mercoledì, 24 dicembre 2008
"Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell'esercizio della professione [...]. Il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su fatti e circostanze inerenti il segreto professionale" (art. 10 del Codice Deontologico per la Professione di Medico-Chirurgo).

Il Vaticano non si rassegna. Non può permettere che in Italia un cittadino scelga liberamente come disporre della propria vita. Gioca le sue ultime carte, estremamente scorrette. Prima il diktat del Ministro Sacconi, poi le rivelazioni di un medico che nessuno ha autorizzato a violare il primo dovere di ogni sanitario, ovvero il segreto professionale. Ammesso che dica tutta la verità.

Il dott. Giuliano Dolce, neurologo, pubblica sulle pagine del quotidiano Avvenire alcune informazioni sullo stato di salute di Eluana Englaro per dare man forte al potere vaticano. Ritengo personalmente che queste affermazioni violino il segreto professionale in quanto rendono noti a tutti alcuni particolari della storia clinica di un privato cittadino che non ha mai autorizzato, nè personalmente nè attraverso delega dei familiari, la pubblicazione di tali informazioni. Ma anche tralasciando l'aspetto medico-legale, molti altri medici si sono soffermati sull'assurdità dei contenuti di queste affermazioni, che comunque non intendo riportare in quanto riguardanti la sfera privata (e santo cielo potessi mettere quattromila grassetti su questo "privata" ce li piazzerei tutti!) di un essere umano.

Ora il Vaticano, dopo aver arruolato i politici, cerca di arruolare i medici. Non so dove vogliano arrivare, ma la vera dignità sta nel lasciare in pace questa povera ragazza ed i suoi familiari. Urlano e gridano la volontà di salvare una vita umana. Prima di tutto, signori miei, salvate la sua sacrosante dignità di essere umano.

Alex
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sabato, 07 giugno 2008
Contro il governo razzista di questo paese

In questi giorni l'Italia che ha votato Berlusconi assapora tutto il fumo che il pastore ha dato in pasto al gregge. Improvvisamente i problemi maggiori della gente sono diventati gli zingari e i fastidiosi gay pride che sfilano nelle strade delle città. I telegiornali hanno smesso di parlare dei salari, dell'aumento dei prezzi, del deficit pubblico. E Berlusconi, da ottimo pubblicitario qual è, riesce a distrarre le foche malate facendole giocare con una pallina. Mentre in sordina fascisti e integralisti cattolici realizzano il loro sogno: eliminare gli stranieri e, per usare un loro termine, i culattoni.

Quel che sta succedendo in Italia non ha precedenti. Il nostro primo ministro ha incontrato ieri Benedetto XVI promettendo libri gratis alle scuole private, mentre quelle pubbliche navigano nell'inadeguatezza più assoluta. Squadre di poliziotti fanno irruzione nei campi nomadi (regolari o irregolari ormai non ha più importanza) per schedarne i componenti. Fra poco, ne sono certo, qualcuno proporrà sicuramente di tatuarli con un bel numero. Il governo promette alla Chiesa piena sintonia morale, facendo solo trapelare, fra i denti, che però tutto sommato siamo uno stato laico. Tant'è che qualcuno, per ossequiare le ossessioni di gente malata, ha lanciato l'idea di espellere le prostitute extracomunitarie. Le donne di strada ai politici di destra non sono mai piaciute: sporche, malate, vanno anche coi poveracci. Meglio assoldare donne pulite, profumate e garantite.

L'ipocrisia in questi giorni si tramuta in leggi dello stato. Berlusconi il divorziato promette la difesa della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio fra uomo e donna, mentre manda le forze di polizia a setacciare le città per la caccia allo straniero del quale Ratzinger si preoccupa, sì, ma infine chiude un occhio. L'ossessione del Pontefice, si sa, non sono i diritti umani, ma quelli degli embrioni. Il cruccio maggiore dei vertici ecclesiastici non è la lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, ma la santa crociata contro i diritti dei conviventi e degli omosessuali.

Oggi non mi conforta nemmeno più appuntarmi sul petto la spilla con su scritto "Io non ho votato Berlusconi". Questo paese non capisce, o forse davvero non vuol capire, che nell'ipocrisia delle apparenze non c'è futuro. Così, per nascondere i veri problemi, una maggioranza falsa e bigotta punta tutto sulla finta morale del perbenismo. Non averli votati non mi consola, ma certamente mi riempie di gioia sapere di non esser come loro.

Alex
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domenica, 03 febbraio 2008
Aborto: una discussione strumentale

E' terribile constatare come dal '78 ad oggi non solo i discorsi, ma perfino i modi di affrontarli siano rimasti gli stessi. Non c'è spiraglio per un barlume di praticità, non c'è la possibilità di confrontarsi su un terreno che è quello delle vicende terrene, la realtà in cui viviamo quotidianamente.

Papa Benedetto XVI e le sue schiere di angeli in coro continuano imperterriti a proferire richiami contraddittori. Si vuol portare a termine la lotta contro l'aborto, tentando di abolire una legge tanto amara quanto civile. Perchè per loro la soluzione del problema non sta nel prevenire le possibilità di interruzione di gravidanza, ma nel bloccarne l'esecuzione, costringendo le donne ad una clandestinità ormai lontana nel tempo, segno di posizioni medievali e lontane dalla realtà. Non si sente mai il Pontefice gridare "evitate di arrivare all'aborto" oppure "ci sono mezzi più sani e consapevoli di evitare una gravidanza". E se per le ragazze più evolute può sembrare inutile un richiamo del genere da parte della Chiesa, per tutte quelle donne schiacciate dai pregiudizi e dalla supersitizione di famiglie ultradevote posizioni del genere potrebbero essere la soluzione di molti problemi.

Quindi per la Chiesa del 2000 il preservativo, figlio del demonio, e la pillola, ascensore per l'inferno, non sono gli strumenti più adatti per evitare a migliaia di donne il dramma dell'aborto. Eppure le cifre parlano chiaro: da quando la diffusione dei metodi anticoncezionali si è diffusa nella popolazione, il numero di interruzioni volontarie di gravidanza s'è ridotto drasticamente. Con l'ulteriore passo in avanti compiuto dalla scienza dopo la sintesi della contraccezione post-coito (pillola del giorno dopo) sarebbe possibile, coscientemente, ridurre quasi a zero gli interventi abortivi.

Eppure niente, duro come la pietra il carrozzone vaticano guida la donna del 2000 verso la castità in eterno, pena la gravidanza o peggio l'inferno. Se queste sono le soluzioni offerte dalla Chiesa, se questo è il messaggio che i medici dovrebbero lasciare a migliaia di adolescenti in cerca di risposte, allora davvero saremmo nelle mani di uno stato incivile, retrogrado e reazionario.

Fatte queste premesse, reputo sacrosanto ridiscutere i termini nei quali collocare l'interruzione volontaria di gravidanza. I passi in avanti compiuti dalla medicina dell'età neonatale consentono di ridiscutere le possibilità di aborto nei periodi più estremi della gravidanza. Credo personalmente che dopo l'estrazione di un feto vivo, con anche solo poche possibilità di vitalità extrauterina, quest'ultimo vada rianimato e soccorso a prescindere dal volere materno. Per anni si è ribadito infatti che era la donna a dover scegliere per il bambino fintanto che questo dipendeva dalla stessa per le sue possibilità di vita. Un feto vivo, pur con poche possibilità di giungere a maturazione completa al di fuori dell'ambiente uterino, si pone tuttavia in un contesto per l'appunto extra-materno, autonomo, e come tale deve essere trattato.

Il punto è che taluni utilizzano queste riflessioni per tentare di abolire una legge che ci assicura l'eliminazione di una piaga tremenda, quella dell'aborto clandestino. Qualcuno dica a Ratzinger che la gente non smette di fare sesso solo perchè lo dicono i preti. E chi semina, prima o poi dovrà pur raccogliere.

Alex 
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martedì, 15 gennaio 2008
L'errore laico

Da anni combatto, assieme a tanti, le continue ingerenze dello Stato Vaticano negli affari interni di una Repubblica indipendente e sovrana come l'Italia. Ingerenze quasi sempre politiche, mirate al controllo ideologico di una nazione piena di problemi che non si accorge di essere governata da tirapiedi ed affaristi, pronti a ricevere ordini dal primo cardinale di turno in cambio di una manciata di voti.

Oggi Benedetto XVI rinuncia alla sua visita presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Non lo fa per spirito caritatevole, nè per amor di patria. Qualcuno, in campo laico, ha fatto goal nella propria rete, ha dato l'opportunità ai falchi della Santa Sede di gridare all'intolleranza. Scelta sbagliata sotto tutti i punti di vista.

Innanzitutto, ma questo dovrebbe essere lampante, è sbagliato rispondere a tesi non condivise con i fischi e le contestazioni. Argomentare, dimostrare e contrastare con la logica dei fatti, da questo schema democratico non si può scappare, per quanto ogni scorciatoia risulti più gustosa e facile. Poi, qualcuno si aspettava davvero che un Papa sarebbe comparso alle porte di un'Università accogliendo a viso aperto urla e imprechi? Era logico supporre che, una volta tirata eccessivamente la corda, il Vaticano avrebbe annullato l'incontro.

Così adesso siamo noi gli intolleranti, noi gli incivili, noi gli arroganti. In questo modo non si va da nessuna parte. Se vogliamo davvero portare avanti i diritti di quanti vengono emarginati da questo stato per la sola colpa di non aderire ai dettami religiosi cattolici, dobbiamo usare la nostra intelligenza, i nostri valori, la forza delle nostre idee. Oggi abbiamo perso stile, credibilità e occasioni di dialogo. Perchè, così come la religione, nemmeno la laicità si può imporre.

Alex
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lunedì, 29 ottobre 2007
Obiezione d'incoscienza



Ad ogni uscita vaticana si crede sempre di aver raggiunto il limite dell'arretratezza mentale. Ed ogni volta ci si sbaglia. Questa mattina Sua Santità ha chiesto la possibilità di istituire un'obiezione di coscienza anche per i farmacisti. Riporto testuali parole: "Il farmacista, importante intermediario tra i medici e i pazienti, deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perchè ogni essere sia protetto dalla concepimento fino alla morte naturale".

Il nostro paese, già vittima di scandalose chiusure legislative sui temi relativi ai diritti civili, rischia di trovarsi di fronte a schiere di integralisti fanatici pronti a boicottare la vendita dei farmaci anticoncezionali. Ognuno ha il diritto di tenere nel proprio cervello quante pigne ritiene più idonee, ma estendere precetti medievali, fondati su credenze di parte, ad una nazione che si definisce laica per Costituzione significa equipararsi a quei tanto aberrati stati mediorientali che fondano la loro legge civile sui presupposti di quella divina.

Le affermazioni di Ratzinger sono veramente agghiaccianti. Non oso nemmeno immaginare uno scenario nel quale una ragazza in cerca della pillola del giorno dopo debba scontrarsi con l'ottusità di taluni medici, le già difficili pratiche burocratiche e in aggiunta un ipotetico farmacista bigotto che la prende per mano dicendo: "ragazza mia, ripensaci". Ma stiamo dando i numeri o cosa?  Ci stiamo rendendo conto o no di quanto assurde, strampalate e devastanti siano queste tesi di parte che si scontrano frontalmente con la realtà sanitaria mondiale?

Si parla tanto di pari opportunità, donne nel mondo del lavoro, e ci si dimentica di quei diritti che i nostri genitori hanno ottenuto per dare alle donne il diritto di scegliere. In quel cacchio di referendum sulla fecondazione assistita il 75% degli italiani ha chiuso gli occhi di fronte all'enesima ingiustizia che colpiva il sesso femminile, la ricerca scientifica e la dignità di chi vuole vivere la propria vita con gli stessi diritti di tutti.

Fanculo (perdonate il termine) le tesi reazionarie di questi quattro balenghi. Il problema non sono mai stati loro, loro ci sono sempre stati, dai roghi delle streghe alla legge 40. Il problema sono i parameci al potere che per quattro voti li assecondano. Dobbiamo decidere se vogliamo piegarci a questi diktat vaticani, pieni zeppi di inciviltà, o battere i pugni sul tavolo e lottare.

Io non ce la faccio più. Non riesco più nemmeno ad ascoltare queste idee prive di ogni contatto con la realtà. Cosa si inventeranno ancora? Gli spazzini obiettori che non possono raccogliere i preservativi usati? O il chimico obiettore che non può sintetizzare molecole demoniache? E qui mi fermo, per evitare l'ennesimo travaso di bile.

Alex
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giovedì, 04 ottobre 2007


"La Chiesa non si propone mire di potere, ne' pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale". Lo ha detto il Papa nel discorso al nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. (Roma, 4 Ottobre 2007)



- Ma, eminenza, Gesù Cristo non è morto povero?

- Appunto, non vogliamo fare la stessa fine.

(Pino Caruso)
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martedì, 25 settembre 2007


Il fatto che la legge 40 facesse acqua da tutte le parti era noto più o meno a tutti quelli che ne avevano letto il testo. Retrograda, contraddittoria, scritta apposta per compiacere i vertici vaticani. Piena zeppa di incongruenze ed incostituzionalità, che pian piano sono venute a galla attraverso il giudizio imparziale della magistratura.

L'ultimo colpo alla legge, ma non unico, è stato dato dal tribunale di Cagliari che ha consentito l'esecuzione della diagnosi pre-impianto sulle cellule embrionali di una donna affetta da talassemia. Vorrei per un attimo ripercorrere ciò che la legge italiana effettivamente consente di fare in questi casi.

Una coppia che è consapevole di poter avere figli affetti da malattie geneticamente trasmissibili, che compromettano in maniera grave il decorso della vita del figlio, esprime il desiderio di poter controllare, prima dell'impianto in utero, se le cellule embrionali del concepito sono portatrici della malattia stessa. Si tratta di cellule ai primissimi stadi dell'embriogenesi cui viene analizzato il genoma per riscontrare eventuali anomalie genetiche. La legge 40 vieta questa pratica, ovvero una coppia non può sapere PRIMA dell'impianto se il figlio sarà malato o no.

Poniamo che la coppia, o meglio la donna, decida ugualmente di portare avanti la gravidanza e farsi impiantare l'embrione. Da embrione si passa a feto ed ecco che con un banalissimo prelievo del liquido amniotico (od una coriocentesi) la legge consente di effettuare analisi e capire se il feto è portatore della malattia. Nel caso in cui lo fosse, cosa pensate che possa dire la legge? Può mai dire alla donna "abortisci pure" dopo che pochi mesi prima le aveva negato l'opportunità di evitare del tutto la gravidanza?

E invece lo stato dice: "abortisci pure". Sì, perchè la legge 194 consente l'interruzione di gravidanza entro il terzo mese di gestazione (ed oltre in caso di pericolo per la salute).

Contro questo abominio si è pronunciato dunque il tribunale di Cagliari, consentendo ad una donna talassemica di effettuare la diagnosi pre-impianto ed evitare lo strazio di abortire. Si tratta di una sentenza shock, perchè ribalta di fatto il testo della legge.

Ovviamente oltre-Tevere si sono fatti venire una crisi isterica, come loro solito. A me non interessa cosa dica Ratzinger, Ruini o Bagnasco. Voglio vivere in uno stato laico, rispetto la loro opinione ma rivendico il diritto di decidere in autonomia di scienza e coscienza.

E in scienza e coscienza mi permetto di ribadire, ancora una volta, che la legge 40 andrebbe cancellata domani mattina. E' davvero un peccato che tutta questa autonomia non entri in quei palazzi dove le leggi nascono e finiscono per incidere sulle nostre vite. E' davvero delirante sapere che mezzo parlamento e più finisce per votare una legge assurda su ordine di un potere religioso.

Siamo un paese integralista, ma nessuno ce lo viene a dire. Contestiamo la Sharia, i paesi islamici che fanno della religione un testo di legge. E noi invece cosa facciamo? Non permettiamo anche noi che preconcetti religiosi finiscano dentro le leggi dello Stato? E su questo c'è stato un referendum, su questo in molti hanno taciuto. Senza sapere, senza conoscere. Partendo da questi presupposti non potremo mai definirci un paese moderno, civile e democratico. Per questo dico che il marcio non sta solo nei palazzi della politica, nei salotti del potere. Il marcio ci coinvolge tutti ogni qual volta ci rifiutiamo di conoscere la verità, per paura, per pigrizia, per fede. Sì, per fede. Scambiata spesso per abnegazione dei propri principi e ottundimento della ragione. Perchè fa comodo un popolo che non pensa, fa comodo un popolo che si fida.

Alex
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venerdì, 07 settembre 2007
Le vicende bioetiche dei giorni scorsi, dopo il via libera dell'Inghilterra alla creazione di "embrioni-chimera", fanno capire molte cose al piccolo borgo pseudo-medievale nel quale viviamo, chiamato Italia.

Proiettiamo per un attimo la vicenda inglese nel contesto italiano. Un giorno Umberto Veronesi, o qualunque altro scienziato del belpaese, chiede al Parlamento di creare un embrione attraverso l'immissione di un nucleo di cellula umana all'interno di un ovocita bovino.

1) Lo scienziato in questione viene tacciato di crimini contro l'umanità

2) Il card. Tonini si presenta a Domenica In in preda ad una crisi isterica, chiedendo ai telespettatori, fra i singhiozzi del pianto, di fermare questo scempio abominevole

3) La Binetti, indossato l'apposito cilicio, si incatena al portone di Palazzo Chigi vestita come Santa Chiara nel film "Fratello sole, sorella luna"

4) Il Parlamento boccia a tempo di fulmine la proposta, più in fretta di quanto non abbia approvato la Cirami a suo tempo

5) Lo scienziato viene condotto in piazza San Pietro e costretto alla pubblica abiura

Questo è quello che succederebbe in Italia. Vediamo cos'è successo in Inghilterra.

1) Presa visione della posizione Vaticana, il governo inglese non ha battuto ciglio, evitando così di dover subire il triste show delle crisi isteriche d'oltre Tevere

2) La Commissione che si occupa degli affari di bioetica ha dato il via libera al progetto, col plauso della comunità scientifica mondiale (eccetto quella legata al mondo cattolico)

Fine.

Alex
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mercoledì, 29 agosto 2007
In questi giorni è tornato alla ribalta il tema dell'aborto dopo i fatti avvenuti all'ospedale San Paolo di Milano. Qui una donna incinta di due gemelli aveva deciso di non mettere al mondo uno dei due, affetto da sindrome di Down, ma i medici hanno sbagliato l'intervento ed hanno provocato la morte del gemello sano.

Non poteva mancare il freddo e sempre puntuale richiamo dei Vescovi italiani attraverso l'Osservatore Romano. La Chiesa, negli ultimi anni, ha rinvigorito la sua azione antiabortista al punto da dissociarsi da Amnesty International, che aveva a sua volta accusato i cattolici di scarsa sensibilità umana.

Su questi temi mi è sempre molto difficile trovare una posizione. Da ragazzo, quando frequentavo l'oratorio, vedevo l'aborto come un male assoluto. Poi sono cresciuto e mi sono reso conto di quanto la vita, a volte, ponga di fronte a scelte che difficilmente possono essere evitate. Ed è nella particolarità dei casi che, secondo me, è possibile trovare una risposta. Da qui scaturisce l'estrema difficoltà di scrivere ed applicare una legge che vada bene per tutte le situazioni. Dire aborto sì o aborto no significa liquidare in due parole la soluzione a drammi che richiedono una conoscenza approfondita del singolo caso. E' evidente quanto sia terribile, ad esempio, ricorrere all'aborto come mezzo di contraccezione d'emergenza (non sto parlando della cosiddetta "pillola del giorno dopo", per sgombrare il campo da stupidi ed infondati equivoci) quando per stupidità o pigrizia si sono evitati altri tipi di contraccezione. Ma la difesa del sacrosanto diritto della donna di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno, tanto più quando il concepito è affetto da malattie fortemente disabilitanti, credo debba essere uno dei principi chiave che reggono un paese civile. Per questo ritengo fuori luogo i richiami della Chiesa affinchè lo Stato riveda i termini della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Anche perchè una "revisione", per il Vaticano, vorrebbe dire "forte limitazione" se non addirittura "cancellazione".

Quello che più sento lontano dalla realtà, comunque, è la divisione che si tenta di creare ogni qualvolta ci si trovi di fronte a temi di bioetica. Come se la vita e la sua difesa fossero patrimonio solo di alcuni. E' terribilmente limitante ridurre il problema a favorevoli o contrari. Contrari a cosa? Favorevoli a cosa? Di mezzo ci sono drammi, ci sono vite, ci sono situazioni uniche nel loro genere. Puntare il dito contro non serve a nulla. Forse quello che manca a certi teologi, prelati e porporati è proprio il contatto con la realtà di tutti i giorni, che non sempre rispetta le regole della perfezione, nè tantomeno le convinzioni più profonde che ciascuno di noi sente di avere.

Alex
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mercoledì, 04 luglio 2007
La scienza e l'Italia



Nell'epoca globalizzata in cui viviamo non possiamo più avere paura di rimanere indietro, di ignorare le scoperte scientifiche degli altri paesi, e di non poterne usufruire in campo medico. Anche per questo motivo agli italiani, in realtà, interessa poco del progresso nostrano, contenti di far fare il lavoro sporco agli altri e farsi recapitare le scoperte direttamente a domicilio. In realtà il mondo scientifico non funziona proprio così, ma è illuminante evidenziare come nel nostro paese ci sia un pregiudizio, di natura indiscutibilmente cattolica, che dai tempi di Galileo non ha mutato forma, ovvero la paura che la scienza possa, un giorno, fare le scarpe alla religione. Ammesso e non concesso che questo non sia già stato fatto.

Nel giugno del 2005 solo poco più del 26% della popolazione italiana si recò alle urne per dire la sua sulla fecondazione assistita e sull'utilizzo delle staminali embrionali in ambito terapeutico. Le opinioni erano molte, confuse e spesso infondate. Si partiva dai diktat del Card. Ruini e si finiva con le opinioni di illustri scienziati come il ginecologo Antinori che, fosse dipeso da lui, avrebbe legalizzato la clonazione umana "off limits". Il grande limite dei popoli occidentali è quello di non conoscere abbastanza a fondo queste tematiche per farsene un'opinione. Ma se si trattasse di economia, tasse o fedina penale di Berlusconi il tutto potrebbe ridursi a indignazione e critica. Il problema invece è ben più grande di una semplice disinformazione politica, perchè la biologia ci offre oggi la possibilità di rivedere completamente le fondamenta della natura umana, e soprattutto di stravolgerle da un momento all'altro, come se nulla fosse. Su questo scenario si instaurano molto facilmente due grandi problematiche sociali: una, rappresentata da un potere religioso che per partito preso applica la tecnica del "non possumus", e l'altra riguarda quanti utilizzano le attuali conoscenze biologiche per fini tutt'altro che onorevoli.

In Italia ha preso forma l'idea che la scienza, per poter esistere, debba essere soggiogata ad un'etica ben precisa, ovvero quella decisa dalla Conferenza Episcopale. Che un'etica debba esserci questo è fuori di dubbio, ma lasciare che venga plasmata da gente che considera il preservativo uno strumento del demonio e la pillola del giorno dopo un metodo abortivo, fa supporre l'esistenza di un'agghiacciante incapacità del mondo scientifico di contrastare le credenze popolari con la verità dei fatti.

La scienza in Italia spesso non riesce a dialogare con questo potere temporale esercitato dalla religione. Ritengo infatti che il problema più grande, in assoluto, sia l'assordante silenzio che circonda il dibattito etico su tutti i problemi oggi sul tappeto: clonazione, fecondazione, contraccezione. Io credo che il silenzio sia l'arma preferita di coloro i quali  desiderano essere gli unici a parlare. Le divergenze esistono, e allora mi chiedo: perchè nessuno ne parla?

Forse perchè così, al prossimo referendum scomodo, sarà più facile seminare menzogne e raccogliere indifferenza.

Alex
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sabato, 12 maggio 2007
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lunedì, 23 aprile 2007
E se fosse andata diversamente?

...



L'uomo nell'immagine, per quanti proprio non lo conoscessero, è Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani. Eletto al soglio Pontificio il 26 agosto 1978, morì dopo soli 33 giorni, il 29 Settembre dello stesso anno. Non furono nè la brevità del Pontificato nè tantomeno quel numero 33, cioè gli anni di Cristo, a seminare dubbi sulla sua morte. In molti sono convinti che Papa Luciani venne assassinato sulla base di solide deduzioni, precisi indizi e clamorosi moventi. E a chi sostiene che è impensabile l'assassinio di un Papa, si potrebbe ricordare l'attentato, poi fallito, a Giovanni Paolo II. Detto fra le righe, la morte di Albino Luciani può apparire candidamente naturale solo a chi non si è interessato dell'intera vicenda. Dopo aver letto "In nome di Dio", libro scritto dal giornalista David Yallop  che per tre anni si è occupato della vicenda ed è riuscito a trarne un best-seller che ha venduto, nel mondo, oltre dieci milioni di copie, mi sono convinto della totale mala-fede vaticana nella gestione della morte di Papa Giovanni Paolo I. Per gridare all'omicidio servono prove, ma per smascherare una bugia basta solo appurare la verità.

Negli anni '70 la figura di Papa Luciani era scomoda per molti. Michele Sindona, Licio Gelli, Roberto Calvi. Per chi non li conoscesse, questi tre individui rappresentavano, allora, la feccia della società italiana. Erano tutti membri della loggia massonica "Propaganda 2", di cui Gelli peraltro era Gran Maestro e di cui per un periodo fece parte anche il nostro amato ex premier Silvio Berlusconi (circostanza appurata dalla magistratura e confermata da una sentenza definitiva della Corte di Cassazione). Calvi e Sindona instaurarono, sotto il papato di Paolo VI, stretti affari illeciti con la Banca Vaticana gestita da Mons. Paul Marcinkus. Attraverso precise ricostruzioni, David Yallop dimostra nel suo libro quanto poco di cristiano (ma soprattutto di legale) vi fosse nei rapporti finanziari fra i membri della loggia P2 sopra citati e la Banca Vaticana. Papa Luciani, come dimostrano numerose testimonianze, decise subito dopo la sua elezione di rimuovere Paul Marcinkus dal suo incarico ed istituire un'inchiesta approfondita sulla gestione della banca. Le disposizioni di Luciani vennero date al Segretario di Stato card. Villot il 28 settembre 1978, affinchè venissero messe in atto il prima possibile. Giovanni Paolo I, per qualche strana coincidenza, si spense nelle prime ore del giorno seguente.

A quanti interessasse la storia, la vera storia della morte di Albino Luciani, consiglio vivamente l'acquisto del libro citato. Dopo averlo letto, tuttavia, mi sono chiesto cosa sarebbe potuto succedere se Luciani fosse vissuto vent'anni di più. Che tipologia di Chiesa avremmo oggi davanti a noi. Secondo numerose fonti, Giovanni Paolo I era intenzionato a modificare l'atteggiamento della Chiesa sul controllo artificiale delle nascite. Nell'enciclica Humanae Vitae Paolo VI aveva espressamente indicato come peccaminosi metodi quali la contraccezione orale ed i metodi di barriera. Luciani aveva contribuito alla decisione del Papa, ma suggerendogli la tesi opposta. E' evidente che, una volta divenuto Pontefice, Giovanni Paolo I avesse tutta l'intenzione di cambiare l'atteggiamento della Chiesa.

Un Papa apparentemente onesto, un Papa credente, un Papa progressista. Si è fermato 33 giorni dopo, o lo hanno fermato, chissà. Certo puzza un bel po' tutta la vicenda, il fatto che il Vaticano si sia rifiutano di ordinare un'autopsia nascondendosi dietro divieti inesistenti e fasulli. L'occultamento delle prove ritrovate nella stanza del Papa. Le menzogne sulle circostanze della sua morte, nonchè una diagnosi di infarto del miocardio posta senza alcuna prova scientifica. Secondo un comunicato emesso in quei giorni dal Vaticano, il corpo del Papa sarebbe stato ritrovato alle 5.30. Peccato che gli imbalsamatori, chiamati in tutta fretta, furono svegliati da una chiamata fatta dal card. Villot prima delle 5 del mattino. Straordinari poteri di preveggenza o fiera della bufala?

Rimane il giallo, ma anche una considerazione storico-politica. Non c'è spazio per chi vuol cambiare le cose in un mondo di individui intoccabili. E se Giovanni Paolo I è stato davvero assassinato, come sostengono in molti, c'è da star tranquilli sul fatto che nulla mai potrà cambiare.

Alex









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mercoledì, 28 marzo 2007
Segnali pericolosi

L'Italia si tinge di un viola episcopale, e questo non vuol essere l'ennesimo scontro fra religiosi e scomunicati. Il problema non è nemmeno la Chiesa Cattolica, ma l'eterna accondiscendenza che la nostra politica offre alla Conferenza Episcopale Italiana.

Monsignor Bagnasco, nuovo leader della CEI, diffonde un testo nel quale si invitano tutti i cattolici italiani ad osteggiare il provvedimento sui Dico, quella legge blanda e mal concepita che vorrebbe emulare i pacs alla francese ma non ne ha il coraggio. Ma non si ferma qui. Sottolinea il fatto che appellarsi alla laicità dello stato, al senso comune e all'indipendenza delle istituzioni dai canoni religiosi non può essere considerata una scusa. E questo è il vero nocciolo della questione, siamo tutti lieti che finalmente si sia messo nero su bianco quel che da anni i cosiddetti "laici" contestano alla CEI.

La Chiesa italiana vuole che le leggi dello stato vengano promulgate sulla base di dettami religiosi affidati di volta in volta alla Conferenza Episcopale.

Chissà se l'Italia se ne sta accorgendo, imbambolata com'è fra video telefonini, grande fratello e vallettopoli. Chissà se si rende conto della gravità di queste affermazioni, del loro contenuto prettamente reazionario, delle intenzioni che vi sono dietro. Ci è quasi finito il fiato a furia di dire sempre le stesse cose, di difendere i diritti di tutti quelli che vogliono sentirsi parte di uno stato senza professare la religione di Ratzinger. Domani partirò per la Scozia, andrò a trovare un'amica in Erasmus. Quattro giorni di pausa nei quali toccherò il suolo di un paese che, almeno su questi temi, è avanti anni luce rispetto alla nazione in cui vivo.

Non capisco perchè al mio ritorno dovrò ricominciare a sentire vescovi, cardinali e papi dettare legge. Non ne posso più ma nello stesso tempo penso che tanto non c'è via d'uscita. Perchè gli italiani amano la contraddizione e se ne nutrono per farne uscire gli interessi. Il davanti sorride alla Chiesa, il di dietro...

Perdonate le allusioni e a prestissimo,

Alex
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sabato, 10 febbraio 2007


«È necessario appellarsi anche alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell'amministrazione della giustizia affinchè le leggi siano sempre espressione di principi e di valori conformi col diritto naturale e che promuovano l'autentico bene comune».




Non possumus...
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sabato, 27 gennaio 2007
Ma io ti assolvo

Nell'ultimo numero dell'Espresso è comparso un articolo nel quale il giornalista Riccardo Bocca narra la sua esperienza di "inviato speciale" nei confessionali italiani. In sostanza si è recato da vari sacerdoti confessando loro peccati mai commessi riguardanti molti temi al centro del dibattito etico dell'Italia: eutanasia, contraccezione, aborto. E ha riportato i dialoghi avuti coi religiosi nel suo articolo, dimostrando quanta differenza vi sia fra la realtà che vive quotidianamente la Chiesa e i dogmi imposti dai suoi vertici.

Personalmente mi ha stupito poco. Quale persona di buon cuore (preti inclusi) potrebbe mai condannare con severità un figlio che limita la sofferenza di un padre morente o un giovane che ha utilizzato il preservativo per fare sesso con la sua ragazza? Per quanto Ruini e Ratzinger possano sbraitare, strapparsi i capelli e fare scene isteriche, la maggior parte della popolazione italiana fa i conti coi problemi della società odierna e li risolve utilizzando la ragione, non certo i precetti ante-medievali sfornati dalle menti illuminate del Vaticano.

Ma il potere non l'ha presa bene. I quotidiani della Santa Sede hanno definito "oltraggioso" il reportage dell'espresso. Credono che avendo raccontato delle falsità al prete, il giornalista abbia in sostanza dissacrato il sacramento della riconciliazione e di fatto mancato di rispetto alla religiosità dei credenti.

Milioni di cattolici, questa sera, non mangeranno pensando all'oltraggio subìto, si coricheranno offesi e amareggiati per quest'ennesimo attacco alla Chiesa. Domattina si alzeranno col medesimo pensiero e proveranno a perdonare i poveri peccatori che non capiscono proprio niente.

Io credo invece che sia giunta l'ora di isolare i vertici ecclesiastici. Laici e credenti democratici devono poter dialogare faccia a faccia, senza intermediari. Mi rifiuto di credere che Ruini e Ratzinger rappresentino i cattolici, voglio sedermi affianco a loro e dialogare serenamente. Sono sicuro che giungeremo alle stesse conclusioni, perchè nessuno vuole il male dell'altro e soprattutto nessuno vuole ledere le libertà individuali.

Solo chi non si cala nella società di tutti i giorni può pontificare contro preservativi, pacs e altre questioni divenute fondamentali per questa Chiesa. Io voglio parlare con chi in questa società ci vive, coi parroci delle parrocchie di quartiere, coi cappellani degli ospedali e delle carceri, coi missionari.

Voglio parlare con la Chiesa fatta di persone, perchè all'oratorio mi hanno insegnato che la Chiesa è fatta di persone, non di idee, di dogmi, di potere.

Questo dialogo non è più procrastinabile. Ci stanno mettendo l'uno contro l'altro, e lo fanno per farci credere che gli uomini possano distinguersi in credenti e non credenti. La battaglia va oltre, è fra democratici e reazionari. Non perdiamo quest'occasione.

Alex
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giovedì, 11 gennaio 2007
Undicesimo comandamento


Chiedete ad un vostro amico, o conoscente, di elencarvi quelli che sono i principali problemi del mondo odierno. Un bambino di otto anni direbbe le stesse cose che vi direbbe un adulto: fame, povertà, carestie, ambiente, guerre, disuguaglianze sociali. Ne parliamo fin troppo, a volte a sproposito, ma siamo d'accordo sul fatto che, in linea di principio, siano questi i principali problemi del mondo. No? Ok.

C'è chi non la pensa così. A giudicare dalla quantità di discorsi incentrati su un preciso argomento, Mal...ehm...Benedetto Decimosesto è particolarmente attento a quella che giudica una delle più pericolose minacce per le società moderne: i Pacs.

Non sprecherò una sola parola in difesa di questi diritti civili. Non è questo il punto. E non stiamo nemmeno discutendo su quello che Cristo potrebbe dire in merito a discriminazione sessuale e xenofobia.

Il punto è che Sua Santità non ha appreso un piccolissimo particolare, lucido e splendente come la Luna:

NON CE NE FREGA UNA NESPOLA DELLA SUA SANTA OPINIONE

Oramai il suo pensiero fisso si è tramutato in ossessione, ci avete fatto caso? Ogni due giorni torna sull'argomento, direttamente o indirettamente, col suo turo accento tetesco. Mai un'apertura, mai un messaggio conciliante, manco un "volemose bbene" tanto caro al buon Wojtyla. Potremmo lasciarci andare a futili slogan tipo "impiccheremo l'ultimo prete con le budella dell'ultimo re", ma faremmo il suo gioco. Lui vuol farci credere, con questa sua ossessione freudiana, che i cattolici siano contrari ai pacs quando sappiamo benissimo che questo non è vero. I cattolici come lui, certo, reazionari e illiberali, sono dalla parte dell'integralismo, ma altri, e sono convinto essere la maggioranza, tifano per i diritti, per la solidarietà e per il buon senso. Cattolici stufi di questo prototipo di signorina Rottermeier che guida la Chiesa attraverso messaggi discriminatori e confusi. Confusi, certo, perchè è schizofrenico invocare il dialogo per poi fare muro contro muro su questioni fondamentali come quelle dei diritti civili.

Dire no abbozzando qualche scusa irricevibile puzza solo di illogico estremismo. E se errare è umano, mio caro Joseph, perseverare diabolicum.

Alex

Ps: l'undicesimo comandamento, per i pochi che ancora non l'abbiano scoperto in volgare adolescenza, corrisponde a "fatti i cazzi tuoi"...

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venerdì, 20 ottobre 2006
Ruvida ipocrisia

Lo ammetto: quando ho sentito Ratzinger dire che la Chiesa non fa politica ho avuto un piccolo moto d'ira recondita. Se penso al referendum sulla procreazione assistita, se penso ai Pacs e a tutto il resto, davvero non posso credere che il vecchio Papa si sia chiamato fuori dalla politica. Quante menzogne, quanta ipocrisia, quanta morale da quattro soldi travestita da religione. A volte temo che non ci libereremo mai di questi manovratori di coscienze, avidi di ignoranza e conservatorismo. Si sono detti fra di loro che va combattuta questa ondata "laicista" che pervade l'Italia. Io invece spero che si autoestinguano alla velocità della luce e la piantino di imporre i loro dettami medioevali a tutto il paese. La vera libertà, cattolici ruiniani, non sta nell'obbligare gli altri a fare quello che dice la Chiesa, ma nel lasciare che ognuno decida in scienza e coscienza nel rispetto di tutte le credenze. E per stemperare l'incazzatura, beccatevi 'sta vignetta.

Alex

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sabato, 16 settembre 2006
Habemus papam... (purtroppum)


Benedetto XVI non ha frenato la lingua, e fin qui nulla da dire. Il problema è che ha fatto incazzare i vari integralisti come lui sparsi per il mondo. Una settimana fa disse che “L’Islam è spaventato da un occidente che trascura Dio”. Ovvero, tra le righe, un certo tipo di laicità e relativismo che al Pontefice non è mai andato giù. Poi ha tirato fuori qualche altra sorpresa dal suo cappello delle meraviglie, ovvero ha cominciato a prendersela con la scienza (che tenta di prescindere dall’esistenza di Dio ma si sbaglia perché senza di Lui non tornano i conti) e con i musulmani che combattono la loro guerra santa in nome di Allah, ovviamente sbagliando, perché offuscano la ragione in nome della fede mentre queste due, sempre secondo il Papa, dovrebbero viaggiare a braccetto.

 

A prescindere dalla libertà che ognuno ha di dire le proprie cazzate (quindi anche quella di Ratzinger) mi chiedo: secondo voi il suo è un discorso logico? Prima dice che la ragione deve avere un suo ruolo nella religione, poi torna indietro e s’incazza con la scienza perché tenta di comprendere il mondo in maniera razionale. Successivamente si arrabbia coi musulmani che fanno guerre di religione e costruiscono regimi teocratici, mentre coccola Ruini che sbraita contro i Pacs. La vogliono piantare di prenderci per il culo?

 

Se in Occidente non ci fosse stato il santo Illuminismo, a quest’ora non avremmo nulla da invidiare ai paesi islamici. Avremmo l’obbligo costituzionale della comunione alla Domenica e l’adulterio verrebbe considerato un reato. L’unico motivo per cui Ratzinger fa tanto il liberale e critica l’Islam integralista è che grazie al cielo qui da noi può dettar legge fino a un certo punto. Eh sì, perché se gli permettessero di dettar legge farebbe esattamente come Ahmadinejad, imporrebbe i suoi dettami religiosi e se ne fregherebbe della legge dell’amore, del dialogo, della pace e dell’opinione altrui.

 

E’ inaccettabile questo continuo attacco agli integralisti islamici quando ogni giorno rompono i coglioni su tutte le leggi approvate in parlamento. Questo va bene, quest’altro no, io farei così. Avete scassato quelli che non vorreste farci usare! Decidetevi: integralisti o non integralisti. Troppo facile opporsi ai Pacs, sminuzzarci i maroni sulla famiglia e poi criticare i musulmani. Ogni integralismo, per definizione, è una pagliacciata senza senso. Ma detto da te, Ratzinger, o da quell’altro, Ruini, è una presa in giro. E adesso cuccati l’incazzatura dei tuoi simili, così finalmente capisci cosa significa imporre il proprio pensiero sfruttando l’ignoranza e, passatemi l’espressione, la continua folata di “oppio dei popoli”

 

Alex

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mercoledì, 25 gennaio 2006
"Deus caritas est"

"Deus caritas est". Ecco il titolo della prima enciclica di Benedetto XVI, con la quale il sommo pontefice ci trasmette un messaggio originale: Dio è amore. Pare inoltre che fra i contenuti vi sia uno specifico rifiuto da parte della Chiesa per gli affari della politica. Insomma, chi avrebbe da obiettare su un Dio caritatevole e una Chiesa attenta a non farsi i fatti degli altri? Nessuno, ovviamente. Peccato che in realtà le cose stiano diversamente. Mi chiedo dove si trovi l'amore di Dio nell'emarginazione dei divorziati, nella scomunica per i comunisti, nella discriminazione degli omosessuali. E soprattutto, una Chiesa che non vuol fare politica non sguinzaglia i suoi Ruini in giro per l'Italia, non gli lascia fare il bello e il cattivo tempo dell'attività parlamentare, non gli permette di incontrare politici e istituzioni come se fossero colleghi di partito.

Dov'è Dio nella guerra in Iraq silenziosamente accettata dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II? Dov'è Dio nelle banche vaticane, nella pena di morte che il catechismo ancora prevede? Dov'è Dio nella condanna del preservativo, della procreazione assistita, di ogni forma di sessualità che non sia finalizzata a procreare tanti bei bambini con gli occhi azzurri e la vocazione al sacerdozio!

"Deus caritas est". Maledetti farisei.

Alex
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giovedì, 14 luglio 2005

Benedetto XVI contro Harry Potter... chissà che non vi sia un patto con Voldemort... :-))

ROMA - "È un bene che lei illumini la gente su Harry Potter, perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo profondamente la cristianità nell'anima, prima che possa crescere propriamente". La "scomunica" è firmata da Josef Ratzinger. È il 7 marzo 2003 e l'allora cardinale, prefetto dell'ex Sant'Uffizio, scrive ad una studiosa tedesca autrice di un volumetto contrario alla saga di Harry Potter. La corrispondenza viene resa nota a 24 ore dall'uscita del sesto libro della storia del celebre maghetto.

Uno spettro si aggira per la Chiesa cattolica. Non ha il barbone di Marx, ma la faccia innocente del maghetto Harry Potter. Ratzinger non lo può vedere e lo considera un corruttore d'anime. Non è finito ancora sull'indice come il Codice da Vinci, ma non è detto che primo o poi non si accenda per lui un rogo simbolico.

Subdolo, tentatore e corrosivo della purezza dell'anima è il maghetto Harry Potter secondo il "guardiano della fede" divenuto Bendetto XVI. Il giudizio è saltato fuori dall'archivio personale di Ratzinger - grazie a una soffiata di Dagospia - ed è durissimo. I libri di J. K. Rowling, scrive l'allora cardinale ad una critica tedesca, rappresentano "subdole seduzioni" in grado di "distorcere" l'indole dei giovani lettori.

D'altronde, se il trenta per cento degli italiani si rivolge in un momento o l'altro della propria vita ad astrologhi e maghi, se solo il quindici per cento dei giovani va a messa la domenica, significa che Harry Potter è più attraente del parroco nell'oratorio accanto. Perciò l'allarme. Nessun "dibattito" di venerata memoria, nessuna conferenza stampa, nessun referendum mette maggiormente in allarme il Pulpito di un volumetto o volumone esoterico che scala inesorabilmente la vetta della hit parade delle vendite.

Il cardinale Tarcisio Bertone di Genova, che ieri è venuto tra i monti della Val d'Aosta per discutere con papa Ratzinger sullo schema della sua prima enciclica, si è scagliato a marzo violentemente contro il Codice da Vinci di Dan Brown. "Non si fa un romanzo - ha tuonato - mistificando i dati storici, maldicendo, diffamando". Il libro - così ha denunciato il porporato - va a ruba nelle scuole, leggerlo è diventato un must e persino le librerie cattoliche (scandalo supremo) offrono copie su copie del libro "per motivi di lucro".

Dove c'è il demonio della mistificazione, non può mancare il complotto. "Credo che ci sia una strategia nella diffusione di questo castello di menzogne", ha commentato a suo tempo Bertone, aggiungendo: "Una strategia della persuasione, che uno non è cristiano adulto se non legge questo libro". L'appello cardinalizio a non leggere e men che mai a non comprare il volume non sembra aver sortito effetti a giudicare dalle vendite.

Dietro il gusto di massa per il mistero, le autorità ecclesiastiche intravedono (e temono) il grande pericolo di una religiosità fai da te e di uno spiritualismo necessariamente disincarnato dalla dottrina cristiana. "Quando la fede è scarsa - avverte il cardinale opusdeino Julian Herranz - la gente cerca appagamento nell'esoterismo". E si rivolge alla New Age, come sottolinea il cardinale Paul Poupard presidente del Consiglio pontificio per la Cultura (l'organismo a cui Ratzinger ha indirizzato il saggio anti-Potter), vista come "una falsa risposta ad una vera domanda di felicità". Tra i rimedi suggeriti, la diffusione del catechismo.

I librai sono avvisati. La gara è aperta. Il Piccolo Catechismo contro il Piccolo Mago Harry. E che vinca il migliore.

 

 

(da Repubblica.it)

 

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mercoledì, 20 aprile 2005

La domanda più frequente, nelle menti dei progressisti cattolici, è stata: ma come ha fatto a raggiungere il quorum? Semplice: si è scelto il male minore. Immaginatevi un conclave dove Ratzinger parte avvantaggiato e necessita di ormai soli pochi voti per essere eletto. E votazione dopo votazione serpeggiano altri nomi dal suono agghiacciante: Ruini, Scola, Tettamanzi. Se voi foste Martini, che fareste? Probabilmente arginereste i danni, votando compatti per Ratzinger, che non è il primo venuto, e nemmeno il primo venduto. Un uomo che ha cominciato la sua carriera come progressista di quelli rossi rossi, mutatosi in freddo custode dell’ortodossia una volta che l’odore del potere vaticano gli aveva ormai annebbiato i sensi. Un Ratzinger in due fasi, chissà che non nasconda la terza. Giovanni XXIII venne eletto come papa conservatore, col risultato di far indire un Concilio vaticano Secondo che avrebbe rivoluzionato la dottrina della Chiesa. Non sarei così sicuro di trovarmi davanti un uomo votato a Opus Demoni e CL, intransigente e duro, crucco e tadizionalista. Sappiamo solo che Benedetto XVI è fra i porporati più intelligenti di questo mondo, ora bisogna capire come userà questa sua intelligenza. Intendiamoci, ieri dopo la sua elezione ero nero dalla rabbia, ma le apparenze spesso ingannano e chissà che ad essere ingannati non siano stati proprio quelli che l’hanno voluto vecchio e retrivo?

 

Alex

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