Proprio mentre cercavo di allontanare dalla mia mente l'idea di una settimana in ginecologia, per carenza di tempo da dedicare allo studio, il promemoria del mio cellulare è stato impietoso. Alle otto e mezza ero già davanti alla biblioteca del reparto, in attesa di un posto dove potermi cambiare e di qualcosa, forse, da imparare.
Una vivace dottoressa dal piglio deciso ci ha portati nell'ambulatorio delle ecografie, dove tutte le donne col pancione o destinate ad averlo vanno per guardare il loro futuro bambino. A volte studiare medicina ti consente anche di sorridere davanti ad un monitor dell'ecografia, quando al di sotto della sonda che tieni in mano scorgi un paio di manine che si muovono, le gambette, i piedini, e se ci stai attento riesci perfino a vedere il cuore. Non credevo che potesse farmi così tanto effetto, se avessi visto queste frasi scritte su di un altro blog avrei pensato "guarda quanto inutile buonismo". Fa riflettere un po' tutto, invece, nella stanza buia dell'ecografia. La faccia della mamma, attenta a cogliere la minima titubanza del dottore per capire dalla sua faccia se c'è qualcosa che non va. I papà in piedi, silenziosi, troppo catturati da quelle immagini per proferire parola. Gli si legge in faccia quanto vorrebbero poter conoscere il loro figlio ancora prima della sua nascita.
Le preoccupazioni, tuttavia, sono nell'aria e sono palpabili. Mamme che hanno avuto delle perdite, che si sdraiano sul lettino, scoprono l'addome e non sanno se riusciranno a sentire nuovamente il battito del loro bambino. Oggi una sola, fortunatamente, uscita dalla stanza con le lacrime agli occhi, lacrime di gioia.
Oggi forse ho imparato qualcosa, di certo non a fare un'ecografia in gravidanza, per quello servono anni di esperienza. Ho pensato al fatto che sotto quella sonda ecografica ci siamo passati tutti, un po' per caso, un po' per volere. E questo mi ha fatto tanto, tanto sorridere.
Alex