E’ morto un uomo che aveva fatto del suo movimento un motivo di vita, cercando ogni giorno di raggiungere con le sue gambe tutti gli angoli di questo mondo. Paralizzato da 13 anni, non muoveva braccia e gambe, i suoi muscoli non gli permettevano di respirare. Da 13 anni poteva solo sbattere le palpebre e parlare, inchiodato a letto, con la speranza sotto al cuscino. Voleva curarsi con le staminali, in Cina, voleva fare da cavia. Nemmeno questo gli è stato concesso. La sua morte ha gettato luce su quello che dovrebbe significare il dibattito scientifico. Fogar si era espresso palesemente a favore del referendum abrogativo della legge 40, che vieta sperimentazioni sulle staminali embrionali. Vocioni rauchi, odiosi e miserabilmente moralisti lo avevano additato come uno che cercava di guarire uccidendo embrioni. Fogar era cosciente del fatto che in ogni caso, anche qualora avessero vinto i sì, non sarebbe mai stato curato. La sua era ormai una lotta di principio, più che di interesse. 13 anni a letto, forse, disincantano l’uomo e lo fanno guardare oltre il banale senso delle cose. Altri Fogar, in futuro, lotteranno contro questa morale senza senso, alla ricerca della speranza. Altri Cristopher Reeves moriranno in attesa di una cura. Ma questo a Rimini non si dice. No, a Rimini ci sono i sorrisi, le canzoncine, il bambinetto sano e rigorosamente bianco in braccio ad una madre rigorosamente bianca. Che per loro è un embrione. Pera indice crociate per salvare gay, figli di gay e nipoti di gay, maledetti fino alla terza e quarta generazione. Gli altri bambini, quelli che muoiono a sette anni, non in stadio di blastocisti. Ah, quelli? Sì, quelli, idiota. Cosa volete farci? Non possiamo mica indignarci con il nostro stile di vita. A Rimini ci sono tanti ragazzi in carne che hanno fame. Grazie al cielo, pochi paraplegici. Grazie al cielo, poche coppie sterili. Grazie al cielo, pochi, pochissimi cervelli.
Alex

