ho più parole da spendere, concetti da esprimere. Ad un certo punto bisogna constatare che se in Italia una buona fetta della popolazione è disposta a credere a tonnellate di menzogne, forse è giunto il momento di prenderne le distanze e scrivere sullo zerbino di casa "goodbye" al posto del consueto "welcome".

Me ne frego di un Paese che vuole a tutti i costi nascondere la testa sotto la sabbia, non guardare in faccia i problemi e fingere di essere libero, ricco e moralista. Tante belle parole: meno tasse, più famiglia. Quando penso a questo modo di fare politica mi vien da dubitare sulle cifre dell'analfabetismo. Lo stimano a meno del 2%, ma i fatti sembrano dimostrarne una quota dieci volte superiore.

Il pesce puzza dalla testa e ce lo ripetiamo da anni. Noi non siamo meglio o peggio di tanti altri paesi europei. Nel nostro privato ci comportiamo esattamente come tutti gli altri, ma vogliamo che nel pubblico la nostra immagine sia candida, dorata e pia. Ma mi sono stufato di usare il noi, perchè ad un certo punto è giusto che io faccia i conti con me stesso e la smetta di identificarmi nell'Italia in cui vivo. Ho perso le speranze di poter contribuire al cambiamento del mio paese, ma non perchè i politici mi deludano. I politici sono l'immagine di quello che è il Paese, e trovo deliranti tutte le falsità sulla politica vomitate in televisione da finti cittadini onesti. La politica fa schifo perchè vogliono che sia così. Non si può eleggere uno come Berlusconi e poi lamentarsi della corruzione in politica. Oggi al governo non c'è più Berlusconi, è vero. Qualcosa è stato fatto. Ma non dobbiamo dimenticarci del fatto che per liberarci del peggio abbiamo dovuto optare per il meno peggio. Un governo che si regge su senatori ultraottantenni che se si ammalano mettono a rischio tutta la baracca. Uno come Mastella che si fa scrivere i discorsi dalla Cei. La Binetti, porco mondo, la Binetti! Una dell'Opus Dei! Ogni volta che ci penso mi sale la bile.

Un briciolo di speranza bisogna lasciarsela sempre addosso, altrimenti si impazzisce. Mai arrendersi, va bene. In fondo c'è ancora uno come Santoro che riesce a portare in tv un documetario sui preti pedofili. In fondo ci sono ancora molti giovani, tanti miei amici che la pensano come me e hanno voglia di parlarne, di discutere, di cambiare le cose. Speriamo, gente, speriamo.

Alex
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domenica, 27 maggio 2007
A volte rifletto sul significato dell'appartenenza ad una corrente di pensiero. Più specificamente, mi chiedo cosa mi abbia spinto ad essere "di sinistra" e soprattutto a seguire un modo di vivere che non è comune fra i miei coetanei. Leggere i giornali, scaldarsi per una notizia, intraprendere dibattiti. C'è quasi da vergognarsi in giro a dire che ti piace la politica, ti guardano male, alcuni storcono il naso. So bene che è tutta ipocrisia, luogo comune, disinteresse. Se difendi un omosessuale forse sei frocio anche tu, e se con certi amici ti incazzi quando discriminano qualcuno, o sei un comunista o sei debole.

Per questo sono di sinistra. Perchè mi sento di appartenere a tutti quelli come me che credono di potersi opporre al menefreghismo dilagante dei figli di papà col culo al caldo che belano le frignacce dei potenti. Che leccano i piedi al sistema, si fregiano di ideali come la patria, la famiglia, di cui non gli importa nulla ma recitano la loro idea come si recita il credo in chiesa. Esattamente come lo recitano quelli che in chiesa ci vanno per guadagnarsi il paradiso, oppure perchè è più comodo liquidare in tre quarti d'ora di litanie una vita intera passata fra gioie e dolori, in cerca dei propri perchè.

Sono di sinistra perchè della destra mi fa schifo tutto. Mi fanno schifo le discriminazioni dei fascisti, la cattiveria dei democristiani, la guerra dei patrioti seduti in poltrona a guardare il tg5. Sei favorevole alla guerra? Certo! Tanto non sei tu a rischiare la vita, maledetto codardo, a crepare ci vanno i poveracci che per seimila euro al mese sono disposti a uccidere e farsi uccidere in nome del denaro. La vita umana ha senso solo quando serve a mantenere il sistema, il profitto è al centro di tutto, ed essere di destra significa lottare per il benessere a tutti i costi. No, non a tutti. Il costo lo paga sempre il più debole, perchè è la legge della giungla e non me ne frega niente se nella giungla ci sono animali e non uomini. Io voglio che sia sempre così, che non cambi nulla, che il povero rimanga povero e il ricco sempre più ricco. E destra, in Italia, vuol dire Chiesa, che scomunica i favorevoli all'aborto ma si limita a qualche buffetto quando George W. Bush comincia una guerra sanguinosa e tremendamente ingiusta.

Voglio essere di sinistra ogni volta che un nazi picchia, ammazza o brucia un innocente. Voglio essere di sinistra per incazzarmi fino all'infarto e levare metaforicamente la pelle a tutti quei maledetti ipocriti che nei talk show usano la famiglia per negare diritti a cittadini onesti, omo, etero, bi, tri, quadrisessuali, come se quello che avviene nella camera da letto potesse essere usato da uno stato per seminare discrepanze e discriminazioni.

C'è chi pensa che tutto questo sia delirante, utopico, inutile, strano, sbagliato. Non me ne frega niente, ho dedicato troppo tempo ad occuparmi di quello che pensavo potessero pensare gli altri di me. E mi conforta sapere che c'è tanta gente fuori dalla mia stanza che la pensa come me e lotta con me. Non c'è possibilità di farmi cambiare idea, di tirar fuori dal cilindro formule magiche medievali probte a lavarmi il cervello di luoghi comuni chiamati dio, patria, famiglia. No, non esistono, perchè se credi in Dio, nella Patria, nella Famiglia, non hai nessun bisogno di difenderli con l'odio e la menzogna. Te li tieni stretti al cuore e li lasci lì dove sono nati, nella tua vita, nel tuo privato.

Sono di sinistra anche quando in Italia molti fanno finta di esserlo. E non ho paura di essere confuso con loro, perchè io sono qua e chiunque può sapere cosa penso, chi sono e cosa faccio.

Alex
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martedì, 08 maggio 2007
Non c'è dubbio alcuno sul fatto che questo governo sia riuscito a risanare i conti pubblici mandati in malora dal precedente esecutivo berlusconiano. Ma ci sono troppe ombre attorno all'azione di esponenti politici cosiddetti "di sinistra" e "progressisti" che potrebbero davvero indurre molti cittadini, me in primis, a boicottare le urne qualora venisse chiesto loro di esprimere un giudizio elettorale.

Non esiste giustificazione alle idee vecchie, decrepite e razziste di Rosy Bindi e altri del suo partito. La Margherita, che poggia su di un elettorato che "vorrebbe ma non può perchè il prete glielo vieta", sta davvero contribuendo a rendere questo centro sinistra simile se non uguale alle destre retrograde e conservatrici di Gianfranco Fini e Roberto Calderoli. Il finto rispetto mostrato verso omosessuali, conviventi e più in genere verso tutti coloro che vorrebbero uno stato laico, rasenta la presa in giro. Abbiamo eletto in senato una signora dell'Opus Dei che dice di aver portato il cilicio. E l'abbiamo eletta fra le file della sinistra. Ci siamo sciroppati una legge sui Dico che sembrava scritta da una badessa di clausura, solo perchè rappresentava un minuscolo passo in avanti rispetto al completo oscurantismo della destra, e lo abbiamo fatto perchè sapevamo che l'alternativa a questa legge era il nulla. Ora però, col Family Day, si raggiunge davvero quel punto critico che non è possibile oltrepassare.

E' grave, molto grave, che le forze della sinistra italiana si dimentichino di rappresentare quei cittadini come me e come tanti che desiderano tagliare il cordone ombelicale dell'egemonia vaticana. Questo genera una sola via d'uscita, ovvero quella della non rappresentanza, o peggio ancora del qualunquismo, quello che fa dire alla gente "uno vale l'altro". Sappiamo bene che non è così. Di fronte ad un muro ideologico ed ipocrita imposto da certa parte del cattolicesimo in politica, oggi, si può rispondere solo con toni fermi e decisi.

I giovani non possono sperare nelle idee della Bindi o della Binetti, e se non riescono a sperare in quelle forze che si definiscono progressiste o pseudo-socialiste significa davvero aver lasciato un'intera parte del paese senza alcuna rappresentanza politica.

Che qualcuno si svegli, perchè la situazione sta diventando intollerabile.

Alex



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venerdì, 20 aprile 2007


In questi giorni il Partito dei Democratici di Sinistra si scioglie per dare vita al Partito Democratico. Di tutto è stato detto, di tutto è stato dibattuto. compresi i dubbi e le rimostranze di quanti, a dire il vero già da tempo, vedono come una minaccia l'unione con partiti centristi e filo-vaticani. Si è detto anche che il Partito Democratico servirà ai giovani, ed è stato fatto principalmente per loro, per noi. Generazione di ventenni che si ricordano a malapena la caduta del muro di Berlino e hanno letto del comunismo sui libri di scuola. Giovani che sono andati alle urne per la prima volta viziati da un confronto politico nel quale un certo signor Berlusconi non lasciava molta scelta. Berlusconi o il resto del mondo, che se anche si fosse chiamato Freddy Krueger saremmo comunque stati costretti a votarlo. Generazione di giovani che conducono una vita più ricca di quella dei loro genitori, ma non riescono a costruirsi da soli un futuro indipendente.

Non voglio interpretare il desiderio di milioni di miei coetanei. Mi limito a dire il mio. Mi piacerebbe vivere in un paese moderno, laico nel senso più integrale e integralista del termine, che investa sulle nuove generazioni e dia la possibilità ad ogni cittadino di costruire con le sue forze il tipo di vita che vuole condurre. Non credo che il Partito Democratico risolverà i problemi lasciati irrisolti da generazioni e generazioni di italiani. Il problema è culturale, perchè c'è sempre qualcuno che si crede più furbo degli altri e tenta di fottere la collettività.

Non mi interessa calarmi nel dibattito fra favorevoli e contrari, ne risulterebbe una discussione inutile. La decisione è stata presa e così sia. Credo inoltre che il Pd sarà in grado di intercettare il voto di tutti quelli che non hanno il coraggio di spingersi oltre un certo limite di centrismo, perchè manipolati dalla Chiesa, dai mass media, dalla loro ignoranza o quant'altro. E se il mio scopo politico è quello di far vincere con più voti possibili una coalizione di centro-pseudo sinistra, ben vengano anche i voti acquisiti per sentito dire. Ma arriverà un giorno in cui Berlusconi non ci sarà più, non ci sarà più il suo conflitto di interessi, le sue stronzate, i suoi vergognosi pensieri di mezz'uomo. E quando Satanasso non farà più così tanta paura, non si potrà più andare in giro a cercar voti col solo scopo di esorcizzarlo. A quel punto, forse, sarà utile una nuova bandiera. Di cui ancora non sappiamo nulla. Come sempre, ai posteri l'ardua sentenza.

Nel frattempo, in bocca al lupo a tutti...

Alex
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venerdì, 13 aprile 2007
La notte dei perchè

Al mattino, quando esco di casa, vedo il giornale fresco di stampa sull'ingresso e mi pongo sempre la stessa, inquietante domanda: lo prendo o no? Ultimamente propendo per la seconda opzione. Che il mondo sia popolato di stronzi è cosa risaputa. Il mio voto non andrà mai a Berlusconi o a qualche suo servo, quindi mi risparmio volentieri le sue tattiche, i suoi giochini, le sue scoregge mediatiche. Quanto alla sinistra, più leggo il giornale e più mi rendo conto di quanto sia difficile capirne le ragioni. Nonostante sia profondamente convinto, e lo ribadisco sempre, che il governo Prodi sia mille volte meglio di quello precedente.

Non vorrei sembrare rassegnato, perchè mi rendo conto che sia giusto e doveroso sostenersi l'un l'altro per evitare di buttarsi in un fosso. Ma vorrei discutere con voi di alcuni aspetti che da tempo mi turbano l'anima e mi lasciano irrequieto. Schematizzo:

- la laicità dello stato italiano: si giungerà mai al livello degli altri paesi civili?

- mentalità italiana: riusciremo mai a perdere il vizio di fottere il prossimo?

- democrazia: siamo sicuri che sia davvero il miglior strumento di governo? anche alla luce di milioni e milioni di cittadini che votano chi la spara più grossa?

Lo ammetto: sono sconfortato. Un anno fa c'erano le elezioni e questi problemi li vedevo sotto un'altra luce. Diciamo che consideravo la cacciata di Berlusconi come la panacea di tutti i mali. Un anno dopo, mi rendo conto che la vera sfida italiana non è mai stata meramente politica, ma culturale. Il problema vero non è come gestire gli introiti statali o dove e come fare le grandi opere, ma piuttosto se continuare ad essere ipocriti ed individualisti oppure cominciare seriamente a sentirci una nazione adulta e sovrana.

Ed una volta assicuratomi del fatto che i miei concittadini se ne strasbattono della nazione, della sua sovranità, dei problemi degli altri abitanti, mi pongo innumerevoli perchè. Il perchè di una militanza politica inutile. Il perchè di una capillare ed eterogenea informazione. Il perchè di un permanere in un paese natale dove ci si straccia le vesti per le cazzate più solenni e non si batte ciglio di fronte alle tragedie più nere.

Io non so se l'erba del vicino sia davvero sempre più verde, però conosco i paesi europei, il loro modo di vivere e la loro concezione della vita, della scienza, del progresso. E conosco l'Italia. Loro hanno i laboratori, i fondi, le strutture, la libertà di ricerca. Noi abbiamo Bagnasco.

Ad ogni modo, sognare che anche qui in Italia, prima o poi, ci si civilizzi, non è un reato. E spero lo vogliate e possiate sognare anche voi.

Alex

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sabato, 24 marzo 2007
Il dilemma che non esiste

La vita di Daniele Mastrogiacomo o la faccia. Il vomito della politica si palesa violento in queste occasioni, quando si perde il senso della missione confondendolo con valori astratti, impalpabili, essenzialmente propagandistici.

Si è detto che un paese civile non tratta con i terroristi. Si è detto che la via della fermezza è imprescindibile, altrimenti si cede al ricatto. Tutte cose molto belle, molto ben dipinte e architettate, peccato che la realtà in cui viviamo se ne freghi dei nostri valori e scorra senza alcun argine morale. E' con questa realtà che dobbiamo fare i conti, attraverso quelle che sono le nostre priorità. E nel gioco tremendo del ricatto dei talebani c'erano di mezzo le vite di tre uomini. I benpensanti si scandalizzano e gridano allo scempio. Si è persa la sovranità nazionale, il valore della patria. La vita umana, che Fini e Giovanardi pare difendano come pazzi solo fino al momento del parto, non interessa più a nessuno perchè il valore è diventato più importante di chi lo esprime, o del suo stesso significato. Una visione pericolosa, finemente totalitaria.

Se posso salvare una vita umana, se ho l'opportunità di farlo, è logico ed etico che io metta in gioco ogni mezzo per salvarla. I se e i ma sono appannaggio di chi sta seduto in poltrona a dire sempre e solo cazzate. I dubbi e le osservazioni fanno parte di quel mondo delle idee che non riesce a calarsi nel presente.

Ma focalizzarsi su Mastrogiacomo è davvero ipocrita. Purtroppo credo che la democrazia odierna partorisca troppi mostri e non capisco quale sia la vera via d'uscita. Monarchia illuminata? Se ne è mai vista una? Cercasi risposte. Nel frattempo, buon weekend a tutti...

Alex
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martedì, 20 marzo 2007
Tutti al Family Day

Il 12 Maggio le associazioni cattoliche sfileranno a Roma in difesa della famiglia. Ci saranno Mastella e Fioroni, nel quadretto più splendente di una famiglia formato Mulino Bianco. Spiacenti, signori miei. Al Family Day voglio andarci pure io, perchè se vogliamo parlare di famiglie ipocrite allora posso anche dissociarmi, ma se parliamo della famiglia vera, quella che sta nel cuore di tutti, allora posso permettermi di esserne un fautore.

Spero che in piazza vadano tutti i figli di genitori risposati, cresciuti all'ombra di un divorzio. Accanto a loro auspico la presenza di quei miei coetanei che sono cresciuti senza l'amore dei genitori perchè la morte li ha loro sottratti. Vorrei vedere sfilare coloro i quali non hanno nemmeno mai conosciuto i loro genitori, e si sono affezionati ad amici, parenti o addirittura sconosciuti. Mi piacerebbe che vi fossero tutti i concepiti al di fuori del matrimonio, tanto invisi a Santa Romana Madre Chiesa, e tutti quelli come loro che al matrimonio non ci arriveranno mai perchè la società italiana rifiuta i Dico ma non fa nulla per aiutare chi alle nozze vuole arrivarci davvero.

Voglio vedere in prima fila tutti i divorziati e i separati. Casini, Berlusconi, la Gardini, la Santanchè, perchè hanno sempre detto che le loro non sono famiglie di serie B.

Desidero ardentemente che in piazza vadano anche preti e suore, perchè si chiamano fra di loro confratelli e consorelle, e per me fratelli e sorelle fanno parte della famiglia.

Spero col cuore che partecipino anche gay e lesbiche. Al di là di tutto, favorevoli o contrari ai matrimoni omosessuali, anche loro devono aver avuto due genitori e qualche congiunto. E quella a me sembra una famiglia.

Questo per ribadire che non ha senso difendere la famiglia negando altri diritti, non è saggio stracciarsi le vesti per far scudo ad una realtà che in verità non esiste. A meno che non ci si rifaccia a qualche fiction mal riuscita o a qualche pubblicità di fumoso successo.

Faccio appello ancora una volta a tutti quelli che amano davvero i rapporti familiari. Appunto perchè sapete quanto sono importanti, non negate l'opportunità ad altri esseri umani di goderne. Non negate ai vostri simili la felicità che avete avuto il priviliegio di condividere.

All'oratorio leggevamo spesso, durante i ritiri con gli educatori, questo passo del Vangelo di Matteo. La predica che ne seguiva esortava noi ragazzi a fare comunità, a sentirci una famiglia. Ero d'accordo. Sono d'accordo.

Gesù stava parlando alla folla. Sua madre e i suoi fratelli volevano parlare con lui, ma erano rimasti fuori. Un tale disse a Gesù: "Qui fuori ci sono tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlare con te."
Gesù a chi gli parlava rispose: "Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?". Poi, con la mano indicò i suoi discepoli e disse: "Guarda: sono questi mia madre e i miei fratelli: perchè se uno fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre" (Matteo 12, 46-50).

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lunedì, 05 marzo 2007
"Centro, destra, sinistra, unitevi"! Così Pippo Baudo ha voluto regalarci l'ultima perla di saggezza di un populista doc come lui. Dopo che il  saggio presentatore del Festival ha fatto quest'appello, le signore di mezz'età presenti all'Ariston si sono alzate in piedi ad applaudire, perchè è vero: i politici si dividono per tutto, sono loro il problema. Viva Pippo, viva Michelle, viva la Rai.

Amici miei, quanta saggezza da due soldi. Secondo l'illuminato Baudo dovremmo sederci attorno ad un tavolo con Calderoli e la Binetti a discutere di coppie omosessuali.

Sapete cosa mi fa più rabbia di questo paese e della maggior parte dei suoi abitanti? Il fatto che ci si fermi sempre alla superficie delle cose, senza andare un millimetro oltre l'immediatamente comprensibile, al di là di un perenne menefreghismo generale che riguarda tutto ciò che va oltre il proprio, minuscolo orticello.

Intervistata, la Hunziker ha detto di essere "apolitica". Suonerebbe quasi una tesi anarchica, se non fosse che Michelle lavora per le tivù del padrone e si è beccata un milione di euro per fare Sanremo, ovvero salire sul palco vestita come una Barbie a sorridere e leggere i cartelli dei suggeritori.

E poi Baudo viene a dirmi che "dobbiamo unirci". All'apolitica Hunziker o ai lobotomizzati dalla De Filippi? Ai democristiani o ai post-fascisti? Ai razzisti o agli xenofobi? Ai ladri o ai mafiosi?

Con chi dobbiamo unirci, Baudo? Diccelo, perchè altrimenti sei più patetico di quelli che usano le tue stesse armi per accaparrarsi voti.

Già che c'eri, potevi concludere con un bel "Toglierò l'Ici". Ma forse è giusto così, gli allievi raramente superano i maestri.

Alex

PS: perdonate i toni velenosi, penso siano frutto di studio ininterrotto e purtroppo ininterrompibile!

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sabato, 24 febbraio 2007
Il colpo vaticano



Certo, Ruini in Senato non vota. Ma ci sono Cossiga, Andreotti e tutti gli altri. Che pur di bloccare la legge sui Dico si sono prostituiti alla legge della disonestà. Hanno dichiarato prima il loro appoggio alla politica estera, e poi hanno fatto cadere il governo, astenendosi assieme ai già citati ed apostrofati senatori dissidenti.

Ancora una volta l'Italia non si scopre nè di destra nè di sinistra, ma papista. Una Chiesa che ha i suoi appoggi altolocati, servili e potenti, pronti a ribaltare il tavolo da gioco qualora le carte vadano a loro svantaggio.

Noi crediamo che il governo sia caduto per la base di Vicenza. Può essere stato un motivo, sicuramente, per far sbarellare due testoni dell'estrema sinistra. In realtà Prodi ha rischiato grosso per aver dato vita al pur blando progetto di legge sulle unioni di fatto. A qualcuno non è piaciuto e, come nelle migliori scene di un film di mafia, le ritorsioni sono arrivate immediate.

Ben ritrovati in Italia

Alex

(nell'immagine,
Cicerone pronuncia l'orazione contro Catilina in Senato, dipinto di C. Maccari nel Palazzo del Senato a Roma)
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giovedì, 22 febbraio 2007
Tutti preoccupati, tutti sull'attenti, vogliono perfino andare in piazza. La corda s'è spezzata ed ecco che ci si sveglia da un incubo peggiore di una cazzuta base vicentina. L'incubo si chiama quinquennio berlusconi, di nuovo. A colpi di leggi ad personam, economia allo sfacio, razzismo governativo e provvedimenti populisti. E ovviamente la base di Vicenza, perchè un conto è credere in un sogno, un altro ignorare la realtà contingente dei fatti.

Prodi-bis, nuove elezioni, allargamenti di maggioranza. Ma sì, tiriamoci dentro Follini a far da stampella, così al prossimo senatore influenzato non andiamo sotto. Adesso ci si lecca le ferite, Giordano è andato in video coi lacrimoni agli occhi per dire ai militanti di sostenere Prodi. All'indecenza non c'è limite. Rossi e Turigliatto andrebbero espulsi a vita da qualsiasi possibilità di venire eletti o sostenuti di nuovo dall'Unione. C'è chi vuole coccolarli, poverini, hanno detto il loro no per coerenza. Come quando da bambini non ci presentavamo a cena perchè la mamma ci aveva sgridati. Siamo governati da persone infantili ed egocentriche. Ora tutti parlano di Rossi e Turigliatto. De Gregorio non lo cito nemmeno, il genere umano non necessita di ulteriori colpi bassi.

Sconforto, rabbia, annichilimento davanti ad un mondo politico che gioca al grande fratello, fa l'imbronciato, s'impunta e litiga. Forse il futuro è davvero altrove, in paesi meno bigotti e più felici di questa Italietta ipocrita e viziata, dove si vota per interesse personale e il telecomando è sempre l'unico, vero sovrano.

Per ora sono qui e qui dico la mia, qui mi batto per quello in cui ho sempre creduto: vivere in un paese laico, serio e socialista. Il resto si traduce sempre in beghe da cortile, degne delle peggiori comari di paese. Comari che ieri hanno buttato giù un piccolo sogno costruito a fatica.

Alex

PS: ai forzaitalioti, alleanzanazionalisti, leghisti o pseudodestrofili di questo paese farebbe bene mettere via giornaletti, bandiere e gadgets tristi come la morte, per tornare agli amati focolari. Qui nessuno molla, nè mollerà mai. Due senatori pirla non fermeranno la nostra voglia di batterci democraticamente
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sabato, 17 febbraio 2007
Ho seguito per un po' la diretta della manifestazione di Vicenza. Al di là della perenne divisione fra favorevoli e contrari, vorrei seguire passo passo con voi quello che succederebbe qualora la sinistra radicale continuasse sulla strada della contrarietà e quella riformista sulla strada del sì.

1) Cade il governo Prodi (e la base si fa lo stesso perchè la Cdl vota a favore)

2) Si va a nuove elezioni e il centro destra, capeggiato da Silvio Berlusconi, vince con percentuali bulgare

3) Inviamo nuovi soldati in Iraq e Afghanistan, diamo il via libera all'installazione di nuovi basi militari Usa (e l'allargamento di quella di Vicenza sarà solo un nostalgico, lontano ricordo)

4) Daremo il nostro appoggio ad eventuali altre "guerre preventive" firmate Usa

Tutto per l'allargamento di una base.

Ora, state bene attenti. Io non dico di essere favorevole, semplicemente vorrei esprimere tutto il mio disappunto qualora si desiderasse portare avanti una causa già persa in partenza con conseguenze agghiaccianti per il paese intero.

Alex
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domenica, 11 febbraio 2007

    In questi anni abbiamo assistito ad ingerenze politiche pesanti da parte di poteri esterni che non hanno alcun diritto di insegnare all'Italia come e quando legiferare. Abbiamo costretto le nostre concittadine e i nostri concittadini sterili a sborsare denaro e intraprendere veri e propri viaggi della speranza verso quei paesi dove la scienza non si è fermata di fronte al pregiudizio. Ci siamo piegati alla destra reazionaria allungando i tempi di attesa del divorzio, come fosse una punizione per tutti coloro che rompono un matrimonio. Abbiamo negato ad una madre la possibilità di sapere, nei primissimi giorni della gestazione, se suo figlio è gravemente malato, consentendole poi di abortire poco prima del terzo mese, quando ormai tutto è più doloroso, tutto è più “colpevole”. Abbiamo fermato la ricerca scientifica sulle staminali perché oltretevere hanno detto “no”. Perfino su quelle cellule che sono comunque destinate a non essere utilizzate.


    Mi chiedo quale sia la ragione di tutte queste irragionevoli decisioni. In un paese dove la religione è vista più come un misto fra superstizione e tradizione, dove i praticanti sembrano essere meno del 20% e dove i ragazzi che frequentano l'ora di religione sono un'esigua minoranza. Siamo profani nel privato e bigotti nel pubblico, amiamo rispettare il Papa, i vescovi, per poi violare i capisaldi del cristianesimo alla prima tentazione. Siamo ipocriti, ma quanto pesa questa nostra ipocrisia.


    Pesa sulle decisioni che prendono i nostri rappresentanti, che come è noto amplificano questa nostra ipocrisia fino all'ennesima potenza. Pesa su chi è discriminato, su chi vuole essere se stesso senza fingere di rispettare quei canoni stupidi e volgari imposti dal potere del denaro, dal potere della Chiesa. Pesa su chi soffre, su chi è malato, su chi vorrebbe poter crescere nel proprio paese senza essere considerato un cittadino europeo di serie B, con meno diritti e possibilità di crescita. Pesa sulla ricerca scientifica, pesa su noi giovani e sui nostri futuri figli.


    Non possiamo permettere che il nostro paese sia perennemente succube di angelus, bolle o encicliche papali. Abbiamo già concesso troppo a questi consigli che di cristiano hanno ben poco. Con la consapevolezza che il problema non riguarda la Chiesa in toto ma solo la Curia italiana, è più che legittimo cominciare a combattere democraticamente affinché i loro “non possumus” tornino al mittente con una risposta saggia ed educata: “Chissenefrega”.


    E' una battaglia di civiltà che nessun cittadino democratico può evitare. E' una battaglia che riguarda destra e sinistra. Dividersi è pericoloso, perché il progresso scientifico e i diritti civili sono patrimonio di tutti.


    Un misto fra “boia chi molla” e “lotta dura senza paura”...


Alex

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lunedì, 05 febbraio 2007
The show must go on



Lo dico senza troppi tentennamenti: il calcio italiano mi fa schifo. Calciatori pettinati ultramiliardari che si sbattono le veline e diventano gli idoli dei più giovani, e poi ci lamentiamo del bullismo nelle scuole e della gioventù deviata. Diamo in pasto i ragazzini alle squadre di calcio che insegnano (in gran parte) arrivismo e competitività sfrenata. Piuttosto che veder mio figlio (se mai ne avrò uno) giocare a calcio, lo sbatto a calci nel sedere in una squadra di Rugby dove ti sfracelli le budella ma conservi l'onestà. Di onestà nel calcio italiano se ne vede ben poca, a partire dai calciatori per finire con quei briganti che ti vendono una partita a 5 euro sul digitale terrestre (e con quei babbi come mio padre che se la comprano).

Matarrese, il presidente della Lega Calcio, ha detto che "un morto fa parte del gioco" e che l'Italia deve continuare a far giocare i propri idoli.

L'Italia deve dimenticarsi del calcio. Deve depurarsi, farsi una pera di realismo ed uscire dalla torbida ignoranza che la circonda. Gli altri paesi guardano in tv il football, il tennis, il nuoto, lo sci, il curling e anche, anche il calcio. Da noi ti bombardano con la coppa italia, la coppa dei campioni, la supercoppa europea, la supercoppa di stamazza, il trofeo moretti, berlusconi, i tornei triangolari, le andate, i ritorni,

bastaaaaaaaaaaaaaaa

Io non mi capacito di come si possa amare il calcio con tutta questa ossessione! E non parlo di quei criminali assassini che vanno negli stadi a picchiare, perchè quelli devono stare in carcere punto e stop. Mi riferisco a quelli che riescono ad amare il calcio nonostante tutto quello che lo circonda. Non metto in discussione una passione, ma chi ce l'ha lotti affinchè questo sport torni ad essere pulito!

In questi giorni stiamo dando spettacolo per la straordinaria capacità con cui riusciamo ad accendere la tv, commuoverci, spegnerla e tornare a farci 4 risate.

Non ne posso più di tutta questa spettacolarizzazione del dolore, della morte, della finta educazione civica. Sì perchè i nostri eroi televisivi pensano di educare le nuove generazioni a colpi di lacrimuccia.

Chiudete gli stadi, azzerate le società di calcio, abolite il campionato e cacciate tutti quanti. Fatta tabula rasa e disintossicata la gente, allora si potrà riprendere. Col calcio, il rugby, il tennis e tutto il resto.

Fine dell'illusione, da domani si ricomincia. Fino alla prossima lacrimuccia.

Alex
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martedì, 16 gennaio 2007



Viaggiando troppo tempo sui mezzi pubblici, si capisce una cosa. Quando le vecchie stronze sull'autobus dicono che "i giovani d'oggi sono senza valori" hanno ragione. Ci mancano i VALORI, quelli fondamentali, quelli che i nostri genitori avrebbero dovuto "insegnarci a suon di sberle". Ecco il decalogo:

1) Mai entrare dall'uscita
2) Togliersi lo zaino quando si sale
3) Lasciar scendere prima di salire
4) Cedere il posto alle anziane signore di mezz'età
5) Non sostare davanti all'uscita
6) Se vi picchiano addosso con l'ombrello chinate il capo e porgete l'altro stinco
7) Assecondare le crisi di nervi senza opporre resistenza verbale
8) Spalancare i finestrini per i climateri delle signore più attempate
9) Chiudere i finestrini per i reumatismi delle vecchie mummie
10) Agevolare l'entrata assumendo una simil posizione fetale per farci stare anche il loro stramaledettissimo carrello della spesa

Non voglio incitare alla guerra santa, ma non è ammissibile che i giovani vengano quotidianamente vessati con insulti solo perchè non assecondano i turbamenti psico-fisici di vecchi leghisti e signore impellicciate.

Per il resto possiamo sfondarci di crack, impasticcarci fino al buco del culo, lavorare sottopagati e precari... l'importante è che ci togliamo lo zaino.

Sfogo amaro, ma io questi proprio non li tollero.

Alex
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domenica, 14 gennaio 2007


A volte mi sembra di aver vissuto tante piccole vite, una dopo l'altra, che hanno solo qualche connessione fra di loro ma alla fin fine sono nettamente separate. Sono stato bambino, poi ragazzino, poi giovane e infine quel che sono adesso, una sorta di essere vivente eternamente sospeso fra la nostalgia del passato e il dovere del futuro. C'erano tempi in cui non mi domandavo cosa sarebbe successo di lì a poco. Alle medie sapevo che dopo ci sarebbe stato il liceo, poi è diventata tutta una scelta. Quella della facoltà, quella delle priorità. Capita che una musica mi rievochi il passato, il mio passato. Sono nato e cresciuto sempre nella stessa area geografica, eppure ad un certo punto era come se mi fossi trasferito. D'un colpo c'era nuova gente, attorno a me, nuove persone, perchè quelle che frequentavo prima mi puzzavano addosso, mi toglievano l'aria. Col tempo ho imparato a dare la colpa a loro, a dire che il mio allontanamento era frutto di scelte altrui dalle quali mi ero solo dissociato.

Ci sono tanti nomi, nella mia testa, ultimamente, persone che credevo amiche e poi all'improvviso non ho più visto, come se nulla fosse. Ho impiegato un po' di tempo per capire che non tutti quelli che per un breve periodo ti circondano, alla fine, ti circonderanno per sempre. Ho fatto un sacco di viaggi con loro, una marea di cose, per anni e anni. Eppure oggi sembra quasi che tutti quei momenti siano appartenuti ad un'altra vita, ad un altro palcoscenico. E questo mi inquieta, perchè mi mette sotto al naso il sospetto che fra una decina d'anni anche la vita che mi sembra di vivere ora possa essere considerata "aliena".

Nella testa ci sono le canzoni, è ovvio, ma anche i flash più vissuti. Adesso che stiamo tutti vivendo altre vite, in altri contesti e con altre priorità, mi chiedo cosa potrebbe succedere se ripetessimo uno di quei tanti weekend che hanno contraddistinto la nostra adolescenza, fra notti insonni e discorsi straordinariamente carichi di emotività. Gli scherzi, la volgarità, i picchi di entusiasmo e terribile sconforto.

Cinque anni fa avrei applaudito all'idea che quei tempi non sarebbero mai più tornati. Ora ci rifletto e penso che tutto sommato siano stati come un medicinale, ricchi di benefici ed effetti collaterali. Un medicinale preso per crescere ed imparare a vivere alla luce dei sogni, ma al di là delle pretese
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domenica, 07 gennaio 2007
Wind of change

La politica. Il 2006 è stato un anno fondamentale e dall'11 aprile niente è stato più come prima. Visi rilassati, sorrisi distesi, voglia di cambiare pagina. Nemmeno il mio blog è rimasto come prima: si è discusso di argomenti più leggeri, più personali, a tratti quasi "giovanili", se per giovanile si può intendere la tv spazzatura che quotidianamente, e a volte inconsciamente, utilizziamo per nutrire la mente. Avevamo assistito ad una campagna elettorale nausenate, sotto ogni punto di vista. Il circo Togni le faceva un baffo. Poi qualcuno ha attaccato anche il governo Prodi, sostenendo che non fosse un governo di sinistra ma qualcosa di simile ai governissimi democristiani della prima repubblica, nè carne nè pesce. Ad un tratto sembrava quasi che quel che era successo prima fosse stato cancellato. Gli anni di Berlusconi e tutto quello che il nano aveva compiuto, spariti per far posto a nuove critiche. Legittime o meno che fossero, ci si era dimenticati di un piccolo particolare, osceno, ma realista. In un sistema bipolare comanda Tizio o comanda Caio, il posto per Semprogno non c'è. Possiamo contestare il sistema bipolare, possiamo arrabbiarci a dismisura per gli inciuci, ma i fatti rimangono questi. Tizio o Caio, o nessuno dei due, certo. E quel nessuno dei due mi fa paura, perchè può essere usato da chi usa come armi politiche il populismo e l'ignoranza.

Uno spettro si aggira nella mia mente, e si chiama rivincita. Quando ho votato per il centrosinistra non mi aspettavo un governo capace, lucido, laico e socialista. Per la verità, e lo dico senza troppa fatica, mi aspettavo solo che Berlusconi levasse le tende e si piegasse almeno a quest'ultima legge democratica. Chiamatela fissazione, chiamatela ossessione. Io un presidente che dice cazzate non lo volevo, un presidente mafioso mi urtava il sistema nervoso, un magnate delle televisioni che affossava l'intelligenza comune per me rimaneva e rimane un fortissimo pericolo per la stabilità democratica del mio paese.

Nel 2007 non intendo abbassare la guardia. La fragilità politica di questa maggioranza è nota. Farò quanto è in mio potere per difenderla. La scelta del meno peggio è brutta, fa schifo a tutti. Ma astenersi da questa scelta significa, secondo me, regalare a Berlusconi la rivincita. E guardate che tenterà presto di tornare. Uomini come lui vengono eletti a vita.

Non dimentichiamoci quello che è stato detto, fatto, eseguito negli anni bui dal 2001 al 2006. Riguardatevi i filmati su YouTube, quelli della campagna elettorale e quelli precedenti. Riguardatevi soprattutto quelli in cui i neofascisti inneggiano a Berlusconi chiamandolo in coro "Duce Duce".

Non abbassiamo la guardia.

Alex


 
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domenica, 24 dicembre 2006
Quest'anno mi è difficile festeggiare il Natale con quel pizzico di religiosità che in genere mantengo. Mi è difficile persino pensare di mettere piede nella Casa del Signore, perchè la vergogna ha coperto chi la gestisce e per troppo tempo. Oggi è la vigilia di Natale e a Welby sono stati negati i funerali religiosi. La polemica sulla pelle di un defunto non fa onore a nessuno, tuttavia la mia coscienza prende atto di quali azioni d'amore sia stata capace la Chiesa Cattolica in questi giorni, fra invettive contro i diritti civili e lampi d'odio nei confronti dell'uomo. Dove sono finiti pietà, misericordia, perdono? Oppure Cristo è nato per punire ed emarginare i peccatori? Ma questa gente ha mai letto il Vangelo?

Il Natale cosiddetto "pagano" gira a gonfie vele. Amici, parenti, regali, risate. Non posso negare, nonostante il tono di questo post, di essere felice. Quel che mi turba è l'aspetto religioso, è quel cortocircuito di cui non vedo via d'uscita fra un Dio che nasce per aprire le porte del Paradiso e una Chiesa che le sbatte in faccia ad un suo figlio. Ormai dovrei esserne abituato, e invece ogni volta ci rimango male, perchè quella stessa Chiesa ottusa e maligna che vomita odio in mezzo alla gente mi ha cresciuto fino a pochi anni fa regalandomi messaggi di amore. Non riesco a capacitarmi di come le cose siano cambiate in peggio da quando Stramaledetto DecimoSesto ha inchiodato il suo culo in Vaticano. Non vedo messaggi positivi, non vedo luci. Noto solo tanta amarezza e voglia di conquista, mista a rigurgiti di medioevo.

Se è possibile accontentarsi solo dell'aspetto "sociale" del Natale, questo francamente non posso saperlo. Ad ogni modo non mi dispiace troppo nemmeno quello, coi suoi riti, le sue tempistiche, i suoi sorrisi.

Vi faccio tantissimi auguri e vi ringrazio di essermi stati accanto anche quest'anno. Non era mio desiderio accendere l'ennesima crociata contro SRMC. Il mio è stato un piccolo sfogo, necessario per farvi dei sinceri auguri.


Buon Natale a voi e alle vostre famiglie

Alex



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sabato, 16 dicembre 2006
Politicizzazioni

Romano Prodi e la sua coalizione sono giunti alla prova finale del Senato e l'hanno superata per il rotto della cuffia, grazie a cinque cari vecchietti che si sono messi una mano sulla coscienza e hanno detto il loro sì (sotto Natale verrebbe da dire "come Maria").

Il Presidente del Consiglio era stato fischiato più volte nei giorni scorsi da gruppi eterogenei: tassisti, pensionati, e non ultimi i giovani, proprio quelli che alla Camera salvarono il paese da un berlusconi-ter la rivincita.

Non temo le critiche, e dico: finalmente. Finalmente c'è qualcuno al governo che se ne sbatte di chi non sa guardare oltre il proprio naso. Di chi vuole godersi il presente e sbattersene del futuro. Di chi pensa che tutto sia sempre e solo dovuto. La sanità, le pensioni, la sicurezza. Secondo questi illuminati dovrebbero pagarle sempre e solo gli altri. E nel populismo più becero "gli altri" sono sempre i politici al governo.

Con un debito pubblico record quale quello che ci tocca ereditare dai miracoli del berlusconismo il minimo che si potesse fare per evitare il crack era alzare le tasse. In maniera evidente, senza tagliare i fondi agli Enti Locali che poi avrebbero a loro volta aumentato le tariffe dei servizi (come è successo dal 2001 al 2006).

Tutti sono insoddisfatti, anche quelli che fino a sei mesi fa militavano contro berlusconi in favore di prodi. E' sempre facile salire sul carro dei vincitori, quel che è difficile è sostenere la baracca anche quando le cose vanno male. Ma io credo francamente che tutto questo pessimismo sia frutto di particolarismi che serpeggiano nella mente dell'italiano medio. La sua busta paga, il suo piccolo orticello, la sua casetta. Personalmente non ho mai creduto che la politica potesse risolvere i miei guai economici o personali. La mia visione della politica è diversa, più eterogenea e meno personalistica. Altrimenti si va a votare in base al partito che ti fa stare meglio. E chi la pensa così ha sbagliato bandiera. Il partito degli affaristi è Forza Italia e tutte le sue subordinate (An etc).

Non difendo la maggioranza, nè tantomeno i partiti che la compongono. Difendo l'idea che guardare al futuro significa fare sacrifici oggi. Ammesso (e purtroppo non concesso) che a fare sacrifici siano tutti gli italiani e non sempre e solo quelli onesti.

Alex
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lunedì, 04 dicembre 2006
Il dovere di vivere

Fra i diritti fondamentali dell’uomo c’è il diritto alla vita, inalienabile, ipocrita, prettamente riservato ai più abbienti. Chi può opporsi a questa concessione? Poter vivere una vita dignitosa, amare, viaggiare, condividere il più profondo dei pensieri con un amico. Mi annoiano tremendamente le discussioni filosofiche sul senso, l’inizio o la definizione di “vita”. Ognuno sa dentro di sé cosa significhi vivere e sa anche quando quella che sta subendo non è più vita.

Se esiste un diritto alla vita, e sottolineo l’aggettivo ipocrita, esiste un altro diritto naturale di ogni uomo che si chiama libertà. Libertà di rinunciare ad un diritto, ad esempio, o di poter disporre autonomamente del destino del proprio corpo. Questa libertà viene messa in discussione davanti ad una presunta sacralità della vita, calata dall’alto come un dogma di fede e divenuto slogan fra i più beceri.

Parliamo di eutanasia in pizzeria, al bar o nei salotti tv. Personaggi pasciuti e felici, dopo aver bevuto, mangiato e scopato ti vengono a dire che la vita è sacra e nessuno può porvi fine (a parte Dio, che tanto non può risponderti e quindi è un buon giudice). Ti portano per mano nelle storie più svariate di uomini e donne che hanno scelto di vivere nonostante la loro fosse una condizione di vita estrema. Ma qui nessuno sta discutendo la libertà del malato di voler continuare a vivere fino all’ultimo. E’ sacrosanto, è più che legittimo. Si discute la possibilità di concedere al malato un diritto inalienabile, quello alla libertà di scelta.

Piero Welby è un caso, ma ce ne sono migliaia. Sottoscrivo l’appello di quanti chiedono diritti per queste persone. Il tema è complesso, delicato, non serve contare quanti sono contro e quanti a favore. Credo che con un briciolo di buon senso si possa arrivare tutti alla stessa conclusione, e cioè che può (anzi deve) esistere un diritto alla vita, ma non può certo esistere un dovere.

Alex

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lunedì, 20 novembre 2006
fa caldo...


D'estate Studio Aperto invia almeno cinque o sei dei suoi giornalisti in giro per l'Italia a verificare che faccia veramente caldo. Un po' come quando a volte mi fisso davanti alla lavatrice per vedere se davvero gira così forte come dicono. Ebbene negli ultimi tempi, sempre più, mi sto ponendo un inquietante interrogativo: dov'è finito l'inverno? Perchè la nebbia non mi impedisce più di attraversare la strada? Perchè gli alberi hanno ancora tutte quelle foglie attaccate?

Le temperature di Milano oggi sono state 12° la minima e 14° la massima. Ma porca miseriaccia, siamo al 20 di Novembre! Perchè nessuno si preoccupa?

Capisco che il matrimonio fra Tom Cruise e la sua concubina sia un evento di non trascurabile importanza, così come il processo di Cogne, le lamentele isteriche del Vaticano sulla satira e i risultati della serie A, ma qui c'è da preoccuparsi!

Raramente si toccano temperature inferiori a 10°! Io sono del tutto ignorante in materia, ma devo dire che comincio ad avvertire qualche sensazione angosciosa! Qui ci lamentiamo dei tagli in finanziaria e delle tasse, ma non c'è nessuno in giro che si è accorto del cambio climatico che stiamo vivendo? Sarà forse frutto di quelle americanate sulle catastrofi ambientali, ma inizio seriamente a preoccuparmi...

Riusciremo a cantare Jingle Bells col cappotto?

Mah...

Alex
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giovedì, 26 ottobre 2006
"La gente pensava che fossimo d'accordo su tutto, mentre ciò che dava spessore alla nostra amicizia erano proprio le nostre differenze, le nostre divergenze, che non diventavano mai opposizioni. Eravamo complementari, estremamente gelosi della forza che cementava il nostro legame".

Tahar Ben Jelloun, "L'ultimo amico"

A volte è difficile accettare le divergenze. D'altra parte non se ne può fare a meno. Certe amicizie non hanno come nè perchè, esistono e basta. E ognuno di noi sa quali sono. A loro dedico questo post.

Alex
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mercoledì, 18 ottobre 2006
VIETATO AI MINORI

E' una dicitura che si trova spesso scritta sui giornali, negli avvisi, in tv. Da bambino guardavo spesso film vietati a quelli della mia età, con scene di violenza, di sesso, o magari solo qualche parolaccia in più. I miei genitori si sono sempre e solo limitati ad avvertirmi del divieto, ma non mi hanno mai impedito di guardarli. Forse per questo, una volta cresciuto, non ho più fatto a meno di ficcare il naso in tutto quello che la società mi indicava come "vietato ai minori".

Ho sempre pensato che la censura, in tutte le sue forme, fosse un modo per nascondere la testa sotto la sabbia. A volte mi chiedono se sono contrario alla censura, ad esempio, anche quando si tratta di ideologie o rappresentazioni di razzismo. Non si capisce perchè il razzismo debba essere censurato e la violenza no. Soprattutto quando in Parlamento siede un partito come la Lega Nord che fa del razzismo il suo cavallo di battaglia. Sono fermamente convinto che il pericolo per una democrazia non stia nel permettere a tutti di esprimere il proprio pensiero, anche quando è antidemocratico, bensì nel filtrare la verità e renderla suscettibile di interpretazioni. In una parola, il qualunquismo, che ritengo essere il male peggiore dei nostri tempi.

Devo ammetterlo, provo grande soddisfazione nell'osservare le reazioni di scandalo. Sabato scorso ho visitato con alcuni amici una mostra che ha fatto molto discutere tutta Milano, intitolata "The Morgue" e allestita al PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea) da Andreas Serrano, fotografo noto per le sue insolite collezioni. La sala dedicata alle fotografie raffiguranti particolari anatomici di alcuni cadaveri era preceduta da un cartello che ne sconsigliava la visione ai minori e ai deboli di stomaco. Quale invito migliore, per il sottoscritto, a varcare la soglia.

Consiglio a tutti i milanesi (e ovviamente anche a tutti gli altri) di farci un salto. Serrano è dissacrante per natura, ci trasmette un senso di ribellione e di coraggio ormai divenuto merce rara e obsoleta nell'Italietta in cui viviamo. Mentre scorrevo con lo sguardo le foto della sezione intitolata "The Church" mi immaginavo le facce che avrebbero fatto le mie catechiste di un tempo, che si presentavano in oratorio ingioiellate e impellicciate a fare discorsi di un buonismo disarmante, mentre nelle riunioni private (alle quali ho assistito poi di persona) si difendevano leggi quali la Bossi-Fini al grido di "Non devono entrare, sono diversi da noi" o "Difendiamo la nostra cultura". Credo che vi sia un'ipocrisia di fondo in tutto il sistema che regge il nostro buon senso, tanto radicato da non farci nemmeno dubitare della sua onestà. Giornalisti in attesa della catastrofe che, appena arriva, diventa una gara a chi indovina il numero maggiore di morti (e se sono meno di quelli attesi, attenzione, scatta la delusione). Oratori e benpensanti che rifuggono le parolacce, il sesso, la droga, la violenza, che portano rispetto per il santo cattolicesimo e chiudono le scuole islamiche. Che si scandalizzano per una foto di cadavere e lasciano correre aberrazioni mentali ben peggiori, come parlamentari corrotti e sistematiche violazioni della libertà di pensiero.

Credo che l'Italia intera abbia bisogno di rimanere sotto shock più spesso. Chissà che la gente non apra gli occhi su quello che avviene dentro di noi, sui cambiamenti della società, al posto di rinchiudersi sempre nei luoghi comuni, nelle frasi fatte, nel politically correct che sta ammazzando questa nostra democrazia. Ma temo che sia più semplice rifugiarsi nel fetish dei reality show, mascherato da spettacolo poco istruttivo, che abbattere qualche muro nel nostro cervello e smetterla di ragionare utilizzando canoni religiosi senza senso.

Per questo mi affascina tutto ciò che è vietato ai minori. Tutto quello che scandalizza la borghesia più mite.

Alex
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mercoledì, 11 ottobre 2006
populismo drogato

quello delle iene è stato un flop, almeno da un punto di vista più approfondito. certo, possiamo anche soffermarci all'apparenza e fare come quelli che si informano leggendo leggo, metro o city. vediamo perchè

a) il metodo utilizzato per ottenere il risultato delle analisi è, a parer mio, altamente scorretto. carpire tracce biologiche (come il sudore) ad un essere umano per fini diagnostici senza il suo consenso è un'aberrazione etica fra le peggiori. in Italia per fare il test dell'HIV ad una persona devi (meglio dovresti) prima ottenere il suo consenso scritto e firmato. perchè allora non si dovrebbe fare lo stesso per la droga? se accettiamo solo per un istante il fatto che sia lecito fare test diagnostici ad una persona senza informarla, i rischi che ne deriverebbero sarebbero lesivi nei confronti dei diritti fondamentali dell'uomo

b) c'è qualcuno che ci garantisce il corretto svolgimento dell'indagine diagnostica? mi spiego meglio: chi ci può assicurare che i risultati non siano stati inventati di sana pianta? o che in qualche modo i campioni siano stati inquinati durante lo svolgimento delle analisi? i risultati ottenuti sono riproducibili (principio base di ogni test diagnostico)?

c) l'affermazione "un deputato su tre fa uso di droghe" è del tutto fuori luogo. sono stati analizzati (sempre a detta delle iene) 50 deputati scelti "a random" fra quelli che uscivano dall'aula di Montecitorio. chiunque abbia un minimo di nozioni statistiche ed epidemiologiche sa benissimo che un test condotto in questi termini è soggetto a mille possibili critiche metodologiche.

In conclusione:

trovata infelice, poco etica, mal organizzata e profondamente populista.

Preoccupiamoci di abolire la legge Fini sulle droghe, questo mi sembra un terreno più solido e concreto su cui muoversi

Alex

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lunedì, 09 ottobre 2006
Non amo molto le discussioni familiari a tavola, mi trovo sempre in imbarazzo, ma questa sera ho riflettuto molto su un paio di idee, certo non nuove, che mi sono sfruzzicate nella mente.

Devo fare un salto indietro e andare a sabato sera, quando con dei miei amici siamo usciti a bere una birra in un locale qui a Milano. Si parlava del più e del meno e ovviamente anche di attualità. Qualcosa ci ha portati a discutere del nostro paese, l'amata Italia, abitata da un popolo che un mio amico ha definito "stronzo". Subito è scoppiata un'accesa discussione fra amici, abbastanza dura, sulla mentalità italiana. Divisione netta fra chi difendeva la patria ("non siamo peggio di altri") e chi invece dava addosso alla sua mentalità, definita approfittarice, disonesta e corrotta.

Ritornando ad oggi, coi miei si parlava della giornalista moscovita uccisa in Russia dopo aver redatto un reportage sui crimini in Cecenia. In questo mondo di merda c'è ancora gente disposta a morire per la verità. Mi sono venuti in mente Falcone e Borsellino, senza andare troppo lontani, e ci siamo chiesti se ne fosse valsa la pena. Se la loro morte, e quella delle loro scorte, abbia davvero cambiato qualcosa nel paese.

La risposta è no. La loro morte, scusate il cinismo galoppante, è servita solo come spunto per un paio di fiction molto redditizie. Quanti italiani sanno che Marcello Dell'Utri, oggi assolto per le calunnie contro i pentiti che lo avevano accusato (e chissà perchè le assoluzioni in questo cazzo di paese fanno notizia mentre le condanne non sono mai definitive), era indagato dalla procura di Palermo negli anni di Borsellino? Quanti italiani tacciono sotto il racket ma quel che è peggio tacciono ancora prima che la mafia li minacci? Quanti italiani evadono quotidianamente le tasse e poi si lamentano dei disservizi? Quanti italiani non hanno MAI pagato le tasse e manifesteranno con Berlusconi per il loro aumento?

Mi dispiace, in questo fottuto paese non c'è nemmeno la speranza di potersi discostare un millimetro dall'egoismo che lo anima. Ci scandalizziamo per tutto e ce ne freghiamo di tutti. Generalizzare no, è sbagliato, è vero. Ma foss'anche solo un 23 virgola qualcosa % di questo paese (ed è un dato a caso, sia chiaro) che se ne infischia della verità, dell'integrità morale, dell'onestà, che paese di merda sarebbe? Correggo, in che paese di merda viviamo senza troppi condizionali (e con tante condizionali)?

Perchè è così che funziona, no? Non sei raccomandato? Beh, sei un coglione! Paghi tutte le tasse? Ma guarda che pirla! Scrivi su un blog e perdi tempo dietro alla politica? Che gran sfigato!

A volte mi fa schifo un po' tutto, tranne quelli che quanto meno si sentono in dovere di parlarne, di questo schifo. Bisognerebbe avere il coraggio di mandare affanculo tutti questi ben pensanti e andarsene dove la civiltà è legge.

Possiamo anche fare come Berlusconi, dire che abbiamo il Sole, il mare, dei bei paesaggi, il vino buono. Il vino buono.

Cin cin a tutti

Alex
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mercoledì, 05 luglio 2006
è strano collocarsi in contesti che in genere non ti appartengono. avere un'intuizione, trasformarla in sogno, vederla realizzarsi e infine rimanerne storditi a tal punto da non capire più cosa ti aspettassi davvero da lei. un lei che al lettore attento potrebbe apparire riferito all'intuizione.

vivere qualcosa intensamente, e questo può valere per ogni azione o impulso che ci guida, significa giocare una partita nella quale non puoi scoprire tutte le carte dall'inizio. vorresti, ma non puoi. vorresti aprire bocca ogni due secondi per esternare le tue emozioni, chiuderla nei momenti più opportuni e infine riaprirla quando scatta l'intesa e gli sguardi si incrociano.

giocare coi doppi sensi è l'unico modo per mantenere quella giusta ambiguità necessaria. necessaria per non impazzire, per non chiudersi in rigidi schemi preconfezionati da una mente che ormai non è più in grado di rispettare il principio di identità e non contraddizione.

che non rispetta più nemmeno la punteggiatura.

che non parla nemmeno più di leggi, provvedimenti, partiti e ideologie.

che ci sono, vi assicuro, sono tutte qui dentro. anche se non si vedono scritte.

a volte capita che lungo il percorso si incontri una farfalla particolarmente bella e ci si fermi a guardarla.

ecco.

Alex
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venerdì, 07 aprile 2006
Questa sera, a mezzanotte, terminerà il circo mediatico di Silvio Berlusconi. Termineranno le televendite, i corti, i trailers e le acrobazie circensi sulle quali il premier ha puntato gli ultimi sette giorni di campagna elettorale. Nella sua mente votata all'interesse personale, Berlusconi ha deciso di mandare a morte la sua coalizione pur di salvare la sua parte di esercito, Forza Italia, affinchè rimanga una presenza forte nel Parlamento italiano volta a perpetuare la difesa del suo comandante in capo.

Dopodomani ci recheremo alle urne con le nostre idee, dopo cinque lunghissimi anni di resistenza contro un regime mediatico che ha cancellato il giornalismo di Santoro e Biagi, ha distrutto l'economia dello stato e si è servito del Parlamento per aggiustare i vari problemi personali del Presidente del Consiglio. L'Italia, dice bene Berlusconi, è a un bivio. In qualunque modo la vogliamo mettere, queste elezioni sono l'unico modo democratico per dire BASTA al potere di Berlusconi. Poche ore ci separano da quel verdetto che cinque anni fa regalò al premier il diritto di mandare allo sfacio il Paese così come di arricchire il suo portafogli e quello della sua famiglia. Lunedì si potrà mettere la parola FINE su questo orrendo periodo della politica italiana, oppure continuare a mantenerlo vivo.

Lunedì alle 15 partirà qualche extrasistole nel cuore di molti italiani che non sopportano più di vedersi sbeffeggiati all'estero per colpa di un Presidente incapace e delinquente. Siamo giunti a un punto di non ritorno, siamo arrivati a quello che in gergo si definisce "Armageddon", il giorno del giudizio.

Al popolo, unico sovrano, torna la parola dopo cinque anni di governo Berlusconi. Al popolo e basta tocca cacciare questo fenomeno televisivo che lascerà per sempre la sua impronta nella storia italiana. La vera storia italiana.

Si può concludere con le parole del premier stesso, pronunciate poco fa a Napoli: "Vinceremo perchè non siamo coglioni".

Alex
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lunedì, 20 marzo 2006
 Ci possono essere tante spiegazioni che supportino la strategia messa in atto in questi giorni dal Presidente del Consiglio. Sui giornali, molti si sono cimentati nel capire i perché dei suoi atteggiamenti. Al dibattito con Prodi ci si aspettava un comunicatore eccellente schierare tutte le sue armi da pubblicitario contro un lento e noioso professore universitario. Si è invece assistito ad una patetica e pedante performance che ancora una volta ha dimostrato la sua cortezza di argomenti. Di nuovo la storiella sulle Coop comuniste, magistratura democratica, i giornali bolscevichi e gli ormai noti cavalli di battaglia divenuti da secoli specchietti per le allodole, come l’aumento delle pensioni e la riduzione delle tasse. Poi lo show a Vicenza durante il convegno della Confindustria, supportato dalla claque fatta venire apposta per l’occasione e finanziata dal Presidente della Regione Veneto. Berlusconi ha davvero perso quella sua peculiare capacità di incantare la gente? Assolutamente no. Le cose stanno diversamente. Il premier legge i sondaggi come tutti noi e sa bene che, a meno di un colpo di scena, perderà le prossime elezioni. A lui dunque non interessa più far vincere la sua coalizione, al buon vecchio Silvio interessa far andar bene il suo partito, Forza Italia, per continuare a tutelare i suoi interessi personali, unico faro del suo vecchio ma lucidissimo cervello. Se ipotizziamo infatti una sonora sconfitta della Cdl alle prossime politiche, Berlusconi perderà l’appoggio dei suoi alleati, ai quali non avrà più nulla da offrire, né devolution, né politiche filo-cattoliche (a quelle, infatti, penserà già l’Unione). Gli unici appoggi che troverà in Parlamento saranno i suoi peones, ovvero gli uomini che potranno garantirgli impunità e coltivazione degli interessi di famiglia. La politica mediatica del nostro Presidente è dunque tutta incentrata sul ricompattare i suoi e incantare quegli unici, poveri polli che credettero in lui nel 2001 e oggi sono pronti di nuovo a sostenerlo. Ci sono persone, infatti, che non potranno mai essere del tutto disilluse. Ci sono persone che alla sera vogliono andare a letto con un sogno nel cassetto, con una speranza a portata di mano. Berlusconi offre loro l’esca e più del 20% abbocca. Non importa se poi da sogno si passerà ad incubo. In Berlusconi, come in Dio, si può solo credere.
 
Alex
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sabato, 18 marzo 2006

A Giovanardi sarebbe servito qualche minuto ad Auschwitz, solo come spettatore, per capire l'orrore dei campi di sterminio. Perchè solo un falso ignorante bifolco come lui poteva paragonare la legge olandese in materia di eutanasia con la Shoah. Avete letto bene. Il nostro ministro per i Rapporti con il Parlamento ha dichiarato la sua contrarietà alla dolce morte (legittima) finendo poi col metterla sullo stesso piano del nazismo. Il primo ministro olandese ha convocato l'ambasciatore italiano per chiarire la situazione. Il governo dei Paesi Bassi non ha evidentemente gradito le parole del nostro ministro, d'altra parte i rappresentanti dell'esecutivo italiano sono abituati a fare paragoni col nazismo a loro uso e consumo: Schulz il kapò by Silvio Berlusconi e Olanda nazista by Carlo Giovanardi.

Sulla bioetica è necessario sempre e comunque evitare lo scontro. Non si sta parlando di tasse e PIL, ma di esseri umani con dei problemi gravissimi, dei quali bisogna indagare necessità e diritti. La mia ridotta esperienza nei reparti di medicina interna e oncologia mi ha sempre suggerito l'idea che un uomo senza dignità ha perso anche la facoltà di vivere. Non ho mai capito bene la mia posizione sull'eutanasia, ma sicuramente è doveroso prima di tutto rispettare la volontà del paziente, perchè la vita è sua ed è lui l'unico giudice in grado di decidere con autorità e saggezza. Questo non sempre è possibile per vari motivi legati più o meno quasi sempre con il quadro clinico e la lucidità dell'essere umano che sta soffrendo, ma credo che la strada maestra sia sempre quella di ascoltare ed esaudire le volontà del paziente.

La legge olandese prevede norme rigidissime per il ricorso all'eutanasia. Assai più discussa e controversa è in realtà l'estensione di questo diritto anche ai cittadini minorenni, anch'essa in vigore. Sarebbe giusto e bello discutere di questi temi faccia a faccia, con la voglia di trovare insieme una soluzione che non danneggi mai il diritto alla vita. Ma quando persone come Giovanardi aprono la bocca e scoreggiano al mondo le loro volgarità, ti vien voglia di chiudere il cervello e salire sulle barricate. Questi individui vanno invece razionalmente isolati, un po' come i violenti nelle manifestazioni. Così come vanno lasciati a casa convincimenti religiosi e ideologie politiche. Perchè in bioetica non si parla mai del cristiano, dell'ateo, del comunista o del fascio. In bioetica si parla dell'essere umano, che va tutelato in tutte le sue forme, in tutti i suoi diritti e nel massimo rispetto delle sue singole volontà.

Letture consigliate: Umberto Veronesi, "Il diritto di morire", Mondadori

Alex

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domenica, 26 febbraio 2006
Il 55% dei giovani italiani, secondo un recente sondaggio NON svolto da agenzie americane (giusto per metterci tranquilli), vorrebbe vivere all'estero. Io sono fra questi. Vorrei andarmene dall'Italia perchè mi fa schifo il sistema che regge l'attribuzione dei meriti. La meritocrazia tanto invocata dalla Moratti viene oggi, in Italia, calpestata a piè pari, gettata in un cesso e liquefatta dagli scarichi altrui. Mi fa schifo la gestione dell'economia (in particolar modo la gestione di quel fallito di Tremonti) che non valorizza nemmeno una delle migliaia di risorse presenti, come il turismo, l'agricoltura e la cultura. Mi fa schifo la classe politica, tutta, non senza graduatorie, con qualche distinguo. Mi fanno specie alcuni miei concittadini che vivono fra Amici della De Filippi, suonerie, playstation, digitale terrestre e coretti alla messa della domenica. Odio chi mi dice "frega il prossimo prima che il prossimo freghi te", perchè mi vien tanta voglia di fottergli sotto il naso il portafogli. La parte più aberrante di questo paese, il suo egoismo, la sua ottusa religiosità da quattro soldi, l'ignoranza più profonda. Mi fa schifo l'Italia di Buona Domenica.

L'Europa è un sogno. Non perchè lì non ci sia il Grande Fratello, non perchè siano tutti buoni, bravi e capaci. Sono semplicemente più evoluti. I Pacs non sono scandalosi, i malfattori vengono isolati e non gli si fa una legge apposta per salvarli. Le grandi opere vengono finite in fretta perchè altrimenti si spende di più, non come in Italia dove vengono finite appositamente con decenni di ritardo PROPRIO PERCHE' COSI' SI PAGA DI PIU'. I mafiosi siedono nelle aule dei tribunali, non in Parlamento. Le televisioni non fanno capo ad un solo individuo. E soprattutto, porca puttana, quest'individuo non si sognerebbe mai di mettersi in politica, e qualora se lo sognasse gli direbbero CARO, VADA VIA AL CUL! Gli stipendi sono proporzionati al costo della vita, le tasse sono eque. Non basse, come propaganda quel bastardo. E Q U E. Equo vuol dire che se pago fior di soldi la sanità, poi non mi vieni a dire che per fare una TC ci vogliono sei mesi, perchè ti mando a cagare! Equo vuol dire che sono disposto a pagare di più il biglietto del treno, ma se fai ritardo ti vengo a prendere e ti impalo sulla pubblica piazza. Equo vuol dire che sono anche mentalmente disponibile a pagarti, politico mio, dieci mila euro al mese di stipendio, ma se poi le cose non funzionano tu prendi il cadreghino e ti levi dai maroni, non come in questo paese del cactus dove entri in Parlamento a trent'anni e ci esci in barella con la flebo!

Romano Prodi, ieri, ha parlato di questo problema e ha dato una sua risposta. Slogan elettorali, s'intende. Ma dato che qualcuno dobbiamo pur votare per levarci di torno quel farabutto, io ti dò fiducia, Romano caro. Ma non è fiducia incondizionata.

"Noi vogliamo che i nostri figli ci guardino con altri occhi: gli occhi di chi non ha paura; gli occhi di chi spera; gli occhi di chi crede nel suo futuro. Noi vogliamo guardare al futuro con la certezza di chi sa come costruirlo. Perché vedete, quando leggiamo, come si legge in una recente indagine, che il 55 per cento dei giovani aspira a vivere all’estero, noi dobbiamo poter dire a questi giovani: DOPO IL 9 E IL 10 APRILE VENITE A VIVERE IN UN PAESE NUOVO: L’ITALIA." (Romano Prodi, 25 Fennraio 2006)

Alex
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domenica, 19 febbraio 2006

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Sarebbe bello sapere dove si vuole andare a parare. Non lo sapevo il giorno della mia nascita e non lo so nemmeno adesso. Ho scelto di iscrivermi a medicina per tanti motivi mai dichiarati per bene. Ho sempre evitato come il fuoco il buonismo del “lo faccio perché voglio aiutare il prossimo”, e ho sempre scherzato motivando la mia scelta con la passione per ER medici in prima linea. Sarebbe bello poter amare e urlare a tutti i propri sentimenti. Il mio problema non è mai stato quello di urlarli, ma semmai quello di gestirli e classificarli. Mi piacerebbe vivere in ogni ambito, e mi ritrovo a passare il tempo fra testi universitari che parlano di malattie atroci, complesse. Professori più bastardi del demonio e compagni di corso paragonabili a tanti pezzettini di merda che lottano per galleggiare nel piscio della loro carriera. C’era una volta qualcosa che mi spingeva a scrivere di quello che c’era dentro di me, oggi scrivo solo di cose che stanno fuori, e mi fanno schifo. Beccandomi a volte del disilluso, a volte del coraggioso e il più delle volte suscitando solo tanta indifferenza. Non è come in quei cazzo di film americani in cui al college si organizzano festini, ci si bacia nel parco con l’erba tosata e tutti vissero felici e contenti. Nemmeno la tri ste zza sembra uguale, nemmeno quella. I visi tristi dei belloni del cinema sono attorniati da musichette spacca lacrima in ogni scena sgradita alla felicità, qui come sottofondo se va bene ci resta il silenzio, e se va male qualche altra cosa di cui non vorremmo mai sentire le note. Mi piacerebbe sapere dove sto andando con tutta questa mia serietà, con tutta la pragmaticità che sono costretto a prendere in considerazione. Vorrei sdraiarmi su un prato qualsiasi e guardare dritto verso qualcosa che non si vede. Vorrei poter dire di essere innamorato senza preoccuparmi delle conseguenze affettive, sociali, universitarie. E non voglio qualche stupida musica di sottofondo, mi va bene anche il silenzio. Altrimenti sarebbe l’ennesima recita venuta male di un film già visto.

 

Alex

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domenica, 12 febbraio 2006
Fenomeno Luxuria



Molti intellettuali e politici di centro destra attaccano di continuo e con stizza la scelta di candidare nelle file di Rifondazione Comunista un essere umano nè meglio nè peggio di tanti altri. Ogni partito sceglie, grazie a questa infame legge elettorale, chi mandare in Parlamento. Forza Italia ci manda Marcello dell'Utri (condannato a nove anni di carcere per concorso esetrno in associazione mafiosa) e Cesare Previti (condannato a 11 anni di carcere in primo grado per corruzione giudiziaria), mentre l'Udc sceglie come candidato per la presidenza della regione Sicilia Totò Cuffaro, rinviato a giudizio per mafia dalla Procura di Palermo. Insomma, in Parlamento possono andarci delinquenti, mafiosi e figli di puttana, ma un travestito no. Travestito dotato, fra l'altro, di non indifferente cultura e intelligenza, e se qualcuno pensa il contrario è libero di dimostrarlo coi fatti nei commenti. La verità è che parte di questo paese si nutre di sola immagine. Un mafioso in giacca e cravatta è meglio di un onesto travestito da donna. Un imprenditore col trapianto di capelli e i sopralzi nelle suole, che dice cazzate dalla mattina alla sera, viene votato da un certo numero di .... (ah, quant'è difficile mantenere la calma) pur essendo un evidente e dichiarato malfattore. Vladimir Luxuria diventerà in ogni caso parlamentare della Repubblica italiana (sia che si vinca sia che si perda, e se non vi sta bene prendetevela con chi ha proposto e votato quest'aborto di legge elettorale). Dunque, cari leghisti, democristiani, fascisti, razzisti di varia natura: abituatevi. Il fenomeno Luxuria è alle porte.

Alex
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mercoledì, 11 gennaio 2006
Ieri sera, dopo una giornata di studio maniacale, la mia scarsa attenzione mentale si è focalizzata sulla puntata di Ballarò, non essendo riuscito ad organizzare nulla per uscire di casa con qualche scusa. Al termine del teatrino politico imbastito dagli ospiti (come al solito distintisi in peggio e meno peggio, con qualche eccezione), mi hanno colpito due cose in particolare: la figura di Eugenio Scalfari e la mia viva preoccupazione per l'esito delle prossime elezioni. Ho letto spesso articoli di Scalfari su Repubblica, ma vederlo ieri in tv, a confrontarsi col ministro Castelli, mi ha davvero colpito. Un caro vecchiettino lucidissimo, pungente, che nonostante gli occhietti luccicanti non ha mai perso la calma, pur infliggendo al ministro e a Cicchitto stoccate degne di un uomo che non ha nulla da temere. I giovani, NOI giovani, abbiamo ormai poche stelle da seguire, e non parlo delle ragazzine ritardate che si strappano i capelli per Lee Ryan. Parlo di personaggi che abbiano da insegnarci qualcosa che sia diverso dal "frega il prossimo prima che il prossimo freghi te". Scalfari mi ha colpito per la calma delle sue parole, per la decisione del suo sguardo, quello di chi conosce l'avversario politico e non lo teme. La sinistra si è scandalizzata perchè Piero Fassino si sarebbe interessato telefonicamente alla scalata a Bnl di Unipol. Nessuno fiata, a destra, quando si viene a sapere, e lo si sa da anni, che Berlusconi possiede il 49% delle azioni di Mediolanum. E da qui nasce la mia profonda preoccupazione per quel che avverrà nei mesi prossimi. La lotta è impari. Ci troviamo di fronte ad un elettorato di centro destra che rivoterebbe Berlusconi anche se il tg1 trasmettesse un video nel quale il premier sgozza sua moglie, la fa a pezzetti e se la mangia per cena. Un elettorato di centro sinistra diviso, che vuole la massima trasparenza, che chiede un programma serio, leale e onesto. Altrimenti non ci sta. In tutto questo, un 30% di indecisi, secondo gli ultimi sondaggi, che funge da mina vagante per la rielezione di Silvio Berlusconi. Posso non avere paura per il mio futuro? Posso non preoccuparmi del fatto che forse dovrò emigrare in qualche paese civile dove la legalità viene punita e non premiata? No, non ci riesco a starmene con le mani in mano. A costo di telefonare, uno a uno, a tutto quel 30% di indecisi, per comunicargli che se deve fare stronzate il giorno delle elezioni, tanto vale che se ne stia a casa propria.

Alex
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lunedì, 28 novembre 2005
Non è tristezza, no, quella abbatte. Però certo è difficile definire qualcosa che ti fa riflettere costantemente, che magari ti riporta indietro di qualche anno e sì, mette addosso un po' di sofferenza, che avverti come nostalgia o solo incompletezza. Tornato dai miei viaggi, ultima la città di Oslo, penso sempre a quelli precedenti, all'atmosfera che c'era, e ascolto musica che mi fa volontariamente tornare in mente episodi, ambientazioni, flash di felicità e mite debolezza. Sì, quand'ero più giovane, quando ancora guardavo da lati diversi la vita. Risate, ok, non sono mica vecchio, ma è tutto relativo, cazzo. Chi decide il limite fra giovinezza e vecchiaia, e soprattutto come chiamo una persona che è nata prima di me, se non più vecchia? Giochi sporchi di termini, infatuati dalla sempiterna favola del giovane felice, del giovane contento, del giovane stronzo e del giovane coglione. Scrissi tempo fa che avere vent'anni è un'opportunità, non un'assicurazione, gente, mica mi sbagliavo. Noi abbiamo davanti un piatto vuoto, d'argento, che possiamo riempire come vogliamo, anche di merda, se ci piace. E a volte, credetemi, diventiamo ghiotti coprofagi solo per il gusto di vedere cosa si prova. Niente, tutto è partito dal fatto che stavo ascoltando musica vecchia, di tempo fa, di tanti viaggi fa, quando mi sembra ora che fossi diverso, più sognatore e meno preoccupato. Forse è il senno di poi che storpia tutto, perfino i ricordi, forse sto solo impressionandomi di essere più bigotto e razionale. Che poi due anni fa ancora andavo a messa e adesso no, quindi semmai quanto a bigottaggine (?) sono sfondato verso il basso. Ma sì, diamoci l'illusione di essere peggiorati, di aver perso l'ultimo treno verso la deviazione per il paese dei giovani "felici della loro giovinezza". Che tanto non so mica se mi sarebbe piaciuto stare assieme a gente montata col sorriso stampato sulla bocca 24 ore su 24. Al grido di tutto va bene, state tranquilli che le cose andranno meglio. Gente, mica voto Silvio, io.

Alex
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giovedì, 29 settembre 2005

In questi giorni di pseudo-vacanza, aspettando che ricomincino lezioni e tirocini, mi sono dedicato più del solito alla lettura dei giornali e all’approfondimento di alcune tematiche di attualità. Devo dire che a volte l’ignoranza è un gran bene. Sono profondamente scoraggiato da quello che sta avvenendo nel nostro paese, tanto da essere arrivato alla nefasta conclusione che il problema dell’Italia non siano i suoi politici, ma gli italiani stessi. I politici rappresentano lo specchio di una nazione che si fa i fatti propri, pensa al suo orticello, è miope e non riesce a guardare oltre il proprio naso. Possiamo trovare altri colpevoli nell’informazione di regime, nei programmi ammazza-cervello che ci propinano ogni giorno. Ma sarebbero scuse, solo patetiche scuse. Gli italiani forse non hanno la dimensione del pubblico. Non si rendono conto che siamo in democrazia, che qualcosa si può fare per cambiare le cose. Vedo troppa apatia in giro, troppe persone che dicono “uno vale l’altro”, che però alla fine vanno a votare e votano sempre dei qualunquisti come loro. L’anno scorso, al seggio, mentre facevo lo scrutatore, un tizio mi guarda e mi dice “Mi dica lei cosa votare, che tanto sono tutti uguali”. Ovviamente non gli ho risposto cosa votare, ma solo che non era vero, qualcosa cambiava. Mi ha dato dell’ingenuo e si è chiuso nella cabina elettorale. Ci scommetto le balle che ha crocettato il simbolo del nostro amato premier. Sì, perché il cavallo di battaglia di questi nostri governanti è il qualunquismo. Sanno che la maggioranza degli italiani si interessa solo dei propri interessi, di come sistemare i figli, di come comprarsi la casa al mare e di come infinocchiare il prossimo. La questione non è che questo sia sbagliato. La questione è che la democrazia si nutre di verità, e se i cittadini non cercano questa verità attraverso l’informazione, attraverso il confronto, questa non verrà mai a galla. Senza democrazia si finisce nella povertà, ed ecco che il cerchio si chiude. Fare i propri interessi non è in antitesi rispetto all’occuparsi degli interessi di tutti. Ma certo, quelli che la pensano così sono degli illusi. C’è anche tanta gente, in realtà, che tiene a questo paese ed è pronta a sacrificare un po’ del suo orticello per vederlo crescere in democrazia e libertà. Sono tanti, ma relativamente pochi. La maggioranza degli italiani è assopita, seduta sul divano a schiacciare un pisolino mentre la tv le canta la ninna nanna. Da questo scaturisce la mia voglia, e anche quella di altri miei coetanei, di andarsene da qui. Non c’è futuro in un posto governato da ladri e sostenuto da individui narcotizzati. Certo, andarsene significa siglare la sconfitta. Ma qual è l’alternativa? Perché cambi qualcosa serve che gli italiani si sveglino. Dal sonno della ragione, che genera mostri.

 

Alex

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domenica, 11 settembre 2005

Quattro anni di menzogne, che non rendono onore agli innocenti morti ammazzati dal terrorismo. Quattro anni di interessi petroliferi costruiti a spese di altri innocenti, sulle spalle di coloro che hanno perso la vita quell’11 Settembre del 2001, usati pubblicamente come scudo inviolabile per perseguire fini economici del tutto privati. L’America si sveglia con incubi che ancora deve sognare, con al suo interno povertà e malcontento, e all’esterno una guerra che sembra non finire mai. C’è la vergogna di chi ha usato la strage delle torri per gonfiare i propri portafogli, trovando scuse peraltro patetiche per invadere paesi colpevoli unicamente di galleggiare sopra il petrolio o destinati a ospitare gasdotti, come l’Afghanistan di Osama Bin Laden. C’è l’astuzia di George W. Bush, che vuole combattere il terrorismo tirando una bomba qua e una là: chissà che la fortuna lo assista, un giorno o l’altro, nel beccare almeno un terrorista. Ci sono le stragi di Madrid, Londra, Sharm el Sheik, e tante altre che non ci sono toccate da vicino e quindi ci siamo un po’ dimenticati. Quattro anni dopo siamo peggio di quello che eravamo quel giorno. La paura del terrorismo è diventata una certezza di essere colpiti. Come un assegno in bianco, al quale non manca la ci fra , ma la data. Quattro anni di errori che non siamo riusciti ad evitare, annebbiati come erano i popoli dai talk show, i reality e le veline. La vere droghe della democrazia. Un presidente guerrafondaio rieletto alla Casa Bianca perché, come dice Britney Spears, ispira fiducia. E se lo dice una bonazza come Britney, perché non votarlo? Non sono bastate le marce, le bandiere, i gruppi rock democatici. L’americano medio non è diverso dal suo omologo italiano: sei canali con culi al vento, le partite alla televisione, i fast food aperti fino a tardi e di tanto in tanto gli schemini della guerra in Iraq sul giornale, giusto per far giocare anche loro al fantabellum. Chi ieri ha appoggiato queste guerre con il suo silenzio, oggi non può esimersi dall’assumersene le responsabilità. Ciò che più mi innervosisce è vedere Bush che usa gli innocenti delle torri come scusa per riempire le tasche della lobby petrolifera di cui fa parte. Mentre altri innocenti muoiono, senza che il cerchio si chiuda, mai.

 

Alex

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martedì, 28 giugno 2005

Due righe su alcuni degli avvenimenti che hanno occupato le prime pagine dei giornali di oggi e dei giorni scorsi.

E’ uscito il nuovo compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, sotto forma di quiz tipo terza prova. Dall’anno prossimo, sulle frequenze di Radio Maria, verrà trasmesso un concorso a premi intititolato “Chi vuol essere scomunicato” condotto dal Cardinal Ruini. I quiz prevederanno tematiche come la sessualità, la vita, la pace, i diritti umani e ovviamente la politica. Saranno concessi l’aiuto delle suore presenti in studio, la telefonata a Pera e l’assistenza della Divina Provvidenza col 50 e 50. Per partecipare, scrivere a “Comunione e Liberazione” sottoscrivendo la tessera di iscrizione centennale come piccolo contributo spese. In palio, l’indulgenza plenaria di sua santità Benedetto DecimoSesto, produttore e regista.

Ad una manifestazione del Carroccio è comparso lo striscione “Stuprate Pecoraro Scanio”. Calderoli ha commentato: “E’ il gesto volgare di un imbecille”. Stupisce come Calderoli pronunci la parola imbecille senza sentirsi chiamato in causa.

Il Senato ha approvato la riforma della Giustizia. Il senso di Giustizia approva la riforma del Senato?

Il governo ha lanciato l’allarme caldo per anziani e bambini. Queste le dichiarazioni di Berlusconi: “Non si poteva prevedere che l’estate avrebbe portato un’ondata di caldo e siccità, quindi non è colpa del governo. E poi fa caldo in tutta Europa, non capisco cosa abbiamo da lamentarci”. Il ministro Storace avverte: “Non sono un medico, ma ho come la netta sensazione che qualcuno ci lascerà le penne”. L’opposizione: “Siamo sempre stati contro il caldo”: Ciampi: “Invito all’unità contro il caldo”. Gli italiani: “Le spese del condizionatore si possono detrarre dalle tasse?”. I cattolici: “Il condizionatore è contro natura, se Dio ha voluto il caldo è perché l’uomo ne possa usufruire”.

 

Alex

 

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mercoledì, 22 giugno 2005

Tre anni fa ero seduto sugli ste ssi banchi di chi oggi è impegnato nel tema di maturità. Lo confesso, mi piacerebbe tornare indietro nel tempo e riguardare la faccia dei miei compagni alla visione della poe sia di Quasimodo, “Uomo del mio tempo”. La storia è semplice: la mia tesina riguardava il rapporto uomo-guerra nel ventesimo secolo, e fra le poe sie che avevo introdotto c’era quella di Quasimodo, che quindi conoscevo a menadito già prima dell’uscita del tema. Quando mi sono accorto della botta di culo inaudita, subito ho pensato che sarebbe stato corretto non svolgere quel tema. Balle. Un secondo solo di ripensamento e poi giù a scrivere tutto quello che avevo studiato per giorni su quella poe sia, peraltro molto bella e sentita. Con tutti i compagni che mi guardavano imbufaliti, speranzosi in un mio aiuto. E’ stato bellissimo quando perfino la prof di italiano si è avvicinata a me per chiedermi la spiegazione di una parte del testo, che non ricordava, per poterla suggerire agli altri ragazzi in difficoltà. Davvero una gran giornata, e davvero un gran tema, il cui risultato appariva scontato.

 

Un po’ però mi rattrista pensare che sono passati già tre anni, pieni di avvenimenti che assolutamente ritenevo imprevedibili. Primo fra tutti, l’aver passato al primo colpo il test di medicina, cosa che studenti di tutta italia con la vocazione medica possono solo sognare. Poi i tre anni di corso, l’esame di anatomia, quello di fisiologia, l’essere praticamente arrivato al giro di boa di una facoltà che ho scelto e amato già prima di iniziare. Le amicizie, le storie d’amore, anche le tante delusioni, che però apprezzo nel loro insieme per la grande maturità che mi hanno fatto raggiungere. Non mi lamento di quello che ho vissuto, ma confesso che mi manca il liceo, mi mancano quei sentimenti forti e passionali del diciottenne che scopre cosa sono davvero l’amicizia e l’amore. Insomma, forse mi manca l’entusiasmo della “prima volta”, ma sicuramente sto bene anche dove sono, con alle spalle fatiche titaniche e risultati eccellenti. Perciò mi sento di dire in bocca al lupo a tutti quelli che ce la stanno mettendo tutta per raggiungere la loro strada. E badate bene che Dante faceva cagare anche a me, quindi avete tutta la mia solidarietà!

 

Alex

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martedì, 03 maggio 2005

Più di una settimana fa ero a Londra con alcuni amici, dei quali molti conosciuti da pochissimo. A volte nella vita mi capita di aprire delle finestre per far entrare ossigeno, e in genere il mio ossigeno sono sempre gli altri. Ho sempre pensato di non essere metereopatico, anzi. Di solito quando c’è brutto tempo mi sento meno fiaccato; in realtà sto scoprendo che ogni anno, ciclicamente, in primavera, mi succede qualcosa di nuovo che cambia radicalmente gli schemi delle mie settimane e del mio modo di vedere un po’ tutto, dall’università ai vari problemi dello stare al mondo. Il fatto di avere conosciuto gente nuova, aver fatto un viaggio a Londra, essere entrato in una specia di nuovo gruppo nel quale succedono cose nuove, per me è diventato come, appunto, aprire quella famosa finestra ossigenante che mi sta ridando voglia di andare avanti. Dio solo sa quanto è fondamentale questa voglia. C’è una canzone dell’infallibile e purtroppo ormai superato Max Pezzali. “grazie mille”, nella quale si ringrazia non si sa bene chi per “quando ho l’entusiasmo di fare”. Fondamentale e unico, l’entusiasmo. Me ne nutro raramente, ma lo cerco in continuazione. E’ quella cosa che ho sentito dentro il primo giorno di reparto, è l’insonnia del giorno prima, è un bacio all’improvviso rubato a chi sogni da sempre di sposare. Insomma quella cosa lì, quella che in fondo provo ciclicamente ogni anno a metà primavera, vuoi perché gli ormoni galoppano, vuoi perché la luce mi risveglia strani pensieri nella testa. Divertimento, casino, festa, vita notturna. E così sia.

 

Alex

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mercoledì, 20 aprile 2005

La domanda più frequente, nelle menti dei progressisti cattolici, è stata: ma come ha fatto a raggiungere il quorum? Semplice: si è scelto il male minore. Immaginatevi un conclave dove Ratzinger parte avvantaggiato e necessita di ormai soli pochi voti per essere eletto. E votazione dopo votazione serpeggiano altri nomi dal suono agghiacciante: Ruini, Scola, Tettamanzi. Se voi foste Martini, che fareste? Probabilmente arginereste i danni, votando compatti per Ratzinger, che non è il primo venuto, e nemmeno il primo venduto. Un uomo che ha cominciato la sua carriera come progressista di quelli rossi rossi, mutatosi in freddo custode dell’ortodossia una volta che l’odore del potere vaticano gli aveva ormai annebbiato i sensi. Un Ratzinger in due fasi, chissà che non nasconda la terza. Giovanni XXIII venne eletto come papa conservatore, col risultato di far indire un Concilio vaticano Secondo che avrebbe rivoluzionato la dottrina della Chiesa. Non sarei così sicuro di trovarmi davanti un uomo votato a Opus Demoni e CL, intransigente e duro, crucco e tadizionalista. Sappiamo solo che Benedetto XVI è fra i porporati più intelligenti di questo mondo, ora bisogna capire come userà questa sua intelligenza. Intendiamoci, ieri dopo la sua elezione ero nero dalla rabbia, ma le apparenze spesso ingannano e chissà che ad essere ingannati non siano stati proprio quelli che l’hanno voluto vecchio e retrivo?

 

Alex

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sabato, 05 febbraio 2005

Nella mia città, e penso in tutte le città italiane, si vedono cartelloni di Alleanza Nazionale che inneggiano alla patria, che sostengono l’essere maggioranza di una coalizione di centro destra che non ha fatto altro che spaccare il paese in due, come del resto dice Berlusconi, fra buoni e cattivi. La patria. Quella concezione nazionalista del proprio paese che ha alimentato due guerre mondiali e numerose deportazioni, non ultima quella di Milosevic. Ora qualcuno mi dice che devo sentirmi italiano. Devo, e io rispondo così. Mi sento italiano quando all’estero si illuminano gli occhi dei miei coetanei stranieri nel momento in cui dico di essere italiano. Mi sento italiano quando penso alla Resistenza, al 25 Aprile, al modo in cui ci siamo risollevati dalla distruzione post-bellica della seconda guerra mondiale. Mi sento italiano quando penso che il mio paese è magnifico, centro indiscusso dell’arte occidentale. Quando penso a Galileo, Leonardo, Dante.  Mi sento italiano quando, al Sud, respiro l’ineguagliabile accoglienza che contraddistingue la nostra gente e le nostre terre. Quando mi bagno nel mediterraneo e penso che se non fosse per qualche coglione di turno potremmo essere il paese più ricco del mondo. Mi sento italiano quando rapiscono una giornalista del mio paese che faceva il suo dovere, che raccontava le verità che vedeva. Con coraggio.  Non mi sento italiano, certamente, quando il mio paese va in guerra. Non mi sento italiano quando chi mi rappresenta si crede Dio in terra disceso dal cielo per dirmi chi sono i buoni e chi i cattivi. Non mi sento italiano quando chi osa parlare di mafia viene criticato e insultato. Non mi sento italiano tutte le volte in cui la patria viene abbassata all’idea di lotta, di violenza, di guerra. La mia Italia è pacifica e pacifista, sa far vincere la cultura del dialogo su quella della belligeranza. Adoro la mia Italia, senza che uno stupido cartello mi dica che sono in minoranza. Anche se non voto An, anche se non ho mai imbracciato un fucile e mai (spero) lo imbraccerò.

 

Alex

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mercoledì, 02 febbraio 2005
 
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mercoledì, 02 febbraio 2005

Censura sì, censura no. E’ giusta la censura? Forse è meglio chiarire a quale censura ci si riferisce. In questo momento intendo quella d’opinione. Ci sono anche gli altri tipi: quelle che si occupano di tagliare le scene scabrose dai film, di mettere il bip sotto alle parolacce di chi sta in tv, di dire “questo film è adatto ai bambini, questo ai grandi e quest’altro ancora ai sadici della violenza”. Ritengo ingiusto, come già ho detto, ogni tipo di censura. Ma ritengo ancora più ignobile la censura politica. La democrazia è un frutto diretto della libertà di conoscenza. Senza libertà d’espressione non può esserci democrazia, anche se le elezioni non vengono truccate, perché a parlare è sempre una campana sola che, casualmente, non riguarda mai le opposizioni e le minoranze. Si è cacciato Santoro perché era fazioso. Vespa, invece, andrebbe preso come esempio di giornalismo libero. Come quando pagò gli assassini di Marta Russo per intervenire a Porta a Porta. Come quando invitò il Cavaliere senza garantire la presenza di un contraddittorio. Come quando Previti venne condannato a 11 anni e lui mandò in onda l’ennesima trasmissione su Cogne. Si potrebbe continuare all’infinito. Cosa sarebbe successo se Santoro avesse invitato solo Prodi, nelle sue trasmissioni, senza nessun altro giornalista o politico di parte avversaria? Comunista, bolscevico, rivoluzionario, omicida, criminale, assassino, teppista, fazioso, giustizialista, giornalista rosso, eccetera eccetera. Lo fa Vespa, ed è normale. Quattro anni fa ero un fedele spettatore dell’allora “Sciuscià” e Santoro non fece mai una sola trasmissione senza garantire la presenza di tutte le parti politiche. Certo, esprimeva opinioni e mandava in onda servizi scomodi (come quando parlò dei rapporti fra mafia/Dell’Utri/Berlusconi, poi confermati dalla sentenza dello scorso anno del Tribunale di Palermo). Troppo scomodi. E Biagi? Il rivoluzionario armato fino ai denti che attentava alla vita dello Stato? Silurato. Per non parlare di Luttazzi, scomodo a destra e a sinistra solo perché il suo umorismo era volgare e rappresentava una mina vagante. In qualsiasi altro paese epurazioni del genere avrebbero indotto le opposizioni non dico alla guerra civile ma quantomeno ad un secondo Aventino. In Italia va bene così a quasi tutti. Chi governa prende in mano la Rai e comanda. Peccato che Berlusconi abbia Rai e Mediaset. Conflitto di interessi? No. Interessi e basta, senza conflitto.

 

 

 

Alex

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lunedì, 31 gennaio 2005

Mi ha fatto molto piacere che FreeLand si sia resa ospite di un dibattito molto acceso sulla Fecondazione assistita, dibattito che è necessario si sviluppi per raccontare i propri pensieri e soprattutto mostrare i mille risvolti della questione, che poi riguarda la vita e la natura stessa dell'uomo. Come avrete potuto notare, ho cambiato la frase sotto al titolo del blog. Mi piace farlo, ogni tanto, per dare aria nuova. Insieme al tema del referendum prossimo, mi piacerebbe discutere di televisione. Quanto influisce sulle nostre scelte, commerciali o politiche che siano? La democrazia è al riparo dalla tv, oppure non c'è democrazia in un paese i cui mezzi di informazione sono quotidianamente manipolati dai potenti di turno? Ho deciso pertanto di prendere spunto dalla frase di Montanelli riportata sul retro del libro "Regime" di Marco Travaglio, che mi sono preso la briga di leggere. Anche perchè ho aperto questo blog più di un anno fa per creare uno spazio mio al di là della tv, dove tutti potessero liberamente esprimere le loro opinioni. Cosa che in televisione, oggi, non sempre è possibile fare, soprattutto se si è simpatici, onesti e capaci. Vedi Guzzanti, Biagi, Santoro, Rossi, Luttazzi e altri, vittime dell'ostracismo berlusconiano.

Si aprano le danze!

Alex 

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sabato, 29 gennaio 2005

Quando il governo approvò la legge sulla fecondazione assistita, dopo averla letta, subito molti capirono che, al di là delle singole posizioni, era una legge scritta e concepita veramente male. Che servisse una legge era scontato, dato che il far west biotecnologico al quale eravamo esposti risultava davvero fuori da ogni schema etico, anche radicale. Credevo che il referendum potesse in qualche modo abrogare alcuni punti di questa legge, ma quando mi sono ritrovato a leggere i quesiti referendari mi sono detto: non so davvero che fare. Vediamoli:

Primo quesito: propone di cancellare il limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni, in modo da consentire nuove cure per malattie come Alzheimer, Parkinson, sclerosi e diabete. Questo è forse il quesito che mi lascia più dubbioso. Il fulcro sta nel reputare o meno l'embrione una forma di vita con tutti i diritti dell'essere umano, fra cui (il più importante) il diritto alla vita. Che l'embrione sia un'essere vivente è fuori discussione. Per i credenti possiede già un'anima e dunque è un essere umano a tutti gli effetti. Tuttavia ci sono embrioni in eccesso, accumulatisi negli anni e ora congelati, dei quali non si sa che fare. Tenerli congelati a vita? Distruggerli? Il dubbio rimane e credo rimarrà ancora per molto tempo.

Secondo quesito: ha come obiettivo quello di cancellare le norme sui limiti all'accesso alla procreazione medicalmente assistita (come l'eliminazione dell'obbligo di creare in vitro non piu' di tre embrioni e di trasferirli con un unico e contemporaneo impianto nell'utero materno). Su questo sono d'accordissimo per il sì. La legge prevede l'obbligo di impianto di 3 embrioni per volta, non considerando minimamente le varianti dell'età e delle condizioni di salute della donna. E' evidente che una donna giovane e maggiormente fertile ha bisogno di un numero minore di embrioni impiantabili per la buona riuscita della fecondazione, viceversa la donna più anziana che richiede invece un maggior numero di tentativi. E' evidente che occorre elasticità nelle decisioni da prendere, cosa che la legge non consente ad oggi poichè tutela la vita dell'embrione e dunque non consente che se ne usino troppi per evitare sprechi (la brevità mi costringe ad usare termini semplicistici!).

Terzo quesito: punta sulla 'autodeterminazione e la tutela della salute della donna', abrogando le norme sulle finalita', sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso. In particolare, si propone la cancellazione totale dell'articolo 1 della legge sui diritti del concepito, in modo da affermare che i diritti delle persone già nate non possono essere considerati equivalenti a quelli dell'embrione. Di fatto, se passasse questo quesito, tutta la legge andrebbe riscritta, in quanto mina l'essenza stessa della norma che equipara i diritti del nascituro a quelli del cittadino già nato. Gli italiani, per la verità, già decisero con il referendum sull'aborto che l'embrione poteva essere "annientato" prima del suo sviluppo definitivo. Credo di votare sì anche per questo quesito, ma non per affermare i "non" diritti dell'embrione, quanto per spingere il Parlamento a rivedere questa legge e modificarne gli aspetti più controversi (per ulteriori info, su FreeLand del Gennaio 2004 vi sono alcuni post cui seguirono interessanti dibattiti).

Quarto quesito: propone di cancellare la fecondazione eterologa. Si vuole, in sostanza ''consentire la donazione di gameti per rimediare ai casi di sterilità più gravi e per prevenire la trasmissione di malattie ereditarie quando uno o entrambi i potenziali genitori ne sono portatori''. Fa sostanzialmente riferimento all'utilizzo di gameti al di fuori della coppia quando uno dei due coniugi è affetto da malattia ereditaria e (ovviamente) non vuole rischiare di far ereditare al figlio la malattia stessa. L'attuale legge prevede che solo coppie sposate o di fatto, non omosessuali, possano accedere alla fecondazione (dunque OMOLOGA). L'eterologa (cioè quella nella quale si utilizzano gameti di persone estranee alla coppia) è vietata. E' un gran casino. Così com'è la norma è scritta male: chi garantisce che le coppie di fatto siano davvero di fatto? E se entrambi i coniugi sono sterili? Non hanno diritto, come sancisce del resto la legge, ad avere un figlio?

Questo lungo post per accennare solamente ai tanti problemi di questo referendum e di questa legge. Di una sola cosa sono convinto: se in Italia non ci fossero pressioni da parte della Chiesa, se chi legifera usasse il cervello e se i radicali usassero toni meno accesi nei dibattiti, tutti capirebbero meglio la questione. E probabilmente il problema non si tradurrebbe in un "cattolici contro tutti", ma piuttosto in una grande discussione comune nella quale l'etica possa diventare patrimonio di tutti e non di una singola religione. Mi irritano profondamente i "movimenti per la vita". Come se tutti gli altri fossero per la morte.

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martedì, 25 gennaio 2005

Al liceo e in università ho fatto qualche corso di statistica e probabilità, ma per capire che il 53 ha la stessa probabilità di uscire sia due volte di seguito che dopo 200 estrazioni non ci vuole un matematico. Novanta numeri di cui solo cinque per volta possono uscire, ogni estrazione è un caso a sé stante. Eppure sembra che gli italiani abbiano perso il senno. Il gioco del lotto secondo me è una buona cosa. Cinicamente potrei dire che rimpolpa le casse dello stato, ma ha anche funzione di divertimento e passatempo per molte persone. I divertimenti non per forza devono diventare vizi e non per forza devono essere demonizzati. Quello che però mi chiedo, da non giocatore, è come si faccia a giocare sui numeri ritardatari. Ho provato a spiegare a mia zia, che ogni tanto punta qualche soldino, che è assurdo, ma lei fa orecchie da mercante, dice: “prima o poi DEVE uscire”. Ma questo non è vero!!!! Potrebbe non uscire mai più da qui fino all’estinzione del sole! Ora, se la cosa si limitasse a persone ottuse che non vogliono capire, diremmo: sono sempre esistite. Peccato che per questo 53 c’è gente che si è uccisa e ha ucciso. In tutto questo lo sfondo è sempre la solitudine. Si gioca per stare con gli altri, perché si è soli, e se si puntano cifre alte vuol dire che la vita ti sta offrendo troppo poco per usare i tuoi soldi in maniera più razionale. La Lombardia, regione in cui vivo da sempre, è quella che ha puntato più denaro sul 53. Non so come si possa oramai uscire da questo tunnel, però la soluzione secondo me non sta nel demonizzare il lotto, piuttosto nel cercare di diffondere in questa Italia qualche speranza in più nella razionalità. Meno nei sogni, nella cabala e nella smorfia. Evitando magari di far andare in tv qualche coglione, perché a volte occorre chiamare le persone col loro nome, che dice di aver trovato la ricetta per vincere. Anch’io lo trovata: non giocare proprio.

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mercoledì, 19 gennaio 2005

In questi giorni si sentono notizie, provenienti dal mondo della giustizia, che trovano pareri spesso estremisti nella gente comune. Ogni volta che si parla di sconti di pena, o di scarcerazione per buona condotta, il sentimento generale è quello di condanna verso la magistratura, in parte dettato dai tg manipolati e in parte dovuto alla sensazione che la giustizia sia sinonimo di vendetta.

Oggi un uomo, un carcerato, in Sardegna, si è cucito bocca e occhi in segno di protesta verso le condizioni indecenti di vita all'interno del carcere. In Italia alcune carceri sono veri e propri pollami. Se la loro capienza massima è 100, come minimo dentro ci sono 1000 persone. Per non parlare delle violenze subite al loro interno, taciute e spesso compiute dalla stessa polizia penitenziaria. Il carcere non dev'essere la punizione esemplare con cui rendere vendetta alle famiglie delle vittime. La vendetta non sazia il dolore e non porta gioia nel cuore di nessuno, solo tanto orgoglio nel cuore dei sadici. Il carcere dovrebbe essere concepito come un luogo dove recuperare il cittadino che ha commesso dei crimini, di modo da reinserirlo nella società quando non rappresenterà più un pericolo per nessuno e tenercelo dentro fin quando il pericolo permane. Invece per strada si invocano taglie, ergastoli, vendette, a volte pene capitali. Io credo che a volte il carcere sia già la peggior punizione di questo mondo. E in Italia, è provato, si esce dal carcere più imbruttiti e incattiviti di quanto non si fosse quando si è entrati. Uno fra i mille problemi di questo amato paese, giardino dell'Eden nella mente del nostro onestissimo premier.

Alex 

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lunedì, 17 gennaio 2005

La cattiveria gratuita è qualcosa che non accetto, mi infastidisce. La vivo sulla mia pelle quando devo fare un esame e il docente davanti a me vuole a tutti i costi fregarmi. Una lotta, stupida, perché ad armi impari. Sarebbe come, per me, lottare con un neonato a braccio di ferro. E poi lodarmi per aver vinto. Non tollero, nel sistema universitario e scolastico, il tono perentorio dei professori. Mi urta quando alzano la voce, quando ti mancano di rispetto, quando non sono cortesi. Cos’ho fatto per meritarmi la loro scortesia? Se vado dal negoziante sotto casa mi sorride appena entro, anche se ha mille cazzi per la testa, perché sono un cliente. Io sorrido ai conoscenti, per strada, al di là dei miei cazzi, perché mi hanno insegnato che la cortesia è un pregio. Molti professori pensano che più si è stronzi e scortesi e più si è bravi, una gara a chi s’incazza di più, a chi sa dimostrare meglio che può punire, che ha il coltello dalla parte del manico. Intimidazioni, ricatti, infantilismi. Spesso sono queste le armi di chi insegna nelle scuole e nelle università, scene che ci riportano a schemi oserei dire “mafiosi”, in quanto riconducono l’uomo ad agire secondo paura e non secondo libertà. Non siamo in grado di garantire ai nostri figli un’istruzione serena, dobbiamo per forza darli in pasto a degli stupidi e vecchi bacucchi affetti da demenza senile che esaltano il loro ego all’interno degli edifici pubblici. Perché è questo che fanno, esaltano il loro ego riversando le loro manie di onnipotenza sugli studenti. Siete solo dei falliti, miei cari. Potrete anche avere la meglio sui banchi di scuola, ma fuori siete solo pivelli incapaci di scuotere la polvere dai sandali. Il vostro ego è gonfiato almeno quanto la vostra prostata. Spiacente, miei cari, oggi vinco io.

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sabato, 08 gennaio 2005
 

Fredda città, Milano, soprattutto d’inverno, però non si può dire che dorma. Sul marciapiede trovi sempre qualcuno: due che si baciano, qualche ubriaco, magari una puttana che sfoggia la mercanzia sotto la pelliccia. Non fa più notizia, almeno da quando avevo quattordici anni e coi coetanei le ridevamo dietro. Non fa notizia il venditore di rose che ti importuna per costringerti a comprarne una, nemmeno il pub all’angolo dove ti sei ubriacato la prima, e anche l’ultima volta. Nei giardinetti di fronte c’è una giostra, la chiamavamo “il vomitone”. Sbronzi come cammelli dentro una piscina, facevamo a gara a chi ci stava di più sopra, a girare, senza sboccare l’anima. Lo so, i soliti coglioni, di quelli che suscitano nelle vecchiette facce strane, disgustate, seguite da più o meno marcati luoghi comuni sui giovani d’oggi. Una Milano che, se dicessi “Da Bere”, risulterei quantomeno ironico. Ma non di solo alcool vive l’uomo, disse l’epatocita senza più transaminasi (bassa ironia da rincoglionito fisiologico). No, è vero, ci sono anche i buoni sentimenti. Tipo quando ho passato due ore su una panchina di quelle a piangere perché il mio amico se la faceva con la mia amata. Due aggettivi possessivi, “miei”, che non so perché suonavano male nella stessa frase, guarda che strano. Tipo c’hai presente le scene da film in cui, mollato in tronco, te ne stai lì cogli occhi gonfi a guardare un marciapiede del cazzo? Ecco, più o meno. I buoni sentimenti sono anche quelli, l’ottimismo è il profumo della vita (sti cazzi). Sono anche quei momenti in cui scopri che non sei più tu. Come? All’improvviso il vomitone ti sembra un’idea da pirla, come se dise a milan, di un adolescente pirla, con amici pirla, che fa il pirla. E allora passi diretto alla giostra più avanti, meno ridicola, che ti fa girare la testa comunque, finchè non ne puoi più e inevitabilmente scoppi. E così all’infinito. Finchè quella giostra non diventa una persona, della quale ti innamori. Lì l’infinito smette il suo corso, non lo rincorri più, ci sei direttamente dentro. Ti ci trovi sopra ubriaco senza aver speso una lira (o almeno, così si spera!), senza aver bevuto un goccio, a girare e girare e girare. Quando poi scendi e stai male continui a dirti che sei un pirla. Che è un gioco di merda. La mia Milano attraverso dei correlativi oggettivi (montale, mio Dio, perché mi hai abbandonato?). La mia Milano che vive, dentro e fuori di me.

 

Alex

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venerdì, 07 gennaio 2005

Rinchiuso in casa a studiare, non posso fare a meno di girare un po' fra i blog di splinder, leggere i pensieri di altri bloggers come me che, a differenza dello standard cui siamo abituati in televisione, sembrano avere un cervello e soprattutto un cuore. Premetto che, per chi non lo sapesse e fosse qui per la prima volta, ho 21 anni. Ci sono molti giovani della mia età o su per giù ventenni che sui loro blogs esprimono giorno dopo giorno, come a volte faccio io, il loro senso di inadeguatezza nei confronti della vita. A volte qualcuno parla addirittura di dolore. Sognavamo, o almeno così facevo io, da piccolo, una giovinezza dedita al divertimento, senza regole dei genitori, senza menate di vario genere, senza possibili intoppi. Ogni volta che un vecchietto o una vecchietta mi vedono non possono trattenere la loro frase di rito: "beato te che hai vent'anni". Intendiamoci, ci sono momenti in cui avere vent'anni è tutto. Libertà di movimento, salute, benestare. Però non sono tutte rose e fiori come ce lo dipingevano e come ce lo dipingono tutt'ora. Su MTV, dalla De Filippi (quando raramente la guardo) vediamo i vari Costantino, i vari personaggi oserei dire trash che agli occhi di molti possono sembrare degli status symbol di qualcosa, ma di che? Viaggiando per blogs, ascoltando gli amici, guardando te stesso e loro negli occhi, non c'è la boria di quella gente, non c'è il perenne sorrisino idiota dell'ultimo partecipante al grande fratello. C'è la voglia di stare assieme, la sofferenza dell'incomprensione, il sogno dell'ideale. L'amore e l'amicizia. A volte la disperazione. Il pacchetto fittizio che ci propongono i media è forse specchio di quello che vorrebbero farci sembrare: pecore sazie e contente di questo mondo. Non lo siamo. Ed è bene che si sappia in giro che avere vent'anni non è un'assicurazione, è un'opportunità. Che il divertimento passa per la verità e l'intelligenza e che forse, forse, siamo un po' meno stupidi degli attori che ci impersonano.

Alex

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giovedì, 06 gennaio 2005

E' di oggi la notizia che il governo si schiera contro il volere del paese. Come? Tentando di impedire un referendum le cui firme sono state raccolte con la fatica di alcuni cittadini e con una grandissima mobilitazione nazionale, per dare la possibilità al popolo di scegliere, e non al Vaticano, non a Berlusconi, non ai vari politici immanicati o meno con la Chiesa cattolica. Si tratta della controversa questione sulla Fecondazione assistita. I radicali avevano raccolto, nel 2004, oltre 500.000 firme utili per indire un referendum abrogativo (in realtà articolato su più punti, fra cui uno comprendente la completa cancellazione della legge). La Consulta aveva accolto i quesiti referendari, ma il governo, è notizia di ieri, farà ricorso, si schiererà contro queste 500.000 persone. Perchè? Per i valori, dicono i nostri ex DC. I valori. Che io sappia, gli unici paesi che impongono dei valori ai loro cittadini sono quelli teocratici, dove a comandare non è il volere del popolo ma un gruppo di persone che si dichiara "detentore della religione". Qui abbiamo una situazione simile. Abbiamo due o tre partiti conservatori che in nome della salvaguardia della vita vanno contro le decisioni del paese. Per carità, ho sempre sostenuto che lo stato deve salvaguardare la vita dei suoi cittadini, ma cos'è più importante, la libertà o i singoli valori? Perchè qui non si parla di vita in generale, qui si parla di vita pre-natale, concetto delicatissimo che spesso si riduce a discorsi troppo banali. Si legge: "Noi siamo per la vita". Fate un sondaggio, cavolo, e chiedete quanti italiani sono per la morte! Che discorsi! Sono frasi di un banale aberrante. Il popolo deve essere chiamato a decidere su una legge incostituzionale, brutta, scritta col culo. Serve una legge, certo. Ma per favore fatela scrivere a qualcuno con un quoziente intellettivo superiore a quello di Schifani. Italia mia, fatti coraggio. Torneranno tempi migliori...

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mercoledì, 05 gennaio 2005

La tv è caduta nel cesso e qualcuno sta tirando vigorosamente lo sciacquone. Ieri sera ho visto un pezzo del "Ristorante", il nuovo reality della Rai, e davvero c'era da chiamare un disinfestatore, fargli dare due o tre spruzzate e ripulire il programma di tutte le tarme che conteneva. Ciò che mi fa più rabbia è che la simpatica De Blanck possa andare in onda e mandare affanculo la Pamela Prati, la Ripa di Meana riesca sempre ad infilarsi in ogni programma a dire le sue tre cazzate ed Enzo Biagi, padre del giornalismo italiano, debba rimanere in esilio perchè ha pestato i piedi (nemmeno tirato un cavalletto) a qualcuno troppo in alto. Siamo di fronte ad una tv che ha perso senso, l'unico scopo dei programmi è quello di stordire, smontare e rimontare l'intelligenza degli italiani per adattarli al volere del buisness, sia questo economico o politico. Altro che pagare il canone...rivoglio i miei soldi! Rivoglio Biagi, rivoglio Santoro, rivoglio Luttazzi. Vaffanculo, rivoglio pure Socci, tanto non lo guardo! Non me ne frega se pure ci mettono Fede, al Tg1 (tra parentesi: cambierebbe poco), io voglio che sia il pubblico a scegliere chi deve lavorare in Rai, non Berlusconi. Perchè per farmi ridere devono chiamare la De Blanck. C'era il mio amato Ottavo Nano, la bravissima Dandini, i fratelli Guzzanti, geni della satira. Invece no, loro sono scandalosi. La Ripa di Meana, invece, è Maria Goretti. Qui sta l'affare, miei cari. Una volta c'era volgarità fine alla risata, ora c'è volgarità fine solo alla volgarità. Non si ride più. Di che dovrei ridere, della Prati che c'ha la stipsi e s'incazza col mondo perchè nn riesce a cagare? O di Giucas Casella che piange in diretta perchè la De Blanck lo importuna? Non ci sono santi, questa tv, secondo alcuni, è migliore di quella di Biagi e Santoro. Prima almeno un'idea, forse solo una (ma nn sono così sicuro) passava. Adesso stiamo a zero, anzi no, scusate, meno 1. Perchè la Clerici da sola fa meno di un'idea.

Alex

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lunedì, 03 gennaio 2005

Ci sono notti in cui non riesco a dormire, questa è una di quelle. Stasera mi è arrivato per sbaglio un messaggino da una mia amica indirizzato al suo amato, che stava partendo dall’aeroporto di Milano diretto non so dove. Mi ha fatto riflettere, era davvero bello. Un sms può davvero dire molto.

Ho dato un’occhiata a TeleLombardia (per chi vive al centro o al Sud può risultare una tv oscura), c’era un dibattito politico sulla Turchia in Europa, ne ho concluso che Alessandra Mussolini, nonostante disti da me anni luce come ideali politici, potrebbe anche beccarsi il mio voto alle prossime elezioni. Potrebbe, lo sottolineo!

Penso ad un mio amico lontano che invece vorrei avere vicino per raccontargli quello che penso. Perché non si finisce mai di parlare e raccontarsi, perché l’amicizia ci nutre attimo dopo attimo senza smettere mai di farci aver fame di lei.

Penso alle mie menate e a chi soffre davvero, a chi sta per lasciare questa vita, a chi l’ha appena ricevuta, a quello che sta facendo l’ultima persona mai conosciuta che ho visto l’altro ieri tornando in macchina dalla montagna.

Penso che il mondo in cui viviamo non potrebbe essere meno noioso, eppure la noia ci assale perché non siamo capaci di gestire questa vita. Ci ostiniamo a non capire che non è lei il problema, ma siamo noi a non saperla usare. Il foglietto di istruzioni non è chiaro, come sempre. A volte però mi par di capirlo, per poi svegliarmi il giorno dopo ricordandomi di aver capito qualcosa, ma senza farci caso. Ogni momento ha il suo linguaggio. Stasera è più chiaro del solito. Domani chissà.

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domenica, 02 gennaio 2005

Voglio dire buon anno perché l’augurio è ben più di una pratica scaramantica, ma un gesto di bontà verso le persone che sentiamo vicine, che vogliamo vedere felici.

Voglio dire buon anno a chi si adopera giorno dopo giorno per rendere la mia vita migliore, piena di spirito, ideali ed emozioni, ai quali spero di poter donare quello che ho dentro, il mio modo si essere, a tratti affascinate a tratti noioso e insopportabile, come una montagna innevata e meravigliosa che ha bisogno di tanto fiato per essere scalata.

Voglio dire buon anno anche se fra meno di un minuto qualcuno cesserà di vivere per fame o sete o malattia, magari ha solo un paio di mesi, magari ha avuto la fortuna di arrivare a 21 anni, come me, scoprire la bellezza della vita e trovare un muro davanti a sé dettato dall’egoismo dei più ricchi. Un augurio inutile, ma pur sempre sentito, che in realtà serve molto di più alla mia coscienza.

Auguri per un 2005 nel quale affronare insieme i problemi della vita: le incomprensioni, i cambiamenti, le insoddisfazioni, i dolori. Ma anche per condividere tutte le gioie, forse troppe volte oscurate da tutte le preoccupazioni di una società che ci vuole tutti per sé, dimenticando l’individualità, dimenticando che la nostra testa non è un tubo catodico a sei canali, ma qualcosa di più. Auguri a chi non la pensa come me, perché l’amicizia va oltre tutto, va oltre la testa, oltre il fisico, oltre la stessa storia. L’amicizia è spontanea e naturalemnte irrazionale, almeno quanto l’amore. Ci spinge a crescere l’uno al fianco dell’altro, ad essere diversi e complementari, ad unirci per maturare assieme.

Buon 2005 alla ragazza che sento vicina più delle altre, perché non ci sia la paura di ributtarsi nel fiume dove si stava per affogare. Cadere fa parte del gioco, rialzarsi è il grande dono di chi ci vuole vedere felici, un dono che non va gettato in pasto alla paura.

Buon anno a tutti noi. Per scoprire noi stessi. Per essere al meglio, sempre e comunque, solo noi stessi.

Alex

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