La vittoria della speranza

Ci sono diverse ragioni per le quali le persone civili festeggiamo oggi il giuramento di Barack Obama. Noi “di sinistra”, come ci definisce Colui che Non deve Essere Nominato, che tutt'ora in Italia vediamo calpestati i diritti civili di molte minoranze, oggi ci troviamo di fronte un Presidente degli Stati Uniti nero, liberal, democratico. Noi che per anni abbiamo dovuto leggere sui giornali le storie più agghiaccianti sul razzismo che i nostri concittadini praticavano e praticano sui più deboli, oggi abbiamo la nostra riscossa, il nostro pugno di ferro nello stomaco dell'ignoranza. Oggi vinciamo la battaglia più imponente, pur perdendo quotidianamente quelle più piccole. Perchè da domani chi oserà dire “sporco negro”, “negro di merda”, “scarafaggio, torna al tuo paese” lo dirà all'uomo più potente del mondo. Si crogiolerà nella sua ignoranza, nella sua impotenza di ominide in mezzo agli uomini, come un analfabeta che bestemmia Iddio non sapendo interagire coi suoi simili.
Ma l'importanza di un evento simile non si configura unicamente nella vittoria sul razzismo. L'insediamento di Obama ha un enorme peso politico in un mondo dominato da governi come il nostro che sotto il tenero manto di diciture liberali nascondono elementi neo-fascisti e reazionari. Per otto lunghissimi anni, negli Stati Uniti d'America, un uomo chiamato George W. Bush ha sistematicamente affondato ogni progresso economico, culturale e civile del suo Paese. Contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali, fautore di un sistema sanitario per soli ricchi e grande estimatore, quasi compiaciuto, della pena di morte. Senza contare la guerra in Iraq e la strategia della paura finalizzata a raccogliere voti. Se l'America oggi può permettersi di intravedere una piccola luce in fondo a questo tunnel delirante lo deve solo alla forza di un democratico, di un liberal che ha saputo parlare alla gente e farla tornare a sognare.
Spesso ci è toccato in sorte di condividere momenti terribili nei quali ci sembrava di aver perso la speranza. Dopo lunghe battaglie, fatte sempre con il cuore, capitava non solo di perdere ma di essere calpestati da atteggiamenti di assoluta ignoranza. Penso a tutte le volte in cui ci siamo impegnati per difendere da facili pregiudizi le minoranze di questo nostro paese: zingari, ebrei, neri e chi più ne ha più ne metta. Promuovere i diritti civili e combattere l'omofobia, impedire che il proprietario di tre reti televisive, pluri-inquisito, che ha definito eroi personaggi mafiosi condannati per omicidio, venisse eletto Presidente del Consiglio. Ricordo la cocente delusione del Referendum sulla Fecondazione assistita, disertato in massa per ordine di Sua Santità. Abbiamo quasi sempre mancato il nostro obiettivo, facendo apparire i nostri sforzi come perdite di tempo per illusi. Noi italiani, poi, sotto scacco su doppio fronte, politico e cesaro-papista. Anche noi abbiamo sperato e speriamo tutt'ora in un nostro Barack Obama.
"Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, così è e così sarà per sempre”. Oggi viviamo un sogno che si realizza. E' il trionfo della libertà sulla schiavitù. Schiavitù dei pregiudizi, del sentito dire, dell'ignoranza e della superstizione. Il mondo è cambiato. Alleluja. Alleluja.
Alex























