giovedì, 31 marzo 2005

Era da prevedere che lo spauracchio del comunismo venisse tirato fuori ad arte da Silvio prima delle elezioni. Ma io sono francamente molto fiducioso e questa volta, devo dirlo, mi sto impegnando in prima persona (anche se in realtà l’ho sempre fatto) per impacchettarlo, scriverci sopra “villa certosa” e rispedirlo al mittente. Credo che l’unico modo per riuscirci sia parlare con quelli che ci stanno accanto e vedere un po’ di spingerli ad andare a votare (ovviamente non per lui!). In Italia ci sono milioni di indecisi e possono fare la differenza. All’inizio pensavo “al massimo riesco a convincerne uno, che sarà mai”, poi l’anno scorso con questo metodo Penati vinse le provinciali e mi ricordo che provai una certa gioia nel vedere la Colli far fagotto, perché un pochino era anche merito di chi come me ci aveva creduto. Molti potrebbero chiedersi “chi me lo fa fare?”. Il giorno successivo all’irruzione della polizia alla Diaz, durante il G8, guardando il tg feci una promessa a me stesso e ad un’amica che era al mio fianco: avrei fatto qualsiasi cosa (democratica!) per impedire a questa gente di prendere possesso di questo bellissimo paese. Devo dire che sto mantendendo la promessa e posso giurare che non ho nessuna intenzione di abbandonare la battaglia. Perciò, caro Silvio, fai bene ad avere paura. E ne avrai ancora, credimi.

 

Alex

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martedì, 29 marzo 2005

Siamo ormai arrivati quasi alla fine della famosissima campagna elettorale che per tanti giorni abbiamo subìto impotenti. La mia casella della posta reale (non elettronica) stava per collassare quando, dopo due soli giorni di mancato smaltimento, vi erano stati infilato dentro ben 28 volantini propagandistici in cerca del mio prezioso voto. Una cosa che non ho mai capito delle campagne elettorali è la bassa considerazione degli elettori. Forse il signor Formigoni non sa che per votare per lui dovrebbero narcotizzarmi, legarmi, portarmi al seggio e guidare la mia mano verso il simbolo di Forza Italia, ma non crederà davvero (e questo vale per tutti) di conquistare il mio voto col suo bel faccione! Posso certamente comprendere che sia più facile stampare foto dei candidati piuttosto che stilare programmi concreti, ma indubbiamente l’espressione “presa per il culo” risuona rigogliosa in tutti i depliant che ho visto, sia di destra che di sinistra.

Un’altra cosa che mi lascia sbalordito è la serie di luoghi comuni sparati a raffica: “difendiamo l’ambiente”, “preserviamo il verde”, “aumentiamo i trasporti”, e non meno importante, “aiutiamo i giovani”. A questo punto votare per l’uno o l’altro dei candiati sarebbe la stessa cosa, dato che nessuno scriverebbe mai nel suo programma di voler abbattere l’ambiente, diminuire i trasporti e fregarsene dei giovani. Torniamo al qualunquismo? Indubbiamente, ma certo non per colpa degli elettori né della gente comune. La politica si è ridotta agli slogan e questo lo dobbiamo al grandioso “meno tasse per tutti” inaugurato nel 2001 dal comunicatore per eccellenza Silvio Berlusconi. In realtà sappiamo benissimo che votare per uno o per l’altro fa la differenza, soprattutto in un paese spaccato in due dalla condotta totalitarista del governo, che approva la sua propria costituzione senza ampio consenso e cancella (se non addirittura promuove!) i reati di cui si sono macchiati i suoi deputati.

Nella mia regione, la Lombardia, il risultato appare scontato e inesorabile: il ciellino Roberto sarà nostro sommo leader per altri cinque interminabili anni. La lobby di CL qui è troppo potente per poter essere sconfitta, e Sarfatti ne è a conoscenza. Anche se, affidandoci ai proverbi, “mai dire mai”.

 

La vera battaglia si svolge nelle regioni incerte precedentemente governate dai berluscones d’Italia, i cui cittadini non invidio per l’enorme carico di campagna pubblicitaria che devono sopportare. Qui in Lombardia al massimo si tenta di arginare la sconfitta. Per loro il gioco si fa duro e avvincente. Staremo a vedere. Se non altro, quest’anno, Silvio non ha prigionieri da liberare al momento giusto né Presidenti d’America da far venire in suo aiuto. Aspettiamoci di tutto, anche l’apparizione di Maria di Arcore in sostegno del suo figlio martire giudiziario.

 

Alex

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domenica, 27 marzo 2005

Il falso moralismo non ha limiti, nemmeno quando sono in gioco la vita e la morte. Negli Stati Uniti un governo conservatore scrive leggi ad hoc per entrare nelle scelte dei singoli cittadini, per costringere una donna in stato vegetativo da 15 anni a prolungare lo strazio della sua condizione, contro la sua volontà. Questo in nome della difesa della vita, bene sommo che sembra pervadere il partito repubblicano di Bush, fautore incallito, tuttavia, della pena capitale per uomini, donne, minorenni e malati di mente. Negare l’accanimento terapeutico oggi è diventato essere favorevoli all’eutanasia, e mentre democratici e repubblicani litigano sulla vita di una persona a loro totalmente estranea, una donna viene sballottata continuamente fra il tentativo di vivere e la tentazione di morire. Credo che sia questo il lato più oscuro di tutta la vicenda: un governo chiamato a decidere su una questione che non deve riguardargli.

 

Non sarebbe stato più giusto lasciar decidere al marito della donna? Il quale ha più volte confermato che Terri Schiavo non avrebbe voluto essere tenuta in vita artificialmente? I genitori vorrebbero tenerla con loro per sempre, non posso nemmeno biasimarli, ma la scelta deve essere di Terri e non di chicchessia. Esiste un diritto alla vita, non un dovere, e ognuno deve poter essere libero di definire cosa è vita per lui e cosa non è vita. Per molti quella di Terri non è vita, per altri sì. Ma la scelta non spetta né ai sondaggi né a George Dabliù. A volte bisogna anche avere il coraggio di stare dalla parte di quelli che non giudicano.

 

 

P.S: scusate l’assenza, in questa settimana prometto che mi scateno…le elezioni sono vicine!

 

 

Alex

 

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domenica, 13 marzo 2005
 
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domenica, 13 marzo 2005
DOMANI SERA (LUNEDI'), ORE 21.00 SU RAIUNO, "LA FINESTRA DI FRONTE" DEL REGISTA OZPETEK. PERDERLO SAREBBE UN VERO CRIMINE CONTRO L'UMANITA'!!
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sabato, 12 marzo 2005

GLI ORRORI DI BOLZANETO

Non c’è modo di impedire all’uomo di dare il peggio di sé in determinate occasioni, forse perché in fondo siamo biologicamente animali e tendiamo ad esplicare la nostra innata natura violenta quando la situazione è adatta a farla emergere.

 

Era il Luglio del 2001, avevo solo 17 anni e una coscienza politica molto debole e indecisa. Si era appena conclusa la campagna elettorale berlusconiana del meno tasse per tutti, che aveva portato Silvio alla vittoria schiacciante nelle politiche del maggio precedente. Nemmeno avevo votato, ero ancora minorenne. Tornavo da un viaggio a Taizè, in Francia, vicino a Lione, una comunità cristiana che accoglie giovani di varie confessioni…a suo tempo ero abbastanza religioso e devoto, molto più di adesso. Carlo Giuliani era appena stato ucciso, a Genova stava succedendo l’inverosimile. Il giorno dopo si sarebbero consumate la carneficina alla Diaz e le torture di Bolzaneto, oggi narrate nelle oltre 500 pagine dei pm che hanno indagato sui reati di quei giorni.

 

Scrissi, alla fine dei fatti del G8, la mia prima lettera a sfondo politico: ero rimasto impressionato dalle immagini che arrivavano da Genova, non potevo concepire che uno stormo di poliziotti fascisti e impotenti sfogasse la propria repressione sessuale su manifestanti inermi.

 

Costretti ad accucciarsi, ad abbaiare, sottoposti a ingiurie mentali, linguistiche e fisiche. Manganellate sui genitali, dita spezzate, punti di sutura cuciti senza anestesia. No, non erano i militari americani ad Abu Ghraib. Erano giovincelli della polizia, nati per ringhiare e colpire, inutili alla società e al mondo se non per dare un senso alla parola “bestia”. Gente che inneggia al Duce senza nemmeno conoscere la storia, rinchiusi nella loro cecità mentale, in schemi corollati di ignoranza e mafiosità. Non esisteva un perché alle violenze subite da quei giovani innocenti, prima picchiati per le strade, poi torturati a Bolzaneto.

 

In mezzo a tutto questo orrore non solo militari e poliziotti, ma medici e infermieri, ed è soprattutto verso questi che esprimo il mio schifo più nauseante. Non esistono parole per chi esercita la professione medica infliggendo volontariamente dolore e sofferenza sui suoi pazienti. Queste persone non solo non sono degne di essere chiamate “medici”, ma nemmeno “uomini”. Sono al pari dei nazisti nei campi di concentramento, che sezionavano persone vive e coscienti a cuor leggero, in nome della scienza. Se vi riconosceranno colpevoli, indubbiamente sarete radiati dall’albo. Io spero vi radino anche dalla vita civile, vi sbattano in una cella in isolamento e vi ci lascino per anni e anni. A capire cos’è la tortura, a meditare su quello che è successo, senza che vi sia torto un capello. No, la cultura della libertà non può basarsi sul concetto di vendetta. Ma per me rimarrete solo e sempre dei cani. Senza offesa per nessuno, soprattutto per queste ultime povere bestiole.

Alex

postato da: alexperry alle ore 22:59 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 05 marzo 2005

Andava troppo veloce…i militari americani non conoscono il termine auto-velox, non si preoccupano di stendere verbali e togliere punti alle driving licences, ma sparano. Uccidendo degli innocenti, massacrando degli eroi. E poi si rammaricano. Poi chiedono scusa. Una donna che ha passato trenta giorni di prigionia, e gli uomini che l’hanno liberata, diventano bersaglio di mitragliate gratuite e omicide, senza diritto di replica, senza un perché. La loro macchina procedeva ad elevata velocità. Nemmeno le più stupide americanate nei cinema insegnano qualcosa a questi assassini: una volta per fermare un’auto si sparava alle gomme, ora si mira ben bene al volto dello sfigato di turno.

 

Siamo grati agli americani, come ha detto un giornalista del manifesto, per non aver abbattuto l’aereo che riportava Giuliana Sgrena in Italia. Siamo grati agli americani per non aver finito a colpi di fucile i corpi all’interno dell’auto che trasportava la giornalista. I padroni del mondo vanno ringraziati per il solo diritto all’esistenza. Thank you, america. Che fai di tutto per far vedere i tuoi lati peggiori, che oscuri con queste guerre e coi tuoi princìpi del cazzo la bellezza della tua gente e delle tue terre. La prossima volta a chi sparerai? Davanti a chi fermi l’automatismo dei tuoi fucili? Chi dovevamo mandare a liberare Giuliana, la PapaMobile?

 

Nicola Calipari è vittima della stupidità e della stessa guerra che in Iraq vuole portare libertà e democrazia. Una democrazia per cui se superi i 50 orari ti scaricano addosso decine di caricatori. Un eroe italiano. Che ha sacrificato la sua vita per difendere quella di Giuliana dalla stupidità yankee. Ora qualcuno paghi per questa stupidità.

 

Alex

postato da: alexperry alle ore 11:42 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 03 marzo 2005

Neve, neve, neve, neve...il nord sembra incanutirsi come il ciuffetto di capelli che cresce sempre di più al centro della mia chioma. Non so nemmeno se riuscirò a tornare a casa, oggi pomeriggio, considerata la fragilità del traffico milanese di fronte alle intemperie atmosferiche. Ora sono in università ad aspettare un noiosissimo risultato d'esame, angosciato da un collegha ansiogeno e cullato dal calore di un'aula informatica che sembra assomigliare sempre più ad un rifugio di montagna. Dopo aver dato fisiologia pensavo di cadere nella rete felice del divertimento e della svaccatezza, invece ho dovuto immediatamente riprendere le lezioni, preparare un esame fuffa e tornare alla mia vita di pendolare. Giungerà mai qualche momento in cui potrò dire, seriamente, "cazzo, sono felice?". Mah, forse è proprio vero: più idealizzi il futuro, meno questo ti sorprenderà. Forse è meglio pensare di non aver passato questo esame, forse è meglio pensare che passerò il resto dei miei anni ad annoiarmi, a studiare malattie inguaribili...e poi invece svegliarmi un giorno col sorriso sulle labbra, in una di quelle giornate che sai ti renderanno sereno e felice. Bloccare i sogni, fermarli prima che possano esprimersi e lasciarli sfogare solo se l'occasione è propizia. Forse si chiama autocontrollo, forse si chiama razionalità, ma nel gioco degli opposti, nel circolo vizioso noia-felicità-tristezza, ci stanno anche quei sogni strani che si fanno ad occhi aperti per esorcizzare la paura. E che palle, quand'è che mettono 'sti risultati? Sembra debbano cacarli...come li odio quando fanno così. Aspettiamo, dai, che tanto fuori nevica. Evviva la neve.

Alex

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