giovedì, 30 giugno 2005

Gli italiani non proprio allineati con questo governo cominciano a pensare che per levarsi di torno il Sire di Arcore dovranno necessariamente arrivare alle armi. In tutti i sondaggi, tranne in quelli fantasiosi di Berlusconi, il centro sinistra scavalca la Cdl di numerosi punti percentuali. Anche non fidandosi dei sondaggi, le ultime regionali hanno parlato chiaro: 12 regioni all’Ulivo e 2 alla Grande Casa delle libertà (fra cui la mia Lombardia, arcisigh).

 

E’ quasi impossibile non farsi tornare in mente le parole di Montanelli, il quale sosteneva che per liberarsi del patogeno Berlusconi bisognava vaccinarsi. Un vaccino che però ha avuto diversi effetti collaterali, tanto che mi chiedo se ne valesse davvero la pena. Oggi, il nostro pacato e serio Presidente del Consiglio ci ha assicurato la sua candidatura come leader del centrodestra per le politiche dell’anno prossimo. Insomma, come da previsioni, Berlusconi non intende abbandonare la barca che affonda, nonostante stia affondando proprio per la sua incapacità psicofisica a sostenere un governo che operi per il paese e non per l’immagine del paese. Lui, si sa, è un pubblicitario, ma come disse una volta Fassino, l’Italia non è un sofficino o un detersivo da vendere nei supermarket. Berlusconi è abilissimo nel vendere fumo e negare l’innegabile, nel trasformare una recessione economica in un banale “temporaneo momento di crisi”.

 

Personalmente tento di immaginarmi un’Italia divesa, che sappia investire nei giovani e garantire un progresso scevro di credi religiosi pseudo-superstiziosi, in grado di far fruttare le mille risorse economiche di una penisola stupenda come la nostra. Sono tuttavia pessimista, perché questo sviluppo non verrebbe garantito nemmeno da un governo di centrosinistra. Il problema è il modo di fare politica in Italia, vecchio, burocratico, conservatore. Se solo Zapatero fose nato in Italia…

 

Alex

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martedì, 28 giugno 2005

Due righe su alcuni degli avvenimenti che hanno occupato le prime pagine dei giornali di oggi e dei giorni scorsi.

E’ uscito il nuovo compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, sotto forma di quiz tipo terza prova. Dall’anno prossimo, sulle frequenze di Radio Maria, verrà trasmesso un concorso a premi intititolato “Chi vuol essere scomunicato” condotto dal Cardinal Ruini. I quiz prevederanno tematiche come la sessualità, la vita, la pace, i diritti umani e ovviamente la politica. Saranno concessi l’aiuto delle suore presenti in studio, la telefonata a Pera e l’assistenza della Divina Provvidenza col 50 e 50. Per partecipare, scrivere a “Comunione e Liberazione” sottoscrivendo la tessera di iscrizione centennale come piccolo contributo spese. In palio, l’indulgenza plenaria di sua santità Benedetto DecimoSesto, produttore e regista.

Ad una manifestazione del Carroccio è comparso lo striscione “Stuprate Pecoraro Scanio”. Calderoli ha commentato: “E’ il gesto volgare di un imbecille”. Stupisce come Calderoli pronunci la parola imbecille senza sentirsi chiamato in causa.

Il Senato ha approvato la riforma della Giustizia. Il senso di Giustizia approva la riforma del Senato?

Il governo ha lanciato l’allarme caldo per anziani e bambini. Queste le dichiarazioni di Berlusconi: “Non si poteva prevedere che l’estate avrebbe portato un’ondata di caldo e siccità, quindi non è colpa del governo. E poi fa caldo in tutta Europa, non capisco cosa abbiamo da lamentarci”. Il ministro Storace avverte: “Non sono un medico, ma ho come la netta sensazione che qualcuno ci lascerà le penne”. L’opposizione: “Siamo sempre stati contro il caldo”: Ciampi: “Invito all’unità contro il caldo”. Gli italiani: “Le spese del condizionatore si possono detrarre dalle tasse?”. I cattolici: “Il condizionatore è contro natura, se Dio ha voluto il caldo è perché l’uomo ne possa usufruire”.

 

Alex

 

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lunedì, 27 giugno 2005

Autoerotismo razzista...l'ultima rivelazione sulle folli idee del Fuhrer

Bionda, occhi azzurri, pelle bianca e gonfiabile. L'idea della prima sexy-bambola del mondo venne niente meno che ad Adolf Hitler. Il dittatore la commissionò nel 1941 al dottore danese Olen Hannussen. Nulla di esotico, però, il giocattolo doveva avere un aspetto rigorosamente ariano. Sarebbe stata la fidanzata dei soldati tedeschi, affinchè potessero soddisfare i loro bisogni sessuali, evitando così le malattie veneree e preservando la purezza della razza.

Le istruzioni del Fuhrer sull'aspetto fisico della bambola - scrive il giornale conservatore spagnolo Abc citando un quotidiano norvegese - erano ben precise: "Di grandezza naturale, doveva somigliare a una bella donna di pelle bianca, capelli biondi, dolci occhi azzurri, alta 1,76, labbra e seni giganti, gambe, braccia e testa articolate e un ben disegnato ombelico". Nell'idea di Hitler, il giocattolo doveva essere incluso, tra altri oggetti vitali, nello zaino di ogni soldato del Reich.

Il prototipo della bambola, in plastica galvanizzata, doveva essere fabbricato a Dresda, spiega Abc, secondo il quale il giornale norvegese documentava l'incarico con una delle lettere inviate a Hannussen. Responsabile diretto del progetto era Heinrich Himmler, capo della temuta SS.

Le cose comunque non andarono in porto. Una bomba degli alleati distrusse la fabbrica che aveva ricevuto l'incarico di sviluppare l'inconsueta commissione e mise fine al piano, risparmiando al Fuhrer il "merito" di diventare il padre della bambola gonfiabile.

(26 giugno 2005) da Repubblica.it

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mercoledì, 22 giugno 2005

Come non inserire nella rubrica "pazzo mondo" la gaffe tutta nostrana del Presidente Berlusconi. In seguito all'incidente diplomatico, qui sotto riportato, oggi il governo finlandese ha convocato l'ambasciatore italiano ad Helsinki per chiarimenti. Più risate per tutti, anche perchè grazie al suo buon governo non ci rimane che piangere.

La frase che ha scatenato l'incidente diplomatico Silvio Berlusconi l'ha pronunciata ieri durante durante l'insediamento a Parma dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare. "Per ottenere la presidenza italiana - aveva affermato il presidente del Consiglio - ho rispolverato tutte le mie arti da playboy, per utilizzare tutta una serie di sollecitazioni amorevoli nei confronti della signora presidente". La rievocazione della battaglia fatta per promuovere Parma non si era fermata a questo, perché Berlusconi aveva affermato tra l'altro che essendo stato in Finlandia aveva dovuto "sottostare alla dieta finlandese", scoprendo che "non c'era alcuna possibilità di confronto tra il culatello di Parma e la renna affumicata".

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categoria:pazzo mondo
mercoledì, 22 giugno 2005

Tre anni fa ero seduto sugli ste ssi banchi di chi oggi è impegnato nel tema di maturità. Lo confesso, mi piacerebbe tornare indietro nel tempo e riguardare la faccia dei miei compagni alla visione della poe sia di Quasimodo, “Uomo del mio tempo”. La storia è semplice: la mia tesina riguardava il rapporto uomo-guerra nel ventesimo secolo, e fra le poe sie che avevo introdotto c’era quella di Quasimodo, che quindi conoscevo a menadito già prima dell’uscita del tema. Quando mi sono accorto della botta di culo inaudita, subito ho pensato che sarebbe stato corretto non svolgere quel tema. Balle. Un secondo solo di ripensamento e poi giù a scrivere tutto quello che avevo studiato per giorni su quella poe sia, peraltro molto bella e sentita. Con tutti i compagni che mi guardavano imbufaliti, speranzosi in un mio aiuto. E’ stato bellissimo quando perfino la prof di italiano si è avvicinata a me per chiedermi la spiegazione di una parte del testo, che non ricordava, per poterla suggerire agli altri ragazzi in difficoltà. Davvero una gran giornata, e davvero un gran tema, il cui risultato appariva scontato.

 

Un po’ però mi rattrista pensare che sono passati già tre anni, pieni di avvenimenti che assolutamente ritenevo imprevedibili. Primo fra tutti, l’aver passato al primo colpo il test di medicina, cosa che studenti di tutta italia con la vocazione medica possono solo sognare. Poi i tre anni di corso, l’esame di anatomia, quello di fisiologia, l’essere praticamente arrivato al giro di boa di una facoltà che ho scelto e amato già prima di iniziare. Le amicizie, le storie d’amore, anche le tante delusioni, che però apprezzo nel loro insieme per la grande maturità che mi hanno fatto raggiungere. Non mi lamento di quello che ho vissuto, ma confesso che mi manca il liceo, mi mancano quei sentimenti forti e passionali del diciottenne che scopre cosa sono davvero l’amicizia e l’amore. Insomma, forse mi manca l’entusiasmo della “prima volta”, ma sicuramente sto bene anche dove sono, con alle spalle fatiche titaniche e risultati eccellenti. Perciò mi sento di dire in bocca al lupo a tutti quelli che ce la stanno mettendo tutta per raggiungere la loro strada. E badate bene che Dante faceva cagare anche a me, quindi avete tutta la mia solidarietà!

 

Alex

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lunedì, 20 giugno 2005

Dati i recenti fallimenti in campo politico, ho deciso di lasciare spazio su FreeLand per una rubrica che raccolga le stravaganze di questo pazzo mondo umano. Si tratta molte volte di tragedie, in realtà, che nella loro drammaticità segnano la follia di alcuni nostri simili, forse un po' pazzi o forse solo un po' meno civili di noi. E di una tragedia, per l'appunto, parla l'articolo che sto per mettervi qui sotto. Forse qualcuno di voi ne ha sentito parlare. E pensare che quest'estate volevo andare nell'oscura Romania...

BUCAREST - Una suora di 23 anni crocifissa e lasciata morire nel suo stesso convento perché "posseduta dal demonio". Un padre superiore che ha dato l'ordine e le consorelle della vittima che lo hanno eseguito. Una rivolta sfociata in una sommossa quando gli alti rappresentanti della chiesa hanno cercato di entrare nell'edificio per capire che cosa era avvenuto. Una storia che viene dalla Romania quasi a voler confermare le cupe atmosfere di quelle terre.

Ma non è letteratura, la vicenda di suor Maricica Irina Cornici, probabilmente malata di schizofrenia, e uccisa nel tentativo di scacciare quello che Daniel Corogeanu, il padre superiore del convento ortodosso, era certo si trattasse del demonio.

Secondo le prime indegini avviate sul caso, il pope del convento della Santa Trinità di Tanaco, nella Romania orientale, e le quattro religiose avrebbero legato suor Irina e l'avrebbero rinchiusa nella sua cella, lasciandola senza acqua e senza cibo. Poi, stanchi delle sue proteste, l'avrebbero imbavagliata e crocifissa, lasciandola morire. E' accaduto il 15 giugno scorso e sia il patriarca della Chiesa ortodossa che la magistratura hanno avviato le indagini che si sono concluse per il momento con un'incriminazione per sequestro e omicidio per i cinque religiosi.

Ma quando ieri i rappresentanti della Chiesa ortodossa sono arrivati al convento per privare padre Corogeanu del diritto di officiare, è scoppiata una sommossa. Il pope e alcuni cittadini del villaggio - riferisce oggi in prima pagina il quotidiano romeno Evenimentul Zilei - hanno aggredito i religiosi e si sono barricati all'interno del convento.

"Abbiamo a che fare con una persona molto malata, il pope Corogeanu. Eravamo venuti a comunicargli che non può più servire nel monastero fino a quando la Procura non avrà espresso il suo verdetto su questo caso, ma egli ha chiamato in suo aiuto gli uomini del villaggio e ci hanno aggredito. Questa è la triste realta", ha raccontato Corneliu, vicario di Husi, mandato dal patriarcato per condurre l'inchiesta.

Secondo i primi risultati medici, suor Irina è morta per "insufficienza cardio-respiratoria" dopo essere rimasta per tre giorni legata a una croce di legno senza bere e senza mangiare e con un asciugamano legato intorno alla bocca come bavaglio. Suor Irina era malata di schizofrenia, secondo i medici. La ragazza era cresciuta in un orfanotrofio ed era arrivata nel convento tre mesi prima per trovare un'amica. Poi aveva deciso di restare.

Gli episodi schizofrenici sono apparsi al pope e alle altre suore come comportamento da persona posseduta da spiriti maligni, scrive Evenimentul Zilei citando fonti mediche. Il patriarcato ortodosso romeno ha giudicato "orrendo e un grande peccato" quanto avvenuto al monastero di Tanacu.

"Si tratta del gesto di un pope instabile dal punto di vista psicologico, che ha compiuto atti barbari pensando di curare la suora dagli spiriti maligni. E' un gesto che non ha niente a che fare con la tradizione e la spiritualità ortodossa", ha dichiarato il portavoce del patriarcato, il pope Costel Stoica.

Padre Daniel la pensa in tutt'altro modo e nei giorni scorsi ha detto di essere sorpreso dell'attenzione della stampa riguardo a questo caso visto che "l'esorcismo è una pratica comune nel cuore della Chiesa ortodossa romena: i miei metodi sono perfettamente noti agli altri preti".

(19 giugno 2005)

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categoria:pazzo mondo
domenica, 19 giugno 2005

Vedete? Quando ci chiediamo "ma chi li ha votati...?"

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lunedì, 13 giugno 2005

Gli italiani hanno scelto: ecco la nuova bandiera della Pontificia Repvbblica Italiana

Costituzione della Repvbblica:

art.1 : "L'Italia è una Repubblica teocratica fondata sui sette sacramenti. La sovranità appartiene al Sommo Pontefice, che la esercita nelle forme e nei limiti del Catechismo della Chiesa cattolica"

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domenica, 12 giugno 2005

Preferisci questa

o questa?

Se non hai dubbi, prendi la scheda e vai a dire la tua.

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sabato, 11 giugno 2005

Vademecum del battiquorum

 

Come ben sappiamo, questo 12 e 13 Giugno si voterà per il referendum parzialmente abrogativo della legge 40 in materia di fecondazione medicalmente assistita. Il vero ostacolo alla vittoria dei “sì” non è più il confronto coi “no” ma con chi si lava le mani del problema e non si reca alle urne, tentando di far fallire il referendum con trucchi astensionisti. Affinchè il referendum sia valido, infatti, deve recarsi alle urne il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Cosa possiamo fare per aiutare il raggiungimento del quorum?

 

 

1.      INFORMARSI: Si vota Domenica dalle ore 8 alle ore 22 e Lunedì mattina dalle ore 7 alle ore 15. Serve un documento di riconoscimento e la tessera elettorale.

 

 

2.      INFORMARE: Il governo non sembra intenzionato ad inviare un sms a tutti gli italiani con orario e modalità del voto. Grazie a Internet, possiamo gratuitamente mandare sms ad amici, parenti e conoscenti, specificando soltanto come e quando si vota, senza esprimere pareri tipo “mi raccomando vota sì” oppure “se non ci vai sei come Ponzio Pilato”, anche se la voglia è tanta (ma credo sarebbe un tantino illegale).

 

 

3.      SAPERE QUANDO VOTARE: Se possibile, è meglio votare entro le 12 di Domenica mattina, dato che a quell’ora verranno diffusi i primi dati sull’affluenza alle urne. Se si riesce a sbattere in faccia al comitato scienza e vita un 30% di affluenza a quell’ora, sicuramente molti altri italiani si sentiranno in dovere di dire la loro.

 

 

4.      NON ILLUDERSI: Il raggiungimento del quorum non è assolutamente una certezza, anzi.

 

 

5.      NON ARRENDERSI: Raggiungere il quorum si può, ma solo con l’aiuto di tutti. Quando si dice in giro che è una battaglia all’ultimo voto, tale affermazione potrebbe corrispondere a verità.

 

 

6.      STRINGERE I DENTI: Come il giorno prima dell’esame è impensabile non studiare, così oggi è impensabile mollare la presa e farsi i fatti propri. Chi crede in questa battaglia deve usare telefono, email, cellulare, fax, fascino, sensualità, appelli, messaggini, novene e quant’altro per spingere più conoscenti possibili ad andare a votare. Occhio però che dalla mezzanotte di sabato (quindi da stanotte) è vietata per legge ogni forma di campagna elettorale (ok la telefonata ai nonni, ma se ve ne andate in giro a dare volantini potrebbero multarvi)

 

 

7.      STUDENTI FUORI SEDE: Se conoscete qualcuno che vuol votare ma abita a Canicattì, ditegli di contattarmi. Può essere nominato rappresentante di lista (zero obblighi di presenza ai seggi) e votare qui a Milano dove preferisce.

 

 

L’Italia può ancora decidere di rimanere uno stato laico. Dipende tutto dai suoi cittadini, quindi anche da noi.

 

 

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mercoledì, 08 giugno 2005

“Siamo a un passo dal quorum...”

 

E’ interessante come la domanda ricorrente e ossessionante di molti italiani politicamente militanti, in questi giorni, non sia chi vincerà il referendum, cioè i sì o i no, ma quanta gente andrà a votare. Tutto questo è il risultato di una modalità di espressione popolare che prevede, affinchè risulti valida, una partecipazione di almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Ai tempi dei grandi referendum su aborto e divorzio nessuno si sarebbe mai immaginato di rinunciare a dire la sua. Troppo sangue recente era stato sparso nella seconda guerra mondiale per garantire il diritto di voto dei cittadini italiani, anche delle donne, per poter solo minimamente pensare che meno della metà del popolo si sarebbe mai astenuto.

            Il fronte del no oggi si chiama fronte dell’astensione, implicita constatazione del fatto che sa di essere in minoranza nel paese. Se fosse certo di vincere, andrebbe a votare e voterebbe no. Invece si appoggia a chi a votare non ci va mai e tenta il colpaccio. La mia personale indignazione per i trucchetti politici di questi individui non supera quella che nutro verso coloro che a votare non ci vanno mai. Detesto profondamente chi non esercita mai questo diritto-dovere, fregandosene del suo paese e pretendendo poi che le cose vadano nel verso giusto. Io credo che soprattutto noi giovani dobbiamo avere una forma di rispetto, nei confronti del voto, anche e soprattutto perché qualcuno ha sacrificato la sua vita per farci vivere in una democrazia. Ho tuttavia numerosi esempi di persone di mia conoscenza le quali non partecipano quasi mai a consultazioni elettorali amministrative o politiche, eppure si recheranno alle urne domenica e lunedì prossimi. Un motivo in più per sperare nel raggiungimento del quorum?

            Io credo che indipendentemente dal risultato, tutta quest’ansia sia il sintomo di un paese che ormai non cammina più. Disinteresse, malcontento, impoverimento…e in mezzo a tutto ciò un 15% di indottrinati individui che incitano al non voto. Un 15% che cavalca il disinteresse popolare per far divenire il desiderio di una minoranza legge dello stato. Un sovvertimento democratico? Io credo di sì, ma col consenso del popolo, il quale per sua stessa scelta dice di lavarsene le mani.

            Tutto questo è giusto? Domanda retorica, che però diviene reale quando qualcuno sembra dire che siamo vicini al fatidico 50% + 1. Io so solo una cosa: fino a venerdì sera farò tutto ciò che mi è possibile per sperare e far sperare ancora nella democrazia italiana e nel ruolo del cittadino come sovrano del suo paese. E mi aspetto che chi crede, come me, in questi valori, faccia lo stesso e inviti quanta più gente può a dire ufficialmente cosa ne pensa della legge 40.

 

 

 

Alex

 

 

 

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domenica, 05 giugno 2005

Prestigiacomo: "Se vincono i no, modificheremo la legge sull'aborto"

CATANIA - "Se vinceranno i no al referendum, bisognerà cambiare la legge sull'aborto". Il ministro per le Pari opportunità Ste fania Prestigiacomo interviene in una riunione di Donne per il sì a Catania e annuncia la strategia dei referendari: "Dopo il referendum sulla procreazione assistita, il prossimo obiettivo sarà una revisione della legge sull'aborto. Le incongruenze della 194 che regola l'interruzione della gravidanza, sono grandi come una casa. All'articolo 1, la legge sulla procreazione attribuisce una soggettivà ad un embrione che è composto da qualche cellula, mentre la legge sull'aborto permette di interrompere una gravidanza di un feto di 4, 6 mesi. E' un'incongruenza palese: se congelare un embrione di 48 ore significa intervenire su una persona, allora l'aborto è un omicidio".
"Ignorare le contraddizioni fra la 40 e la 194 è strumentale. Non capisco - ha detto il ministro - perchè il fronte del no non ha il coraggio di trarre le conseguenze logiche e giuridiche della propria impostazione sulla legge 194. Forse perché è argomento troppo impopolare e capace di incidere concretamente sul quorum?"
Poi il ministro precisa: "Io difendo la 194 (la norma sull'interruzione della gravidanza), una legge che è stata rafforzata da un referendum popolare, ma oggi, quella legge corre il rischio di essere messa in discussione. Esiste il rischio che chi si batte a difesa della legge 40 (procreazione assistita) sia l'attacco alla legge 194.

 

Quando evidenzio le contraddizioni fra le due normative lo faccio anche per stanare le posizioni di chi continua a ignorare che una vittoria dei no o delle astensioni sui referendum avrebbe una ripercussione sulla legge 194 ".

Repubblica.it

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sabato, 04 giugno 2005

Francamente è davvero strano…non so nemmeno io come mi ci sono ritrovato dentro, ma adesso sta diventando un tornado che mi risucchia 24 ore su 24. Tutto è cominciato ad una lezione facoltativa di bioetica, nel gennaio del 2004, più di un anno fa. Alle camere era in discussione la legge 40, che poi sarebbe stata approvata, e la nostra prof. era su tutte le furie. Ci aveva spiegato il testo e le complicanze etiche al suo interno, era proprio stata una gran lezione. Poi mi ricordo che avevo firmato per il referendum e più di una settimana fa, non ricordo nemmeno più come e quando, ho dichiarato guerra alla Cei, all’astensionismo e alla legge 40. Una guerra che sto portando avanti a tempo pieno, come mai mi sarei immaginato di poter riuscire.

E’ strano anche il modo in cui mi ci sono trovato dentro. Qualche amico già agguerrito, un po’ di voglia di mettermi in gioco, la conoscenza della materia e la caparbietà che mi ha sempre contraddistinto. Sapevo che il 14 giugno avrei avuto un esame importante (patologia e fisiopatologia) cui sto dedicando davvero troppo poco tempo, ma ho deciso ugualmente di buttarmi nei volantinaggi, negli appelli, nei dibattiti con gli amici cattolici e ultra-cattolici (quai neo-con). Mi sono messo in gioco come nessun altra volta mi era capitato di fare. Sono sempre stato un attivista, questo è vero, ma nulla di tutto ciò mi era mai successo.

 

 

 Qualche amico nel giro mi ha ufficiosamente detto che la percentuale dei votanti sarebbe salita di molto nell’ultima settimana, anche se non si può dire il dato esatto perché sembra che qualche legge ce lo vieti. Certo, non sarà stato il mio impegno a far migliorare le cose, ma sono sicuro che come me c’è tanta altra gente che condivide la posizione di chi non vuole che le questioni morali di una minoranza diventino leggi della repubblica, e fra questi anche tanti amici berlusconiani con cui fino a 15 giorni fa evitavo qualsiasi discorso politico. Una tregua che durerà poco, ma che sicuramente sfocerà in una bellissima esperienza.

 

 

 La domanda è d’obbligo: e se non si dovesse raggiungere il famoso “battiquorum”? Egoisticamente parlando, non cambierebbe nulla. Penso che se un giorno dovessi risultare sterile (o la mia compagna) avrei abbastanza soldi per andarmene all’estero, e comunque le cure con le staminali embrionali le troveranno in altri paesi dove la ricerca è consentita. E con quelle si cureranno anche Ruini e il movimento per la Vita. Sarebbe più che altro una sconfitta ideologica e una constatazione del fatto che non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, perché la nostra diverrebbe di nuovo una teocrazia parlamentare di dubbio stampo cristiano.

 

Alex

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categoria:referendum
giovedì, 02 giugno 2005

Simone, figlio della provetta: "Questa volta non mi astengo..."

TORINO - "Lo ricordo come fosse ieri. La gioia di stringere il mio bambino. La voce di mio marito che diceva: "E' sano, ha tutte le dita, è bellissimo...". E poi l'attacco del vescovo, ma anche le parole diverse del prete della mia clinica: Signora, di che cosa si tormenta? Con tutti gli aborti che ci sono, lei invece ha messo al mondo un figlio. Dio la benedica...". Marta B. ricorda perfettamente, ma sono passati vent'anni.

Vent'anni da quel 1° febbraio del 1985, quando Simone, figlio della provetta, nacque all'ospedale Sant'Anna, a Torino, in uno dei centri più grandi d'Europa dove chi si occupava di fecondazione era guardato come un pioniere. O un matto. Ma chi c'era, e grazie a loro è diventata madre, o padre, o bambino, non ha mai smesso di ringraziarli. E domenica prossima andrà a votare, quattro sì per non rischiare di togliere neppure la più piccola possibilità a un'altra donna, a un'altra coppia.

Marta racconta oggi, a pochi giorni dal referendum sulla procreazione assistita, come è andata la sua storia. "Sono nata e cresciuta da queste parti (una cittadina della provincia di Cuneo, ndr), a 21 anni ho sposato un ragazzo siciliano. Non avevo nessun sospetto, stavo bene. Ma i figli non arrivavano. Sono infermiera, ho fiducia nei medici. Così, sono andata dal ginecologo più vicino, e sono cominciati cinque anni di calvario. Diceva che avevo un'infiammazione, facevo iniezioni per curarla e tutto restava come prima.

D'estate, durante le vacanze in Sicilia, mia suocera mi convinse a vedere un altro medico, e anche lui non capì nulla. Finalmente, a Torino, trovai un professore che mi ordinò l'esame delle salpingi: avevo tutte e due le tube chiuse, non c'era nessuna possibilità di restare incinta naturalmente".


Marta si sentiva come una malata, "una menomata". "Come una a cui manca qualcosa", ricorda. "Avevo paura che mi venisse l'esaurimento nervoso. Guardi, io lo capisco che ci sono donne che vivono felici senza avere figli, ci credo e le rispetto. Ma per me non era così, io una famiglia la volevo. E, dentro, avevo anche un grande senso di colpa: mio marito non mi hai mai detto una parola cattiva, ma io sentivo di avergli tolto qualcosa. Per fortuna, c'erano i medici del Sant'Anna.

Era incredibile, non avevano neppure i letti, dovevano fare i prelievi alle undici di sera perché un vero reparto non esisteva. Loro stessi erano alle prime prove, ma credevano in quello che facevano".

Restare incinta non fu difficile. "Ci siamo riusciti al secondo tentativo. Allora non usava congelare, certe tecniche non esistevano ancora. La seconda volta, sono state fecondate e impiantate quattro uova, ed è arrivato Simone. Altri figli? Mi sarebbe piaciuto. Ma le dico un segreto: ho avuto paura. Come se dovessi sfidare il destino una seconda volta".

Simone, che ha smesso di studiare e fa l'elettricista, è un bel ragazzo biondo che arriva anche adesso, mentre la madre racconta, la tuta blu ancora addosso. E' imbarazzato, sente domande da quando era all'asilo, ma poi si rilassa e va a prendere l'album dei ricordi: "Ecco, questo è il giornale di quando sono nato. E questo è l'articolo per il primo compleanno, nel frattempo erano riusciti a farne nascere un altro, qui siamo insieme. E questo che mi tiene in braccio quando avevo poche ore è il dottor Di Gregorio, il mio medico. E questo con i baffi che guarda l'incubatrice è papà... Problemi? Non ce ne sono mai stati, mi pare. Appena ho avuto l'età per capire, i miei mi hanno spiegato tutto. Io ho preso i ritagli di giornale e li ho portati a scuola, li ho mostrati ai compagni. Ed è finita lì, non è che ne parliamo tutti i giorni".

Simone, se capitasse a lei di non riuscire ad avere figli, che cosa farebbe? "Che domanda! Quello che hanno fatto i miei, mi farei aiutare... Senza quell'aiuto, io non sarei qui a parlarle". Marta riprende a parlare: "Per curarmi, io non ho pagato una lira, tutto in ospedale, tutto gratis, allora i ticket non c'erano! Avevo una sola paura, avere un figlio non sano, per questo ho detto a mio marito di controllare bene che fosse tutto a posto: ho fatto un parto cesareo, dormivo".

Marta, come voterà ai referendum? "Nessun dubbio, quattro sì. Se tornassi indietro, forse io non farei nascere un bambino da un donatore sconosciuto. Ma la vita è strana, capitano tante cose che non si possono immaginare. Perché devo vietarlo a un'altra? Sono contraria soltanto all'utero in affitto, la donna che ha aspettato nove mesi un bambino può cambiare idea, e ha diritto di farlo". E Simone? "Non credo alla politica, delle due volte che avrei potuto votare l'ultima ho preferito restare a casa... Bah! Stavolta però vado. Le sembra che posso dire di no a mia madre?".


(1 giugno 2005) da Repubblica.it

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