
In questi giorni di pseudo-vacanza, aspettando che ricomincino lezioni e tirocini, mi sono dedicato più del solito alla lettura dei giornali e all’approfondimento di alcune tematiche di attualità. Devo dire che a volte l’ignoranza è un gran bene. Sono profondamente scoraggiato da quello che sta avvenendo nel nostro paese, tanto da essere arrivato alla nefasta conclusione che il problema dell’Italia non siano i suoi politici, ma gli italiani stessi. I politici rappresentano lo specchio di una nazione che si fa i fatti propri, pensa al suo orticello, è miope e non riesce a guardare oltre il proprio naso. Possiamo trovare altri colpevoli nell’informazione di regime, nei programmi ammazza-cervello che ci propinano ogni giorno. Ma sarebbero scuse, solo patetiche scuse. Gli italiani forse non hanno la dimensione del pubblico. Non si rendono conto che siamo in democrazia, che qualcosa si può fare per cambiare le cose. Vedo troppa apatia in giro, troppe persone che dicono “uno vale l’altro”, che però alla fine vanno a votare e votano sempre dei qualunquisti come loro. L’anno scorso, al seggio, mentre facevo lo scrutatore, un tizio mi guarda e mi dice “Mi dica lei cosa votare, che tanto sono tutti uguali”. Ovviamente non gli ho risposto cosa votare, ma solo che non era vero, qualcosa cambiava. Mi ha dato dell’ingenuo e si è chiuso nella cabina elettorale. Ci scommetto le balle che ha crocettato il simbolo del nostro amato premier. Sì, perché il cavallo di battaglia di questi nostri governanti è il qualunquismo. Sanno che la maggioranza degli italiani si interessa solo dei propri interessi, di come sistemare i figli, di come comprarsi la casa al mare e di come infinocchiare il prossimo. La questione non è che questo sia sbagliato. La questione è che la democrazia si nutre di verità, e se i cittadini non cercano questa verità attraverso l’informazione, attraverso il confronto, questa non verrà mai a galla. Senza democrazia si finisce nella povertà, ed ecco che il cerchio si chiude. Fare i propri interessi non è in antitesi rispetto all’occuparsi degli interessi di tutti. Ma certo, quelli che la pensano così sono degli illusi. C’è anche tanta gente, in realtà, che tiene a questo paese ed è pronta a sacrificare un po’ del suo orticello per vederlo crescere in democrazia e libertà. Sono tanti, ma relativamente pochi. La maggioranza degli italiani è assopita, seduta sul divano a schiacciare un pisolino mentre la tv le canta la ninna nanna. Da questo scaturisce la mia voglia, e anche quella di altri miei coetanei, di andarsene da qui. Non c’è futuro in un posto governato da ladri e sostenuto da individui narcotizzati. Certo, andarsene significa siglare la sconfitta. Ma qual è l’alternativa? Perché cambi qualcosa serve che gli italiani si sveglino. Dal sonno della ragione, che genera mostri.
Alex

