mercoledì, 30 novembre 2005
Melissa P., cento colpi di cazzo prima di andare a dormire...no, se pensate che sia volgare allora dovete andare a vedere il film. O leggervi il libro, insomma dovete assaporare quel gusto di "proibito" che questa minorenne ora maggiorenne vuole farci assaggiare, molto, molto saggiamente. In realtà non c'è nulla di nuovo sul fronte occidentale, soprattutto da quando Freud ha svelato al mondo intero che al centro dei pensieri umani c'è solo una cosa: l'impulso sessuale. Oh, sì, possiamo anche andare a messa tutte le domeniche e cantare nel coro parrocchiale, ma lo sguardo verso il didietro della ragazza che passa, quello è ingestibile. Come lo sono i sogni erotici, l'immaginario proibito, i desideri sessuali. Nulla di nuovo, cara Melissa, se non la concretizzazione prima letteraria e poi cinematografica di tali impulsi, in un paese che ancora ascolta e venera un tizio vestito di rosso che rompe i coglioni su ogni cosa, e sempre, assolutamente a sproposito. Noi italiani non siamo più bigotti di altri paesi, semplicemente siamo un po' disillusi, disillusi che i figli siano innocenti e che i genitori sappiano educarli al meglio. Il valore della famiglia. Non so, è meglio se in questo periodo evito di parlare di famiglia, estremista come sono nella mia anarchia sociale. Ma dopo Melissa P. e i suoi cento colpi di cazzo, devo dire che la parola scandalo mi scandalizza più dei vari pompini visti o intuiti al cinema. E se pensate che sia volgare, allora dovete andare a vedere il film. Anche se non mi assumo la responsabilità di dire che in fondo, malgrado tutto, forse mi è anche piaciuto.

Alex 
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categoria:parole
lunedì, 28 novembre 2005
Non è tristezza, no, quella abbatte. Però certo è difficile definire qualcosa che ti fa riflettere costantemente, che magari ti riporta indietro di qualche anno e sì, mette addosso un po' di sofferenza, che avverti come nostalgia o solo incompletezza. Tornato dai miei viaggi, ultima la città di Oslo, penso sempre a quelli precedenti, all'atmosfera che c'era, e ascolto musica che mi fa volontariamente tornare in mente episodi, ambientazioni, flash di felicità e mite debolezza. Sì, quand'ero più giovane, quando ancora guardavo da lati diversi la vita. Risate, ok, non sono mica vecchio, ma è tutto relativo, cazzo. Chi decide il limite fra giovinezza e vecchiaia, e soprattutto come chiamo una persona che è nata prima di me, se non più vecchia? Giochi sporchi di termini, infatuati dalla sempiterna favola del giovane felice, del giovane contento, del giovane stronzo e del giovane coglione. Scrissi tempo fa che avere vent'anni è un'opportunità, non un'assicurazione, gente, mica mi sbagliavo. Noi abbiamo davanti un piatto vuoto, d'argento, che possiamo riempire come vogliamo, anche di merda, se ci piace. E a volte, credetemi, diventiamo ghiotti coprofagi solo per il gusto di vedere cosa si prova. Niente, tutto è partito dal fatto che stavo ascoltando musica vecchia, di tempo fa, di tanti viaggi fa, quando mi sembra ora che fossi diverso, più sognatore e meno preoccupato. Forse è il senno di poi che storpia tutto, perfino i ricordi, forse sto solo impressionandomi di essere più bigotto e razionale. Che poi due anni fa ancora andavo a messa e adesso no, quindi semmai quanto a bigottaggine (?) sono sfondato verso il basso. Ma sì, diamoci l'illusione di essere peggiorati, di aver perso l'ultimo treno verso la deviazione per il paese dei giovani "felici della loro giovinezza". Che tanto non so mica se mi sarebbe piaciuto stare assieme a gente montata col sorriso stampato sulla bocca 24 ore su 24. Al grido di tutto va bene, state tranquilli che le cose andranno meglio. Gente, mica voto Silvio, io.

Alex
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categoria:pensieri
sabato, 19 novembre 2005
BENEDETTO XVI RICEVE UN DIVORZIATO, GLI REGALA UN ROSARIO E GLI STRINGE LA MANO...SVOLTA NELLA POLITICA DELLA CHIESA VERSO I RISPOSATI...(?)

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venerdì, 18 novembre 2005
SI' ALL'ABOLIZIONE DELLA LEGGE SULL'ABORTO...

Dopo il post sulla pillola abortiva, mi piacerebbe scrivere qualcosa sulla vera e propria legge sull'aborto, la famosa 194. Al tempo del primo referendum, gli italiani scelsero in maggioranza di conservare il diritto all'interruzione di gravidanza, gratuito e praticato, nella sicurezza per la donna, da strutture pubbliche. Il 12 e 13 giugno 2005, il popolo italico ha espresso un giudizio opposto, sostenendo, con il suo largo disinteresse, che l'embrione deve avere gli stessi diritti di un individuo già nato, come afferma esplicitamente un'altra legge, la 40, oggetto dell'ultimo referendum abrogativo. Gli italiani hanno cambiato idea? Così parrebbe, almeno leggendo in chiave logica i dati dell'ultima consultazione popolare sul tema. Le opzioni sono dunque due:

a) l'Italia ha mutato opinione e dunque ritiene che l'aborto sia a tutti gli effetti un omicidio
b) Gli italiani continuano ad essere favorevoli all'aborto, ma non sono andati a votare il giugno scorso perchè confusi, ignoranti o semplicemente menefrghisti

Cerchiamo di mettere un "quindi" alle due opzioni:

a) La 194 va immediatamente abolita. E' una legge che andrebbe contro il volere popolare e dunque non si fonderebbe sul principio democratico per cui un paese è il legittimo sovrano di se stesso

b) La 194 va abolita ugualmente, perchè il paese non la merita. Una nazione che per pigrizia o quant'altro fa orecchie da mercante e lascia che si approvino due leggi assolutamenti antitetiche fra loro, è una nazione confusa e incerta, che dunque non può nemmeno lontanamente pensare di assumersi la responsabilità di autorizzare una pratica così discutibile come l'aborto.

Il 12 e 13 Giugno 2005 ha votato circa un italiano su 4. Quindi, in sostanza, nemmeno la maggioranza della popolazione femminile. Serve che il Parlamento consideri questi parametri e rimetta in discussione la 194. Così finalmente la smetteremo di disinteressarci ipocritamente dei nostri problemi, la smetteremo di giocare a nascondino con la nostra coscienza. Se siamo un paese serio, appoggeremo queste modifiche. Se siamo un paese del cazzo, vedremo sfilare per le strade per protesta anche coloro che quel 12 e 13 giugno sono andati in gita col prete.

Alex
postato da: alexperry alle ore 20:54 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 15 novembre 2005
Lunedì 14 Novembre, il miglior regalo di compleanno che potessi farmi. Il filaforum è gremito di giovani che aspettano il loro gruppo preferito. Sì, anche se non ci sono le poltroncine. Il gruppo si chiama Coldplay, e nonostante gli infiniti problemi mentali della mia generazione, qualcuno riesce perfino ad apprezzarli. Li seguo dal loro primo album, nel 2001, Parachutes. E sono lì per sentirli di persona, finalmente, insieme ad un'amica a dir poco trascinata a forza, perchè i Coldplay ai miei amici fanno tagliare le vene. Per quel principio un po' innaturale che la musica deve far muovere, non si capisce bene cosa. Se la mente, se il fisico, se le emozioni. Per quel che mi riguarda, deve farmi sognare. Il sogno non è irrazionale per definizione, il sogno è la metafora attraverso cui spieghiamo la realtà che vorremmo vivere e in parte quella che viviamo. La dicotomia "lento/rock" va bene per uno spot, per la politica, per la merda che trangugiamo via cavo. In musica esistono le sfumature, i mezzi colori, che nella scenografia del concerto abbagliano le mani alzate e il fumo degli stronzi che non rispettano la legge Sirchia. Solo noi sappiamo quanto siano importanti queste sfumature. Nei giorni sempre più bui, nelle avventure sempre più monotone, nello stare svegli dentro alla vita che tutto sommato ci pare di non aver mai scelto davvero. When you try your best but you don't succeed... mi ricordo al liceo quando la prof si incazzava nel sentirci dire che Leopardi era un pessimista. In effetti va un po' a fasi, a volte credo sia realista, altre pessimista, cazzo, a volte addirittura ottimista. Forse è un po' quel modo che abbiamo di giustificare i nostri pensieri, dando loro un termine di paragone, quasi un tono profetico. Nell'incertezza del futuro ci accaniamo per prevedere quel che avverrà. Non ci riusciamo, e ci incazziamo a morte. When you get what you want but not what you need... una volta credevo che la felicità fosse una meta, qualcosa che quando ci arrivi ti siedi e urli "eureka, sono felice". Ogni giorno raggiungo questa meta, la vedo, la supero, e raramente la noto. Forse faccio quello che voglio, e dovrei esserne contento. Ma se stessi collezionando cazzate una dietro l'altra, se mi fossi preso per il culo da solo, se il mio stare al mondo non volesse dire necessariamente dare ascolto alla logica della mia volontà... Filaforum, 14 Novembre. I giovani attorno a me cantano l'ultima canzone di un concerto stupendo, stanno in piedi, sudano, si agitano, e si tratta di "Fix you", una canzone lenta, di quelle che fanno tagliare le vene dei miei amici. Questo nel vocabolario del giovane scalmanato suona quasi come un'aporia. La musica deve tirare su, deve eccitare, deve far sognare qualcosa di migliore. To get what you want but not what you need. Il concerto è finito. I miei ricordi sono lì e non me li leva nessuno. Ogni tanto bisogna rinunciare alla poltroncina, e questo sì, questo è davvero rock.

Bye guys, this is a slow message:

Tears stream down on your face
I promise you I will learn from the mistakes
Tears stream down on your face
And I

Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you.
postato da: alexperry alle ore 22:53 | Permalink | commenti
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domenica, 13 novembre 2005
Sono rimasto lontano dal blog per molto tempo causa studio e frequentazioni varie di reparti. E poi in questo periodo non ho colto molti spunti da cui trarre un post , forse perchè avendo meno tempo a disposizione da dedicare alla lettura di giornali e alla mia vita in sè, non ne ho nemmeno cercati molti. Ad ogni modo ieri non ho poytuto fare a meno di ascoltare l'ennesima promessa biblica di NSSB (Nostro Signore e il resto si capisce), ovvero più case per tutti. Prodi ha risposto davvero bene a quest'ultima trovata berlusconiana. In questo modo si garantisce anche più occupazione: per i suoi amichetti mafiosi, sicuro. Ma queste frasi, si sa, lasciano il tempo che trovano. Vengono dette da un essere umano privo della capacità di distinguere fra finzione e realtà, patologia postuma del suo credersi l'Unto del Signore e Re dell'Universo. Un'altra notizia mi ha reso inquieto, ed è una dichiarazione del ministro della Salute Storace. Dall'alto delle sue competenze mediche, il ministro ha sostenuto che la pillola abortiva è un incentivo alla pratica dell'aborto. Certo, perchè l'aborto, nelle testoline indottrinate di certe persone, è una scelta a cuor leggero, è un atto egoistico della donna che dopo essersi smaltata le unghie e sistemata il ciuffo, va sorridente in clinica per sopprimere la vita che sta in lei. La visione dell'aborto da parte di questi signori è forse più aberrante dell'atto stesso, che personalmente, comunque, non condivido. Decidere di abortire è una sofferenza enorme già di per sè, non è un qualcosa che si decreta nei momenti felici della vita, non è una scelta come le altre. Ma questo agli indottrinati non basta. Decidi di uccidere tuo figlio, o maledetta? Bene, però devi soffrire. Questo e non altro può giustificare la presa di posizione contro una pillola che sostituisce i vecchi metodi abortivi, non privi di complicanze e sofferenze. La donna che decide di abortire deve soffrire. Perchè questa è la sua punizione, il suo deterrente. Se queste persone hanno una così bassa stima della donna da obbligarla a soffrire, da considerarla uno strumento riproduttivo dell'uomo, allora non oso chiedermi che stima possano avere di un essere che nemmeno ancora è nato. E siamo ancora lì: prima di cercare la dignità di chi deve nascere, sarebbe bene acquisire a pieno titolo la dignità di chi è già nato, soprattutto se di sesso femminile.

Alex
postato da: alexperry alle ore 11:56 | Permalink | commenti
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