sabato, 24 maggio 2008
Mentre maggioranza e opposizione si confrontano sui temi caldi dei rifiuti campani e della sicurezza, il nostro immutabile Presidente del Consiglio inserisce furtivamente nel decreto legge la norma che salva Rete 4 dalla giustizia europea. Qualcuno, certo non io, si era illuso di poter contare su di un nuovo Berlusconi, più attento ai problemi nazionali e meno ai suoi interessi privati. Come volevasi dimostrare.

I provvedimenti presi per contrastare l'emergenza rifiuti, per usare un'espressione comune, sono in buona parte tutto fumo e niente arrosto. L'idea di impiegare l'esercito per presidiare le discariche fa abbastanza tenerezza. Molti generali si saranno chiesti quale arma utilizzare al meglio contro i dissidenti, dovendo scegliere fra carrarmati e testate missilistiche. Considerazioni tragicomiche, ma adatte a spiegare come in realtà l'impiego dell'esercito sia tutta una manovra mediatica. Forse sarebbe stato più utile proporre alla cittadinanza un patto fra istituzioni ed Enti locali: smantellare le discariche abusive contenenti i rifiuti tossici smaltiti dalla camorra in cambio della costruzione di discariche a norma e un tantino meno nocive.
Nel frattempo è partita la caccia al rom. Il Ministro della Difesa La Russa ha deciso di far pattugliare le strade dai suoi soldati. L'ordine di sparare a vista ancora non è arrivato, ma è solo questione di tempo. Certo nessuno si guarda bene dal far rispettare le norme già vigenti in materia, così da confondere il cittadino annunciando leggi sempre più severe che tanto non verranno applicate mai.

Tranne la legge che salva Rete 4. Quella, statene certi, verrà fatta rispettare alla lettera.

Alex
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giovedì, 15 maggio 2008

Di Pietro ha ragione da vendere: Berlusconi non merita nulla da questa opposizione, se non la promessa di combattere a testa alta, con la forza delle idee, il suo modo affaristico di fare politica.

Il Partito Democratico dev'essere rimasto scioccato dalla batosta delle ultime elezioni per non aver riconosciuto tutto il veleno che sgorga dalle moine di Berlusconi. Oggi si sveglia e propone il dialogo, dopo anni in cui ha fatto approvare ogni sorta di legge, dalla più blanda alla più sporca, a colpi di maggioranza. D'altra parte l'intento, a pensarci bene, appare abbastanza chiaro. Uscito dalle urne vincitore sotto la spinta del popolo sovrano (e non apro una disquisizione su tutti i limiti della democrazia italiana) il manovratore, come lo definisce Di Pietro, si trova davanti a quella che di fatto è la sua ultima legislatura da premier. Non ha bisogno di essere rivotato, non gli serve alzare i toni ed aggredire il nemico. Vuole essere legittimato, uscire di scena con la medaglia dello statista e ovviamente, al prossimo giro, essere eletto Presidente della Repubblica.

Sappia, Signor Presidente del Consiglio, che non ci vendiamo per così poco. Non ci siamo venduti a lei quando ci ha promesso di pagare meno Ici, quando ci ha giurato di voler togliere il bollo auto e quando con fare papista ci ha garantito più sicurezza. Noi le staremo alle calcagna per darle fastidio, ostacolarla in tutti i modi, perchè ha detto bene Di Pietro: conosciamo la sua storia personale e giudiziaria. Non ci fidiamo e non ci fideremo mai degli amici di Vittorio Mangano.

Mai.

Alex
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martedì, 13 maggio 2008
Trent'anni dopo



Il 1978 rappresenta l'anno della rivoluzione per la psichiatria italiana. Con la legge 180 che porta il nome di Franco Basaglia non si è assistito solo al termine di una barbarie, ma ad un nuovo approccio alla malattia mentale ed alla sua terapia. Chi oggi tenta di insinuare nella mente del popolino l'idea che tutto sommato "si stava meglio quando si stava peggio" fa squallido populismo e semina ignoranza. E' ormai assodato che la società rifiuti i pazzi. L'entità di questo rifiuto segue cicli ben precisi, legati ai fatti di cronaca cui danno rilievo i mass media. Se in tv dicono che uno schizofrenico ha assassinato un parente, siamo pronti a riaprire i manicomi. Viceversa, due giorni dopo, ci scordiamo del fattaccio e ricordiamo la legge Basaglia, tornando a ragionare, almeno per un po'.

Pochi conoscono le condizioni di vita dei reclusi nei manicomi prima del '78. Il malato veniva privato di tutti i suoi beni (abiti e oggetti personali inclusi) e posto in camerate numerose senza alcuna possibilità di privacy. Le uniche attività proposte riguardavano le visite dei medici strutturati, pochi e inadeguati. D'altra parte la detenzione dei pazienti in queste strutture non veniva vista nell'ottica di una possibile terapia, si trattava bensì di una tutela della società civile e della famiglia di questi ammalati nei confronti della loro pazzia. I ricoveri erano a tempo indeterminato e portavano i malati ad una completa depersonalizzazione, tanto da indurli a quella che infine venne riconosciuta come "Sindrome da istituzionalizzazione". Lo stato approvava e tutelava per legge luoghi nei quali le persone venivano ricoverate in modo coatto e portate lentamente alla malattia.

Con la legge Basaglia i manicomi vennero progressivamente svuotati. Nessuna persona sarebbe più stata obbligata al ricovero se non su richiesta di un medico, emanata dal Sindaco, e per soli scopi terapeutici (l'odierno TSO o Trattamento Sanitario Obbligatorio). L'intuizione, comunque, non fu solo "politica". La corrente di psichiatri cui faceva capo Basaglia introdusse in Italia una nuova concezione di terapia, basata sull'interazione e lo svolgimento di attività che portassero il malato di mente ad interagire con l'ambiente circostante, esattamente il contrario di quello che avevano rappresentato i manicomi fino ad allora.

Oggi i problemi sono diversi. Lo stato non assicura un'assistenza adeguata ai malati di mente e alle loro famiglie. Il progresso scientifico ha fatto passi da gigante ma le lacune nosologiche e terapeutiche in materia sono ancora numerose. Nonostante ciò, a Basaglia va reso tutto il merito di aver cambiato le sorti e le vite di migliaia di persone colpevoli di essere malate o semplicemente "diverse". Possiamo solo augurarci che questo progressivo processo di riconoscimento della malattia mentale come problema sociale da trattare con scienza e coscienza non si arresti, ma anzi prosegua. Anche perchè il problema dei pazienti psichiatrici è tutt'altro che marginale, e se ne conosciamo solo la punta è perchè forse non lo abbiamo ancora accettato in pieno.
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categoria:parole, opere
lunedì, 12 maggio 2008
Prima o poi si torna ai climi caldi di maggio, quando giornalmente combatto fra il prurito agli occhi e gli starnuti. Forse è l'allergia a scatenarmi ogni volta pensieri particolari, un misto di consapevolezza di fine anno scolastico, ormai incisa nella mia coscienza, e incertezza tipica del cambiamento. O forse la questione è più semplice del previsto. Si tratta di un fatto che può dare fastidio o gioia, ma è un fatto: questo è il mio ultimo anno da studente.

Poi certo, possiamo raccontarci tutte le palle che vogliamo. "E ma tanto non si smette mai di studiare", "e ma poi c'è la specialità" e bla bla bla. Non è vero, non raccontiamoci cazzate. Sta per finire un'epoca della mia vita, della nostra vita, perchè poi è sbagliato vedersi unici e soli su un palcoscenico ricco di personaggi. Così di punto in bianco ti ritrovi a pensare di essere in una specie di telefilm, e solo Dio sa quante volte penso che sia davvero così, mentre aspetti che il regista decida come farti finire la prima serie, non sapendo se e quando girerai la seconda. Che poi non si tratta di nostalgia, senso di distacco, o tutte quelle stronzate che ti raccontano le ragazzine cretine che si tengono a braccetto all'uscita da scuola intralciandoti il passaggio. Non è nemmeno una squallida scena di un film di Moccia (pace all'anima sua). Posso tentare una spiegazione solo per quelli che hanno letto Due di Due. Ad ogni passo importante mi sembra di rivedere nella mente il viaggio in Grecia di Mario e Guido. Un qualcosa di apparentemente insignificante, un simbolo, solo un simbolo di quella libertà che ti conquisti alla fine di un percorso che non sai dove e cosa ti porterà a fare.

In fondo sono passati quasi 25 anni, 18 da quando hanno cominciato a pretendere di insegnarmi qualcosa. Non posso, anche solo superficialmente, dimenticarmi di questo pezzo di vita, lasciare che il tempo se lo porti via archiviandolo fra le scartoffie del passato. Probabilmente poi non cambierà nulla e mi toccherà dare ragione ai filosofi dell'immobilismo. Ma a me piace pensare al viaggio in Grecia, alla sensazione di vuoto e naturalezza che accompagnano le giornate di chi non può far altro che buttarsi in attesa di sbattere contro qualcosa.
Ah, dimenticavo. Oggi il Papa ha tuonato contro la 194, ha detto che non ha risolto nessun problema, ma anzi ha provocato una frattura nella società. Mi conforta sapere che c'è chi dice più stronzate di me.

Alex
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categoria:pensieri
giovedì, 08 maggio 2008
"Un bugiardo è sempre prodigo di giuramenti"
(Pierre Corneille)

Dopo la legge Cirami
la legge Gasparri
la legge sulle rogatorie internazionali
il lodo Schifani
la legge sul rientro dei capitali dall'estero
la legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio
la riduzione dei tempi di prescrizione





"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi,
e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione"


(Silvio Berlusconi, 7 Maggio 2008)
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categoria:parole
giovedì, 08 maggio 2008
N.B: oggi, 10 maggio 2008, si apprende che Michela Vittoria Brambilla molto probabilmente non riceverà la delega alla salute, dunque il pericolo appare scongiurato. Mi scuso per la precarietà delle notizie riportate, frutto, ci tengo a dirlo, delle sempre effimere dichiarazioni del Cavaliere.

La crocerossina



Michela Vittoria Brambilla sarà la futura delegata alla Salute. Lo ha dichiarato questa sera l'incaricato premier Silvio Berlusconi.

MVB nasce a Calolziocorte il 26 Ottobre 1967. Divenuta Presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, si è sempre più avvicinata alla persona di Berlusconi tanto da autoproclamarsi, nel 2006, fondatrice dell'associazione "Circoli delle Libertà", emanazione spirituale di Forza Italia. Cotanta carriera le ha reso possibile la delega odierna alla Salute.

Nota per i suoi toni accesi e le sue tinte calde, MVB si è resa protagonista nel tempo di dibattiti televisivi caratterizzati da un'intensa somiglianza col padrone, pardon, mentore Silvio Berlusconi, manifestatasi attraverso comizi ricchi di frasi ad effetto, argomentazioni del tutto prive di fondamento e una spiccata tendenza all'insofferenza da parte di chi, come il sottoscritto, prova dolore fisico nel sentirne la voce. Ad ogni modo il nuovo ruolo le conferirà autorevolezza e potere. Siamo certi, infatti, che MVB sia stata scelta come delegata alla Salute grazie alle sue ferratissime conoscenze in materia supportate da ineccepibile curriculum vitae:

PROFESSIONI SVOLTE:

- giornalista televisivo
- amministratore delegato della Trafilerie Brambilla Spa, azienda attiva nella trasformazione dell'acciaio inossidabile e del carbonio
- presidente del gruppo Sal Spa e Sotra Coast International, aziende che operano nel settore dell'alimentazione degli animali

Forse per quest'ultimo incarico Berlusconi ha deciso di affidarle la guida di un Ministero che si occupa della salute dei cittadini. Sarebbe interessante chiedere a MVB con quali competenze intenda portare avanti il suo nuovo incarico. Quali autoreggenti sceglierà di indossare alle inaugurazioni ospedaliere nazionali, se quelle rosse e bianche da crocerossina o le azzurre e nere del partito.

Se non altro avrò qualcosa da dire a tutti quelli che mi chiederanno come mai ho scelto medicina. Forse sospettavo, a soli 18 anni, che un giorno avrebbero potuto affidarmi alle cure amorevoli di un'insopportabile clone berlusconiano con i capelli rosso strega e la voce di Maga Magò.

Alex
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categoria:pazzo mondo
lunedì, 05 maggio 2008
E' difficile capire tutto. A Verona la vita di un giovane si è fermata per colpa di una sigaretta negata. Lo hanno massacrato di botte e infine lo hanno ucciso davanti agli occhi dei suoi amici. Estremisti di destra, con precedenti per aggressioni a sfondo razziale, hanno assassinato un giovane innocente in pieno centro città. Nulla di tutto questo può avere un senso logico, nè criminale nè politico. Nonostante l'Italia del 2008 viri sempre più a destra, i pestaggi e gli omicidi non possono trovare una giustificazione politica. E infatti a Verona non si è ucciso per un ideale, si è ucciso per noia, frustrazione, assoluta mancanza di valori.

A Torino, in una piazza del centro, un centinaio di giovani ha aggredito gli agenti della polizia locale con schiaffi, sputi e calci. Evidentemente qualcuno risulta insofferente alle regole. Ma il ruolo di una democrazia non è quello di consentire a taluni di non rispettarle, ma fare in modo che proprio tutti le rispettino. Così la folla, al posto di difendere gli agenti di polizia, colpevoli di fare bene il loro mestiere, ha difeso i trasgressori, aiutandoli a neutralizzare la legge e i suoi rappresentanti.

Se l'Italia fosse in mano ad una destra europea, forte di valori quali la legalità, la fermezza e il rispetto integerrimo della legge, potremmo, noi di sinistra, quasi soffermarci ad attendere che alcuni problemi irrisolti trovino risposta. Ma l'Italia oggi non è in mano nè alla destra nè alla sinistra. Berlusconi è lo specchio di questo paese: disonestà, omertà, individualismo. Non possiamo nemmeno sperare in tutti quei pochi, pochissimi pregi di una normale coalizione di centro destra, perchè si sono tutti venduti agli interessi di Berlusconi, Gianfranco Fini in primis.

Continuiamo a interessarci del mezzo punticino in più di tasse, dei ricavi personali sulla base di questo o quel partito da votare, dei redditi on line, dei mendicanti agli angoli delle strade e della volgarità in tv. Così finalmente non dovremo più nemmeno accorgerci dei figli che mandiamo a morire e di quelli che trascuriamo a tal punto da renderli assassini. Continuiamo pure a seminare individualismo, oggi in casa e domani nelle scuole, forse un giorno moriremo tutti come Nicola, massacrati dalle botte dei nostri connazionali che come noi si sono preoccupati solo di spiegare ai figli come guadagnare più soldi nel minor tempo possibile. Perchè è questo che conta, no? Guadagnare, guadagnare, guadagnare.

Se sentiamo puzza di marcio è perchè ci siamo vicini. Ma da bravi italiani, possiamo solo dirci in faccia, all'uscita da Messa, che la colpa è sempre degli altri. E meno male che i nostri figli sono brava gente. Loro certe cose, sia lodato il Cielo, no, loro non le fanno.
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categoria:pensieri
giovedì, 01 maggio 2008
Sarà battaglia, e sarà durissima



La destra italiana, vittoriosa e ripulita, crede di aver cancellato la cultura riformista e liberale dalla faccia di questo Paese. Un borioso Gianfranco Fini, ora Presidente della Camera, festeggia la sua personale vittoria come uomo di stato dopo essersi definitivamente venduto al grande capo. Gianni Alemanno abbandona il manganello per indossare la fascia tricolore. Silvio Berlusconi si appresta a guidare il suo quarto governo per il bene di Mediaset e dei suoi eroi preferiti. Indubbiamente queste sono sconfitte pesantissime per il popolo della sinistra, che crede nella democrazia, nella legalità e nei pari diritti dei cittadini. Ma sconfitta non è sinonimo di resa.

La nostra dovrà essere un'opposizione senza precedenti. Dal 2001 al 2006 la compagine berlusconiana mise sotto scacco i mezzi di comunicazione, tentò più volte piccoli colpi di stato sventati solo grazie alla presidenza di Carlo Azeglio Ciampi. Nei prossimi anni ci attendono lotte senza quartiere. Dovremo fronteggiare la strategia del terrore che semineranno in giro per il paese per giustificare i fallimenti in campo economico e sociale che li attenderanno. Ci toccherà tirar fuori i denti per evitare lo squallore di decine di leggi ad personam approvate man mano che i guai giudiziari del capo e dei suoi amici verranno a galla. Saremo chiamati a difendere la democrazia di questo paese nel giorno in cui cominceranno ad epurare giornali e televisioni da tutte le persone valide e scomode, come successe sei anni fa a Biagi, Santoro e Luttazzi.

E' finito il tempo delle pacche sulle spalle, del fair play, del politically correct. Non avremo occasioni per fare sconti ad alcuno. Dal giorno stesso in cui Silvio Berlusconi prenderà possesso del governo italiano, noi saremo presenti ogni giorno, in ogni istante per controllarlo, fiutarlo, e se serve azzannarlo alle palle. Chi crede di aver chiuso una stagione, di essersi liberato di un'opposizione scomoda a colpi di populismo si sbaglia di grosso. Non faremo prigionieri nella lotta per la democrazia di questo paese. Perchè si può vincere a Roma cavalcando stupri e ogni altra sorta di orrendo crimine, si può vincere nel paese con l'appoggio della mafia e degli evasori fiscali, ma dentro le case delle persone oneste, che vivono del loro lavoro e credono nella civiltà, questa destra non vincerà mai.

E per citare Ghostbusters, il nostro motto sarà: "Venimmo, vedemmo e lo inculammo!".

Quant'è sottile la linea che divide una minaccia da una promessa...

Alex
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categoria:parole, opere