Non poteva mancare il freddo e sempre puntuale richiamo dei Vescovi italiani attraverso l'Osservatore Romano. La Chiesa, negli ultimi anni, ha rinvigorito la sua azione antiabortista al punto da dissociarsi da Amnesty International, che aveva a sua volta accusato i cattolici di scarsa sensibilità umana.
Su questi temi mi è sempre molto difficile trovare una posizione. Da ragazzo, quando frequentavo l'oratorio, vedevo l'aborto come un male assoluto. Poi sono cresciuto e mi sono reso conto di quanto la vita, a volte, ponga di fronte a scelte che difficilmente possono essere evitate. Ed è nella particolarità dei casi che, secondo me, è possibile trovare una risposta. Da qui scaturisce l'estrema difficoltà di scrivere ed applicare una legge che vada bene per tutte le situazioni. Dire aborto sì o aborto no significa liquidare in due parole la soluzione a drammi che richiedono una conoscenza approfondita del singolo caso. E' evidente quanto sia terribile, ad esempio, ricorrere all'aborto come mezzo di contraccezione d'emergenza (non sto parlando della cosiddetta "pillola del giorno dopo", per sgombrare il campo da stupidi ed infondati equivoci) quando per stupidità o pigrizia si sono evitati altri tipi di contraccezione. Ma la difesa del sacrosanto diritto della donna di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno, tanto più quando il concepito è affetto da malattie fortemente disabilitanti, credo debba essere uno dei principi chiave che reggono un paese civile. Per questo ritengo fuori luogo i richiami della Chiesa affinchè lo Stato riveda i termini della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Anche perchè una "revisione", per il Vaticano, vorrebbe dire "forte limitazione" se non addirittura "cancellazione".
Quello che più sento lontano dalla realtà, comunque, è la divisione che si tenta di creare ogni qualvolta ci si trovi di fronte a temi di bioetica. Come se la vita e la sua difesa fossero patrimonio solo di alcuni. E' terribilmente limitante ridurre il problema a favorevoli o contrari. Contrari a cosa? Favorevoli a cosa? Di mezzo ci sono drammi, ci sono vite, ci sono situazioni uniche nel loro genere. Puntare il dito contro non serve a nulla. Forse quello che manca a certi teologi, prelati e porporati è proprio il contatto con la realtà di tutti i giorni, che non sempre rispetta le regole della perfezione, nè tantomeno le convinzioni più profonde che ciascuno di noi sente di avere.
Alex

