VIETATO AI MINORI
E' una dicitura che si trova spesso scritta sui giornali, negli avvisi, in tv. Da bambino guardavo spesso film vietati a quelli della mia età, con scene di violenza, di sesso, o magari solo qualche parolaccia in più. I miei genitori si sono sempre e solo limitati ad avvertirmi del divieto, ma non mi hanno mai impedito di guardarli. Forse per questo, una volta cresciuto, non ho più fatto a meno di ficcare il naso in tutto quello che la società mi indicava come "vietato ai minori".
Ho sempre pensato che la censura, in tutte le sue forme, fosse un modo per nascondere la testa sotto la sabbia. A volte mi chiedono se sono contrario alla censura, ad esempio, anche quando si tratta di ideologie o rappresentazioni di razzismo. Non si capisce perchè il razzismo debba essere censurato e la violenza no. Soprattutto quando in Parlamento siede un partito come la Lega Nord che fa del razzismo il suo cavallo di battaglia. Sono fermamente convinto che il pericolo per una democrazia non stia nel permettere a tutti di esprimere il proprio pensiero, anche quando è antidemocratico, bensì nel filtrare la verità e renderla suscettibile di interpretazioni. In una parola, il qualunquismo, che ritengo essere il male peggiore dei nostri tempi.
Devo ammetterlo, provo grande soddisfazione nell'osservare le reazioni di scandalo. Sabato scorso ho visitato con alcuni amici una mostra che ha fatto molto discutere tutta Milano, intitolata "The Morgue" e allestita al PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea) da Andreas Serrano, fotografo noto per le sue insolite collezioni. La sala dedicata alle fotografie raffiguranti particolari anatomici di alcuni cadaveri era preceduta da un cartello che ne sconsigliava la visione ai minori e ai deboli di stomaco. Quale invito migliore, per il sottoscritto, a varcare la soglia.
Consiglio a tutti i milanesi (e ovviamente anche a tutti gli altri) di farci un salto. Serrano è dissacrante per natura, ci trasmette un senso di ribellione e di coraggio ormai divenuto merce rara e obsoleta nell'Italietta in cui viviamo. Mentre scorrevo con lo sguardo le foto della sezione intitolata "The Church" mi immaginavo le facce che avrebbero fatto le mie catechiste di un tempo, che si presentavano in oratorio ingioiellate e impellicciate a fare discorsi di un buonismo disarmante, mentre nelle riunioni private (alle quali ho assistito poi di persona) si difendevano leggi quali la Bossi-Fini al grido di "Non devono entrare, sono diversi da noi" o "Difendiamo la nostra cultura". Credo che vi sia un'ipocrisia di fondo in tutto il sistema che regge il nostro buon senso, tanto radicato da non farci nemmeno dubitare della sua onestà. Giornalisti in attesa della catastrofe che, appena arriva, diventa una gara a chi indovina il numero maggiore di morti (e se sono meno di quelli attesi, attenzione, scatta la delusione). Oratori e benpensanti che rifuggono le parolacce, il sesso, la droga, la violenza, che portano rispetto per il santo cattolicesimo e chiudono le scuole islamiche. Che si scandalizzano per una foto di cadavere e lasciano correre aberrazioni mentali ben peggiori, come parlamentari corrotti e sistematiche violazioni della libertà di pensiero.
Credo che l'Italia intera abbia bisogno di rimanere sotto shock più spesso. Chissà che la gente non apra gli occhi su quello che avviene dentro di noi, sui cambiamenti della società, al posto di rinchiudersi sempre nei luoghi comuni, nelle frasi fatte, nel politically correct che sta ammazzando questa nostra democrazia. Ma temo che sia più semplice rifugiarsi nel fetish dei reality show, mascherato da spettacolo poco istruttivo, che abbattere qualche muro nel nostro cervello e smetterla di ragionare utilizzando canoni religiosi senza senso.
Per questo mi affascina tutto ciò che è vietato ai minori. Tutto quello che scandalizza la borghesia più mite.
Alex