domenica, 30 marzo 2008
I giovani e la politica

ma quali giovani e quale politica?

Il popolo del web sente sulla sua pelle queste elezioni, e quest'ultimo non è in genere rappresentativo della popolazione generale. I giovani su questo hanno un monopolio. Pochi, pochissimi ultracinquantenni amano girovagare nella rete in cerca di qualcosa di divertente, di uno spunto per passare interminabili minuti in attesa della voglia di studiare o di qualcosa che comunque tarda ad arrivare. E così si forma la coscienza politica di un ventenne, assieme alle influenze dei genitori e al rinomato grado di estremizzazione che la fine dell'adolescenza regala ad ognuno di noi.

Così come il popolo adulto, quello giovane è diviso da mille steccati. Ci sono i cosiddetti "ragazzi di strada", un tempo identificati fra centri sociali e spacciatori di marjuana. Oggi le cose sono cambiate. Da un po' di tempo i ronciosi girano sempre meno, e i punk agli angoli delle strade si contano sulle dita di una mano. I ragazzi di destra non si picchiano più con quelli di sinistra, gli insulti più feroci non si sentono alle assemblee studentesche, ma negli studi di Maria De Filippi dove votare per la squadra dei blu o per quella dei bianchi sembra essere più importante del voto da questo o quel partito. L'indifferenza c'è, ed è inutile nasconderlo, anche se non per tutti. Qualcuno pronto a scaldarsi per una causa, che non sia la mattanza delle foche canadesi, esiste ancora e fa commuovere per la sua rarità. D'altra parte non poteva essere altrimenti.

Generazioni di genitori che a tavola hanno discusso solo di tasse, aliquote, mutui e condoni hanno ammazzato la voglia di fare politica dei figli. Il voto a destra o a sinistra dato per convenienza personale, stretta alla minima cerchia dei parenti più prossimi. L'imprenditore che vota A perchè A gli abbassa le tasse, l'operaio che vota B perchè B gli aumenta lo stipendio, il ladro che vota C perchè C gli consente di rubare impunemente. E' lampante: questa politica a noi giovani fa schifo, non ne troviamo il senso, il gusto, la partecipazione.

Non si può parlare di aborto perchè altrimenti si rischia di finire all'inferno. Quanta gente ha votato al referendum sulla fecondazione assistita? A nessuno fregava nulla, in busta paga coi sì e coi no non sarebbe cambiato nulla. Ecco allora che si capisce come i ragazzi di strada oggi guardino alla Santanchè come alla donna dei miracoli. E come gli indifferenti, figli di genitori indifferenti, finiscano col chiedere, qualche giorno prima del voto, a tavola, cosa devono votare per migliorare la busta paga dei loro vecchi.

E' triste, davvero triste vedere come fiumi di giovani si strappino i capelli per idoli televisivi assolutamente privi di senso morale, mentre in pochi sono disposti a sfidare il luogo comune della politica che ti sporca, ti compra e ti fa diventare un poco di buono. Vieni guardato male, appari noioso se non addirittura illuso e infantile. Appare più lecito litigare per il tronista di uomini e donne che non per il voto a Veltroni o Berlusconi.

E chi vince in questo gioco al massacro? Il populista, quello che ti sa vendere le sue idee in salsa DeFilippiana. Alle elezioni per il Parlamento della Repubblica italiana ci si sfida a colpi di televoto, simpatia ed assoluta apparenza priva di ogni sostatnza. Tanto che se il duello tv fra i due principali candidati premier fosse una prova canora, lo share volerebbe più in alto di un aereo.

Difendo la scelta di molti giovani di fare politica con passione ed entusiasmo, senza necessariamente risultare illusi, collusi ed anche un po' coglioni. Abbiamo due settimane per scaldare anche qualche nostro coetaneo, o qualche nostro vecchio.

Ad ogni modo, noi siamo la squadra dei rossi!

Alex
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mercoledì, 26 marzo 2008
Non possiamo arrenderci adesso
30 Marzo 2008: il nostro D-Day



Mi trovo in un periodo nel quale sembra che molti aspetti della mia vita somiglino ad una battaglia. Devo sostenere brillantemente gli ultimi quattro esami entro luglio, cominciare e finire una tesi più o meno fantasma e laurearmi in tempo per mettere in moto la catena burocratica utile ad accedere all'esame di specialità. Se solo uno di questi fragili anelli della catena salta, sono fregato. Tutti i miei sacrifici per laurearmi in tempo saranno stati vani e perderò sicuramente almeno un anno di stipendio.

Nonostante questo, butto quotidianamente l'occhio alle alte sfere della politica italiana, non potendo fare a meno di interessarmene in prima persona. Oggi Repubblica pubblica un sondaggio dal quale si evince che a tre settimane dal voto Berlusconi, dato in super vantaggio, è destinato a perdere o quantomeno pareggiare al Senato. Già in un post precedente avevo certificato come il popolo anti-Silvio potesse dormire sonni relativamente tranquilli, dato che la legge firmata centrodestra garantirà l'ingovernabilità anche per i prossimi anni, impedendo a Berlusconi di imporre la sua nera mano sul paese. Ma questo solo se ci sarà una mobilitazione da record nel popolo della sinistra italiana, in appoggio al leader del Pd Walter Veltroni.

Nei prossimi giorni mi muoverò anch'io attivamente per promuovere la netta vittoria del Pd. Non si possono appoggiare idee solo tra le pagine di un blog. Bisogna scendere nelle strade, parlare con la gente, far vedere che qualcuno crede ancora in un'Italia senza mafia e senza Berlusconi. Dev'essere chiaro come il sole, e deve esserlo a tutti, che il sottoscritto come del resto milioni di italiani lotta ogni giorno per questo obiettivo.

Il 30 Marzo 2008, nelle stesse sedi dove si sono svolte le primarie del 14 Ottobre scorso, nascerà il Democratic-Day. Si tratta di un'iniziativa volta a sfondare il muro di pessimismo che i servi del padrone hanno gettato sulle sorti delle prossime elezioni. Più saremo, più sbatteremo in faccia a Berlusconi la nostra voglia di metterlo fuori gioco, di sventolargli in faccia un meraviglioso cartellino rosso. Ma il Pd non è solo un'alternativa a Berlusconi, è un progetto di rinascita per questo paese.

Nonostante lo studio, le menate universitarie e le angosce per il futuro,

si può fare! Perchè siamo italiani, e se l'Italia rimarrà la nostra casa non possiamo lasciare ad altri il compito di gestirne le sorti.

Alex
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sabato, 22 marzo 2008
La figuraccia del Giornale

Che il quotidiano "il Giornale" fosse il megafono preferito di Mr. Menzogna era noto da tempo, ma con l'edizione di oggi si è sfiorata davvero la più inqualificabile delle fantasie. Sia la versione cartacea che quella on line, infatti, pubblicano in prima pagina lo scoop (link all'articolo) più esaltante per casalinghe berlusconiane e analfabeti al seguito, ovvero un ipotetico furto da parte di Romano Prodi e consorte di tutti i gioielli ricevuti in occasione delle visite di stato all'estero, che per legge (emanata dal Governo Prodi) non possono divenire proprietà degli inquilini di Palazzo Chigi.

All'esca mediatica abboccano non solo i fedelissimi del Cavaliere, ma anche qualche serpe in seno alla sinistra che imita la parte dello scandalizzato. Ebbene, bisogna aspettare l'edizione serale del tg1 per capire quanto "il Giornale" sia l'equivalente di un pessimo rotolo di carta igienica. Il servizio mandato in onda mostra infatti tutti i gioielli apparentemente trafugati dai coniugi Prodi, depositati presso un luogo custodito da un generale dell'esercito incaricato dal Governo di proteggerli in vista di una loro successiva donazione presso un Ente benefico.

Al pari della vicenda Litvinenko, che volle il buon Prodi colluso col KGB, questa storia dei gioielli rubati assomiglia tanto alla propaganda di Joseph Goebbels, fedele ministro per le Comunicazioni della Germania nazista.

Il mio sarà anche un blog vetero-comunista, secondo taluni, ma quantomeno ho sempre avuto l'accortezza di verificare tutte le notizie inserite fra queste pagine. Evidentemente qualcuno preferisce credere alle menzogne più comode, propagandante dai servi del padrone, piuttosto che accettare l'idea di libere opinioni basate sulla verità dei fatti.

Alex

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categoria:parole, opere
mercoledì, 19 marzo 2008
La vera lotteria Italia: il Senato

Da quando Romano Prodi e il suo governo hanno smesso di vivere appesi al loro voto, dei senatori a vita non si è più parlato, come se magicamente dal 14 aprile prossimo smettessero di ricoprire la loro carica. In realtà ben presto torneremo a preoccuparci della salute di Rita Levi Montalcini e di Oscar Luigi Scalfaro perchè, dati alla mano, nè Pd nè Pdl avranno presumibilmente una maggioranza dignitosa al Senato.

Immagino che tutti conoscano la legge elettorale di Messere Calderoli, che al Senato assegna il premio di maggioranza su base regionale. Così come Lombardia, Veneto e Sicilia, infatti, cadranno nelle mani di Berlusconi, così Emilia Romagna, Toscana e Umbria solleveranno a quest'ultimo il loro dignitosissimo dito medio. Per altri casi le previsioni sono difficili, ma sta di fatto che sia Pdl che Pd, per vincere, dovrebbero portarsi a casa praticamente tutte le altre regioni. Operazione non impossibile, ma alquanto difficile.

Poniamo che Berlusconi riesca a portare a casa 5 senatori in più rispetto alla maggioranza assoluta dei seggi (158). In teoria questo gli consentirebbe di governare, così come successe nel 2006 con Prodi che ottenne solo 3 senatori di maggioranza. Ma lui poteva allora contare su ben 5 voti certi in più grazie, appunto, ai senatori a vita. Berlusconi questo vantaggio non ce l'ha. Ciampi, Montalcini, Scalfaro, Colombo e Cossiga non voterebbero mai un governo con a capo Silvio Berlusconi. Ma questo è un problema relativo, perchè alle destre basterebbe che questi ultimi non partecipassero alle votazioni per evitare la disfatta. Ma se invece gli votassero contro? Non avrebbero la maggioranza, e ci ritroveremmo magicamente nella stessa situazione di questi ultimi due anni.

Da queste elucubrazioni, due grandi morali:

1) dire una preghierina per Rita prima di andare a dormire
2) prepararsi al grande inciucio

Alex
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sabato, 15 marzo 2008
Vincere le elezioni
"Si può fare"

analisi di un sogno possibile...



Possiamo fare quelli che se ne fregano, e lasciare che tutto ritorni come due anni fa, quando un Presidente del Consiglio plurindagato si faceva le leggi più idonee ad evitare la giustizia. E questi sono fatti, non opinioni. Possiamo esorcizzare le nostre coscienze con formule magiche tipo "sono tutti uguali" o "tanto rubano tutti". Possiamo anche non andare a votare e poi continuare a lamentarci. Insomma, possiamo fare quel che vogliamo, anche fregarcene della realtà.

Chiudete gli occhi, e immaginate di svegliarvi il 15 aprile con Berlusconi a Palazzo Chigi. Riapriteli e inorridite con me. Ora chiudeteli di nuovo, e pensate ad un 14 aprile con un Berlusconi senza sorriso, con il volto tirato, triste, devastato dalla sconfitta, parlare ai telegiornali di un suo ritiro dalla politica, e l'Italia liberata dal pericolo di cinque anni passati fra leggi ad personam e figuracce all'estero. Immaginatevi Emilio Fede che apre la diretta con la notizia della vittoria per un soffio del Partito Democratico, la Brambilla a Ballarò che grida al broglio e si fa venire una crisi di nervi. Pensate alla folla prezzolata per andare alla festa del Pdl che arrotola le bandiere con su scritto "Berlusconi Presidente" e se le ficca su per il NASO. Immaginate piazza del Duomo in festa con le bandiere alzate che festeggia la vittoria contro una destra populista, imbarbarita e disonesta. Una serata intera sul terrazzo del sottoscritto a cantare a squarciagola "Bella ciao" e "Contessa" in grado di scandalizzare tutto il vicinato maledettamente aggrappato al finto sogno targato Mediaset. L'orgoglio con cui potremo sostenere lo sguardo di chi non la pensa come noi, la dignità con cui potremo dire di aver vinto una giusta ed apparentemente impossibile battaglia. L'emozione di poter raccontare ai nostri figli che non bisogna mai arrendersi, perchè nel lontano aprile del 2008 riuscimmo contro ogni pronostico a liberare definitivamente  l'Italia da Silvio Berlusconi.

Gente, tutto questo è possibile, ma non possiamo pensare di farcela stando seduti in poltrona a battere i pugni. Dobbiamo uscire e gridare alla gente la verità, ricordare agli smemorati cosa sono stati gli anni fra il 2001 e il 2006 quando ti vergognavi di essere italiano per quello che il tuo Presidente del Consiglio diceva e faceva in patria e all'estero. Non possiamo rassegnarci, non dobbiamo farlo. Manca ormai meno di un mese.

Sono felice di sembrare un illuso (un coglione, come mi definì qualcuno non meno di due anni fa) e di non essere l'unico. Perchè siamo fra quelli che Berlusconi non riesce a comprare, gli unici che gli fanno veramente paura. Se qualcuno pensa che consegnare il nostro paese in mano alla destra sia ora una passeggiata, sappia che daremo battaglia fino all'ultimo. C'è gente a questo mondo che va fino in fondo, che ha ancora qualcosa in cui credere, che non molla per disperazione, non si fa fregare da sondaggi e sorrisi minacciosi. Non ci faremo intimidire e vinceremo le elezioni per cambiare in meglio questo paese. Non esistono destini già scritti, esistono solo persone determinate a cambiare la storia. E ora provate a fermarci.

Alex
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categoria:parole, pensieri
martedì, 11 marzo 2008


(Giuseppe Ciarrapico, candidato Pdl, fa il saluto romano)


E' peggio candidare un noto fascista o ammettere pubblicamente di farlo solo per utilizzare l'appoggio propagandistico dei suoi giornali?

Quando si parla di Berlusconi e del suo codazzo non esiste il meno peggio, anche perchè, com'è noto, al peggio non c'è limite. Il problema non è certo quello di candidare personaggi apertamente nostalgici delle leggi razziali, dell'assassinio di Giacomo Matteotti e dell'appoggio bellico alla Germania nazista. Nelle file del cosiddetto "Popolo delle Libertà" si schiera da tempo la nipote del Duce, autrice del famoso motto "Meglio fascista che frocio" (link al video). Di quali libertà si fa dunque portatore il neonato partito di Sua Emittenza, quando decide di portare in Parlamento non solo chi fa apologia di fascismo (peraltro costituzionalemnte perseguita) ma anche chi fino a qualche decennio fa si faceva pellegrino alla tomba del duce rimpiangendo i vecchi tempi andati (quando i treni, come spesso si sente dire da certi pendolari esasperati, arrivavano sempre in orario!)?

D'altra parte non è nemmeno notizia di questi giorni scoprire le vere origini della base politica di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Durante la manifestazione a Napoli dell'Aprile 2006, prima delle elezioni politiche, la piazza accolse una frase di Berlusconi ("Vinceremo perchè non siamo coglioni") con un coro di "Duce! Duce!" (link al video). Quel che stupisce, comunque, non è l'iniziativa estremista di pochi invasati, piuttosto l'assoluta mancanza di prese di distanza. Anche nelle manifestazioni contro la guerra in Iraq si sentivano spesso slogan come "10 100 1000 Nassyria", ma ogni volta la questione si chiudeva con le nette prese di posizione di tutti i leaders politici.

Ciarrapico invece può sentirsi fascista finchè vuole, e così tutti gli altri adepti del Popolo delle Libertà. Ma quel che sconcerta ancor di più è la motivazione: "ci servono i suoi giornali". Berlusconi candida i suoi servi, non persone degne di rappresentare il paese.

Sono quasi ammirato. Per chi li vota, ci vuole altro che il pelo sullo stomaco.

Alex

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categoria:parole, pensieri, opere, omissioni
domenica, 09 marzo 2008



Quant'è brutta l'invidia...

:-)
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categoria:pazzo mondo
sabato, 08 marzo 2008
"Si apprende più facilmente e ci si ricorda più volentieri di ciò che stimola il senso del ridicolo che di ciò che merita stima e rispetto"
(Omero)

ll piccolo uomo sul palco grida la sua verità. Le mani degli adepti si avvicinano ritmicamente le une alle altre, producendo il suono degli spettatori a teatro. Ed è in questo contesto che un settantaduenne megalomane alza sopra la testa alcuni fogli per strapparli con foga davanti alla folla in visibilio: giustizia è fatta.

Non stiamo parlando delle trovate pubblicitarie di un uomo moralmente e fisicamente piccolo. Siamo stati abituati a boutades peggiori, specialmente in contesti diversi dal palalido di Milano, dove al massimo si scandalizza il venditore abusivo di bibite e panini. "La suggerirò per il ruolo di kapò" si sentì dire un giorno il socialista tedesco Schultz davanti ad un parlamento europeo basito ed imbarazzato. Ma ancora più increduli erano tutti quegli italiani che sentivano dentro la vergogna di essere rappresentati da una foca con la pallina in equilibrio sul naso. Non si tratta di banali trovate pubblicitarie, perchè quelle sono momentanee, singole ed equilibrate. Si tratta di un atteggiamento perenne che questo piccolo, piccolo uomo porta con sè assieme al sentimento di perenne inferiorità che deve contrastare con pubbliche manifestazioni di onnipotenza.

Domani la Spagna va a votare. Popolari o socialisti, destra o sinistra. Solo noi italiani sappiamo quanto sia tremendo non avere anche qui l'opportunità di decidere sulla base di programmi, valori ed affidabilità. Siamo inchiodati da 14 anni al Berlusconi sì, Berlusconi no, e in tutto questo, in ogni attimo della nostra riflessione politica, siamo costretti a fare i conti con spettacoli indecorosi che alla fine, stremati, ci costringono ad imboccare l'unica strada possibile.

Non capisco. Non capisco perchè si debba votare un piccolo uomo che straccia i programmi degli altri. Non capisco come si possa solo immaginare che chi si è fatto i fatti suoi per cinque anni possa di colpo occuparsi sinceramente del bene comune. La nostra scelta sarà pure obbligata, ma non è mai stata più chiara. Lottiamo per dire BASTA!

Alex


"La droga non é cattiva. La droga é un composto chimico. Il problema é quando quelli che prendono droga la considerano una licenza per comportarsi come teste di cazzo"
(Frank Zappa)
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categoria:pensieri
venerdì, 07 marzo 2008
Forza Zapatero!



Todo somos español!
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categoria:opere
domenica, 02 marzo 2008
Delirio

Nel delirio di grandezza il paziente ha la convinzione di essere estremamente importante, per esempio di essere stato prescelto da Dio per compiere una missione di fondamentale importanza, o di essere l'unico detentore di conoscenze o poteri straordinari.



"Da oggi alle elezioni vi nomino tutti missionari di verità e libertà"
(Silvio Berlusconi, 2 Marzo 2008)





"Sappia Roma e sappia l'Italia che la Padania ha comunque milioni di giovani disposti a battersi per la libertà. Noi cerchiamo la via democratica ma siamo pericolosi come tutti i popoli a cui viene negata la libertà"
(Umberto Bossi, 2 Marzo 2008)


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categoria:collage