mercoledì, 27 aprile 2005

Sarò volgare…d’altra parte vengo da un weekend a Londra con amici durante il quale ho acquisito un linguaggio direi pittoresco…

 

Mi stupiscono sempre le facce da culo di Forza Italia che dipingono un governo fantastico e ineccepibile, degno di lode e menzione. Io lo definirei invece una locomotiva rotta e rumorosa che da quattro anni spinge un treno (l’Italia) verso un camion di letame. Che berlusconi parli di regime comunista è noto a tutti, soprattutto perché col suo sorrisino da paresi del nervo facciale si diverte a sminuzzare i coglioni degli italiani fantasticando su democrazie negate. Lui, invece, è sempre garante di un governo liberista e liberale, tanto che possiede tre televisioni e metà del paese, più liberismo di così cosa vogliono i nostri industriali? Il problema è che tanto bravi non sono nemmeno quelli della sinistra, che non avendo un programma alternativo aspettano l’implosione naturale delle destre in seguito alla quale vincerebbe le elezioni anche topolino. Un opposizione coi controcazzi sarebbe scesa in piazza con un paio di milioni di persone (e sono certo che ci sarebbero riusciti, a giudicare da tutti quelli che lo vogliono morto) e avrebbe cancellato la parola Berlusconi da Palazzo Chigi. Invece no, siccome siamo tutti corretti, per un altro annetto ci becchiamo l’ennesimo dito nel culo e aspettiamo di arrivare in mutande davanti all’Europa con le mani tese in avanti in attesa della scudisciata. La politica è una brutta bestia e a volte maledico il giorno in cui ho deciso di interessarmi di lei al posto di chiudermi in uno stadio a sfogare gli istinti repressi, ma tutto sommato per metà ci credo ancora. Credo che dieci manifestazioni pacifiche organizzate con intelligenza butterebbero giù dal trono berlusconi e berlusconini, bondi e bondini, coglioni e coglioncini. Non voglio più guardare quella faccia di merda affacciarsi nel sacro Parlamento italiano a mentire, dire stronzate, farsi leccare da Schifani. Voglio che per una volta il più classico dei cazzi in culo se lo prendano loro con tutta la cricca di ladri, voglio che in Italia torni il benessere che deve esserci, perché è vero, siamo un grande paese, governato da piccoli uomini che non siedono sulle spalle di giganti, che sfruttano l’ignoranza, che si riempiono la bocca di riforme e moderatezza mentre vomitano insulti e populismo. Sono decisamente stufo di berlusconi bis, tres e quater. NON LO VOGLIO VEDERE PIU’ E COME ME MILIONI DI ITALIANI. Se la sinistra coglie questo messaggio forse può vincere, altrimenti davvero candidiamo Minnie che forse prende più voti.

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categoria:berlusconate
venerdì, 22 aprile 2005

Trovo che questo articolo sia un manifesto dei progressisti d'Europa, che vedono nei socialisti spagnoli, guidati da Zapatero, il vero contenuto della nuova società moderna socialista. Se anche in Italia avessero un briciolo in più di coraggio e unità...

ZAPATERO SALVA ANCHE NOI!!!! (testo di J.L.R. Zapatero)

 

LA NOTTE del 14 marzo del 2004, quando noi socialisti celebravamo la vittoria elettorale, ho sentito con chiarezza un coro di voci giovanili che mi gridava: "Zapatero, non ci deludere!". Quelle voci, che continuano a risuonare dentro di me, sono la voce dei cittadini spagnoli, che non voglio deludere e ai quali spetta di giudicare il primo anno del mio mandato alla guida del governo.

Nella campagna elettorale del 2004 avevo presentato agli spagnoli un programma per il cambiamento articolato attorno a tre assi: lavorare per la pace, dare ai cittadini più diritti e instaurare uno stile di governo che in Spagna abbiamo convenuto chiamare "talante", disponibilità, e che altro non è se non la politica del dialogo e del negoziato.

Un anno dopo, ritengo che il mio governo abbia fatto alcune cose importanti in risposta a quel messaggio. Una consistente maggioranza degli spagnoli desiderava che il nostro paese ritornasse a fare parte del cuore dell'Europa, e così abbiamo fatto. Il mio governo ha contribuito a sbloccare il processo dell'approvazione della Costituzione europea e della firma a Roma da parte dei capi di Stato e di governo. E a febbraio, il popolo spagnolo ha dimostrato la sua ferma vocazione europeista diventando il primo paese a ratificare con un referendum questa Costituzione.

Per l'Europa, il secolo XX è stato devastante. E, tuttavia, nella seconda metà di questo secolo, la Costruzione europea è diventata il progetto più ambizioso e appassionante di sempre, consistente nel tentativo di creare un grande spazio di democrazia, di diritti umani, di progresso economico, di solidarietà e di incoraggiamento alla pace.

Il nascente secolo XXI deve essere quello dell'allargamento, dell'approfondimento e della consolidazione di questo spazio. Il mondo ha bisogno e chiede più Europa, non meno Europa.

Parliamo ancora di pace. In un contesto internazionale convulso, anche il terrorismo si è globalizzato. In Spagna, che da trent'anni è colpita dal flagello dell'Eta, abbiamo subito l'accanimento della violenza selvaggia del terrorismo internazionale l'11 marzo 2004.

Bisogna ripeterlo: il terrorismo non ha alcuna giustificazione possibile, in nessun luogo e in nessuna circostanza. Di fronte a questa piaga c'è posto solo per la fermezza democratica e per la forza della legge. Per questo abbiamo aumentato le risorse umane e materiali per la lotta contro il terrorismo internazionale. Per questo abbiamo rafforzato il contingente militare in Afghanistan. Ed è anche per questo che abbiamo incrementato la cooperazione internazionale, dentro e fuori dell'Ue, nel settore delle forze di polizia, dei servizi d'intelligence e del potere giudiziario.

Ma il terrorismo va combattuto senza violare l'essenza stessa della democrazia, senza offendere i diritti e le libertà irrinunciabili, senza forzare la legalità internazionale, senza associarlo a delle comunità, a delle culture o a delle religioni determinate. L'uso della violenza e il terrorismo non sono patrimonio di alcuna comunità, cultura o religione, e da qui deriva la proposta che ho presentato davanti all'Assemblea dell'Onu di un'Alleanza di civiltà. È fondamentale chiudere il divario che s'è aperto tra Occidente e il mondo arabo e musulmano.

Dobbiamo studiare le cause di questa frattura e adottare delle misure per ricucirla. La risposta al terrorismo non può essere solo di tipo repressivo. Occorre bonificare le paludi dove questa peste cresce; prosciugare ogni brodo di coltura politico, economico, sociale o culturale che possa favorirlo. È per questo motivo che insistiamo nel multilateralismo, nella legalità internazionale, nel ruolo dell'Onu e nella solidarietà.

La Spagna sta aumentando il livello della sua cooperazione estera per raggiungere lo 0,5% del Pil al termine di questa legislatura. E mi sono impegnato a raggiungere quel simbolico 0,7% che il mondo in via di sviluppo sollecita. Assieme al Brasile, al Cile, alla Francia e al segretariato generale Onu, stiamo anche promuovendo l'Alleanza contro la fame.

"Zapatero, non ci deludere". La mia prima decisione come presidente del governo è stata di decidere il rientro delle truppe di stanza in Iraq. Lo aveva chiesto la grande maggioranza dei cittadini. Era un impegno preso in campagna elettorale che ho voluto onorare senza indugi. Non siamo stati d'accordo con la guerra, ma ciò non impedisce che siamo tra i più importanti contribuenti al processo di ricostruzione dell'Iraq. E non impedisce che io rispetti le decisioni che su questa materia hanno adottato i governi di altri paesi amici e alleati. E loro hanno saputo rispettare la posizione spagnola.

"Zapatero, non ci deludere". Le forze progressiste del secolo XXI devono ampliare i diritti dei cittadini; ciò deve essere uno dei primi segnali della nostra identità. In un anno appena, abbiamo rafforzato la tutela delle donne di fronte alla violenza machista, abbiamo reso più agile la legge sul divorzio e abbiamo riconosciuto il diritto al matrimonio delle coppie omosessuali.

Abbiamo anche aumentato il salario minimo e le pensioni e abbiamo moltiplicato il numero di borse di studio e di contributi per l'alloggio. E non considero progressista una smisurata spesa pubblica e neppure un deficit fuori controllo, credo nella sinistra della gestione virtuosa.

"Zapatero, non ci deludere". La parola spagnola talante è diventata un'etichetta del mio governo. Mi riempie d'orgoglio. Perché questo talante segna uno stile nel modo di governare. Talante è scommettere affinché il Parlamento riacquisti il suo ruolo centrale nella vita politica; è dare impulso allo spirito del dialogo e della negoziazione tra i partiti politici e le Comunità autonome d'una Spagna unita e pluralista.

Talante è, infine, garantire che i mezzi di comunicazione pubblici siano, per la prima volta nella storia della Spagna, indipendenti dal governo di turno e diretti da professionisti. Ho affidato a un comitato d'esperti l'incarico d'elaborare un insieme di proposte, che potrebbero essere poi convertite in legge.

Sta al popolo spagnolo trarre il bilancio della mia gestione alla guida del governo: penso che la nostra sia la strada giusta, ma non mi concederò un minuto d'autocompiacimento. E voglio che diventi un mandato cittadino quel grido della notte elettorale: "Zapatero, non ci deludere!".

L'autore è presidente del governo spagnolo
(traduzione di Guiomar Parada)

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mercoledì, 20 aprile 2005

La domanda più frequente, nelle menti dei progressisti cattolici, è stata: ma come ha fatto a raggiungere il quorum? Semplice: si è scelto il male minore. Immaginatevi un conclave dove Ratzinger parte avvantaggiato e necessita di ormai soli pochi voti per essere eletto. E votazione dopo votazione serpeggiano altri nomi dal suono agghiacciante: Ruini, Scola, Tettamanzi. Se voi foste Martini, che fareste? Probabilmente arginereste i danni, votando compatti per Ratzinger, che non è il primo venuto, e nemmeno il primo venduto. Un uomo che ha cominciato la sua carriera come progressista di quelli rossi rossi, mutatosi in freddo custode dell’ortodossia una volta che l’odore del potere vaticano gli aveva ormai annebbiato i sensi. Un Ratzinger in due fasi, chissà che non nasconda la terza. Giovanni XXIII venne eletto come papa conservatore, col risultato di far indire un Concilio vaticano Secondo che avrebbe rivoluzionato la dottrina della Chiesa. Non sarei così sicuro di trovarmi davanti un uomo votato a Opus Demoni e CL, intransigente e duro, crucco e tadizionalista. Sappiamo solo che Benedetto XVI è fra i porporati più intelligenti di questo mondo, ora bisogna capire come userà questa sua intelligenza. Intendiamoci, ieri dopo la sua elezione ero nero dalla rabbia, ma le apparenze spesso ingannano e chissà che ad essere ingannati non siano stati proprio quelli che l’hanno voluto vecchio e retrivo?

 

Alex

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categoria:pensieri, habemus papam
domenica, 17 aprile 2005

L’Italia a volte mi stupisce per la sua capacità di ribaltare le frittate, insabbiare le brutte faccende e tornare a sorridere con quel volto di chi è sereno e con la coscienza a posto. Diiciamocelo, siamo dei burloni, ci piace prendere le cose per quello che sono, eventi terreni senza troppa importanza. Che sarà mai una crisi di governo, che sarà mai un paese senza alcuni ministri affidato ad un imprenditore lombardo alla frutta che, per non saper né leggere né scrivere, nel fra ttempo se n’è andato in vacanza in Sardegna? No, non ci pensa nemmeno a dimettersi, figurarsi. Per Berlusconi, dimissioni uguale “cazzo adesso mi possono processare”. E’ impensabile che il capo dell’esecutivo molli ora. E poi ci sono i suoi fedelissimi Yorkshire di pelo ribelle, che si strofinano fra le sue gambe con campanellino e targhetta al collo, al guaito di “Silvio”. O no, non voglio sottovalutare colui che è riuscito in 4 anni a cancellare economia, istituzioni, giustizia e libertà d’espressione. Nemmeno se lo vedessi a Sant’Elena potrei sottovalutarlo. Solo mi diverte vederlo sudare, fare i conti con la gente, perché prima o poi, mio Piccolo Principe, i nodi vengono al pettine. Quel fantasiosio “milione di posti di lavoro” era un’arma a doppio taglio, ma in fondo a te adesso cosa te ne importa? Sei l’uomo più ricco e potente (ancora per poco) d’Italia, hai si ste mato il 90% dei tuoi guai con la giustizia, hai demolito un paese, ti sei lanciato in ridicole crociate anticomuni ste . Quali sono i tuoi piani, ora? Vuoi il Quirinale? Vuoi la signora Franca? Vuoi casa mia? Ah, e poi ci sono i media comunisti. S’è visto, in questi giorni. La parola crisi è stata un tabù nei tuoi 5 tg di regime, e a Rossella era pure venuta la tentazione di dare la notizia delle dimissioni di Follini all’interno della rubrica “Gusto” (alla fine era per tutti abbastanza gustosa).

 

Silvio, hai le palle di un pulcino. Non sei nemmeno capace di firmare un maledetto foglio di dimissioni da dare a Carlo Azeglio. E noi italiani stiamo a guardarti come si guarda “Beautiful”, perché in fondo lo spettacolo non guasta mai nei paesi governati dalle tv. Giusto o sbagliato che sia.
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sabato, 09 aprile 2005

In questi giorni mi sono più volte esercitato nell’arte del filtraggio delle cose che giungevano alle mie orecchie e ai miei occhi, ovunque sentissi il gregge belare, rizzavo le antenne e dicevo la mia. Qualche esempio, fra tanti:

Guardando i funerali in tv del Papa, ieri, sono giunto a due conclusioni. La prima: il cardinal Ratzinger non vedeva l’ora che sua santità tirasse le santissime cuoia. La sua predica è stata banale e scontata, di fronte al feretro di un uomo che ha fatto 27 anni di storia della Chiesa che difficilmente verranno cancellati. Non sono uno strenuo difensore del pontificato di Karol, a mio parere costellato di luci e ombre. Ma di quello sguardo semplice e amichevole di Giovanni Paolo II non è rimasto nulla nelle parole di Ratzinger, che se avesse potuto avrebbe incentrato la predica su quanto gli facciano schifo l’uomo e le sue terrene abitudini, di cui secondo me lui si priva ben poco. La seconda: l’Italia non è un paese laico. Su sette canali principali, sei trasmettevano in diretta le esequie del Papa. Credo che la parola “spreco” sia ancor troppo eufemistica, e qui mi fermo per carità di patria (come disse il Berlusca a Ballarò!). Mandiamo qualcuno a dire queste cose in tv e vediamo come reagisce Giovanardi (dio, come non lo sopporto, penso raggiunga limiti di intollerabilità che Bondi e Schifani assieme potrebbero oltrepassare solo se si impegnassero…)

A proposito di elezioni, non posso proprio dire di andare contro il belare del gregge, ma mi associo piuttosto a poco più della metà degli italiani. C’è ancora qualcuno che pensa che tv e giornali siano in mano alla sinistra…e qui ho compreso la scelta di Berlusconi di sedere in un salotto di parte. Quel suo star lì, nell’unica trasmissione “di sinistra” rimasta alla Rai, Berlusconi legittimava le sue stesse, ridicole parole. Martedì sera si è comunque suonato il rintocco d’inizio della nuova campagna elettorale per il 2006. Siete caldi?

Io ODIO la canzone “quando i bambini fanno ohhhhhhh”. La odio perché è banale, la odio perché è mielosamente mielosa, roba che se la assaggi vai in coma diabetico. Non tollero la sua presenza alle mie orecchie, devo tapparmele, devo frenare i miei istinti omicidi. E sapete cosa più mi infastidisce? Quelli che ascoltandola la elogiano e poi mi dicono “Ti piace, è bellissima, vero?” e io “LA ODIOOOOOOOOOO”. Già solo l’immagine del bambinetto frignone che apre le labbra e fa “ohhhhhhh” mi fa contorcere il colon trasverso su se stesso. Ma non per altro, è che NON SI PUO’ FARE UNA CANZONE SU UN PIFFERO DI BAMBINO CHE SBADIGLIA, ANNOIATO DA UN PADRE SCRITTORE DI CANZONI CHE PERFINO ALLO ZECCHINO D’ORO DEFINIREBBERO INFANTILI. Credetemi, non è facile odiare qualcosa che ti propinano ogni due per tre davanti. E gli antiberlusconiani sanno di cosa sto parlando! J

Alex

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categoria:berlusconate
martedì, 05 aprile 2005

Berlusconi sognava di tornare a confezionarsi leggi ad personam per sfuggire alla giustizia, e gli italiani gli hanno detto in coro no. La coalizione opposta alla sua gli ha strappato sei regioni, e ha preso due milioni di voti in più. Qualunque uomo con un fondo di dignità rimetterebbe il suo mandato al Presidente della Repubblica, ma Berlusconi, si sa, la dignità deve cercarla in cantina. Non sono bastate le serate-monologo da Vespa, e nemmeno lo spettacolo circense sulla riduzione delle tasse. Nessuno in Italia ha più voglia di ridere delle sue battute, di eccitarsi ogni volta che col suo modo di fare imita i peggiori barzellettieri d’Italia. Berlusconi ha clamorosamente perso ogni tipo di appoggio, sia elettorale che di coalizione. Il trapianto di capelli non ha migliorato l’immagine che l’Italia aveva di lui. Si era presentato come uomo di economia e di istituzioni, e dopo aver dissanguato le casse dello stato e martoriato la costituzione, è venuto a dirci che tutto andava bene, che le cose stavano andando meglio di quando al governo c’erano i comunisti.

 

No, non sono bastate nemmeno le sortite all’inaugurazione della fiera di Milano (peraltro ancora incompleta) né le profezie di distruzione, sciagura e morte degne di una nuova, pelata Cassandra. Seppellito sotto una valanga di voti, questo governo rimane in vita solo per le difficoltà delle opposizioni a stilare un programma comune. Altrimenti verrebbe condotto per mano alla dolce morte delle elezioni anticipate, una specie di eutanasia politica per far smettere di soffrire l’Italia e gli italiani.

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domenica, 03 aprile 2005

"Ho vissuto la seconda guerra mondiale e sono sopravvissuto alla seconda guerra, per questo ho il dovere di ricordare a tutti i più giovani, a tutti quelli che non hanno avuto questa esperienza, ho il dovere di dire, mai più la guerrà".

Mi piace ricordarti così, come hai parlato al cuore di migliaia di giovani. Quella pace cercata a lungo in vita, ora l'hai raggiunta. E ce ne hai lasciato il desiderio, l'idea, la speranza. Che sicuramente cercheremo anche noi fino in fondo, forse senza trovarla, forse senza nemmeno vederla da lontano. Questo ci hai insegnato: sperare fino alla fine.

Uno dei tuoi giovani

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