giovedì, 15 novembre 2007
"Il governo cadrà sulla finanziaria, vedrete". Così profetizzava Silvio Berlusconi, decretando con settimane d'anticipo la morte della maggioranza. Fin dall'inizio l'impressione è stata invece quella di una battaglia con pochi spazi per le spallate, tanto che il Cavaliere decide di provocare lo spostamento del voto finale a Giovedì, approfittando così dell'assenza di Rita Levi Montalcini, in partenza per gli Usa.

"Sorpresa, non parto". Sollevando un metaforico dito medio, la senatrice a vita rinvia il viaggio negli States e vanifica l'estremo tentativo berlusconiano di spuntarla truccando le carte. Nel frattempo pare che il rospo Lamberto Dini si sia riunito alle fila della maggioranza, ottenendo evidentemente parecchi benefici dai ricatti messi in piedi negli ultimi giorni. Per Berlusconi, insomma, nessuna luce in fondo al tunnel.

"Vedrete, non cadranno oggi". Salvarsi il fondoschiena è sempre stato il suo miglior pregio, assieme a quello di vender fumo. Dopo più di 700 votazioni nelle quali anche un solo senatore al cesso avrebbe fatto crollare il fragile castello di voti, il governo è stato battuto due sole volte. Davvero impensabile se si ragiona sul margine di vantaggio che ci separa ad ogni scrutinio dall'incubo di un ritorno al passato. Talvolta di un voto, talvolta di due, massimo cinque. Nemmeno ad un'assemblea di condominio si riuscirebbe ad essere più compatti.

Sono contento anche per altre ragioni. Non ultima una decisione che mi riguarda di persona, ovvero lo sblocco dei fondi per l'aumento degli stipendi ai medici specializzandi. L'istituzione delle "class actions", strumento importantissimo per tutti i cittadini truffati da una finanza sporca. La regolarizzazione di 2000 precari della pubblica amministrazione.

Questa volta, insomma, non gioisco solamente nel veder battuto l'acerrimo nemico Berlusconi, sempre in cima agli incubi di molti italiani. Ogni tanto il meno peggio può anche trasformarsi in meglio.

Alex
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categoria:pensieri
domenica, 11 novembre 2007
The film is out there



Gli agenti speciali Mulder e Scully tornano sul grande schermo dopo dieci anni di assenza. La notizia è stata data ufficialmente dallo stesso Mulder, alias David Duchovny. Ed ovviamente non poteva mancare la collega Dana Scully, introdotta nella serie tv come la bella dottoressa scettica e razionalista. Gli appassionati della serie (e fra questi, come se non si fosse capito, il sottoscritto) sprizzano entusiasmo. Con la preoccupazione, tuttavia, che al posto di un ritorno alle origini si presenti ai loro occhi l'ennesimo tentativo di rianimazione di una serie a corto di idee.
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categoria:diario
mercoledì, 07 novembre 2007
« Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più.
La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà. »


Mi è dispiaciuto tanto leggere che un caro vecchietto al quale ero molto affezionato, pur non avendolo mai incontrato di persona, se n'era andato per sempre. Enzo Biagi ha rappresentato quello che il giornalismo avrebbe dovuto essere: libera cronaca con libera espressione. E se si pensa a certe categorie di giornali e telegiornali, come i vari Leggo, City o Studio Aperto, vien la pelle d'oca alta due metri.

Quando se ne vanno persone del suo calibro mi tornano alla mente pensieri stravaganti, focalizzati sul tema della morte. Antonio De Curtis parlava della morte come di una "livella" capace di appianare tutte le più assurde divergenze terrene. E trovo sterili le polemiche sul famoso editto bulgaro pronunciato da Berlusconi per cacciare Biagi dalla tv pubblica. Credo che nel giorno della sua morte sia irrispettoso anche solo paragonare l'integrità morale e la personalità di Enzo Biagi con quello che Beppe Grillo definisce, ragionevolmente, un semplice ologramma di se stesso.

Ci sono però alcune frasi, pronunciate in risposta all'editto berlusconiano e risalenti all'ultima puntata del "Fatto", che mi colpirono particolarmente e che credo segnino il calibro della sua personalità.


"Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto - dia un'occhiata - nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto [...]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci."

Uscì di scena con dignità. La stessa dignità che si confà ad un tenero vecchino di 87 anni che, come molti, si spegne in un letto d'ospedale. Con la spilla dei partigiani al petto.
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