mercoledì, 29 agosto 2007
In questi giorni è tornato alla ribalta il tema dell'aborto dopo i fatti avvenuti all'ospedale San Paolo di Milano. Qui una donna incinta di due gemelli aveva deciso di non mettere al mondo uno dei due, affetto da sindrome di Down, ma i medici hanno sbagliato l'intervento ed hanno provocato la morte del gemello sano.

Non poteva mancare il freddo e sempre puntuale richiamo dei Vescovi italiani attraverso l'Osservatore Romano. La Chiesa, negli ultimi anni, ha rinvigorito la sua azione antiabortista al punto da dissociarsi da Amnesty International, che aveva a sua volta accusato i cattolici di scarsa sensibilità umana.

Su questi temi mi è sempre molto difficile trovare una posizione. Da ragazzo, quando frequentavo l'oratorio, vedevo l'aborto come un male assoluto. Poi sono cresciuto e mi sono reso conto di quanto la vita, a volte, ponga di fronte a scelte che difficilmente possono essere evitate. Ed è nella particolarità dei casi che, secondo me, è possibile trovare una risposta. Da qui scaturisce l'estrema difficoltà di scrivere ed applicare una legge che vada bene per tutte le situazioni. Dire aborto sì o aborto no significa liquidare in due parole la soluzione a drammi che richiedono una conoscenza approfondita del singolo caso. E' evidente quanto sia terribile, ad esempio, ricorrere all'aborto come mezzo di contraccezione d'emergenza (non sto parlando della cosiddetta "pillola del giorno dopo", per sgombrare il campo da stupidi ed infondati equivoci) quando per stupidità o pigrizia si sono evitati altri tipi di contraccezione. Ma la difesa del sacrosanto diritto della donna di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno, tanto più quando il concepito è affetto da malattie fortemente disabilitanti, credo debba essere uno dei principi chiave che reggono un paese civile. Per questo ritengo fuori luogo i richiami della Chiesa affinchè lo Stato riveda i termini della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Anche perchè una "revisione", per il Vaticano, vorrebbe dire "forte limitazione" se non addirittura "cancellazione".

Quello che più sento lontano dalla realtà, comunque, è la divisione che si tenta di creare ogni qualvolta ci si trovi di fronte a temi di bioetica. Come se la vita e la sua difesa fossero patrimonio solo di alcuni. E' terribilmente limitante ridurre il problema a favorevoli o contrari. Contrari a cosa? Favorevoli a cosa? Di mezzo ci sono drammi, ci sono vite, ci sono situazioni uniche nel loro genere. Puntare il dito contro non serve a nulla. Forse quello che manca a certi teologi, prelati e porporati è proprio il contatto con la realtà di tutti i giorni, che non sempre rispetta le regole della perfezione, nè tantomeno le convinzioni più profonde che ciascuno di noi sente di avere.

Alex
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categoria:habemus papam
giovedì, 23 agosto 2007

Pensavo che il popolo di Comunione e Liberazione potesse snervarmi solo per la coda in uscita a Rimini Sud durante il viaggio di rientro verso Milano. Invece i ciellini, anche quest'anno, sono riusciti a bucare il piccolo schermo, guadagnandosi un inviato speciale per ogni tg e tanta, troppa attenzione.

Non basta la finta par condicio con la quale imbastiscono i finti dibattiti attorno alle icone dei santi. Oggi Tremonti contro Piero Fassino, quest'ultimo accolto da fischi e insulti mentre a Giulio venivano intonati canti di benvenuto. Uno spettacolo degno delle adunate fasciste di fine ventennio, quando Mussolini sfilava fra le truppe e il popolo drogato rispondeva “Duce, Duce!”. Così è il popolo ciellino, braccio armato di un partito, Forza Italia, che non disdegna un pizzico di spiritualità mista a marketing ed integralismo religioso.

Comunione e Liberazione o si ama o si odia, un po' come Silvio Berlusconi, perchè a certe tesi irrazionali si può solo credere ad occhi ciechi, oppure rifiutarle con tutto se stessi. Nel primo caso si diventa fanatici e ci si gongola nel difendere l'indifendibile, nel secondo caso a prevalere è sempre la frustrazione di rimanere impotenti di fronte a cantilene infantili come “tanto ho ragione io, tanto ho ragione io”.

Mentre il Paese brucia tra le fiamme mafiose, ecco che radio e televisioni si collegano ogni giorno da Rimini per trasmettere la buona Novella. Con il forte sospetto, tuttavia, che ogni anno questo Meeting diventi sempre di più autoreferenziale. No a questo, no a quello, abbiamo ragione noi, loro hanno torto, finiranno tutti all'inferno. E gli ospiti sgraditi sono utili solo come ricettacolo di fischi per quanti vogliono sfogare i nervi già lungamente provati da isterici periodi di castità.

Andiamo in pace, nel nome di Giussani.

Alex

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martedì, 21 agosto 2007
Rieccoci alle porte del nuovo anno, tanto atteso e a volte temuto, forse perchè l'ultimo di un'interminabile serie di anni di studio.

E' finita anche l'estate, oppure sta finendo, ma a giudicare dal clima pare proprio che se ne sia andata anche lei in vacanza. Tre settimane di riposo sono più che oneste, due passate nella meravigliosa terra sicula ed una nella riviera del Conero, tanto bella ma imparagonabile coi paesaggi dell'isola. Favignana, Scopello, San Vito lo Capo, la Riserva dello Zingaro. Posti che difficilmente si possono cancellare dalla mente, perchè ti riportano all'essenzialità, alla bellezza priva di artifici. Sedersi a tavola e gustare dei piatti buonissimi, sempre, indipendentemente dal posto. E pagarli il giusto. Sensazioni che ti fanno solo intuire quanto possa essere lecita e feroce la battaglia di quanti vorrebbero estirpare la piaga mafiosa da un angolo di paradiso che meriterebbe cento volte di più e di meglio.

Già, la mafia. Solo apparentemente folkloristica. Qualche lapide, un monumento a Falcone e alla sua scorta sui due lati dell'uscita di Capaci nell'autostrada che congiunge Palermo a Mazara del Vallo. Ci siamo passati affianco diverse volte, ma la sensazione diventava sempre più opprimente. Un boato, le immagini del Tg, un pensiero a quello che potevano aver provato le povere vittime di un complotto politico. Vittime che sapevano di poter morire da un momento all'altro, ma non si sono mai tirate indietro, neppure quando sapevano di aver toccato un tasto particolare, chiamato politica.

Terra di passioni, per un motivo o per l'altro, passioni che si sono riversate anche all'interno di una vacanza tesa e al tempo stesso indimenticabile. Per il contesto, per i paesaggi, per la compagnia di chi se ne sbatte e vuole starti vicino a prescindere da tutto.

Capitolo buoni propositi: uscire solo con chi mi va e cominciare a giocare a tennis. Grazie a chi mi ci ha fatto appassionare. Se poi riuscissi anche a finire l'Università, beh, di certo non mi lamenterei...

Felice rientro a tutti.

Alex
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categoria:opere