mercoledì, 05 novembre 2008

Nel 1969 gli Stati Uniti d'America mostrarono al mondo che l'uomo era arrivato sulla Luna. L'evento suscitò talmente stupore ed incredulità che ancora oggi c'è grida al complotto e dubita della veridicità di quelle immagini. I miei genitori, tutti i genitori di oggi, ricordano con emozione le circostanze che portarono i loro occhi a conoscere quei fotogrammi che in fondo segnarono la storia del genere umano.

Qualcosa di simile, molto simile, è accaduto questa notte in America. Il candidato democratico Barack Hussein Obama è divenuto il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d'America. Episodio degno di nota, certo, ma di per sè non eclatante se ci dimenticassimo per un solo attimo, e non lo potremmo mai fare, chi è Barack Obama: un senatore di colore. Ecco che i termini cambiano quando si gira la questione nel verso più idoneo: gli americani hanno eletto, a suffragio universale, un nero alla Casa Bianca. Per capire il fondamentale significato storico di questo evento bisogna pensare agli anni sessanta di un'America razzista e bigotta. Per un nero era impensabile anche solo iscriversi all'università. L'idea di un Presidente di colore avrebbe potuto al massimo animare qualche barzelletta raccontata a cuor leggero. Nessuno poteva immaginarsi che nell'arco di mezzo secolo i cittadini americani avrebbero potuto raggiungere una tale maturità civile da appoggiare, a maggioranza assoluta, una candidatura così impensabile. La storia ricorderà il 4 novembre del 2008 come la data in cui gli Stati Uniti hanno definitivamente posto un macigno sulla questione razziale.

Barack Obama non è solo un senatore di colore, e non è certo stato eletto per questo. L'America ha votato per il cambiamento, perchè Bush è stato il peggior Presidente della storia repubblicana e perchè i cittadini hanno sentito sulla loro pelle l'assoluta necessità di fare un passo avanti. La sconfitta di McCain, che pure ho ammirato per le qualità morali e intellettuali, segna la sconfitta dei conservatori moderni. Il populismo, quell'arma a doppio taglio che incanta le genti e le porta a votare, ha esaurito le sue potenzialità. Forse non tutti sono disposti a farsi ingannare più di due volte di fila, e forse con gli anni la società statunitense è maturata a tal punto da smettere di credere alle iniezioni di paura dei repubblicani volte al controllo dell'opinione pubblica.

Ancora una volta sembra che oltre oceano ci superino in democrazia, anche e soprattutto nonostante la politica di Bush che ha fortemente messo in discussione ogni principio democratico. Nel nostro piccolo paese la questione razziale è ancora aperta e il populismo sembra attecchire ancora molto bene nel fertile terreno dell'ignoranza. Oggi però non possiamo non constatare il forte vento di rivoluzione politica e culturale che proviene da Occidente. Per la prima volta dopo tanti anni siamo tornati a sperare che un mondo migliore sia possibile.

Ma prima ancora delle speranze ci sono i fatti. Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America.
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martedì, 13 maggio 2008
Trent'anni dopo



Il 1978 rappresenta l'anno della rivoluzione per la psichiatria italiana. Con la legge 180 che porta il nome di Franco Basaglia non si è assistito solo al termine di una barbarie, ma ad un nuovo approccio alla malattia mentale ed alla sua terapia. Chi oggi tenta di insinuare nella mente del popolino l'idea che tutto sommato "si stava meglio quando si stava peggio" fa squallido populismo e semina ignoranza. E' ormai assodato che la società rifiuti i pazzi. L'entità di questo rifiuto segue cicli ben precisi, legati ai fatti di cronaca cui danno rilievo i mass media. Se in tv dicono che uno schizofrenico ha assassinato un parente, siamo pronti a riaprire i manicomi. Viceversa, due giorni dopo, ci scordiamo del fattaccio e ricordiamo la legge Basaglia, tornando a ragionare, almeno per un po'.

Pochi conoscono le condizioni di vita dei reclusi nei manicomi prima del '78. Il malato veniva privato di tutti i suoi beni (abiti e oggetti personali inclusi) e posto in camerate numerose senza alcuna possibilità di privacy. Le uniche attività proposte riguardavano le visite dei medici strutturati, pochi e inadeguati. D'altra parte la detenzione dei pazienti in queste strutture non veniva vista nell'ottica di una possibile terapia, si trattava bensì di una tutela della società civile e della famiglia di questi ammalati nei confronti della loro pazzia. I ricoveri erano a tempo indeterminato e portavano i malati ad una completa depersonalizzazione, tanto da indurli a quella che infine venne riconosciuta come "Sindrome da istituzionalizzazione". Lo stato approvava e tutelava per legge luoghi nei quali le persone venivano ricoverate in modo coatto e portate lentamente alla malattia.

Con la legge Basaglia i manicomi vennero progressivamente svuotati. Nessuna persona sarebbe più stata obbligata al ricovero se non su richiesta di un medico, emanata dal Sindaco, e per soli scopi terapeutici (l'odierno TSO o Trattamento Sanitario Obbligatorio). L'intuizione, comunque, non fu solo "politica". La corrente di psichiatri cui faceva capo Basaglia introdusse in Italia una nuova concezione di terapia, basata sull'interazione e lo svolgimento di attività che portassero il malato di mente ad interagire con l'ambiente circostante, esattamente il contrario di quello che avevano rappresentato i manicomi fino ad allora.

Oggi i problemi sono diversi. Lo stato non assicura un'assistenza adeguata ai malati di mente e alle loro famiglie. Il progresso scientifico ha fatto passi da gigante ma le lacune nosologiche e terapeutiche in materia sono ancora numerose. Nonostante ciò, a Basaglia va reso tutto il merito di aver cambiato le sorti e le vite di migliaia di persone colpevoli di essere malate o semplicemente "diverse". Possiamo solo augurarci che questo progressivo processo di riconoscimento della malattia mentale come problema sociale da trattare con scienza e coscienza non si arresti, ma anzi prosegua. Anche perchè il problema dei pazienti psichiatrici è tutt'altro che marginale, e se ne conosciamo solo la punta è perchè forse non lo abbiamo ancora accettato in pieno.
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giovedì, 08 maggio 2008
"Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti"
(Pierre Corneille)

Dopo la legge Cirami
la legge Gasparri
la legge sulle rogatorie internazionali
il lodo Schifani
la legge sul rientro dei capitali dall'estero
la legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio
la riduzione dei tempi di prescrizione





"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi,
e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione"


(Silvio Berlusconi, 7 Maggio 2008)
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giovedì, 01 maggio 2008
Sarà battaglia, e sarà durissima



La destra italiana, vittoriosa e ripulita, crede di aver cancellato la cultura riformista e liberale dalla faccia di questo Paese. Un borioso Gianfranco Fini, ora Presidente della Camera, festeggia la sua personale vittoria come uomo di stato dopo essersi definitivamente venduto al grande capo. Gianni Alemanno abbandona il manganello per indossare la fascia tricolore. Silvio Berlusconi si appresta a guidare il suo quarto governo per il bene di Mediaset e dei suoi eroi preferiti. Indubbiamente queste sono sconfitte pesantissime per il popolo della sinistra, che crede nella democrazia, nella legalità e nei pari diritti dei cittadini. Ma sconfitta non è sinonimo di resa.

La nostra dovrà essere un'opposizione senza precedenti. Dal 2001 al 2006 la compagine berlusconiana mise sotto scacco i mezzi di comunicazione, tentò più volte piccoli colpi di stato sventati solo grazie alla presidenza di Carlo Azeglio Ciampi. Nei prossimi anni ci attendono lotte senza quartiere. Dovremo fronteggiare la strategia del terrore che semineranno in giro per il paese per giustificare i fallimenti in campo economico e sociale che li attenderanno. Ci toccherà tirar fuori i denti per evitare lo squallore di decine di leggi ad personam approvate man mano che i guai giudiziari del capo e dei suoi amici verranno a galla. Saremo chiamati a difendere la democrazia di questo paese nel giorno in cui cominceranno ad epurare giornali e televisioni da tutte le persone valide e scomode, come successe sei anni fa a Biagi, Santoro e Luttazzi.

E' finito il tempo delle pacche sulle spalle, del fair play, del politically correct. Non avremo occasioni per fare sconti ad alcuno. Dal giorno stesso in cui Silvio Berlusconi prenderà possesso del governo italiano, noi saremo presenti ogni giorno, in ogni istante per controllarlo, fiutarlo, e se serve azzannarlo alle palle. Chi crede di aver chiuso una stagione, di essersi liberato di un'opposizione scomoda a colpi di populismo si sbaglia di grosso. Non faremo prigionieri nella lotta per la democrazia di questo paese. Perchè si può vincere a Roma cavalcando stupri e ogni altra sorta di orrendo crimine, si può vincere nel paese con l'appoggio della mafia e degli evasori fiscali, ma dentro le case delle persone oneste, che vivono del loro lavoro e credono nella civiltà, questa destra non vincerà mai.

E per citare Ghostbusters, il nostro motto sarà: "Venimmo, vedemmo e lo inculammo!".

Quant'è sottile la linea che divide una minaccia da una promessa...

Alex
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venerdì, 25 aprile 2008
25 buoni motivi per continuare a resistere


Berlusconi Presidente del Consiglio
Calderoli Vicepremier
Schifani Presidente del Senato
Mangano l'eroe
Storace che prende ancora voti
Formigoni e la sua morale ipocrita
La Carfagna ministro
Dell'Utri senatore
Ciarrapico in parlamento
Alemanno con al collo la croce celtica
Il sindaco di Verona che invoca la pena di morte
I fascisti che ancora inquinano le nostre strade
Chi vuole cancellare la resistenza dai libri di scuola
La Binetti e la sua vivace omofobia di sinistra
Il 46,8% di questo paese che ancora vota Berlusconi
La Cei e i suoi diktat al parlamento
Un Papa più nero di quello della profezia
Il silenzio che circonda la violenza sulle donne
Le odiose raccomandazioni e i baronati
Una vita precaria, da schiavi dei padroni
Gli occhi lucidi di chi si è battuto per la libertà
La voglia di vivere in un paese civile
La nostra Costituzione antifascista
La possibilità di combattere
La certezza di lottare dalla parte giusta

25 aprile 1945: loro ce l'hanno fatta

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venerdì, 11 aprile 2008
Cari amici,

domani mattina scriverò anch'io, come Berlusconi, un post di supplica e di intenti elettorali. Per alleggerire il clima, nel frattempo, vi invito però a fare un giro sui siti dei sondaggisti italiani per farvi quattro sane risate.

Vi metto qui il link al sito dell'ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, che fu arrestato nel 2005 per bancarotta dopo che il Cavaliere gli aveva tagliato i fondi. Crespi vende on line i suoi sondaggi, lasciando trapelare qualcosa fra il detto e non detto nei suoi post. L'uomo, insomma, si diverte a far soffrire i militanti in cerca di conforto, da una parte e dall'altra, sperando poi di guadagnarci qualcosa.

In più, ogni blog anarchico che si rispetti ha deciso di diffondere "i suoi sondaggi", senza ovviamente citarne la fonte. Ebbene, qui si apre davvero un circo mediatico. Si va dai sostenitori di Silvio, che quasi arrivano a dire di aver già le elezioni in tasca, ai teneri militanti del Pd che giurano di aver sentito in sezione di "essere avanti".

La verità è che nessuno può predire il futuro, e l'uomo, da millenni, cerca in tutti i modi di ovviare a questo problema. Non ci resta che aspettare, sperando in qualche bella notizia.

Buona notte, amici miei, in ogni caso saremo qui a combattere, pro o contro qualcuno.

Alex
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sabato, 22 marzo 2008
La figuraccia del Giornale

Che il quotidiano "il Giornale" fosse il megafono preferito di Mr. Menzogna era noto da tempo, ma con l'edizione di oggi si è sfiorata davvero la più inqualificabile delle fantasie. Sia la versione cartacea che quella on line, infatti, pubblicano in prima pagina lo scoop (link all'articolo) più esaltante per casalinghe berlusconiane e analfabeti al seguito, ovvero un ipotetico furto da parte di Romano Prodi e consorte di tutti i gioielli ricevuti in occasione delle visite di stato all'estero, che per legge (emanata dal Governo Prodi) non possono divenire proprietà degli inquilini di Palazzo Chigi.

All'esca mediatica abboccano non solo i fedelissimi del Cavaliere, ma anche qualche serpe in seno alla sinistra che imita la parte dello scandalizzato. Ebbene, bisogna aspettare l'edizione serale del tg1 per capire quanto "il Giornale" sia l'equivalente di un pessimo rotolo di carta igienica. Il servizio mandato in onda mostra infatti tutti i gioielli apparentemente trafugati dai coniugi Prodi, depositati presso un luogo custodito da un generale dell'esercito incaricato dal Governo di proteggerli in vista di una loro successiva donazione presso un Ente benefico.

Al pari della vicenda Litvinenko, che volle il buon Prodi colluso col KGB, questa storia dei gioielli rubati assomiglia tanto alla propaganda di Joseph Goebbels, fedele ministro per le Comunicazioni della Germania nazista.

Il mio sarà anche un blog vetero-comunista, secondo taluni, ma quantomeno ho sempre avuto l'accortezza di verificare tutte le notizie inserite fra queste pagine. Evidentemente qualcuno preferisce credere alle menzogne più comode, propagandante dai servi del padrone, piuttosto che accettare l'idea di libere opinioni basate sulla verità dei fatti.

Alex

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sabato, 15 marzo 2008
Vincere le elezioni
"Si può fare"

analisi di un sogno possibile...



Possiamo fare quelli che se ne fregano, e lasciare che tutto ritorni come due anni fa, quando un Presidente del Consiglio plurindagato si faceva le leggi più idonee ad evitare la giustizia. E questi sono fatti, non opinioni. Possiamo esorcizzare le nostre coscienze con formule magiche tipo "sono tutti uguali" o "tanto rubano tutti". Possiamo anche non andare a votare e poi continuare a lamentarci. Insomma, possiamo fare quel che vogliamo, anche fregarcene della realtà.

Chiudete gli occhi, e immaginate di svegliarvi il 15 aprile con Berlusconi a Palazzo Chigi. Riapriteli e inorridite con me. Ora chiudeteli di nuovo, e pensate ad un 14 aprile con un Berlusconi senza sorriso, con il volto tirato, triste, devastato dalla sconfitta, parlare ai telegiornali di un suo ritiro dalla politica, e l'Italia liberata dal pericolo di cinque anni passati fra leggi ad personam e figuracce all'estero. Immaginatevi Emilio Fede che apre la diretta con la notizia della vittoria per un soffio del Partito Democratico, la Brambilla a Ballarò che grida al broglio e si fa venire una crisi di nervi. Pensate alla folla prezzolata per andare alla festa del Pdl che arrotola le bandiere con su scritto "Berlusconi Presidente" e se le ficca su per il NASO. Immaginate piazza del Duomo in festa con le bandiere alzate che festeggia la vittoria contro una destra populista, imbarbarita e disonesta. Una serata intera sul terrazzo del sottoscritto a cantare a squarciagola "Bella ciao" e "Contessa" in grado di scandalizzare tutto il vicinato maledettamente aggrappato al finto sogno targato Mediaset. L'orgoglio con cui potremo sostenere lo sguardo di chi non la pensa come noi, la dignità con cui potremo dire di aver vinto una giusta ed apparentemente impossibile battaglia. L'emozione di poter raccontare ai nostri figli che non bisogna mai arrendersi, perchè nel lontano aprile del 2008 riuscimmo contro ogni pronostico a liberare definitivamente  l'Italia da Silvio Berlusconi.

Gente, tutto questo è possibile, ma non possiamo pensare di farcela stando seduti in poltrona a battere i pugni. Dobbiamo uscire e gridare alla gente la verità, ricordare agli smemorati cosa sono stati gli anni fra il 2001 e il 2006 quando ti vergognavi di essere italiano per quello che il tuo Presidente del Consiglio diceva e faceva in patria e all'estero. Non possiamo rassegnarci, non dobbiamo farlo. Manca ormai meno di un mese.

Sono felice di sembrare un illuso (un coglione, come mi definì qualcuno non meno di due anni fa) e di non essere l'unico. Perchè siamo fra quelli che Berlusconi non riesce a comprare, gli unici che gli fanno veramente paura. Se qualcuno pensa che consegnare il nostro paese in mano alla destra sia ora una passeggiata, sappia che daremo battaglia fino all'ultimo. C'è gente a questo mondo che va fino in fondo, che ha ancora qualcosa in cui credere, che non molla per disperazione, non si fa fregare da sondaggi e sorrisi minacciosi. Non ci faremo intimidire e vinceremo le elezioni per cambiare in meglio questo paese. Non esistono destini già scritti, esistono solo persone determinate a cambiare la storia. E ora provate a fermarci.

Alex
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martedì, 11 marzo 2008


(Giuseppe Ciarrapico, candidato Pdl, fa il saluto romano)


E' peggio candidare un noto fascista o ammettere pubblicamente di farlo solo per utilizzare l'appoggio propagandistico dei suoi giornali?

Quando si parla di Berlusconi e del suo codazzo non esiste il meno peggio, anche perchè, com'è noto, al peggio non c'è limite. Il problema non è certo quello di candidare personaggi apertamente nostalgici delle leggi razziali, dell'assassinio di Giacomo Matteotti e dell'appoggio bellico alla Germania nazista. Nelle file del cosiddetto "Popolo delle Libertà" si schiera da tempo la nipote del Duce, autrice del famoso motto "Meglio fascista che frocio" (link al video). Di quali libertà si fa dunque portatore il neonato partito di Sua Emittenza, quando decide di portare in Parlamento non solo chi fa apologia di fascismo (peraltro costituzionalemnte perseguita) ma anche chi fino a qualche decennio fa si faceva pellegrino alla tomba del duce rimpiangendo i vecchi tempi andati (quando i treni, come spesso si sente dire da certi pendolari esasperati, arrivavano sempre in orario!)?

D'altra parte non è nemmeno notizia di questi giorni scoprire le vere origini della base politica di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Durante la manifestazione a Napoli dell'Aprile 2006, prima delle elezioni politiche, la piazza accolse una frase di Berlusconi ("Vinceremo perchè non siamo coglioni") con un coro di "Duce! Duce!" (link al video). Quel che stupisce, comunque, non è l'iniziativa estremista di pochi invasati, piuttosto l'assoluta mancanza di prese di distanza. Anche nelle manifestazioni contro la guerra in Iraq si sentivano spesso slogan come "10 100 1000 Nassyria", ma ogni volta la questione si chiudeva con le nette prese di posizione di tutti i leaders politici.

Ciarrapico invece può sentirsi fascista finchè vuole, e così tutti gli altri adepti del Popolo delle Libertà. Ma quel che sconcerta ancor di più è la motivazione: "ci servono i suoi giornali". Berlusconi candida i suoi servi, non persone degne di rappresentare il paese.

Sono quasi ammirato. Per chi li vota, ci vuole altro che il pelo sullo stomaco.

Alex

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martedì, 12 febbraio 2008
Svolta a destra (obbligata)

Il partito unico della Cdl nasce davvero dal cuore. Il nome è biblico, degno del dio che si appresta a guidarlo: popolo delle libertà. Libertà di evadere il fisco, di promuovere leggi ad personam, distruggere lo stato sociale e proteggere i condannati famosi. Giunti nel pieno della campagna elettorale, ecco dunque come si stanno muovendo i vari partiti della destra italiana:

- La Lega ha deciso di presentare le sue liste solo al Nord, ed in particolari distretti elettorali. Attraverso questionari inoltrati ai cittadini, infatti, i vertici leghisti sono riusciti ad individuare gli elettori con quoziente intellettivo inferiore a 70, da sempre target supremo delle campagne pubblicitarie del carroccio. Inoltre, grazie ad intercettazioni illecite effettuate sui mezzi pubblici, sono stati considerati elettori potenziali della Lega tutti i milanesi colti in conversazioni comprendenti frasi come "bruciamoli tutti" o "ci vorrebbe la pena di morte".

- Forza Italia si è limitata ad inviare un opuscolo informativo, riguardante i contenuti del progetto di riforma della giustizia, a tutti gli indagati e condannati per reati gravi. Una brochure sulla politica fiscale, invece, è stata inviata per posta prioritaria a tutti quelli che aderirono ai condoni del precedente governo Berlusconi dal 2001 al 2006, con stampato lo slogan della campagna: "Con noi puoi tornare a rubare".

- L'Udc ha preferito battere le solite strade. Volantini con la faccia rassicurante di Casini sono stati consegnati nelle mani di 20.000 sagrestani d'Italia col compito di inserirli, furtivamente, nei salvadani quaresimali all'insaputa di religiosi e fedeli. Cuffaro si è invece occupato della propaganda nelle famiglie siciliane "più rispettabili", scontrandosi tuttavia con la feroce competitività di Forza Italia. E' noto, infatti, che anche i mafiosi possono votare una sola lista.

- Storace ha commissionato un'indagine statistica fra i barbieri di quartiere per scovare i clienti più "rasati", inviando a ciascuno piccoli gadgets del partito: manganelli, moschetti, divise militari e cinture borchiate dono personale di Daniela Santanchè. Infine un foglietto col simbolo e il classico: "Boia chi molla", motto copiato dalla campagna di sensibilizzazione pubblica sul problema delle puzzette in ascensore.

Vinca il migliore!

Alex
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giovedì, 10 gennaio 2008
Carissimi, mi permetto di usare questa pagina per fare il copia/incolla di un articolo apparso su Repubblica.it che racconta la storia di un'intervista negata da Beppe Grillo al settimanale "L'Espresso". Come dice l'autore stesso, si tratta di un articolo molto lungo che secondo me, tuttavia, vale la pena leggere.

Alex

Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.

Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.

Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.

Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.

Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.

Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».

Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.

Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.

«Mah», dice lui, «non so, io non do il mio meglio in queste cose».

Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».

Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.

Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Gli mando il tutto con una bella mail.

Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.

Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.

Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.

Niente.

Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».

Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.

Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.

Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.

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giovedì, 03 gennaio 2008
Harry Potter: meno di 24 ore e sapremo tutto
(o quasi)

attenzione, di seguito sono riportate vicende relative al sesto (non settimo!) libro. Se non l'avete ancora letto, per lo meno siete avvisati...!



Un'attesa che dura da anni, forse da quando, per la prima volta, mi sono accostato al mondo di Harry Potter. Sono fra quanti si sono rifiutati di leggere il settimo libro in inglese, per paura di impiegare troppo tempo, dar retta solo alla trama e, per pigrizia ed ignoranza, perdermi anche una sola parola dell'ultimo (così dicono) capitolo della saga.

Ci eravamo fermati alla morte di Albus Silente, preside di Hogwarts e caro vecchiettino. Una morte violenta, cagionata da una maledizione scagliata dal personaggio che giudico più controverso ed affascinante di tutta la storia, ovvero Severus Piton, ex mangiamorte forse pentito o forse no. In merito si spera di poter comprendere di più proprio nel libro che da domani notte avremo fra le mani. C'è una storia da chiudere, dei personaggi da far rivivere e un entusiasmo da colmare.

Harry Potter, si sa, non è certo un libro per bambini. O meglio, è anche per bambini, ma credo che nella mente della scrittrice, in realtà, il target sia sempre stato il mondo degli adulti. Nei suoi libri la Rowling pone più di una questione morale, intendendo mostrare quanto un presunto mondo magico sia in realtà corrotto quanto quello "babbano". Uno scontro fra bene e male in cui però gli obiettivi sono tanti, non solo finalizzati all'eliminazione dell'avversario. Ci sono storie che si intrecciano, personaggi ambivalenti oggi buoni e domani cattivi. Esistono le sfumature, pur sempre identificabili nel campo del chiaro o dello scuro. C'è una trama più che avvincente, ma soprattutto c'è l'amicizia.

Per questo milioni di persone, e mi ci infilo candidamente, aspettano con ansia di leggere il finale di una storia tanto bella. Quasi tutti, comunque, sperano che la Rowling getti la spugna e torni a scrivere qualche altra storia. Anche se prima o poi, comunque, dovremo rassegnarci ad un mondo senza Ron, Hermione, Harry e tutti gli altri personaggi che ci hanno fatto sognare.

Alex
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martedì, 01 gennaio 2008
Ecopass: il centro di Milano festeggia l'anno nuovo con Letizia

Da domani il centro di Milano, delimitato dalla cosiddetta cerchia dei Bastioni, diverrà zona proibita ad auto inquinanti e traffico selvaggio. La maggioranza di centrodestra ha infatti approvato un piano, chiamato Ecopass, che limita la circolazione dei veicoli all'interno della cerchia dei Bastioni attraverso il pagamento di un pedaggio per le auto in transito, differente a seconda della categoria del veicolo. Obiettivo annunciato: ridurre inquinamento e traffico cittadino. Obiettivo reale: sbandierare un finto ambientalismo ed aumentare i benefici dei ricconi residenti in centro, penalizzando ancor di più il traffico nelle periferie e lungo le circonvallazioni esterne. Ecco perchè.

Donna Letizia annunciò tempo addietro di voler approvare una limitazione del traffico automobilistico cittadino, impresa del tutto condivisibile, ovviamente solo a parole. Ma Milano, forse andrebbe sottolineato meglio, non consta solo di un centro storico. Esistono anche le zone limitrofe, dal semi-centro alla periferia, che poi sono quelle più colpite dal traffico e dall'inquinamento. Un provvedimento serio avrebbe dovuto prevedere un ticket di ingresso "in città" e non "in centro", così da smaltire tutti gli ingorghi cittadini, e non solo quelli sotto casa di Corona.

Qualcuno potrebbe obiettare, tuttavia, che anche i residenti in centro pagheranno per circolare. Vediamo quanto: dai 50 ai 250 euro annui per veicolo. Cifre ridicole, soprattutto per persone che abitano in pieno centro e in genere non faticano ad arrivare alla fine del mese. Dunque, per loro, nessun disincentivo all'utilizzo dell'auto.

Immaginiamoci, invece, la situazione di chi abita in periferia e vuole arrivare dall'altra parte della città. Ieri era possibile tagliare passando per il centro, da domani sarà per forza necessario buttarsi lungo una delle già affollate circonvallazioni. Esito: ingorghi a non finire.

Ma Letizia si farà ammazzare pur di vedere lo stemma ambientalista sul suo vigoroso petto di sindaco illuminato. A lei e ai ricconi gli onori, a tutti gli altri una polpetta avvelenata, che suona tanto come una presa per i fondelli.

Alex

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mercoledì, 19 dicembre 2007
La Lega: gli immigrati portano la meningite

Da tempo è rinomato un fatto: i leghisti possiedono due soli neuroni, uno per pensare cazzate e l'altro per ordinare alla bocca di pronunciarle.

La meningite provocata da Neisseria Meningitidis è una malattia che non ha nulla a che vedere con le condizioni igieniche nelle quali vive la popolazione che ne è portatrice. Il batterio staziona per i fatti suoi nel nasofaringe di soggetti che non presentano alcun tipo di sintomo e vengono definiti portatori. Il contagio avviene per contatto diretto con persone portatrici del batterio, quindi è facilitato da situazioni che portano la popolazione ad aggregarsi in luoghi chiusi per lungo tempo (caserme, collegi universitari, etc). In genere si ritiene che quando più del 20% di una comunità risulti portatore del batterio, questo sviluppa un'operazione di virulentazione tale da indurre una grave patologia infettiva di tipo neurologico, ovvero la meningite.

Ditemi voi, in tutto questo, cosa c'entrano gli immigrati. In Italia il vaccino contro il meningococco viene consigliato ai nuovi nati, ma bisogna pagarselo e nessuno obbliga i genitori a vaccinare i figli. Solo una parte dei bambini, dunque, è vaccinata contro l'infezione, mentre gli adulti sono quasi del tutto privi di protezione.

Un plauso alla Lega per aver dimostrato, ancora una volta, quanta segatura alberghi i cervelli dei suoi leaders e del suo elettorato. D'altra parte non pretendo che i leghisti si cimentino, dall'alto dei loro due neuroni, in letture approfondite di argomenti che vadano oltre il "roma ladrona" e "a casa i vucumprà". Fortunatamente oggi abbiamo un buon motivo per essere orgogliosi dell'Italia. Siamo riusciti a convincere la maggioranza di questo nostro mondo a votare contro la pena di morte, lasciando nell'angolo Cina, Stati Uniti, Iran e altri Paesi Islamici. Al di là degli slogan, questa è davvero una storica occasione per fare un mondiale passo in avanti verso la civiltà.

Alex

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venerdì, 06 aprile 2007
Buona Pasqua

Ad ognuno il suo uovo di cioccolata e la sua sorpresa.

  • In Vaticano, nell'uovo, hanno trovato una donna. Accortisi dopo 2000 anni che l'uomo possiede un omologo di sesso opposto, padre Cantalamessa ha dichiarato nell'Omelia del Venerdì santo: "Si apra per l'umanità l'era della donna". Per la serie, anche le lesbiche comincino a tremare.
  • Bernardo Provenzano ha avuto come sorpresa 12 ergastoli. Era stato catturato l'11 aprile del 2006, proprio il giorno dopo le elezioni politiche. I più maligni hanno subito pensato al complotto: con 24.000 voti di scarto alla Camera, anche un solo voto in più a Forza Italia avrebbe potuto essere determinante...
  • Un'emittente privata ha regalato ai suoi telespettatori questa perla di consiglio: "Comprate una villetta in collina, fra 15 anni sarà in riva al mare". Non è ben chiaro, tuttavia, cosa possa succedere allo scadere del ventesimo anno...
  • Keith Richards, al secolo chitarrista dei Rolling Stones, ha messo nell'uovo dei suoi fan un'intervista shock: "Ho sniffato cocaina mischiata alle ceneri di mio padre". Nonostante la smentita, i cocainomani clienti di spacciatori cinesi hanno cominciato a chiedersi se evitare di mangiare involtini primavera fosse davvero sufficiente ad aggirare certi "inconvenienti"

A tutti voi, mille auguri con un po' di buon umore...

Alex
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lunedì, 11 dicembre 2006
Sempre a novanta

Piero Fassino ha assicurato ieri alla Chiesa Cattolica che la nuova legge sulle coppie di fatto "non disgregherà la famiglia". Ma perchè dobbiamo sempre rendere conto a questa gente di quello che facciamo? L'Italia è o non è una Repubblica sovrana e indipendente? A chi è che dobbiamo chiedere permessi o esprimere rassicurazioni? Ai cittadini o alla Chiesa? La devono piantare di dialogare col Vaticano su tutto: questo vi va bene? Quell'altro no? Cosa ci consigliate?

BASTAAAAAAAAAAAAA!!

Il Papa e tutti i suoi derivati esprimono opinioni come tutti. Anzi, in quanto cittadino extracomunitario, l'opinione di Ratzinger non dovrebbe nemmeno essere presa in considerazione! La mia opinione vale quanto quella di Ruini, cittadino italiano come me. Perchè davanti a Ruini si mettono a novanta e il mio blog non se lo fila nessuno (:-))? Devono smetterla di rendere conto a questa gente di ciò che riguarda lo stato, devono rendere conto ai cittadini italiani e basta! Il buon Fassino è troppo servile, di fronte agli attacchi dell'Osservatore Romano l'unica dichiarazione plausibile da rilasciare è: "Prendiamo atto che un cittadino italiano su 54 milioni ha espresso parere contrario all'istituzione delle coppie di fatto. Grazie e  arrivederci".

Invece no! Cara eminenza, caro monsignore, Sua Santità...

Sempre a novanta, sempre... sinistra o destra che sia. Raddrizzatevi la schiena e andate avanti per la vostra strada. Lasciate che le scene di isterismo collettivo in Vaticano si esauriscano assieme all'omofobia che portano dentro.

Loro sì che amano il prossimo...
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lunedì, 23 ottobre 2006
Come cade un governo

Dieci storie di fantasia per esorcizzare la paura di ritrovarci a Natale un regalino sotto l'albero, chiamato Silvio, già regalatoci cinque anni fa dai fedeli e stimati concittadini berlusconiani.

L'incidente

Senato, giorno del voto di fiducia al governo sulla finanziaria. La senatrice Livia Turco, mentre pascola verso il banco della presidenza per esprimere il suo voto, inciampa nel filo del microfono tesole fra i piedi dal vicepresidente Calderoli, che ride in mezzo ai denti. La senatrice si lascia scappare un sonoro "NO, aiuto" e la speaker annuncia "Turco NO".

Cade il governo

Il lutto

Pochi giorni prima della seduta in Senato per la fiducia al governo, viene a mancare all'affetto dei suoi cari il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Ai suoi funerali partecipa tutto il governo, il Presidente Prodi dichiara in lacrime: "Rita, presto ti raggiungeremo tutti"

Inevitabile l'epilogo


L'inganno

Il senatore Renato Schifani approfitta della pausa dei lavori in Senato prima della fiducia per fare una visitina al bagno. Sedutosi sull'amata ceramica Pozzi&Ginori, mentre sfoglia l'ultimo Topolino, si accorge che nel separè vicino al suo c'è un collega della maggioranza (nota sul pavimento una copia del giornale "L'Unità"). Un mefistofelico sorrisino solca il suo volto...

"Collega, fai pure con comodo, Marini ci ha dato mezz'ora in più!"
"Ah, bene, grazie Renato!"


La rivelazione

La senatrice Paola Binetti, già presidente del comitato Scienza e Vita, è in Senato per la fiducia al governo. Rutelli, esercitando tutto il suo fascino, la convince che la parolina magica oggi è "Sì", che ha sentito Ruini ed è d'accordo anche lui e poi non dovrà confessarsi perchè ha detto che non è peccato. La Binetti non ci crede, telefona a Camillo il quale le dà il suo benestare. Un po' titubante si avvicina al banco della Presidenza per dire il suo sì (come Maria all'angelo), quando dall'alto appare una colomba (ovvero un piccione introdottosi per sbaglio in aula) che deposita le sue deiezioni sulla giacca della malcapitata. Sconvolta, la Binetti cade in una sorta di trans, cercando di interpretare il messaggio metafisico lanciatole dal divino. E dopo un agghiacciante urlo di Rutelli la senatrice dice "No"


L'idraulico

Il senatore Mastella non ha dubbi; si avvia verso il Presidente Marini per dire il suo sì. Il cellulare vibra, potrebbe essere importante.

"Pronto?"
"Clemente, ciao, sono io, ma alla fine a casa è passato l'idraulico?"
"No"

"Mastella NO"
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martedì, 28 marzo 2006

Signore e signori, ecco a voi la merda.

 

 

Puntata di Ballarò, 28 Marzo 2006. La mia giornata è stata difficile, lunga e travagliata. Mi sono detto: “Alex, risparmiati la sofferenza di sopportare il vomito col quale Berlusconi tenterà di affogare la mente degli italiani”. Niente da fare. Mi sintonizzo su ReteStalingrado (al secolo RaiTre) e quel frocetto di Floris (frocio non nel senso di omosessuale, condizione della quale nutro massimo rispetto e indifferenza, ma nel senso di cacasotto) si pulisce ben bene la lingua sullo zerbino di casa Berlusconi, chiedendo addirittura al suo padrone il permesso di interromperlo per fare una domanda, con relativa risposta ovviamente scontata. Per quanto mi stia sul culo Lucia Annunziata, c’è da dire che in questo paese riuscirebbe a vincere un qualsiasi cazzuto premio di giornalismo indipendente.

 

Silvio se la canta e se la suona, arriva (puntualmente in ritardo, senza giochi di parole) con un faldone in pelle umana contenente scartoffie da fare invidia a qualsiasi Tribunale italiano. Io stringo il cuscino, batto i pugni sul letto, digrigno i denti. Proprio non ce la faccio ad ingoiare le sue deiezioni orali, nemmeno turandomi il naso. Finalmente Emma Bonino tira fuori le rinomate palle e gliene dice una che rimarrà negli annali: “Lei disse che io sono una protesi di Pannella. Bene, si ricordi che prima o poi gliela farò ingoiare”. Emma, tu sei stata una signora e di questo mi compiaccio. Io mi sarei alzato e mi sarei avvicinato alla poltroncina con due cucchiai in acciaio Inox della Mondial Casa, gli avrei sussurrato: “Bel pezzettino di scarto digestivo, se non la pianti di offenderci io ti infilo il freddo metallo di questi affari nelle fosse orbitarie e ti cavo gli occhi senza che tu riesca a pronunciare di nuovo alcuna sillaba della parola comunista”.

 

Ok, del tutto metaforico. Ricominciamo daccapo.

 

Signore e signori, ecco a voi un serio spettacolo di politica costruttiva.

 

Puntata di Ballarò, 28 Marzo 2006. La mia giornata è stata stupenda, ho trovato un lavoro precario ma il Presidente del Consiglio ha detto che ho il 71% di possibilità di trasformalo in un contratto a tempo indeterminato. Mi sono detto: “Alex, che giornata felice, approfittane per ascoltare le melodie armoniose del tuo Presidente”. Mi sintonizzo su RaiTre e quel caro ragazzo che è Floris accoglie con rispetto ed educazione Berlusconi. Silvio dice i dati veri, questo paese sta migliorando e lui ha lavorato bene. Poi quella stronza della Bonino lo ha intimidito, come è naturale nel pensiero comunista, minacciandolo con parole violente e dittatoriali. Io mi sarei alzato, invece, e gli avrei sussurrato “Presidente, io sono con lei. Vedrà che gli italiani le ridaranno fiducia, lei se la merita. Grazie di esi ste re”.

Niente paura, la schizofrenia non mi coglie.

no no no

 

INSIEME LO CACCEREMO A PEDATE NEL CULO

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mercoledì, 30 novembre 2005
Melissa P., cento colpi di cazzo prima di andare a dormire...no, se pensate che sia volgare allora dovete andare a vedere il film. O leggervi il libro, insomma dovete assaporare quel gusto di "proibito" che questa minorenne ora maggiorenne vuole farci assaggiare, molto, molto saggiamente. In realtà non c'è nulla di nuovo sul fronte occidentale, soprattutto da quando Freud ha svelato al mondo intero che al centro dei pensieri umani c'è solo una cosa: l'impulso sessuale. Oh, sì, possiamo anche andare a messa tutte le domeniche e cantare nel coro parrocchiale, ma lo sguardo verso il didietro della ragazza che passa, quello è ingestibile. Come lo sono i sogni erotici, l'immaginario proibito, i desideri sessuali. Nulla di nuovo, cara Melissa, se non la concretizzazione prima letteraria e poi cinematografica di tali impulsi, in un paese che ancora ascolta e venera un tizio vestito di rosso che rompe i coglioni su ogni cosa, e sempre, assolutamente a sproposito. Noi italiani non siamo più bigotti di altri paesi, semplicemente siamo un po' disillusi, disillusi che i figli siano innocenti e che i genitori sappiano educarli al meglio. Il valore della famiglia. Non so, è meglio se in questo periodo evito di parlare di famiglia, estremista come sono nella mia anarchia sociale. Ma dopo Melissa P. e i suoi cento colpi di cazzo, devo dire che la parola scandalo mi scandalizza più dei vari pompini visti o intuiti al cinema. E se pensate che sia volgare, allora dovete andare a vedere il film. Anche se non mi assumo la responsabilità di dire che in fondo, malgrado tutto, forse mi è anche piaciuto.

Alex 
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giovedì, 10 febbraio 2005
 

Oggi non capisco, oggi è sfuggito al mio controllo, oggi è passato senza fiatare, senza emettere suoni, oggi è morto e risorge al mio fianco con questi pensieri. Oggi è qui, accanto a me, come soggetto pensante di una costellazione di avvenimenti.

Viaggia, dentro di me, una mina insolita, quella del ricordo. Guardo me stesso due anni fa, davanti al computer a scrivere, sempre, sempre…a scrivere ti amo, poi una serie di vaffanculo, poi ancora ti amo e poi ancora e poi ancora e poi ancora

 

Rileggo le lettere che ti ho spedito, le rileggo, le gusto, sono belle ma mi uccidono, mi infilzano per riportarmi ad accarezzare la cicatrice che ho addosso, a sfiorarci attorno il dito per sentirne il bruciore ancora vivo. Ma come mai, amore mio? Cos’è successo? Non sei più l’amore mio, ma gli aggettivi vanno e vengono…mio tuo suo, come niente all’improvviso sono diventati uguali. Amici. L’amicizia è tanto bella quanto bastarda. Ti fa fare castelli di sabbia, ti fa sorridere…vento passò e nulla rimase, se non il bambino davanti al suo castello distrutto che urla a squarcia gola. Vuole la mamma. Ah, se avessi ascoltato la ragione, lei si che sa il fatto suo. Mandalo affanculooooooooooooooooooooo urlò

 

Non è tuo amicooooooooooooooooooooooooooo sbraita oggi

 

Oggi è tutt’altro, oggi decido io e solo io. Oggi non capisco che cazzo sto dicendo ma so che a parlare sono io. Io faccio quello che voglio, sia ben chiaro al medico, all’amico e alla ragazza che amai a suo tempo. Non accetto interferenze, ne ho piene le palle di chi mi usa per soddifare le sue manie oratorie. Te lo do io il consiglio giusto! No, grazie, tienitelo, oggi sono io. Le mie amicizie sono mie. Io sono mio. Io sono mio. Io sono mio. Voglio essere amico di quello stronzo? Cazzi miei. Voglio amare quella puttana? Cazzi altrettanto miei. Oggi sono io.

 

Oggi sono io. E basta. Basta. Senza rancore, sia ben chiaro, voglio bene a tutti. Non voglio musi offesi, non voglio chiarimenti, vi ho capiti, volevate solo dire la vostra. Oggi no. Oggi no. Dai, oggi no. Oggi dico la mia. Per favore. Vi prego. Oggi sono io.

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lunedì, 07 febbraio 2005

VOCI FUORI DAL CORO (anche se don Verzè non è il mio campione preferito!)

Fecondazione: Don Verze', lecito usare embrioni per ricerca

''E' lecito'' usare embrioni umani per trovare nuove cure ''a patto di non uccidere l'embrione e di non ferirlo''. Lo afferma al Corriere della Sera il fondatore del San Raffaele, Don Luigi Verzè, per il quale la scienza ''è lenta ma arriva'' e la fecondazione omologa ''va vista come completamento dell'atto coniugale''

''A suo tempo - afferma Don Verzè- la Chiesa l'accetterà, come accetterà, per situazioni limite, pillola e preservativo''. Per don Luigi Verzè, ricerca e scienza ''sono sorelle gemelle. Oggetto della fede è la verità. Oggetto della scienza è la verità. L'errore sta nel contrapporle''. E, riguardo la possibile approvazione un giorno della Chiesa della pillola e del preservativo ''almeno per situazioni limite'', don Verzè sottolinea che ''per farlo capire a certi proibizionisti basterebbe che uscissero dalle affrescate stanze curiali e si in trattenessero per un po' nelle favelas e nei tuguri africani''.

Negare il diritto di avere figli è una stupidaggine contro natura. - continua il fondatore del San Raffaele - Anche prima della legge 40, i nostri ginecologi inseminavano un numero limitato di ovociti, sufficienti per un unico e contemporaneo impianto; e solo il 5% di quelle gravidanze è bigemina. Il limite di tre mi pare eccessivo, perchè limita la possibilità di avere figli. In casi particolari, l'inseminazione forse può essere portata ad un numero leggermente superiore di ovociti, purchè tutti impiantati. Anche qui occorre scienza, sapienza e cuore''.

Riguardo la fecondazione eterologa, don Verzè sottolinea: ''Non vorrei essere un figlio spurio, ma se lo fossi non me ne vanterei''. ''Io -conclude don Verzè- farei il referendum quando la scienza mi darà più luce, a me e alla gente che per decidere ha diritto di saperne di più. Insisto: l'importante è non uccidere. Io, se voterò, voterò per essere quello che sono, figlio di mio padre e di mia madre, non un numero ma una persona, questa che loro mi hanno trasmesso''.

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venerdì, 28 gennaio 2005

Il sapore della giornata tipo nausea i miei sensi. Sono ormai mesi che non prendo impegni duraturi extra-universitari, per poter studiare, certo. Ma quando la voglia di studiare è zero, che si fa? Il pericolo seghe mentali è in continuo agguato. Alzo la testa dal libro, fisso il vuoto per interminabili quarti d’ora e penso. Pochi minuti fa ero in fissa da credo più di mezz’ora, quando è partita la radiosveglia perché mi ero dimenticato di toglierla (l’avevo puntata alle undici come allarme d’emergenza nel caso avessi continuato a ronfare fino a tardi, ma mi ero alzato prima). La radio trasmetteva “Gocce di memoria” di Giorgia. Quella canzone quando era uscita mi aveva fatto impazzire, poi col tempo ne ho abusato (come del resto faccio con tutte le canzoni che mi piacciono) ed ero finito con l’odiarla. Mi ha riportato con la mente a due anni fa, dentro ad un cinema, a vedere “La finestra di fronte”. Era un periodaccio, quello, forse il più brutto di tutta la mia storia moderna. Quando ti trovi in periodi di quel tipo, ti aggrappi a tutto: musica, film, poesie, politica. Tutto ciò che ti consente di sfogare la mente e scaricare il dispiacere. Ero diventato una sorta di pellicola fotografica, avevo interiorizzato ed esaltato film e canzoni che ora probabilmente ascolterei commentando con un semplice “carina”. Quell’anno avevo passato intere giornate, ricordo, a pensare al film di Muccino, Ricordati di me. Ora, per quanto Muccino possa essere gradito o meno, ammetto che passare intere giornate a pensare ai suoi film fosse patologico. La finestra di fronte di Ozpetek era stata un’esperienza simile. Ogni volta uscivo dal cinema con una faccia da zombie, lo sguardo fisso e gli occhi lucidi. Era evidente che fosse ciò che avevo dentro il vero problema, quello che mi faceva stare così male, quello che mi spingeva a vedere quei film e dar loro così tanta attenzione. Però non mi dispiaceva essere così sensibile. Quell’anno maturai tantissimo, nel dolore, certo, ma maturai. Capii finalmente cosa fosse davvero l’amicizia, chi ero io e chi amavo davvero. Tutto il contrario di quello che invece provo oggi: noia, svogliatezza e serenità. Non sono sicuro di voler essere sereno, se questo comporta necessariamente le seghe mentali di sempre. Perché allora non è serenità. La giornata tipo comincia a infastidirmi. Grazie al cielo c’è la radiosveglia

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venerdì, 28 gennaio 2005

Con più calma, magari ad orari più accettabili, mi piacerebbe parlare un po' del tempo che negli anni passati ho trascorso, e ancora oggi passo, a contatto con le persone del mio oratorio. Chi viene su FreeLand e legge il trafiletto sotto al titolo potrebbe fraintendermi: non sono un satanista e tantomeno un ateo. Sono cresciuto in un oratorio di Milano e conosco molto bene la realtà della Chiesa cattolica dalle mie parti. Fino a due, tre anni fa ero davvero convinto di essere cattolico. Chiariamo subito una cosa: mai stato ciellino, giusto per sgombrare il campo da facili fraintendimenti!!! Ero un adolescente credente, d'altr'onde ero e sono cresciuto in un ambiente religioso, con dei valori ben precisi. Poi sono maturato e adesso ho una posizione ambigua su quasi tutto ciò che riguarda la Chiesa. Per sintetizzare, trovo aberrante la quantità di tempo che in Vaticano spendono per portare avanti le tesi della morale sessuale. Trovo aberranti certi movimenti e certe correnti reazionarie cattoliche che vorrebbero fare passi indietro nella storia, così come chi agita lo spauracchio del musulmano colonizzatore per paura dell'invasione culturale islamica. Tuttavia provo vero fascino verso una religione, quella cristiana, il cui Dio è espressione pura dell'amore. Aderire ad una religione che venera l'amore non mi crea alcun dubbio, anzi. Il problema è che forse il cattolicesimo, più nello specifico, non è proprio questo. Ma rimando la discussione ad altri momenti, mi premeva solo precisare che quando mi capita di dire qualcosa sulla Chiesa, lo faccio perchè mi sembra di conoscerla bene e perchè in fondo la sento come una madre che all'improvviso ho scoperto essere non troppo casta.

Alex

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lunedì, 24 gennaio 2005

Chiedo scusa per la prolungata assenza dal blog. Come previsto fisiologia slitta a Febbraio. Quindi nei prossimi giorni conto di essere un po' più presente. Per scrivere su FreeLand, leggere i vostri stupendi blog e ricominciare ad avere una vita normale!!! Ora però vado a nanna. Ci si "rilegge" presto, buon tutto!!!

Alex

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giovedì, 20 gennaio 2005
 

Grande George. Altri quattro anni con noi. Viva la libertà! Tu sei un campione di libertà. Sganci le bombe per la libertà. Uccidi per la libertà. Torturi per la libertà. Succhi petrolio per la libertà. Neghi i diritti civili per la libertà. Applichi la pena di morte per la libertà. Vuoi vietare l’aborto per la libertà. Dici di rappresentare il bene che combatte il male per la libertà. Trucchi le elezioni per la libertà. Ti fai vedere in giro con quell’altro amicone di Silvio per la libertà. Invadi l’Afghanistan per la libertà. Fabbrichi mine antiuomo per la libertà. Guadagni miliardi su miliardi per la libertà. Stringi la mano agli sceicchi sauditi per la libertà. Fabbrichi e vendi armi per la libertà. Violi la privacy della gente per la libertà. Neghi i diritti civili a omosessuali neri poveri e democratici per la libertà.

 

Altri quattro anni, mio George, in cui l’America e il mondo saranno in mano ad un ex alcolizzato che la sera si siede a tavolino e gioca ai soldatini. Legge la Bibbia e i salmi, dice le preghiere, va a Messa. Mette a morte i condannati, esalta la guerra, la violenza, il terrore e l’ignoranza. Perché con quelle armi sei riuscito a vincere. A confondere il popolo americano. Caro George, hai un nemico ben più temibile del fantomatico Bin Laden. Si chiama pensiero. Che non è e non dev’essere antiamericano, ma orgogliosamente, questo sì, pacifista e severo con quelli come te che si riempiono la bocca di belle parole, con le quali dietro l’angolo ci si puliscono il

 

Alex

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mercoledì, 05 gennaio 2005

If you would indeed behold the spirit of death, open your heart wide unto the body of life

For life and death are one, even as the river and the sea are one

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.

Poichè la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare

(Kahlil Gibran)

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