Sono quasi le sei del pomeriggio, le dodici ora statunitense, quando Arheta Franklin intona il vecchio inno americano con un enorme, buffo fiocco sul cappello. Non è la politica a farmi venire la pelle d'oca. La sua voce, creata apposta per toccare l'anima, mi fa rabbrividire. Dietro di lei si sta per consumare qualcosa di apparentemente impossibile. Nessuno aveva mai visto così tanti neri ad una cerimonia pubblica. Nessuno aveva mai visto un afro-americano giurare come Presidente. Così, come quando le folle attendono che il santone di turno compia un miracolo da un momento all'altro, guardo impaziente dentro il televisore per impossessarmi di questo evento paranormale.
La figlia più grande di Barack Obama tiene fra le mani una piccola fotocamera con la quale sembra stia girando un video. Sua mamma e suo papà sono al centro di un palco sotto gli occhi di milioni e milioni di persone. Sa bene che di filmati centomila volte migliori del suo ce ne saranno a dozzine. Eppure, quasi di nascosto, riprende la scena per poi rivederla con la nonna, la sorellina e i genitori. Mi sono chiesto, lo ammetto, per quale motivo certe emozioni si possano provare così di rado.
“Scegliamo la speranza contro la paura”. Forse il riassunto di tutte queste emozioni è racchiuso nell'intervento del nuovo Presidente. Prima di Obama abbiamo sempre avuto paura che le cose potessero andare male, che i Governi non fossero all'altezza della situazione e che qualcuno o qualcosa avrebbe potuto rovinare tutto. La voce di Arheta Franklin, le lacrime di chi fino a sessant'anni fa veniva trattato come un sub-umano, la tenerezza di una famiglia normale ci danno tutta la speranza del mondo.
Che emozione, Barack. So che anche tu hai avuto la tua dose di adrenalina, oggi. Inutile dirti che siamo tutti a bordo di questa tua scialuppa. Ora mi tocca pure decidermi per un viaggio negli States :-) E non preoccuparti per il nostro Nano malefico, per noi è come una mascotte. Abbaia, sì, ma non morde. Oggi, mentre tu giuravi da Presidente degli Stati Uniti d'America e ti insediavi alla Casa Bianca, lui visitava il Pio Albergo Trivulzio. Cicero pro domo sua... :-)
Alex



