ROMANO PRODI
Figlio di Mario, ingegnere proveniente da una famiglia contadina, e di Enrica, maestra. Ha due sorelle e sei fratelli, tra cui Giovanni Prodi, docente universitario di matematica; Vittorio Prodi, docente universitario di Fisica e uomo politico; Paolo Prodi, professore universitario di Storia moderna; Franco Prodi, docente universitario di Fisica dell'atmosfera.
Nel 1969 a Reggio Emilia sposa, in una celebrazione presieduta dall'allora sacerdote e ora cardinale Camillo Ruini, Flavia Franzoni, studentessa nella facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Dal matrimonio sono nati due figli, Giorgio e Antonio.
Attività accademica
Iniziò i suoi studi a Reggio Emilia, al Liceo classico Ariosto, si laureò poi con lode nel 1961 all'Università Cattolica di Milano in Giurisprudenza, con una tesi sul protezionismo nello sviluppo dell'industria italiana. Approfondì i suoi studi a Milano, Bologna e alla London School of Economics, sotto la supervisione del prof. Basil Yamey.
Nel 1963 divenne assistente di Beniamino Andreatta alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna, professore incaricato nel 1966 e infine professore ordinario, tenendo la cattedra di Economia politica e industriale (dal 1971 al 1999). È stato anche visiting professor presso la Harvard University e presso lo Stanford Research Institute.
I temi delle sue ricerche hanno riguardato principalmente lo sviluppo delle piccole e medie imprese e la politica antitrust. In un secondo momento si è anche interessato delle relazioni fra Stato e Mercato e della dinamica dei diversi modelli di capitalismo.
Ha presieduto la "Società Editrice Il Mulino" (1974–1978), nel 1982 divenne direttore delle riviste "Energia" e "L'Industria". Nel 1981 ha fondato Nomisma, una società di studi economici e consulenza.
Attività politica ed amministrativa
Nel 1963 si affacciò per la prima volta in politica, venendo eletto consigliere comunale a Reggio Emilia. Presidente della Maserati nei primi anni Settanta, successivamente è stato Ministro dell'Industria dal novembre 1978 fino al marzo 1979, nel quarto Governo Andreotti. Promosse da ministro un decreto legge che porta il suo nome (legge Prodi), volto a regolamentare la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
Nel periodo dal 1982 fino al 1989 è stato presidente dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale.
Fu richiamato a guidare l'IRI nel 1993, guidando una serie di privatizzazioni di diverse società del gruppo, in quel momento la maggiore holding italiana di proprietà pubblica.
Nascita dell'Ulivo
Nel febbraio 1995 fondò la coalizione di centrosinistra dell'Ulivo, con cui poi vinse le elezioni politiche del 1996 e divenne Presidente del Consiglio dei Ministri.
(fonte it.wikipedia.org)
SILVIO BERLUSCONI
È il primogenito di una famiglia della borghesia milanese. Il padre, Luigi Berlusconi, era impiegato alla Banca Rasini, dove ha lavorato fino a diventarne procuratore generale. Dall'unione matrimoniale di Luigi con Rosa Bossi erano nati rispettivamente, Silvio, Maria Antonietta, nel 1943 e Paolo, nel 1949, oggi anche esso imprenditore.
Nel 1954 ha conseguito la maturità classica al liceo salesiano S.Ambrogio di Milano, al cui termine si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università Statale, dove si è laureato in legge nel 1961 con lode, presentando una tesi sul contratto pubblicitario, che gli valse una borsa di studio. In quegli anni universitari conobbe anche Marcello Dell'Utri, che diverrà suo braccio destro negli affari e in politica, quando si occuperà della creazione del suo partito, e Fedele Confalonieri.
Si è sposato nel 1965 con Carla Elvira Lucia Dall'Oglio, dalla quale ha avuto due figli: Maria Elvira detta Marina (1966) e Piersilvio (1968). Nel 1985 ha divorziato dalla prima moglie ed ha ufficializzato il legame con Veronica Lario (pseudomino di Miriam Bartolini), una ex-attrice, nel 1990[2]. Da lei ha avuto altri tre figli: Barbara (1984), Eleonora (1986) e Luigi (1988).
Attività imprenditoriale e personale
Edilizia
Dopo le saltuarie esperienze come agente immobiliare[3] negli anni universitari, Silvio Berlusconi ha iniziato ad occuparsi di edilizia e nel 1961 fondava la Cantieri Riuniti Milanesi Srl insieme al costruttore Pietro Canali. Il primo acquisto consisteva in un terreno in via Alciati (Milano), grazie alla fideiussione del banchiere Carlo Rasini (titolare e cofondatore della Banca Rasini, nella quale lavorava il padre di Berlusconi).
Nel 1963 veniva fondata la Edilnord Sas: socio d'opera era Silvio Berlusconi, mentre soci accomandanti erano Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico. Quest'ultimo forniva i capitali attraverso la finanziaria Finanzierungesellschaft fur Residenzen AG di Lugano[4]. Gli anonimi capitali della finanziaria svizzera venivano in parte depositati presso l'International Bank di Zurigo, e pervenivano alla Edilnord attraverso la Banca Rasini.
Nel 1964 veniva aperto un cantiere a Brugherio per edificare una città modello da 4000 abitanti. I primi condomìni erano pronti già nel 1965, ma non si vendevano con facilità[5].
Nel 1968 veniva fondata l'Edilnord 2, acquistando 712 mila mq di terreni nel comune di Segrate, dove sorgerà Milano 2, in seguito alla concessione edilizia ottenuta nel 1969.
Nel 1972 veniva liquidata l'Edilnord e veniva creata la Edilnord Centri Residenziali Sas di Lidia Borsani, quest'ultima socia accomandante e cugina di Silvio Berlusconi, con i finanziamenti della Aktiengesellschaft fur Immobilienlagen in Residenzzentren AG di Lugano.
Nel 1973 veniva fondata la Italcantieri, prima come Srl poi in Spa, nel 1975, con Silvio Berlusconi quale presidente. I capitali erano di due fiduciarie svizzere e precisamente della Cofigen[6], legata al finanziere Tito Tettamanti e alla Banca della Svizzera Italiana[7], e della Eti AG Holding di Chiasso[8], il cui amministratore delegato era Ercole Doninelli[9]. Nello stesso anno, tramite l'avvocato Cesare Previti, veniva acquistata ad Arcore la villa Casati Stampa e terreni contigui da Annamaria Casati Stampa di Soncino, ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda, rimasta orfana nel 1970, di cui Cesare Previti era tutore legale, pagandola un prezzo di favore.
Nel 1974 veniva costituita l'Immobiliare San Martino, a Roma, amministrata da Marcello Dell'Utri, con il finanziamento di due fiduciarie della BNL, la Servizio Italia Fiduciaria Spa e la Società Azionaria Fiduciaria.
Nel 1977, a coronamento di questa ampia e riuscita attività edilizia, Silvio Berlusconi era nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica allora in carica: Giovanni Leone.
Nel gennaio 1978 veniva liquidata la Edilnord per dare vita alla Milano 2 Spa, costituita a Segrate dalla fusione con l'Immobiliare San Martino Spa.
I dubbi sui finanziamenti
Non sono mancate critiche sulla provenienza degli ingenti capitali di cui disponeva il giovane imprenditore.
Al tempo in cui Luigi Berlusconi era procuratore generale della Banca Rasini, infatti, questa entrò in rapporti d'affari con la Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d'amministrazione figuravano nomi poi divenuti tristemente famosi, come Roberto Calvi, Licio Gelli e Carlo Sindona. La stessa banca Rasini fu indicata da Sindona e da altri "pentiti" come coinvolta nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa[10]. Queste indicazioni assumeranno un importante significato rispetto ad alcune successive ombre sulla figura di Berlusconi (i presunti rapporti con la mafia e l'iscrizione alla loggia massonica Propaganda 2 di Gelli).
Il 7 luglio 1974 il senatore Marcello Dell'Utri, amico di Berlusconi, aveva anche portato il giovane mafioso, Vittorio Mangano, da Palermo nella villa d'Arcore di Berlusconi, appena acquistata, per ricoprire le mansioni di fattore e stalliere. Mangano si occuperà di curare la sicurezza della villa, ma anche di accompagnare i figli di Berlusconi a scuola[11]. Berlusconi lo avrà alle sue dipendenze fino alla fine del 1976, quando si licenzierà spontaneamente. Mangano verrà condannato per traffico di droga e per associazione mafiosa semplice, verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.
Il 26 maggio 1975 era anche scoppiata una bomba a ridosso di un'abitazione di Berlusconi a Milano. Berlusconi, dopo aver ricevuto varie minacce, si era trasferito per qualche mese con la famiglia in Svizzera e successivamente in Spagna.
La difesa
Le ipotesi precedenti, sebbene verosimili, non sono confutate da nessuna prova concreta. Il segreto bancario vigente in Svizzera non aiuta a fare luce su queste vicende.
Stando alle dichiarazioni dello stesso Silvio Berlusconi, fu la liquidazione del padre, Luigi Berlusconi, divenuto poi collaboratore del figlio all'Edilnord e in molti altri momenti cruciali della sua vita imprenditoriale, che servì a finanziare gli inizi della sua attività imprenditoriale e a costituire la metà del capitale dei Cantieri Riuniti Milanesi.
La fortuna di Silvio Berlusconi, stando a queste dichiarazioni, si basa sulle sue capacità imprenditoriali, sul suo fiuto per gli affari, sul suo lavoro indefesso e su una serie di fortuite circostanze che gli avevano garantito la fiducia dei vari finanziatori [12]. In pratica Silvio Berlusconi è un "self made man".
Televisioni
Dopo l'esperienza in campo edilizio Berlusconi allargava il proprio raggio d'affari al settore della comunicazione e dei media. Nel 1976, infatti, la sentenza n.202 della Corte Costituzionale apriva la strada all'esercizio dell'editoria televisiva anche ad emittenti locali, fino ad allora appannaggio soltanto dello Stato.
Silvio Berlusconi colse la palla al balzo e nel 1978 fondava Telemilano, una televisione via cavo, operante nella zona di Milano 2. Tale società due anni dopo prese il nome di Canale 5, assumendo la forma di network comprendente più emittenti.
L'escalation della società apparve subito folgorante: nello stesso anno trasmetteva il Mundialito, un torneo di calcio fra nazionali sudamericane ed europee, compresa quella italiana. Per tale evento, nonostante gli iniziali pareri sfavorevoli da parte di ministri governativi, otteneva dalla RAI l'uso del satellite e la diretta per la trasmissione in Lombardia, mentre nel resto d'Italia l'evento veniva trasmesso in differita.
A partire dal 1981, Berlusconi iniziava ad utilizzare le proprie molteplici emittenti locali acquistate nel frattempo come se fossero un'unica emittente nazionale: registrando con un giorno di anticipo tutti i programmi e le pubblicità e trasmettendole il giorno seguente in contemporanea in tutta Italia.
Il gruppo si andò allargando con l'acquisto di Italia 1 nel 1982 dall'editore Edilio Rusconi e di Rete 4 nel 1984 dal gruppo editoriale Mondadori.
Il gruppo Fininvest divenne il principale antagonista dell'ex monopolio televisivo RAI.
Negli anni seguenti il network si diffondeva in Europa: in Francia La Cinq (1986) (che fallirà), in Germania Telefünf (1987), in Spagna Telecinco (1989).
Le questioni legali
La creazione di un network di canali televisivi appariva di fatto in contrasto con la legge in vigore e con le sentenze della Corte Costituzionale che sin dal 1960 (n. 59/1960) aveva mostrato il suo orientamento in materia. Un tema ripreso anche dal più recente pronunciamento del 1981, dove veniva riaffermata la mancanza di costituzionalità nell'ipotesi di permettere ad un soggetto privato il controllo di una televisione nazionale, considerando questa possibilità, visti gli spazi limitati a disposizione, come una lesione al diritto di libertà di manifestazione del proprio pensiero, garantito dall'articolo 21 della Costituzione.
Diversi pretori intervennero nel 1984, disponendo il sequestro nelle regioni di loro competenza del sistema che permetteva la trasmissione simultanea nel Paese dei tre canali televisivi. In conseguenza di ciò e per protesta, le emittenti Fininvest interessate dal provvedimento apposero sul video un messaggio, rinunciando ad una programmazione canonica.
Dopo quattro giorni, il governo, presieduto da Bettino Craxi, intervenne direttamente nella questione aperta dalla magistratura emanando un decreto legge in grado di rimettere in attività il network creato da Berlusconi, ma il Parlamento, invece di convertirlo in legge, lo rifiutava in quanto incostituzionale, permettendo alla magistratura di riprendere l'azione penale contro Fininvest. Craxi varò quindi un nuovo decreto, ponendolo al Parlamento tramite la questione di fiducia, e riuscendo perciò a farlo passare forzatamente. La legge venne esaminata dalla Corte Costituzionale solo tre anni dopo , e questa la lasciò in vigore sottolineando, però, la sua dichiarata transitorietà.
Nel 1990 con la legge Mammì si tornava a legiferare in materia e veniva stabilito che non si poteva essere proprietari di più di tre canali, senza l'introduzione, però, di limiti che compromettessero l'estensione assunta televisivamente dalle reti di Berlusconi. L'approvazione della legge rinnovava forti polemiche e cinque ministri del Governo Andreotti si dimisero per protesta. Berlusconi, essendo state decise anche norme volte a impedire posizioni dominanti contemporaneamente nell'editoria di quotidiani, venne costretto a cedere le proprie quote della società editrice del Giornale, vendendole, però, al fratello Paolo Berlusconi.
Nel 1994 una nuova sentenza della Corte (la n. 420) dichiarava incostituzionale parte della legge, richiamando la necessità di porre limiti più stretti nella concentrazione di possedimenti in campo mediatico.
Berlusconi continua, quindi, ad operare nel settore tramite l'azienda Mediaset con concessioni a valenza transitoria.
Editoria e media
Nel campo editoriale è il principale editore italiano nel settore libri e periodici, in quanto azionista di maggioranza delle due principali case editrici italiane, Mondadori ed Einaudi, e di alcune case minori (Elemond, Sperling&Kupfer, Grijalbo, Le Monnier, Pianeta scuola, Edizioni Frassinelli, Electa Napoli, Riccardo Ricciardi editore, editrice Poseidona).
Nel campo della distribuzione audiovisiva è stato per un certo periodo socio in Blockbuster Italia. Controlla inoltre il gruppo Medusa Cinema.
Commercio e assicurazioni
Berlusconi nel passato ha effettuato investimenti nel settore della grandi distribuzioni, dal quale è però in seguito uscito, avendo posseduto per vari anni il gruppo Standa (venduto al gruppo Coin; la parte non-food è passata sotto il marchio Oviesse) ed Euromercato (venduto a Carrefour).
Il Gruppo Fininvest, con le società Mediolanum e Programma Italia, ha una forte presenza anche nel settore delle assicurazioni e della vendita di prodotti finanziari.
Sport
È proprietario della squadra di calcio A.C. Milan dal 20 febbraio 1986, della quale è stato presidente fino al 2005, quando ha dovuto abbandonare la carica in seguito all'approvazione della legge sul conflitto d'interesse.
È il presidente più vincente della storia della formazione rossonera, che sotto la sua reggenza ha conquistato 7 scudetti, 4 Coppe dei Campioni, 5 Supercoppe Italiane, 4 Supercoppe Europee, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa Italia e 1 Mundialito Clubs.
Attività politica
La discesa in campo
Nel 1994 Silvio Berlusconi entra in politica fondando Forza Italia, un nuovo movimento e partito politico. Diviene Presidente del Consiglio nel 1994 cedendo il posto a Romano Prodi nel 1996 in seguito ad una crisi di governo voluta dalla Lega Nord di Umberto Bossi. Vince di nuovo le elezioni nel 2001 mantenendo la carica di primo ministro fino ai giorni nostri.
(fonte it.wikipedia.org)