
Il 25 Aprile scorso mi trovavo con amici a Covent Garden, centralissima e suggestiva piazza di Londra. C’era un artista di strada molto bravo che con la sua chitarra dava un senso ai sentimenti che provavo stando lì, in una delle più belle città d’Europa, sereno, con le persone giuste al mio fianco e il sorriso sul volto. Oggi a Covent Garden è stato schierato l’esercito, dopo i fatti della mattinata. Tutto questo non ha senso, e non credo l’avrà mai. Uccidere per cambiare le cose, soprattutto con un attentato terroristico, è orribile oltre che inutile. Solo una mente pervasa dall’odio e dall’irrazionalità può pensare di massacrare a sangue freddo degli innocenti al solo scopo di punire i potenti. Il sapore amaro del terrorismo si assapora solo quando lo si fa entrare nelle proprie vite, solo quando ci si immedesima nei parenti delle vittime o nelle vittime stesse, senza guardarle col distacco televisivo cui ci hanno abituati, ma dando loro un motivo di esistenza. Viviamo tutti le nostre vite, con gli amori, con le amicizie, con le ambizioni più varie. Ogni giorno diverso da un altro, ogni giorno un motivo in più per innamorarsi, stufarsi, e poi reinnamorarsi della vita. Stasera mi troverò con gli stessi amici che erano a Londra con me per bere una birra, per stare con loro. Per vivere. Se fossi salito sulla metro sbagliata, se gli attentati fossero stati il 25 Aprile e non il 7 Luglio, stasera non potrei far compagnia ai miei amici, sarei concime per cipressi. Niente più vita, niente più ideali, niente più passioni. Due anni fa ero a Madrid, sempre da turista, e l’anno dopo ecco la strage di Atocha. Tre mesi fa a Londra, e adesso una nuova strage. Che futuro date, a noi giovani? Che visitiamo una città dopo l’altra e queste, una dopo l’altra, cadono vittime di attentati? Cosa possiamo dedurre? Deduciamo, da qualcun altro, che forse siamo ancora quelli della fionda e della pietra. Deduciamo che forse è inutile persino indignarsi, persino fare caso a tutto quello che ci succede attorno, perché tanto non ci possiamo fare niente. Ho sempre pensato che l’Europa fosse la mia patria, la culla del mio esistere come Alex pensante. La adoro perché ha una cultura, ha una storia millenaria di difficile imitazione. Perché sfoggia bellezze naturali ed artistiche più uniche che rare. Allora posso solo condividere e sottoscrivere le
fra
si di Blair, cowboy discusso dell’Iraq. Non ci fermeremo di fronte al terrorismo, difenderemo la libertà di questo continente fino in fondo. Una libertà che Covent Garden mi ispirava, tre mesi fa, senza soldati
fra
i piedi, con la musica nell’aria. Una libertà che oggi hanno tentato di toglierci, ma che non ci toglieranno mai.