giovedì, 24 gennaio 2008

No surprises

A heart thats full up like a landfill,
A job that slowly kills you,
Bruises that wont heal
You were so tired, happy,
Bring down the government,
They dont, they dont speak for her
Ill take the quiet life, a handshake of carbon monoxide

No alarms and no surprises, no alarms and no surprises
No alarms and no surprises
Silent, silent
This is my final fit, my final bellyache with
No alarms and no surprises, no alarms and no surprises
No alarms and no surprises, please

Such a pretty house, such a pretty garden
No alarms and no surprises, no alarms and no surprises
No alarms and no surprises, please
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categoria:opere
giovedì, 24 gennaio 2008
Sul filo del rasoio

"E' come nelle grandi storie,Padron Frodo,quelle che contano davvero.Erano piene di oscurità e pericoli, e a volte non volevi neanche sapere il finale perchè come poteva esserci un finale allegro?Come poteva il mondo tornare com'era dopo che erano successe tante cose brutte?Ma alla fine è solo una cosa passeggerra quest'ombra...anche l'oscurità deve passare.Arriverà un nuovo giorno e quando il sole risplenderà sarà ancora più luminoso.Quelle erano le storie che ti restavano dentro,anche se eri troppo piccolo per capire il perchè.Ma credo,Padron Frodo,di capire ora,adesso so:le persone di quelle storie avevano molte occasioni di tornare indietro e non l'hanno fatto,andavano avanti perchè loro erano legati a qualcosa." Frodo:"Noi a cosa siamo legati,Sam?" Sam:"C'è del buono in questo mondo Padron Frodo,è giusto combattere per questo."
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categoria:diario
lunedì, 21 gennaio 2008
Epilogo

    I fatti fin qui narrati ci portano alla fine di un percorso cominciato il 9 e 10 aprile di due anni fa. L'allora speranza di liberarsi di Berlusconi sembrava essersi concretizzata per un pugno di voti. Quel che avvenne dopo non sorprese nessuno, o almeno non sorprese me. Andai a votare per liberare questo paese dal male peggiore, non mi aspettavo di scegliere qualcosa di miracoloso, e la disillusione si fece ancor più chiara quando ci rendemmo tutti conto che con un paio di senatori in più non si sarebbe potuto fare molto.

    Oggi, 21 Gennaio 2008, Clemente Mastella firma il suo contratto con Berlusconi, si vende per qualche importante incarico nel suo futuro governo, ma non sorprende nessuno, o per lo meno non sorprende me. Niente lo teneva legato a questa maggioranza. Nessuna poltrona, nessun affare, nessun guadagno personale. Mastella è forse il paradigma di quello che non vorrei mai insegnare ai miei figli: la disonestà, l'ipocrisia, la prostituzione. Per questo in fondo sono contento che Mastella sia tornato dal suo legittimo proprietario, da colui che lo ha plasmato a sua immagine e somiglianza, il suo primo e unico vero alleato: Silvio Berlusconi.

    Sognare può essere stato il mio punto debole, fin dall'inizio. Non sulla politica italiana, perchè anche i sogni scelgono un recinto adatto, e il tanfo che sale dalle istituzioni del nostro paese giunge fino all'ultimo dei nostri sensi. Sognavo di poter fare qualcosa dentro di me, nella mia vita, per trasmettere anche agli altri il mio desiderio di cambiare le cose, e nel frattempo sentire io stesso le vibrazioni del cambiamento scaturire da chi avevo accanto. Nel mondo globalizzato di oggi, se non ti piace il paese in cui vivi e hai abbastanza soldi per andartene, la soluzione più semplice è fare fagotto. Gridare in faccia a Ratzinger che le sue idee sono peggio di un disco rottosi nel 1320. Scappare in un qualsiasi altro paese europeo dove governano i parlamenti, giusti o sbagliati che siano, e non le gerarchie ecclesiastiche. Perchè oggi Prodi cade anche grazie a Bagnasco, alla Cei, ad un papa retrogrado e reazionario, geniale nel suo finto vittimismo dopo i fatti dell'Università di Roma. Scappare è la soluzione più semplice, immediata e gratificante.

    Forse è vero, si può scappare da un luogo, da una società, da una cultura, ma quello che fa riflettere è il gesto in sè. Oggi scappa Mastella, perchè il suo sogno di potere s'è infranto a causa di una vicenda giudiziaria. Oggi scappano tutti quelli che se ne sbattono e dicono: "tanto rubano tutti". Oggi scappano quelli che vedi per strada e ti dicono "Non ne sapevo nulla, è da un po' che non seguo i giornali". Io non ce la faccio. E' probaile che lo faccia solo per me stesso, non pretendo medaglie, squilli di tromba o elogi di terz'ordine, ma io non volto lo sguardo.

    Le motivazioni che ci spingono a non abbandonare questa partita sono molteplici. Di nuovo Berlusconi alle porte, una mafia sempre più politicizzata e una politica sempre più mafiosa. Un clericalismo da combattere con tutte le forze, che vuole negare diritti già acquisiti e ovviamente bloccare l'acquisizione di nuovi.

    Le nostre battaglie vanno oltre la politica, sono sempre andate oltre. Perchè la politica ti porta inevitabilmente a manipolare la realtà, i tuoi sogni, favorendo ambizioni di potere a scapito degli ideali per cui hai cominciato a lottare. La grande verità, il grande epilogo, è che oggi in realtà per noi non cambia nulla. Per chi ha gli occhi lucidi di entusiasmo, per chi non frena la lingua a tavola, per chi perde un battito cardiaco ogni tanto oggi non finisce un bel niente. Battiamo i pugni, sfoghiamo la rabbia, ma la vera lotta per i nostri ideali non taglia la corda. Il nostro impegno è siglato con noi stessi, con le nostre coscienze, dalle quali non possiamo fuggire. Il vero epilogo appartiene a quanti credono di poter dire basta, di concludere una stagione, di vendersi al miglior offerente.

    La differenza fra noi e loro, giusto per riprendere concetti altrui, infilati nelle pagine di libri nati per essere letti da bambini, è che noi abbiamo una cosa che altri non hanno: qualcosa o qualcuno per cui vale la pena lottare

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categoria:pensieri
domenica, 20 gennaio 2008
A volte basta una sensazione per cogliere la verità. A volte rivedere un video del passato, dove un giovane Totò Cuffaro attacca il giudice Giovanni Falcone, ti fa capire che non serve una sentenza, peraltro finalmente pronunciata, per sapere chi ha torto o ha ragione. Basta aspettare, pazientemente, che la verità venga a galla. Senza pretendere, tuttavia, che qualcuno le dia credito. L'uomo nel video, quello che accusa il giudice Falcone di disonestà e parzialità, oggi è Presidente della Regione Sicilia, per volere della maggioranza dei siciliani.
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categoria:
martedì, 15 gennaio 2008
L'errore laico

Da anni combatto, assieme a tanti, le continue ingerenze dello Stato Vaticano negli affari interni di una Repubblica indipendente e sovrana come l'Italia. Ingerenze quasi sempre politiche, mirate al controllo ideologico di una nazione piena di problemi che non si accorge di essere governata da tirapiedi ed affaristi, pronti a ricevere ordini dal primo cardinale di turno in cambio di una manciata di voti.

Oggi Benedetto XVI rinuncia alla sua visita presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Non lo fa per spirito caritatevole, nè per amor di patria. Qualcuno, in campo laico, ha fatto goal nella propria rete, ha dato l'opportunità ai falchi della Santa Sede di gridare all'intolleranza. Scelta sbagliata sotto tutti i punti di vista.

Innanzitutto, ma questo dovrebbe essere lampante, è sbagliato rispondere a tesi non condivise con i fischi e le contestazioni. Argomentare, dimostrare e contrastare con la logica dei fatti, da questo schema democratico non si può scappare, per quanto ogni scorciatoia risulti più gustosa e facile. Poi, qualcuno si aspettava davvero che un Papa sarebbe comparso alle porte di un'Università accogliendo a viso aperto urla e imprechi? Era logico supporre che, una volta tirata eccessivamente la corda, il Vaticano avrebbe annullato l'incontro.

Così adesso siamo noi gli intolleranti, noi gli incivili, noi gli arroganti. In questo modo non si va da nessuna parte. Se vogliamo davvero portare avanti i diritti di quanti vengono emarginati da questo stato per la sola colpa di non aderire ai dettami religiosi cattolici, dobbiamo usare la nostra intelligenza, i nostri valori, la forza delle nostre idee. Oggi abbiamo perso stile, credibilità e occasioni di dialogo. Perchè, così come la religione, nemmeno la laicità si può imporre.

Alex
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categoria:pensieri, habemus papam
sabato, 12 gennaio 2008
Rifiuti, umani e non

L'immagine del Belpaese colpisce di nuovo per la sua ineffabile ambiguità. Nel napoletano si scende in strada per bloccare la costruzione di nuove discariche a norma, difendendo di fatto quelle abusive, che davvero fanno ammalare di cancro la gente. Nel Nord il Presidente della Lombardia Roberto Formigoni spreme le sue lacrime da attore di terza categoria per gli "innocenti vittime dell'aborto", incarnando tutta la sua anima più biecamente ciellina. E un attimo dopo, rappresentando appieno i borghesi finti cattolici che l'hanno eletto, nega il suo aiuto alla regione Campania. "Che si arrangino", tuona da bravo cristiano, "chi è causa del suo mal pianga se stesso". L'importante è salvare gli embrioni, i napoletani forse non rientrano nelle categorie deboli della lista schizofrenica di Comunione e Liberazione.

Ma come sempre i nostri politici non sono il peggio. Sarebbe come lamentarsi con lo specchio per i chili di troppo. Il problema è la società in cui viviamo. Diffidente, cattiva, superficiale e bigotta. Purtroppo destra e sinistra sono solo espedienti per spartirsi i voti del popolo, per tenere buoni tutti facendo finta di rappresentare ora gli uni e ora gli altri. Ma non si tratta del qualunquismo berlusconiano in cui tutti rubano, e quindi tanto vale votare chi ruba di più. Non sono i politici a rendermi inquieto, e nemmeno quelli che agiscono per loro conto. Mi preoccupa la gente che vuole sempre insegnarti qualcosa, desidera sempre farti fare quello che la morale, il Signore o più semplicemente il Papa suggerisce. Evitando accuratamente di percorrere con la mente sentieri razionali, scientifici, legati alla realtà che pure ha sotto gli occhi. Mi preoccupa la schizofrenia di chi va in giro a parlar male del preservativo e poi pretende di diminuire il numero degli aborti. O peggio l'indifferenza di quanti valutano l'operato della politica controllando mensilmente la busta paga, come se l'unico scopo di una comunità fosse quello di accumulare denaro alle spalle degli ultimi, peraltro settimanalmente ricordati nelle Preghiere dei Fedeli.

Ho paura di questa situazione, di questa delirante commedia. Una nazione che non ragiona più, che si scinde quotidinamente fra pensieri buoni e azioni cattive lascia attoniti. Speriamo solo che prima o poi ci si svegli da questo incubo firmato Cielle.

Alex


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categoria:pensieri
giovedì, 10 gennaio 2008
Carissimi, mi permetto di usare questa pagina per fare il copia/incolla di un articolo apparso su Repubblica.it che racconta la storia di un'intervista negata da Beppe Grillo al settimanale "L'Espresso". Come dice l'autore stesso, si tratta di un articolo molto lungo che secondo me, tuttavia, vale la pena leggere.

Alex

Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.

Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.

Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.

Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.

Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.

Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».

Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.

Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.

«Mah», dice lui, «non so, io non do il mio meglio in queste cose».

Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».

Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.

Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Gli mando il tutto con una bella mail.

Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.

Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.

Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.

Niente.

Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».

Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.

Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.

Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.

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categoria:parole
giovedì, 03 gennaio 2008
Harry Potter: meno di 24 ore e sapremo tutto
(o quasi)

attenzione, di seguito sono riportate vicende relative al sesto (non settimo!) libro. Se non l'avete ancora letto, per lo meno siete avvisati...!



Un'attesa che dura da anni, forse da quando, per la prima volta, mi sono accostato al mondo di Harry Potter. Sono fra quanti si sono rifiutati di leggere il settimo libro in inglese, per paura di impiegare troppo tempo, dar retta solo alla trama e, per pigrizia ed ignoranza, perdermi anche una sola parola dell'ultimo (così dicono) capitolo della saga.

Ci eravamo fermati alla morte di Albus Silente, preside di Hogwarts e caro vecchiettino. Una morte violenta, cagionata da una maledizione scagliata dal personaggio che giudico più controverso ed affascinante di tutta la storia, ovvero Severus Piton, ex mangiamorte forse pentito o forse no. In merito si spera di poter comprendere di più proprio nel libro che da domani notte avremo fra le mani. C'è una storia da chiudere, dei personaggi da far rivivere e un entusiasmo da colmare.

Harry Potter, si sa, non è certo un libro per bambini. O meglio, è anche per bambini, ma credo che nella mente della scrittrice, in realtà, il target sia sempre stato il mondo degli adulti. Nei suoi libri la Rowling pone più di una questione morale, intendendo mostrare quanto un presunto mondo magico sia in realtà corrotto quanto quello "babbano". Uno scontro fra bene e male in cui però gli obiettivi sono tanti, non solo finalizzati all'eliminazione dell'avversario. Ci sono storie che si intrecciano, personaggi ambivalenti oggi buoni e domani cattivi. Esistono le sfumature, pur sempre identificabili nel campo del chiaro o dello scuro. C'è una trama più che avvincente, ma soprattutto c'è l'amicizia.

Per questo milioni di persone, e mi ci infilo candidamente, aspettano con ansia di leggere il finale di una storia tanto bella. Quasi tutti, comunque, sperano che la Rowling getti la spugna e torni a scrivere qualche altra storia. Anche se prima o poi, comunque, dovremo rassegnarci ad un mondo senza Ron, Hermione, Harry e tutti gli altri personaggi che ci hanno fatto sognare.

Alex
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categoria:parole, diario
martedì, 01 gennaio 2008
Ecopass: il centro di Milano festeggia l'anno nuovo con Letizia

Da domani il centro di Milano, delimitato dalla cosiddetta cerchia dei Bastioni, diverrà zona proibita ad auto inquinanti e traffico selvaggio. La maggioranza di centrodestra ha infatti approvato un piano, chiamato Ecopass, che limita la circolazione dei veicoli all'interno della cerchia dei Bastioni attraverso il pagamento di un pedaggio per le auto in transito, differente a seconda della categoria del veicolo. Obiettivo annunciato: ridurre inquinamento e traffico cittadino. Obiettivo reale: sbandierare un finto ambientalismo ed aumentare i benefici dei ricconi residenti in centro, penalizzando ancor di più il traffico nelle periferie e lungo le circonvallazioni esterne. Ecco perchè.

Donna Letizia annunciò tempo addietro di voler approvare una limitazione del traffico automobilistico cittadino, impresa del tutto condivisibile, ovviamente solo a parole. Ma Milano, forse andrebbe sottolineato meglio, non consta solo di un centro storico. Esistono anche le zone limitrofe, dal semi-centro alla periferia, che poi sono quelle più colpite dal traffico e dall'inquinamento. Un provvedimento serio avrebbe dovuto prevedere un ticket di ingresso "in città" e non "in centro", così da smaltire tutti gli ingorghi cittadini, e non solo quelli sotto casa di Corona.

Qualcuno potrebbe obiettare, tuttavia, che anche i residenti in centro pagheranno per circolare. Vediamo quanto: dai 50 ai 250 euro annui per veicolo. Cifre ridicole, soprattutto per persone che abitano in pieno centro e in genere non faticano ad arrivare alla fine del mese. Dunque, per loro, nessun disincentivo all'utilizzo dell'auto.

Immaginiamoci, invece, la situazione di chi abita in periferia e vuole arrivare dall'altra parte della città. Ieri era possibile tagliare passando per il centro, da domani sarà per forza necessario buttarsi lungo una delle già affollate circonvallazioni. Esito: ingorghi a non finire.

Ma Letizia si farà ammazzare pur di vedere lo stemma ambientalista sul suo vigoroso petto di sindaco illuminato. A lei e ai ricconi gli onori, a tutti gli altri una polpetta avvelenata, che suona tanto come una presa per i fondelli.

Alex

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