



Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.
Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.
Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.
Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.
Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.
Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».
Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.
Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.
«Mah», dice lui, «non so, io non do il mio meglio in queste cose».
Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».
Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.
Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.
Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.
Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.
Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.
Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.
Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.
Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.
Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.
Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.
Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.
Gli mando il tutto con una bella mail.
Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.
Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.
Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.
Niente.
Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:
«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».
«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».
«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».
«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».
«Buongiorno».
Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.
Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.
Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.
Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.

Signore e signori, ecco a voi la merda.
Puntata di Ballarò, 28 Marzo 2006. La mia giornata è stata difficile, lunga e travagliata. Mi sono detto: “Alex, risparmiati la sofferenza di sopportare il vomito col quale Berlusconi tenterà di affogare la mente degli italiani”. Niente da fare. Mi sintonizzo su ReteStalingrado (al secolo RaiTre) e quel frocetto di Floris (frocio non nel senso di omosessuale, condizione della quale nutro massimo rispetto e indifferenza, ma nel senso di cacasotto) si pulisce ben bene la lingua sullo zerbino di casa Berlusconi, chiedendo addirittura al suo padrone il permesso di interromperlo per fare una domanda, con relativa risposta ovviamente scontata. Per quanto mi stia sul culo Lucia Annunziata, c’è da dire che in questo paese riuscirebbe a vincere un qualsiasi cazzuto premio di giornalismo indipendente.
Silvio se la canta e se la suona, arriva (puntualmente in ritardo, senza giochi di parole) con un faldone in pelle umana contenente scartoffie da fare invidia a qualsiasi Tribunale italiano. Io stringo il cuscino, batto i pugni sul letto, digrigno i denti. Proprio non ce la faccio ad ingoiare le sue deiezioni orali, nemmeno turandomi il naso. Finalmente Emma Bonino tira fuori le rinomate palle e gliene dice una che rimarrà negli annali: “Lei disse che io sono una protesi di Pannella. Bene, si ricordi che prima o poi gliela farò ingoiare”. Emma, tu sei stata una signora e di questo mi compiaccio. Io mi sarei alzato e mi sarei avvicinato alla poltroncina con due cucchiai in acciaio Inox della Mondial Casa, gli avrei sussurrato: “Bel pezzettino di scarto digestivo, se non la pianti di offenderci io ti infilo il freddo metallo di questi affari nelle fosse orbitarie e ti cavo gli occhi senza che tu riesca a pronunciare di nuovo alcuna sillaba della parola comunista”.
Ok, del tutto metaforico. Ricominciamo daccapo.
Signore e signori, ecco a voi un serio spettacolo di politica costruttiva.
Puntata di Ballarò, 28 Marzo 2006. La mia giornata è stata stupenda, ho trovato un lavoro precario ma il Presidente del Consiglio ha detto che ho il 71% di possibilità di trasformalo in un contratto a tempo indeterminato. Mi sono detto: “Alex, che giornata felice, approfittane per ascoltare le melodie armoniose del tuo Presidente”. Mi sintonizzo su RaiTre e quel caro ragazzo che è Floris accoglie con rispetto ed educazione Berlusconi. Silvio dice i dati veri, questo paese sta migliorando e lui ha lavorato bene. Poi quella stronza della Bonino lo ha intimidito, come è naturale nel pensiero comunista, minacciandolo con parole violente e dittatoriali. Io mi sarei alzato, invece, e gli avrei sussurrato “Presidente, io sono con lei. Vedrà che gli italiani le ridaranno fiducia, lei se la merita. Grazie di esi
Niente paura, la schizofrenia non mi coglie.
no no no

INSIEME LO CACCEREMO A PEDATE NEL CULO
Oggi non capisco, oggi è sfuggito al mio controllo, oggi è passato senza fiatare, senza emettere suoni, oggi è morto e risorge al mio fianco con questi pensieri. Oggi è qui, accanto a me, come soggetto pensante di una costellazione di avvenimenti.
Viaggia, dentro di me, una mina insolita, quella del ricordo. Guardo me stesso due anni fa, davanti al computer a scrivere, sempre, sempre…a scrivere ti amo, poi una serie di vaffanculo, poi ancora ti amo e poi ancora e poi ancora e poi ancora
Rileggo le lettere che ti ho spedito, le rileggo, le gusto, sono belle ma mi uccidono, mi infilzano per riportarmi ad accarezzare la cicatrice che ho addosso, a sfiorarci attorno il dito per sentirne il bruciore ancora vivo. Ma come mai, amore mio? Cos’è successo? Non sei più l’amore mio, ma gli aggettivi vanno e vengono…mio tuo suo, come niente all’improvviso sono diventati uguali. Amici. L’amicizia è tanto bella quanto bastarda. Ti fa fare castelli di sabbia, ti fa sorridere…vento passò e nulla rimase, se non il bambino davanti al suo castello distrutto che urla a squarcia gola. Vuole la mamma. Ah, se avessi ascoltato la ragione, lei si che sa il fatto suo. Mandalo affanculooooooooooooooooooooo urlò
Non è tuo amicooooooooooooooooooooooooooo sbraita oggi
Oggi è tutt’altro, oggi decido io e solo io. Oggi non capisco che cazzo sto dicendo ma so che a parlare sono io. Io faccio quello che voglio, sia ben chiaro al medico, all’amico e alla ragazza che amai a suo tempo. Non accetto interferenze, ne ho piene le palle di chi mi usa per soddifare le sue manie oratorie. Te lo do io il consiglio giusto! No, grazie, tienitelo, oggi sono io. Le mie amicizie sono mie. Io sono mio. Io sono mio. Io sono mio. Voglio essere amico di quello stronzo? Cazzi miei. Voglio amare quella puttana? Cazzi altrettanto miei. Oggi sono io.
Oggi sono io. E basta. Basta. Senza rancore, sia ben chiaro, voglio bene a tutti. Non voglio musi offesi, non voglio chiarimenti, vi ho capiti, volevate solo dire la vostra. Oggi no. Oggi no. Dai, oggi no. Oggi dico la mia. Per favore. Vi prego. Oggi sono io.
VOCI FUORI DAL CORO (anche se don Verzè non è il mio campione preferito!)
Fecondazione: Don Verze', lecito usare embrioni per ricerca
''E' lecito'' usare embrioni umani per trovare nuove cure ''a patto di non uccidere l'embrione e di non ferirlo''. Lo afferma al Corriere della Sera il fondatore del San Raffaele, Don Luigi Verzè, per il quale la scienza ''è lenta ma arriva'' e la fecondazione omologa ''va vista come completamento dell'atto coniugale''
''A suo tempo - afferma Don Verzè- la Chiesa l'accetterà, come accetterà, per situazioni limite, pillola e preservativo''. Per don Luigi Verzè, ricerca e scienza ''sono sorelle gemelle. Oggetto della fede è la verità. Oggetto della scienza è la verità. L'errore sta nel contrapporle''. E, riguardo la possibile approvazione un giorno della Chiesa della pillola e del preservativo ''almeno per situazioni limite'', don Verzè sottolinea che ''per farlo capire a certi proibizionisti basterebbe che uscissero dalle affrescate stanze curiali e si in trattenessero per un po' nelle favelas e nei tuguri africani''.
Negare il diritto di avere figli è una stupidaggine contro natura. - continua il fondatore del San Raffaele - Anche prima della legge 40, i nostri ginecologi inseminavano un numero limitato di ovociti, sufficienti per un unico e contemporaneo impianto; e solo il 5% di quelle gravidanze è bigemina. Il limite di tre mi pare eccessivo, perchè limita la possibilità di avere figli. In casi particolari, l'inseminazione forse può essere portata ad un numero leggermente superiore di ovociti, purchè tutti impiantati. Anche qui occorre scienza, sapienza e cuore''.
Riguardo la fecondazione eterologa, don Verzè sottolinea: ''Non vorrei essere un figlio spurio, ma se lo fossi non me ne vanterei''. ''Io -conclude don Verzè- farei il referendum quando la scienza mi darà più luce, a me e alla gente che per decidere ha diritto di saperne di più. Insisto: l'importante è non uccidere. Io, se voterò, voterò per essere quello che sono, figlio di mio padre e di mia madre, non un numero ma una persona, questa che loro mi hanno trasmesso''.
Il sapore della giornata tipo nausea i miei sensi. Sono ormai mesi che non prendo impegni duraturi extra-universitari, per poter studiare, certo. Ma quando la voglia di studiare è zero, che si fa? Il pericolo seghe mentali è in continuo agguato. Alzo la testa dal libro, fisso il vuoto per interminabili quarti d’ora e penso. Pochi minuti fa ero in fissa da credo più di mezz’ora, quando è partita la radiosveglia perché mi ero dimenticato di toglierla (l’avevo puntata alle undici come allarme d’emergenza nel caso avessi continuato a ronfare fino a tardi, ma mi ero alzato prima). La radio trasmetteva “Gocce di memoria” di Giorgia. Quella canzone quando era uscita mi aveva fatto impazzire, poi col tempo ne ho abusato (come del resto faccio con tutte le canzoni che mi piacciono) ed ero finito con l’odiarla. Mi ha riportato con la mente a due anni fa, dentro ad un cinema, a vedere “La finestra di fronte”. Era un periodaccio, quello, forse il più brutto di tutta la mia storia moderna. Quando ti trovi in periodi di quel tipo, ti aggrappi a tutto: musica, film, poesie, politica. Tutto ciò che ti consente di sfogare la mente e scaricare il dispiacere. Ero diventato una sorta di pellicola fotografica, avevo interiorizzato ed esaltato film e canzoni che ora probabilmente ascolterei commentando con un semplice “carina”. Quell’anno avevo passato intere giornate, ricordo, a pensare al film di Muccino, Ricordati di me. Ora, per quanto Muccino possa essere gradito o meno, ammetto che passare intere giornate a pensare ai suoi film fosse patologico. La finestra di fronte di Ozpetek era stata un’esperienza simile. Ogni volta uscivo dal cinema con una faccia da zombie, lo sguardo fisso e gli occhi lucidi. Era evidente che fosse ciò che avevo dentro il vero problema, quello che mi faceva stare così male, quello che mi spingeva a vedere quei film e dar loro così tanta attenzione. Però non mi dispiaceva essere così sensibile. Quell’anno maturai tantissimo, nel dolore, certo, ma maturai. Capii finalmente cosa fosse davvero l’amicizia, chi ero io e chi amavo davvero. Tutto il contrario di quello che invece provo oggi: noia, svogliatezza e serenità. Non sono sicuro di voler essere sereno, se questo comporta necessariamente le seghe mentali di sempre. Perché allora non è serenità. La giornata tipo comincia a infastidirmi. Grazie al cielo c’è la radiosveglia
Con più calma, magari ad orari più accettabili, mi piacerebbe parlare un po' del tempo che negli anni passati ho trascorso, e ancora oggi passo, a contatto con le persone del mio oratorio. Chi viene su FreeLand e legge il trafiletto sotto al titolo potrebbe fraintendermi: non sono un satanista e tantomeno un ateo. Sono cresciuto in un oratorio di Milano e conosco molto bene la realtà della Chiesa cattolica dalle mie parti. Fino a due, tre anni fa ero davvero convinto di essere cattolico. Chiariamo subito una cosa: mai stato ciellino, giusto per sgombrare il campo da facili fraintendimenti!!! Ero un adolescente credente, d'altr'onde ero e sono cresciuto in un ambiente religioso, con dei valori ben precisi. Poi sono maturato e adesso ho una posizione ambigua su quasi tutto ciò che riguarda la Chiesa. Per sintetizzare, trovo aberrante la quantità di tempo che in Vaticano spendono per portare avanti le tesi della morale sessuale. Trovo aberranti certi movimenti e certe correnti reazionarie cattoliche che vorrebbero fare passi indietro nella storia, così come chi agita lo spauracchio del musulmano colonizzatore per paura dell'invasione culturale islamica. Tuttavia provo vero fascino verso una religione, quella cristiana, il cui Dio è espressione pura dell'amore. Aderire ad una religione che venera l'amore non mi crea alcun dubbio, anzi. Il problema è che forse il cattolicesimo, più nello specifico, non è proprio questo. Ma rimando la discussione ad altri momenti, mi premeva solo precisare che quando mi capita di dire qualcosa sulla Chiesa, lo faccio perchè mi sembra di conoscerla bene e perchè in fondo la sento come una madre che all'improvviso ho scoperto essere non troppo casta.
Alex
Chiedo scusa per la prolungata assenza dal blog. Come previsto fisiologia slitta a Febbraio. Quindi nei prossimi giorni conto di essere un po' più presente. Per scrivere su FreeLand, leggere i vostri stupendi blog e ricominciare ad avere una vita normale!!! Ora però vado a nanna. Ci si "rilegge" presto, buon tutto!!!
Alex
Grande George. Altri quattro anni con noi. Viva la libertà! Tu sei un campione di libertà. Sganci le bombe per la libertà. Uccidi per la libertà. Torturi per la libertà. Succhi petrolio per la libertà. Neghi i diritti civili per la libertà. Applichi la pena di morte per la libertà. Vuoi vietare l’aborto per la libertà. Dici di rappresentare il bene che combatte il male per la libertà. Trucchi le elezioni per la libertà. Ti fai vedere in giro con quell’altro amicone di Silvio per la libertà. Invadi l’Afghanistan per la libertà. Fabbrichi mine antiuomo per la libertà. Guadagni miliardi su miliardi per la libertà. Stringi la mano agli sceicchi sauditi per la libertà. Fabbrichi e vendi armi per la libertà. Violi la privacy della gente per la libertà. Neghi i diritti civili a omosessuali neri poveri e democratici per la libertà.
Altri quattro anni, mio George, in cui l’America e il mondo saranno in mano ad un ex alcolizzato che la sera si siede a tavolino e gioca ai soldatini. Legge la Bibbia e i salmi, dice le preghiere, va a Messa. Mette a morte i condannati, esalta la guerra, la violenza, il terrore e l’ignoranza. Perché con quelle armi sei riuscito a vincere. A confondere il popolo americano. Caro George, hai un nemico ben più temibile del fantomatico Bin Laden. Si chiama pensiero. Che non è e non dev’essere antiamericano, ma orgogliosamente, questo sì, pacifista e severo con quelli come te che si riempiono la bocca di belle parole, con le quali dietro l’angolo ci si puliscono il
Alex
If you would indeed behold the spirit of death, open your heart wide unto the body of life
For life and death are one, even as the river and the sea are one

Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
Poichè la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare
(Kahlil Gibran)