Quando la società italiana si divide di fronte al caso di Eluana dimentica la dimensione esclusivamente privata della salute, della vita e del dolore di un essere umano. Da diversi mesi su Facebook compaiono gruppi che sostengono l'una e l'altra causa, raccogliendo tantissime adesioni di persone del tutto estranee alla vicenda. Giuliano Ferrara si spese qualche tempo fa per organizzare una raccolta di bottiglie d'acqua in Piazza del Duomo a Milano per rimarcare la sua contrarietà alla sospensione dell'alimentazione della ragazza in coma. La Chiesa Cattolica tuona, impreca, maledice e scomunica chi vorrebbe lasciarla morire. In questo mare di voci, opinioni e tristi ipocrisie nessuno si è preoccupato di ribadire che gli esseri umani non vivono per compiacere e benedire gli ideali culturali, politici o religiosi degli altri. Ogni uomo o donna vive per cercare la propria felicità nell'intimo della sua esistenza. Se neghiamo agli esseri umani la facoltà di disporre del proprio corpo, dei propri affetti e delle legittime aspirazioni lediamo diritti inviolabili.
Chi è Joseph Ratzinger per dettare legge su come gli esseri umani devono disporre della propria vita? Chi è Giuliano Ferrara per gettare fango su di un padre che desidera portare a termine i desideri di una figlia ridotta da sedici anni ad una agonia non voluta? Chi siamo noi per dire che Eluana deve, e su questo "deve" pongo tutti gli accenti del mondo, vivere o morire? La risposta è ovvia, non siamo nessuno. Perciò mi tengo lontano dal sostenere o combattere le decisioni di chi si trova dentro determinate situazioni. Certo, una legge serve e dev'essere approvata, ma per sottolineare con forza come certe scelte delicate spettino solo alla singola persona, ai familiari e ai medici che l'hanno in cura. Teniamo i predicatori e gli speculatori fuori dal dolore che la vita spesso riserva. Caliamo una volta per tutte il sipario su di un triste spettacolo che vede scontrarsi dogmi contro dogmi, credenze contro credenze, scomuniche papali e crisi isteriche generalizzate. La realtà è più dura di ogni pregiudizio e non può essere gestita a colpi di crociate.
Alex
Chi è Joseph Ratzinger per dettare legge su come gli esseri umani devono disporre della propria vita? Chi è Giuliano Ferrara per gettare fango su di un padre che desidera portare a termine i desideri di una figlia ridotta da sedici anni ad una agonia non voluta? Chi siamo noi per dire che Eluana deve, e su questo "deve" pongo tutti gli accenti del mondo, vivere o morire? La risposta è ovvia, non siamo nessuno. Perciò mi tengo lontano dal sostenere o combattere le decisioni di chi si trova dentro determinate situazioni. Certo, una legge serve e dev'essere approvata, ma per sottolineare con forza come certe scelte delicate spettino solo alla singola persona, ai familiari e ai medici che l'hanno in cura. Teniamo i predicatori e gli speculatori fuori dal dolore che la vita spesso riserva. Caliamo una volta per tutte il sipario su di un triste spettacolo che vede scontrarsi dogmi contro dogmi, credenze contro credenze, scomuniche papali e crisi isteriche generalizzate. La realtà è più dura di ogni pregiudizio e non può essere gestita a colpi di crociate.
Alex

