GLI ORRORI DI BOLZANETO
Non c’è modo di impedire all’uomo di dare il peggio di sé in determinate occasioni, forse perché in fondo siamo biologicamente animali e tendiamo ad esplicare la nostra innata natura violenta quando la situazione è adatta a farla emergere.
Era il Luglio del 2001, avevo solo 17 anni e una coscienza politica molto debole e indecisa. Si era appena conclusa la campagna elettorale berlusconiana del meno tasse per tutti, che aveva portato Silvio alla vittoria schiacciante nelle politiche del maggio precedente. Nemmeno avevo votato, ero ancora minorenne. Tornavo da un
viaggio
a Taizè, in Francia, vicino a Lione, una comunità cristiana che accoglie giovani di varie confessioni…a suo tempo ero abbastanza religioso e devoto, molto più di adesso. Carlo Giuliani era appena stato ucciso, a Genova stava succedendo l’inverosimile. Il giorno dopo si sarebbero consumate la carneficina alla Diaz e le torture di Bolzaneto, oggi narrate nelle oltre 500 pagine dei pm che hanno indagato sui reati di quei giorni.
Scrissi, alla fine dei fatti del G8, la mia prima lettera a sfondo politico: ero rimasto impressionato dalle immagini che arrivavano da Genova, non potevo concepire che uno stormo di poliziotti fascisti e impotenti sfogasse la propria repressione sessuale su manifestanti inermi.
Costretti ad accucciarsi, ad abbaiare, sottoposti a ingiurie mentali, linguistiche e fisiche. Manganellate sui genitali, dita spezzate, punti di sutura cuciti senza anestesia. No, non erano i militari americani ad Abu Ghraib. Erano giovincelli della polizia, nati per ringhiare e colpire, inutili alla società e al mondo se non per dare un senso alla parola “bestia”. Gente che inneggia al Duce senza nemmeno conoscere la storia, rinchiusi nella loro cecità mentale, in schemi corollati di ignoranza e mafiosità. Non esisteva un perché alle violenze subite da quei giovani innocenti, prima picchiati per le strade, poi torturati a Bolzaneto.
In mezzo a tutto questo orrore non solo militari e poliziotti, ma medici e infermieri, ed è soprattutto verso questi che esprimo il mio schifo più nauseante. Non esistono parole per chi esercita la professione medica infliggendo volontariamente dolore e sofferenza sui suoi pazienti. Queste persone non solo non sono degne di essere chiamate “medici”, ma nemmeno “uomini”. Sono al pari dei nazisti nei campi di concentramento, che sezionavano persone vive e coscienti a cuor leggero, in nome della scienza. Se vi riconosceranno colpevoli, indubbiamente sarete radiati dall’albo. Io spero vi radino anche dalla vita civile, vi sbattano in una cella in isolamento e vi ci lascino per anni e anni. A capire cos’è la tortura, a meditare su quello che è successo, senza che vi sia torto un capello. No, la cultura della libertà non può basarsi sul concetto di vendetta. Ma per me rimarrete solo e sempre dei cani. Senza offesa per nessuno, soprattutto per queste ultime povere bestiole.
Alex