
la lunga notte del 10 aprile...
Ore 12: un compagno al seggio mi dice che gli exit poll ci daranno vincitori con oltre 4 punti. Telefono alla mamma e, sussurrando, le comunico la notizia. Ma le raccomando di non dirlo a nessuno, che queste fughe di notizie sono un tantino fuori legge.
Ore 18: a Milano 2, dove sono scrutatore, la Cdl vince con oltre il 70% dei voti. Ma Milano 2 non fa testo, mi ripeto continuamente. No, non fa testo.
Ore 18.30: arrivo a casa dopo una giornata estenuante passata fra simboli di partito e conteggi di schede. Una giornalista del Tg5 comunica, fra il trafelato e il gioioso, che al Senato è passata in vantaggio la Cdl. Un tuffo al cuore. Spengo, prendo a pugni il cuscino. Che paese di merda.
Ore 21: la cena dei coglioni, com'era stata intitolata dai compagni, s'è trasformata nella cena degli increduli. A tavola si leggono le scritte che compaiono sugli schermi appesi. Cifre contrastanti, incoerenti, odiose. Fuori piove come poche volte quest'anno. Me ne frego ed esco, sotto la pioggia. Mando sms all'amico più caro, berlusconiano. "Avete vinto, contento?"
Ore 22: una compagna sta piangendo. Forse è il caso che vada a casa a consolare la mamma.
Ore 23: con gli amici al pub si digrignano i denti. Io ed altri indossiamo una maglietta rossa con la scritta "Anch'io sono un coglione". Emilio Fede sorride beffardo nell'unica tv del pub sintonizzata sul tg4. La rabbia mi fa tremare le mani, batto i pugni sul tavolo, freno difficilmente gli insulti ai pochi destrorsi presenti. E' finita, abbiamo perso. Non era così che doveva finire, questa sarebbe dovuta essere una festa.
Ore 1: torno a casa, la mamma è ancora sveglia. Mi dice "hai visto?", e io impassibile "sì". "Io mi preoccupo per te e tua sorella", mi dice, "mi preoccupo per il vostro futuro, con questo di nuovo al governo non ci sarà futuro". "Lo so, mamma, stai tranquilla. Mi laureo e ce ne andiamo in Inghilterra, promesso". Bacio della buona notte, inteso come bacio della rassegnazione, o della sconfitta, adesso non saprei dire quale dei due sentimenti prevalga sull'altro.
Ore 2: su Repubblica.it l'Unione è in vantaggio alla Camera di circa 50.000 voti. Mancano ancora un centinaio di sezioni. E se vincessimo alla Camera? Il mio cervello impazzisce, e fra una visita e l'altra al bagno continuo a pigiare il tasto aggiorna. Il vantaggio si assottiglia sempre più mammano che arrivano i dati. 50.000, 40, 35, 32, 30, 28, 25, 24.
Ore 3 circa: ho gli occhi rossissimi. L'Unione ha conquistato la Camera dei Deputati per 24.000 voti. Accendo la tv. Fassino, con la faccia di uno che ha appena visto Satana il quale gli ha garantito l'inferno per l'eternità, dice che l'Unione ha vinto le elezioni. Vespa commenta: "E al Senato?". Fassino non risponde. In piazza Santi Apostoli risuona la canzone popolare, compare Prodi che bofonchia col sorriso sornione: "Abbiamo vinto". Rutelli stappa la bottiglia, col braccio a tracolla. Immagini che non potrò cancellare facilmente dalla memoria. Mando un sms al compagno Dario: "ma che cazzo succede, abbiamo vinto?". Non ricordo la risposta. Spengo e crollo.
Ore 10.45: squilla il telefono. E' Vittorio, un mio amico. "Hai sentito, anche il Senato!", urla, "il Senato!". Io m'incazzo, ho dormito pochissimo e sono frastornato. Accendo la tv e un tizio parla degli elettori all'estero (che cazzo c'entrano adesso gli elettori all'estero, mi chiedo...) Garantisce: al Senato l'Unione vince con tre seggi di scarto, più un indipendente che ha detto di voler sostenere Prodi. E' arrivata la cavalleria, sono i senatori eletti all'estero che ribaltano la situazione.
Ore 21: sono in piazza Duomo a cantare "Conta le schede, dai Silvio conta le schede, conta le schede, dai Silvio conta le schede". Un tizio mai visto ci offre dello spumante, poi cantiamo Contessa e grido di gioia quando si arriva al pezzo che sento più caro: "Del resto mia cara di che si stupisce, anche l'operaio vuole il figlio dottore, e pensi che ambiente ne può venir fuori". Grido fino farmi spezzare la voce.
Lottare è servito, perchè anche l'operaio abbia il figlio dottore. Perchè a mio padre e mia madre, coglioni, fosse riconosciuto il diritto di garantire ai loro figli un futuro. Lottare è servito perchè avrò qualcosa da raccontare ai miei figli, ovvero di come, nel 2006, cacciammo un bastardo mafioso dal governo del paese.



