Segnali pericolosi
L'Italia si tinge di un viola episcopale, e questo non vuol essere l'ennesimo scontro fra religiosi e scomunicati. Il problema non è nemmeno la Chiesa Cattolica, ma l'eterna accondiscendenza che la nostra politica offre alla Conferenza Episcopale Italiana.
Monsignor Bagnasco, nuovo leader della CEI, diffonde un testo nel quale si invitano tutti i cattolici italiani ad osteggiare il provvedimento sui Dico, quella legge blanda e mal concepita che vorrebbe emulare i pacs alla francese ma non ne ha il coraggio. Ma non si ferma qui. Sottolinea il fatto che appellarsi alla laicità dello stato, al senso comune e all'indipendenza delle istituzioni dai canoni religiosi non può essere considerata una scusa. E questo è il vero nocciolo della questione, siamo tutti lieti che finalmente si sia messo nero su bianco quel che da anni i cosiddetti "laici" contestano alla CEI.
La Chiesa italiana vuole che le leggi dello stato vengano promulgate sulla base di dettami religiosi affidati di volta in volta alla Conferenza Episcopale.
Chissà se l'Italia se ne sta accorgendo, imbambolata com'è fra video telefonini, grande fratello e vallettopoli. Chissà se si rende conto della gravità di queste affermazioni, del loro contenuto prettamente reazionario, delle intenzioni che vi sono dietro. Ci è quasi finito il fiato a furia di dire sempre le stesse cose, di difendere i diritti di tutti quelli che vogliono sentirsi parte di uno stato senza professare la religione di Ratzinger. Domani partirò per la Scozia, andrò a trovare un'amica in Erasmus. Quattro giorni di pausa nei quali toccherò il suolo di un paese che, almeno su questi temi, è avanti anni luce rispetto alla nazione in cui vivo.
Non capisco perchè al mio ritorno dovrò ricominciare a sentire vescovi, cardinali e papi dettare legge. Non ne posso più ma nello stesso tempo penso che tanto non c'è via d'uscita. Perchè gli italiani amano la contraddizione e se ne nutrono per farne uscire gli interessi. Il davanti sorride alla Chiesa, il di dietro...
Perdonate le allusioni e a prestissimo,
Alex
Monsignor Bagnasco, nuovo leader della CEI, diffonde un testo nel quale si invitano tutti i cattolici italiani ad osteggiare il provvedimento sui Dico, quella legge blanda e mal concepita che vorrebbe emulare i pacs alla francese ma non ne ha il coraggio. Ma non si ferma qui. Sottolinea il fatto che appellarsi alla laicità dello stato, al senso comune e all'indipendenza delle istituzioni dai canoni religiosi non può essere considerata una scusa. E questo è il vero nocciolo della questione, siamo tutti lieti che finalmente si sia messo nero su bianco quel che da anni i cosiddetti "laici" contestano alla CEI.
La Chiesa italiana vuole che le leggi dello stato vengano promulgate sulla base di dettami religiosi affidati di volta in volta alla Conferenza Episcopale.
Chissà se l'Italia se ne sta accorgendo, imbambolata com'è fra video telefonini, grande fratello e vallettopoli. Chissà se si rende conto della gravità di queste affermazioni, del loro contenuto prettamente reazionario, delle intenzioni che vi sono dietro. Ci è quasi finito il fiato a furia di dire sempre le stesse cose, di difendere i diritti di tutti quelli che vogliono sentirsi parte di uno stato senza professare la religione di Ratzinger. Domani partirò per la Scozia, andrò a trovare un'amica in Erasmus. Quattro giorni di pausa nei quali toccherò il suolo di un paese che, almeno su questi temi, è avanti anni luce rispetto alla nazione in cui vivo.
Non capisco perchè al mio ritorno dovrò ricominciare a sentire vescovi, cardinali e papi dettare legge. Non ne posso più ma nello stesso tempo penso che tanto non c'è via d'uscita. Perchè gli italiani amano la contraddizione e se ne nutrono per farne uscire gli interessi. Il davanti sorride alla Chiesa, il di dietro...
Perdonate le allusioni e a prestissimo,
Alex

