lunedì, 31 gennaio 2005

Mi ha fatto molto piacere che FreeLand si sia resa ospite di un dibattito molto acceso sulla Fecondazione assistita, dibattito che è necessario si sviluppi per raccontare i propri pensieri e soprattutto mostrare i mille risvolti della questione, che poi riguarda la vita e la natura stessa dell'uomo. Come avrete potuto notare, ho cambiato la frase sotto al titolo del blog. Mi piace farlo, ogni tanto, per dare aria nuova. Insieme al tema del referendum prossimo, mi piacerebbe discutere di televisione. Quanto influisce sulle nostre scelte, commerciali o politiche che siano? La democrazia è al riparo dalla tv, oppure non c'è democrazia in un paese i cui mezzi di informazione sono quotidianamente manipolati dai potenti di turno? Ho deciso pertanto di prendere spunto dalla frase di Montanelli riportata sul retro del libro "Regime" di Marco Travaglio, che mi sono preso la briga di leggere. Anche perchè ho aperto questo blog più di un anno fa per creare uno spazio mio al di là della tv, dove tutti potessero liberamente esprimere le loro opinioni. Cosa che in televisione, oggi, non sempre è possibile fare, soprattutto se si è simpatici, onesti e capaci. Vedi Guzzanti, Biagi, Santoro, Rossi, Luttazzi e altri, vittime dell'ostracismo berlusconiano.

Si aprano le danze!

Alex 

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sabato, 29 gennaio 2005

Quando il governo approvò la legge sulla fecondazione assistita, dopo averla letta, subito molti capirono che, al di là delle singole posizioni, era una legge scritta e concepita veramente male. Che servisse una legge era scontato, dato che il far west biotecnologico al quale eravamo esposti risultava davvero fuori da ogni schema etico, anche radicale. Credevo che il referendum potesse in qualche modo abrogare alcuni punti di questa legge, ma quando mi sono ritrovato a leggere i quesiti referendari mi sono detto: non so davvero che fare. Vediamoli:

Primo quesito: propone di cancellare il limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni, in modo da consentire nuove cure per malattie come Alzheimer, Parkinson, sclerosi e diabete. Questo è forse il quesito che mi lascia più dubbioso. Il fulcro sta nel reputare o meno l'embrione una forma di vita con tutti i diritti dell'essere umano, fra cui (il più importante) il diritto alla vita. Che l'embrione sia un'essere vivente è fuori discussione. Per i credenti possiede già un'anima e dunque è un essere umano a tutti gli effetti. Tuttavia ci sono embrioni in eccesso, accumulatisi negli anni e ora congelati, dei quali non si sa che fare. Tenerli congelati a vita? Distruggerli? Il dubbio rimane e credo rimarrà ancora per molto tempo.

Secondo quesito: ha come obiettivo quello di cancellare le norme sui limiti all'accesso alla procreazione medicalmente assistita (come l'eliminazione dell'obbligo di creare in vitro non piu' di tre embrioni e di trasferirli con un unico e contemporaneo impianto nell'utero materno). Su questo sono d'accordissimo per il sì. La legge prevede l'obbligo di impianto di 3 embrioni per volta, non considerando minimamente le varianti dell'età e delle condizioni di salute della donna. E' evidente che una donna giovane e maggiormente fertile ha bisogno di un numero minore di embrioni impiantabili per la buona riuscita della fecondazione, viceversa la donna più anziana che richiede invece un maggior numero di tentativi. E' evidente che occorre elasticità nelle decisioni da prendere, cosa che la legge non consente ad oggi poichè tutela la vita dell'embrione e dunque non consente che se ne usino troppi per evitare sprechi (la brevità mi costringe ad usare termini semplicistici!).

Terzo quesito: punta sulla 'autodeterminazione e la tutela della salute della donna', abrogando le norme sulle finalita', sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso. In particolare, si propone la cancellazione totale dell'articolo 1 della legge sui diritti del concepito, in modo da affermare che i diritti delle persone già nate non possono essere considerati equivalenti a quelli dell'embrione. Di fatto, se passasse questo quesito, tutta la legge andrebbe riscritta, in quanto mina l'essenza stessa della norma che equipara i diritti del nascituro a quelli del cittadino già nato. Gli italiani, per la verità, già decisero con il referendum sull'aborto che l'embrione poteva essere "annientato" prima del suo sviluppo definitivo. Credo di votare sì anche per questo quesito, ma non per affermare i "non" diritti dell'embrione, quanto per spingere il Parlamento a rivedere questa legge e modificarne gli aspetti più controversi (per ulteriori info, su FreeLand del Gennaio 2004 vi sono alcuni post cui seguirono interessanti dibattiti).

Quarto quesito: propone di cancellare la fecondazione eterologa. Si vuole, in sostanza ''consentire la donazione di gameti per rimediare ai casi di sterilità più gravi e per prevenire la trasmissione di malattie ereditarie quando uno o entrambi i potenziali genitori ne sono portatori''. Fa sostanzialmente riferimento all'utilizzo di gameti al di fuori della coppia quando uno dei due coniugi è affetto da malattia ereditaria e (ovviamente) non vuole rischiare di far ereditare al figlio la malattia stessa. L'attuale legge prevede che solo coppie sposate o di fatto, non omosessuali, possano accedere alla fecondazione (dunque OMOLOGA). L'eterologa (cioè quella nella quale si utilizzano gameti di persone estranee alla coppia) è vietata. E' un gran casino. Così com'è la norma è scritta male: chi garantisce che le coppie di fatto siano davvero di fatto? E se entrambi i coniugi sono sterili? Non hanno diritto, come sancisce del resto la legge, ad avere un figlio?

Questo lungo post per accennare solamente ai tanti problemi di questo referendum e di questa legge. Di una sola cosa sono convinto: se in Italia non ci fossero pressioni da parte della Chiesa, se chi legifera usasse il cervello e se i radicali usassero toni meno accesi nei dibattiti, tutti capirebbero meglio la questione. E probabilmente il problema non si tradurrebbe in un "cattolici contro tutti", ma piuttosto in una grande discussione comune nella quale l'etica possa diventare patrimonio di tutti e non di una singola religione. Mi irritano profondamente i "movimenti per la vita". Come se tutti gli altri fossero per la morte.

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venerdì, 28 gennaio 2005

Il sapore della giornata tipo nausea i miei sensi. Sono ormai mesi che non prendo impegni duraturi extra-universitari, per poter studiare, certo. Ma quando la voglia di studiare è zero, che si fa? Il pericolo seghe mentali è in continuo agguato. Alzo la testa dal libro, fisso il vuoto per interminabili quarti d’ora e penso. Pochi minuti fa ero in fissa da credo più di mezz’ora, quando è partita la radiosveglia perché mi ero dimenticato di toglierla (l’avevo puntata alle undici come allarme d’emergenza nel caso avessi continuato a ronfare fino a tardi, ma mi ero alzato prima). La radio trasmetteva “Gocce di memoria” di Giorgia. Quella canzone quando era uscita mi aveva fatto impazzire, poi col tempo ne ho abusato (come del resto faccio con tutte le canzoni che mi piacciono) ed ero finito con l’odiarla. Mi ha riportato con la mente a due anni fa, dentro ad un cinema, a vedere “La finestra di fronte”. Era un periodaccio, quello, forse il più brutto di tutta la mia storia moderna. Quando ti trovi in periodi di quel tipo, ti aggrappi a tutto: musica, film, poesie, politica. Tutto ciò che ti consente di sfogare la mente e scaricare il dispiacere. Ero diventato una sorta di pellicola fotografica, avevo interiorizzato ed esaltato film e canzoni che ora probabilmente ascolterei commentando con un semplice “carina”. Quell’anno avevo passato intere giornate, ricordo, a pensare al film di Muccino, Ricordati di me. Ora, per quanto Muccino possa essere gradito o meno, ammetto che passare intere giornate a pensare ai suoi film fosse patologico. La finestra di fronte di Ozpetek era stata un’esperienza simile. Ogni volta uscivo dal cinema con una faccia da zombie, lo sguardo fisso e gli occhi lucidi. Era evidente che fosse ciò che avevo dentro il vero problema, quello che mi faceva stare così male, quello che mi spingeva a vedere quei film e dar loro così tanta attenzione. Però non mi dispiaceva essere così sensibile. Quell’anno maturai tantissimo, nel dolore, certo, ma maturai. Capii finalmente cosa fosse davvero l’amicizia, chi ero io e chi amavo davvero. Tutto il contrario di quello che invece provo oggi: noia, svogliatezza e serenità. Non sono sicuro di voler essere sereno, se questo comporta necessariamente le seghe mentali di sempre. Perché allora non è serenità. La giornata tipo comincia a infastidirmi. Grazie al cielo c’è la radiosveglia

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venerdì, 28 gennaio 2005

Con più calma, magari ad orari più accettabili, mi piacerebbe parlare un po' del tempo che negli anni passati ho trascorso, e ancora oggi passo, a contatto con le persone del mio oratorio. Chi viene su FreeLand e legge il trafiletto sotto al titolo potrebbe fraintendermi: non sono un satanista e tantomeno un ateo. Sono cresciuto in un oratorio di Milano e conosco molto bene la realtà della Chiesa cattolica dalle mie parti. Fino a due, tre anni fa ero davvero convinto di essere cattolico. Chiariamo subito una cosa: mai stato ciellino, giusto per sgombrare il campo da facili fraintendimenti!!! Ero un adolescente credente, d'altr'onde ero e sono cresciuto in un ambiente religioso, con dei valori ben precisi. Poi sono maturato e adesso ho una posizione ambigua su quasi tutto ciò che riguarda la Chiesa. Per sintetizzare, trovo aberrante la quantità di tempo che in Vaticano spendono per portare avanti le tesi della morale sessuale. Trovo aberranti certi movimenti e certe correnti reazionarie cattoliche che vorrebbero fare passi indietro nella storia, così come chi agita lo spauracchio del musulmano colonizzatore per paura dell'invasione culturale islamica. Tuttavia provo vero fascino verso una religione, quella cristiana, il cui Dio è espressione pura dell'amore. Aderire ad una religione che venera l'amore non mi crea alcun dubbio, anzi. Il problema è che forse il cattolicesimo, più nello specifico, non è proprio questo. Ma rimando la discussione ad altri momenti, mi premeva solo precisare che quando mi capita di dire qualcosa sulla Chiesa, lo faccio perchè mi sembra di conoscerla bene e perchè in fondo la sento come una madre che all'improvviso ho scoperto essere non troppo casta.

Alex

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giovedì, 27 gennaio 2005

 

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giovedì, 27 gennaio 2005

Sarebbe bello definire quello di oggi un vero giorno della memoria. La memoria fa riferimento a qualcosa che è già avvenuto, non che sta avvenendo. Ci ritroviamo dopo sessant’anni senza niente. Ciò che è avvenuto ad Auschwitz diventa per i politici guerrafondai la maschera di un finto dolore che vogliono farci credere di provare. Quasimodo riscriverebbe la stessa poesia, Uomo del mio tempo, se fosse ancora in vita. Una volta si diceva che erano i potenti, i malvagi, a compiere i misfatti della storia. C’erano dittature e totalitarismi, ci si nascondeva dietro al fatto di essere tutti vittime di uno stesso carnefice, l’Hitler o lo Stalin di turno. La democrazia era un sogno, i regimi una realtà, e tutti ficcavano la testa sotto la sabbia dando la colpa a potenti che non erano stati loro ad eleggere e che dovevano, per paura di vendette, sostenere a tutti i costi. Oggi, almeno in Italia, non si picchia più nessuno per le proprie idee. Eppure le guerre non cessano, i soprusi continuano, i lager della povertà sono migliaia e migliaia, sparsi per i cinque continenti. Oggi nessuno ci obbliga ad eleggere chi vuole la guerra, chi vuole imporre la propria cultura sugli altri, chi ha taciuto per anni l’esistenza dei lager nazisti e sovietici. Eppure li si eleggono. La democrazia ha solo addolcito e alleviato la scelta dell’odio, mascherata di beneficenza, di umanità e solidarietà. Sono nate le guerre umanitarie, le bombe intelligenti, i missili chirurgici. Ben venga la memoria di quel 27 Gennaio del ’45, prima che l’uomo del nostro tempo inventi i lager umanitari, se già non lo ha fatto. E ne siamo tutti responsabili. La scusa del regime è finita. A scegliere questi orrori, oggi, siamo noi.

 

Alex

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martedì, 25 gennaio 2005

Al liceo e in università ho fatto qualche corso di statistica e probabilità, ma per capire che il 53 ha la stessa probabilità di uscire sia due volte di seguito che dopo 200 estrazioni non ci vuole un matematico. Novanta numeri di cui solo cinque per volta possono uscire, ogni estrazione è un caso a sé stante. Eppure sembra che gli italiani abbiano perso il senno. Il gioco del lotto secondo me è una buona cosa. Cinicamente potrei dire che rimpolpa le casse dello stato, ma ha anche funzione di divertimento e passatempo per molte persone. I divertimenti non per forza devono diventare vizi e non per forza devono essere demonizzati. Quello che però mi chiedo, da non giocatore, è come si faccia a giocare sui numeri ritardatari. Ho provato a spiegare a mia zia, che ogni tanto punta qualche soldino, che è assurdo, ma lei fa orecchie da mercante, dice: “prima o poi DEVE uscire”. Ma questo non è vero!!!! Potrebbe non uscire mai più da qui fino all’estinzione del sole! Ora, se la cosa si limitasse a persone ottuse che non vogliono capire, diremmo: sono sempre esistite. Peccato che per questo 53 c’è gente che si è uccisa e ha ucciso. In tutto questo lo sfondo è sempre la solitudine. Si gioca per stare con gli altri, perché si è soli, e se si puntano cifre alte vuol dire che la vita ti sta offrendo troppo poco per usare i tuoi soldi in maniera più razionale. La Lombardia, regione in cui vivo da sempre, è quella che ha puntato più denaro sul 53. Non so come si possa oramai uscire da questo tunnel, però la soluzione secondo me non sta nel demonizzare il lotto, piuttosto nel cercare di diffondere in questa Italia qualche speranza in più nella razionalità. Meno nei sogni, nella cabala e nella smorfia. Evitando magari di far andare in tv qualche coglione, perché a volte occorre chiamare le persone col loro nome, che dice di aver trovato la ricetta per vincere. Anch’io lo trovata: non giocare proprio.

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lunedì, 24 gennaio 2005

Chiedo scusa per la prolungata assenza dal blog. Come previsto fisiologia slitta a Febbraio. Quindi nei prossimi giorni conto di essere un po' più presente. Per scrivere su FreeLand, leggere i vostri stupendi blog e ricominciare ad avere una vita normale!!! Ora però vado a nanna. Ci si "rilegge" presto, buon tutto!!!

Alex

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giovedì, 20 gennaio 2005
 

Grande George. Altri quattro anni con noi. Viva la libertà! Tu sei un campione di libertà. Sganci le bombe per la libertà. Uccidi per la libertà. Torturi per la libertà. Succhi petrolio per la libertà. Neghi i diritti civili per la libertà. Applichi la pena di morte per la libertà. Vuoi vietare l’aborto per la libertà. Dici di rappresentare il bene che combatte il male per la libertà. Trucchi le elezioni per la libertà. Ti fai vedere in giro con quell’altro amicone di Silvio per la libertà. Invadi l’Afghanistan per la libertà. Fabbrichi mine antiuomo per la libertà. Guadagni miliardi su miliardi per la libertà. Stringi la mano agli sceicchi sauditi per la libertà. Fabbrichi e vendi armi per la libertà. Violi la privacy della gente per la libertà. Neghi i diritti civili a omosessuali neri poveri e democratici per la libertà.

 

Altri quattro anni, mio George, in cui l’America e il mondo saranno in mano ad un ex alcolizzato che la sera si siede a tavolino e gioca ai soldatini. Legge la Bibbia e i salmi, dice le preghiere, va a Messa. Mette a morte i condannati, esalta la guerra, la violenza, il terrore e l’ignoranza. Perché con quelle armi sei riuscito a vincere. A confondere il popolo americano. Caro George, hai un nemico ben più temibile del fantomatico Bin Laden. Si chiama pensiero. Che non è e non dev’essere antiamericano, ma orgogliosamente, questo sì, pacifista e severo con quelli come te che si riempiono la bocca di belle parole, con le quali dietro l’angolo ci si puliscono il

 

Alex

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giovedì, 20 gennaio 2005

Alla fine ho praticamente deciso di dare l'esame a Febbraio. L'università nella quale studio, Pavia, usa applicare alla Facoltà di medicina strane usanze del passato, fra le quali i salti d'appello...cioè se mi bocciano a Gennaio non posso ripresentarmi a Febbraio. Reputo questa scelta un insulto all'intelligenza umana, in quanto un mese può evidentemente fare la differenza nella preparazione di uno studente. Ma dato che, come dissi due post fa, alcuni professori sembrano avere connessioni dirette fra gli emisferi cerebrali e le gonadi, noi studenti dobbiamo adattarci a regolamenti idioti col solo scopo di mettere i bastoni fra le gambe. Dalle mie parole può trasparire un certo nervosismo, di cui mi rendo nervosamente conto. Sia ieri che oggi mi sono dato alla ricerca di sostanze in grado di calmare la mia ansia da esame. Dato che non volevo arrivare agli estremi (anche se la boccettina di Valium mi fa sempre una certa gola, pur nn avendolo mai provato) mi sono comprato per Natale al mercatino equo-solidale una scorta di costosissime "Tisane della quiete". Ieri ho assaggiato la prima: davvero disgustose. Io non capisco come possano mettere in commercio certe robe così nauseabonde. Il risultato è stato che ho dormito l'intero pomeriggio senza studiare una beata fava. Oggi mi sono alzato con un diavolo per capello, così mi sono deciso masochisticamente a farmene un'altra tazza, trangugiata col naso tappato circa mezz'ora fa. La nausea mi sta decisamente condizionando, tanto che temo che la tisana passerà direttamente dalla tazza del tè a quella del cesso, dopo una breve tappa nel mio stomaco. Che schifo. Cosa devo fare per calmarmi??? Non cederò al valium, non ancora.

DEVO RESISTEREEEEEEEEEEEEE

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mercoledì, 19 gennaio 2005

In questi giorni si sentono notizie, provenienti dal mondo della giustizia, che trovano pareri spesso estremisti nella gente comune. Ogni volta che si parla di sconti di pena, o di scarcerazione per buona condotta, il sentimento generale è quello di condanna verso la magistratura, in parte dettato dai tg manipolati e in parte dovuto alla sensazione che la giustizia sia sinonimo di vendetta.

Oggi un uomo, un carcerato, in Sardegna, si è cucito bocca e occhi in segno di protesta verso le condizioni indecenti di vita all'interno del carcere. In Italia alcune carceri sono veri e propri pollami. Se la loro capienza massima è 100, come minimo dentro ci sono 1000 persone. Per non parlare delle violenze subite al loro interno, taciute e spesso compiute dalla stessa polizia penitenziaria. Il carcere non dev'essere la punizione esemplare con cui rendere vendetta alle famiglie delle vittime. La vendetta non sazia il dolore e non porta gioia nel cuore di nessuno, solo tanto orgoglio nel cuore dei sadici. Il carcere dovrebbe essere concepito come un luogo dove recuperare il cittadino che ha commesso dei crimini, di modo da reinserirlo nella società quando non rappresenterà più un pericolo per nessuno e tenercelo dentro fin quando il pericolo permane. Invece per strada si invocano taglie, ergastoli, vendette, a volte pene capitali. Io credo che a volte il carcere sia già la peggior punizione di questo mondo. E in Italia, è provato, si esce dal carcere più imbruttiti e incattiviti di quanto non si fosse quando si è entrati. Uno fra i mille problemi di questo amato paese, giardino dell'Eden nella mente del nostro onestissimo premier.

Alex 

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lunedì, 17 gennaio 2005

La cattiveria gratuita è qualcosa che non accetto, mi infastidisce. La vivo sulla mia pelle quando devo fare un esame e il docente davanti a me vuole a tutti i costi fregarmi. Una lotta, stupida, perché ad armi impari. Sarebbe come, per me, lottare con un neonato a braccio di ferro. E poi lodarmi per aver vinto. Non tollero, nel sistema universitario e scolastico, il tono perentorio dei professori. Mi urta quando alzano la voce, quando ti mancano di rispetto, quando non sono cortesi. Cos’ho fatto per meritarmi la loro scortesia? Se vado dal negoziante sotto casa mi sorride appena entro, anche se ha mille cazzi per la testa, perché sono un cliente. Io sorrido ai conoscenti, per strada, al di là dei miei cazzi, perché mi hanno insegnato che la cortesia è un pregio. Molti professori pensano che più si è stronzi e scortesi e più si è bravi, una gara a chi s’incazza di più, a chi sa dimostrare meglio che può punire, che ha il coltello dalla parte del manico. Intimidazioni, ricatti, infantilismi. Spesso sono queste le armi di chi insegna nelle scuole e nelle università, scene che ci riportano a schemi oserei dire “mafiosi”, in quanto riconducono l’uomo ad agire secondo paura e non secondo libertà. Non siamo in grado di garantire ai nostri figli un’istruzione serena, dobbiamo per forza darli in pasto a degli stupidi e vecchi bacucchi affetti da demenza senile che esaltano il loro ego all’interno degli edifici pubblici. Perché è questo che fanno, esaltano il loro ego riversando le loro manie di onnipotenza sugli studenti. Siete solo dei falliti, miei cari. Potrete anche avere la meglio sui banchi di scuola, ma fuori siete solo pivelli incapaci di scuotere la polvere dai sandali. Il vostro ego è gonfiato almeno quanto la vostra prostata. Spiacente, miei cari, oggi vinco io.

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domenica, 16 gennaio 2005

“Se la sinistra andasse al governo, questo sarebbe l'esito: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo. Non sarebbe lo Stato liberale che vogliamo noi”. Così il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esordisce oggi in un discorso ai suoi delfini azzurri, pronti a guizzare fuori dalle acque azzurre della vasca azzurra per emettere il loro tipico squittio di approvazione. Miseria, terrore, morte. Le tre piaghe di Arcore dopo le sette d’Egitto. O forse ne verranno aggiunte altre quattro, come l’uccisione dei primogeniti di tutti gli esponenti del governo, l’invasione dei “cavalletti”, il mare che si tingerà di un’inevitabile rosso comunista e uno sciame di insetti dichiaratamente filo-sovietici (i mosconi) che invaderanno la penisola intera. Silvio non è nuovo a esternazioni fantasiose sui suoi avversari politici. Lui dice di difendersi. Evidentemente non ha gradito il fatto che nell’Italia liberale da lui capitanata esistono ancora reati come la corruzione giudiziaria e il concorso esterno in associazione mafiosa. Sarebbe tuttavia superficiale chiamare la neurodeliri e darle l’indirizzo di Palazzo Chigi: il Cavaliere non è affetto da psicopatologie strane, se non da una lieve e soprattutto inosservabile punta di megalomania tendente al divino. Un Dio buono, che sa perdonare. Ma che non perde tempo a profetizzare miseria, terrore e morte al popolo che non seguirà la sua buona novella.

La sibilla nostrana ignora che miseria, terrore e morte siano tipici non solo dei regimi comunisti ma anche, e soprattutto, di quelli di estrema destra. Ah, già. Dimenticavo. Mussolini, nella mente di Berlusconi, era un saltimbanco al limite capace di mandare la gente al confino, in vacanza. Tutto questo con estrema irritazione della nipote Alessandra Mussolini la quale certamente immaginò: “Vogliono far passare mio nonno per un demente cronico incapace di ammazzare un paio di ebrei e qualche dissidente”. Tutto torna nell’astrusa logica degli eventi berlusconiani. Per lui non fanno differenza le vicende fumettistiche della Gad e i seri (ahimè) regimi dittatoriali appartenenti alla storia dell’amicone Valdimir Putin. Nella sua testa ci sono solo gli orgasmi multipli di Schifani e Bondi scaturiti dalla sua vista. Le vicende giudiziarie dei suoi amici d’infanzia, Previti e Dell’Utri, con i quali festeggiare il Capodanno davanti a Champagne e cotechino ricordando i vecchi tempi andati, fra una bustarella e l’altra. Tempi nemmeno poi così lontani, devono aver pensato quest’anno. Miseria, morte, terrore. Verso chi si macchierà di non aver condiviso le libertà di questo governo. Il suo progetto politico volto a sconfiggere la criminalità (in aumento), la povertà (in aumento), le tasse (checchè se ne dica, in aumento) e i coglioni (esponenzialmente in aumento).

Berlusconi pensa al futuro perché il presente è meglio lasciarlo da parte, nevvero, caro Silvio? Miseria, morte, terrore. Ma abbi la creanza di tacere, una volta tanto, almeno nel rispetto di chi in queste condizioni vive quotidianamente, idiota.

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categoria:berlusconate
mercoledì, 12 gennaio 2005

Peccato che nei blog non si possa avere un sottofondo musicale...oggi mi sono svegliato davvero di buon umore. Sarà stato per un film che ho visto sabato sera (direte, fa effetto oggi? Mah...) Premetto che non ho mai sopportato Aldo, Giovanni e Giacomo. Io volevo andare a vedere la mia Bridget, tornata sui gradi schermi x regalarmi un'altra oretta e mezza di relax e risate, invece due miei amici volevano vedere Aldo Giovanni e Giacomo. No. In preda a panico istituzionale, molto diplomaticamente abbiamo optato per la monetina. Scontato il risultato. Entro a malincuore in una sala di emme del cinema "Colosseo" di Milano (lo dico perchè si sappia, è incredibile che ci siano ancora sale in cui devi berti le ginocchia del vicino), già maledivo la legge di Murphy e miei amici. Invece...la sorte riserva sempre delle sorprese. Penso ancora che quei tre siano dei furbastri più che dei comici, ma ragazzi quanto ho riso. C'è una scena, poi, davvero geniale, interpretata dalla mia Ottavia Piccolo. Stamattina, ripensandoci, ho cominciato a ridere come un cretino da solo in casa mentre ripetevo i valori dell'impedenza aortica. Quella scena vale tutto il film. Quella scena è da Oscar per attrice non protagonista. Al caro Dylanx, poi, piacerebbe ancora di più, visti i suoi ultimi sfoghi... :-))

Non vi consiglio di andare a vederlo, vi ci mando direttamente! Però sappiate che ad alcuni nn è piaciuto tantissimo...Grazie, Ottavia, mi hai ridato il sorriso!

Alex

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categoria:opere
sabato, 08 gennaio 2005
 

Fredda città, Milano, soprattutto d’inverno, però non si può dire che dorma. Sul marciapiede trovi sempre qualcuno: due che si baciano, qualche ubriaco, magari una puttana che sfoggia la mercanzia sotto la pelliccia. Non fa più notizia, almeno da quando avevo quattordici anni e coi coetanei le ridevamo dietro. Non fa notizia il venditore di rose che ti importuna per costringerti a comprarne una, nemmeno il pub all’angolo dove ti sei ubriacato la prima, e anche l’ultima volta. Nei giardinetti di fronte c’è una giostra, la chiamavamo “il vomitone”. Sbronzi come cammelli dentro una piscina, facevamo a gara a chi ci stava di più sopra, a girare, senza sboccare l’anima. Lo so, i soliti coglioni, di quelli che suscitano nelle vecchiette facce strane, disgustate, seguite da più o meno marcati luoghi comuni sui giovani d’oggi. Una Milano che, se dicessi “Da Bere”, risulterei quantomeno ironico. Ma non di solo alcool vive l’uomo, disse l’epatocita senza più transaminasi (bassa ironia da rincoglionito fisiologico). No, è vero, ci sono anche i buoni sentimenti. Tipo quando ho passato due ore su una panchina di quelle a piangere perché il mio amico se la faceva con la mia amata. Due aggettivi possessivi, “miei”, che non so perché suonavano male nella stessa frase, guarda che strano. Tipo c’hai presente le scene da film in cui, mollato in tronco, te ne stai lì cogli occhi gonfi a guardare un marciapiede del cazzo? Ecco, più o meno. I buoni sentimenti sono anche quelli, l’ottimismo è il profumo della vita (sti cazzi). Sono anche quei momenti in cui scopri che non sei più tu. Come? All’improvviso il vomitone ti sembra un’idea da pirla, come se dise a milan, di un adolescente pirla, con amici pirla, che fa il pirla. E allora passi diretto alla giostra più avanti, meno ridicola, che ti fa girare la testa comunque, finchè non ne puoi più e inevitabilmente scoppi. E così all’infinito. Finchè quella giostra non diventa una persona, della quale ti innamori. Lì l’infinito smette il suo corso, non lo rincorri più, ci sei direttamente dentro. Ti ci trovi sopra ubriaco senza aver speso una lira (o almeno, così si spera!), senza aver bevuto un goccio, a girare e girare e girare. Quando poi scendi e stai male continui a dirti che sei un pirla. Che è un gioco di merda. La mia Milano attraverso dei correlativi oggettivi (montale, mio Dio, perché mi hai abbandonato?). La mia Milano che vive, dentro e fuori di me.

 

Alex

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categoria:pensieri
sabato, 08 gennaio 2005

Nelson Mandela, coperto dalle vittime dello Tsunami e del nostrano disastro ferroviario, ha fatto un annuncio che era destinato comunque a rimanere sottotono, perchè fastidioso: suo figlio è morto pochi giorni fa di AIDS. Esiste ancora? Già, non solo da noi, anzi, da noi si può dire che tutto sommato le cose vadano decentemente. Quantomeno possiamo curarci (purtroppo non ancora guarire), ma soprattutto PREVENIRLO, unica arma sicura per non beccarcelo mai. Nell'intero continente asiatico, 5 anni fa, secondo le stime della Nazioni Unite c'erano 25,3 milioni di persone HIV positive. L'HIV non solleva mari, non fa spettacolo, uccide silenziosamente e lentamente. Per questo è ormai lasciato nel dimenticatoio dei problemi del mondo. Soprattutto perchè riguarda principalmente (ma non unicamente) paesi africani, fuori dall'orbita dell'occidente. I medicinali anti-HIV costano troppo per poterli dare in beneficenza; i preservativi, oltre ad essere l'ascensore per l'inferno degli stolti, è purtroppo fuori dalla cultura di questi paesi. Facciamo fatica a pubblicizzarne l'uso qui, figuriamoci in paesi che non l'hanno mai nè visto nè usato. Insomma sembra un problema davvero fondamentale. E' ora che lo si affronti con la stessa tenacia con cui si è affrontato il disastro nel sud-est asiatico. Anche l'AIDS, come lo Tsunami, si può prevenire.

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sabato, 08 gennaio 2005

SONO PER DEFINIZIONE ASPORTIVO, MA IN QUESTE OCCASIONI RIMPIANGO DI NON TIFARE ROMA...

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categoria:omissioni
venerdì, 07 gennaio 2005

Rinchiuso in casa a studiare, non posso fare a meno di girare un po' fra i blog di splinder, leggere i pensieri di altri bloggers come me che, a differenza dello standard cui siamo abituati in televisione, sembrano avere un cervello e soprattutto un cuore. Premetto che, per chi non lo sapesse e fosse qui per la prima volta, ho 21 anni. Ci sono molti giovani della mia età o su per giù ventenni che sui loro blogs esprimono giorno dopo giorno, come a volte faccio io, il loro senso di inadeguatezza nei confronti della vita. A volte qualcuno parla addirittura di dolore. Sognavamo, o almeno così facevo io, da piccolo, una giovinezza dedita al divertimento, senza regole dei genitori, senza menate di vario genere, senza possibili intoppi. Ogni volta che un vecchietto o una vecchietta mi vedono non possono trattenere la loro frase di rito: "beato te che hai vent'anni". Intendiamoci, ci sono momenti in cui avere vent'anni è tutto. Libertà di movimento, salute, benestare. Però non sono tutte rose e fiori come ce lo dipingevano e come ce lo dipingono tutt'ora. Su MTV, dalla De Filippi (quando raramente la guardo) vediamo i vari Costantino, i vari personaggi oserei dire trash che agli occhi di molti possono sembrare degli status symbol di qualcosa, ma di che? Viaggiando per blogs, ascoltando gli amici, guardando te stesso e loro negli occhi, non c'è la boria di quella gente, non c'è il perenne sorrisino idiota dell'ultimo partecipante al grande fratello. C'è la voglia di stare assieme, la sofferenza dell'incomprensione, il sogno dell'ideale. L'amore e l'amicizia. A volte la disperazione. Il pacchetto fittizio che ci propongono i media è forse specchio di quello che vorrebbero farci sembrare: pecore sazie e contente di questo mondo. Non lo siamo. Ed è bene che si sappia in giro che avere vent'anni non è un'assicurazione, è un'opportunità. Che il divertimento passa per la verità e l'intelligenza e che forse, forse, siamo un po' meno stupidi degli attori che ci impersonano.

Alex

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categoria:pensieri
giovedì, 06 gennaio 2005

E' di oggi la notizia che il governo si schiera contro il volere del paese. Come? Tentando di impedire un referendum le cui firme sono state raccolte con la fatica di alcuni cittadini e con una grandissima mobilitazione nazionale, per dare la possibilità al popolo di scegliere, e non al Vaticano, non a Berlusconi, non ai vari politici immanicati o meno con la Chiesa cattolica. Si tratta della controversa questione sulla Fecondazione assistita. I radicali avevano raccolto, nel 2004, oltre 500.000 firme utili per indire un referendum abrogativo (in realtà articolato su più punti, fra cui uno comprendente la completa cancellazione della legge). La Consulta aveva accolto i quesiti referendari, ma il governo, è notizia di ieri, farà ricorso, si schiererà contro queste 500.000 persone. Perchè? Per i valori, dicono i nostri ex DC. I valori. Che io sappia, gli unici paesi che impongono dei valori ai loro cittadini sono quelli teocratici, dove a comandare non è il volere del popolo ma un gruppo di persone che si dichiara "detentore della religione". Qui abbiamo una situazione simile. Abbiamo due o tre partiti conservatori che in nome della salvaguardia della vita vanno contro le decisioni del paese. Per carità, ho sempre sostenuto che lo stato deve salvaguardare la vita dei suoi cittadini, ma cos'è più importante, la libertà o i singoli valori? Perchè qui non si parla di vita in generale, qui si parla di vita pre-natale, concetto delicatissimo che spesso si riduce a discorsi troppo banali. Si legge: "Noi siamo per la vita". Fate un sondaggio, cavolo, e chiedete quanti italiani sono per la morte! Che discorsi! Sono frasi di un banale aberrante. Il popolo deve essere chiamato a decidere su una legge incostituzionale, brutta, scritta col culo. Serve una legge, certo. Ma per favore fatela scrivere a qualcuno con un quoziente intellettivo superiore a quello di Schifani. Italia mia, fatti coraggio. Torneranno tempi migliori...

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categoria:pensieri
mercoledì, 05 gennaio 2005

If you would indeed behold the spirit of death, open your heart wide unto the body of life

For life and death are one, even as the river and the sea are one

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.

Poichè la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare

(Kahlil Gibran)

postato da: alexperry alle ore 21:10 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole
mercoledì, 05 gennaio 2005

La tv è caduta nel cesso e qualcuno sta tirando vigorosamente lo sciacquone. Ieri sera ho visto un pezzo del "Ristorante", il nuovo reality della Rai, e davvero c'era da chiamare un disinfestatore, fargli dare due o tre spruzzate e ripulire il programma di tutte le tarme che conteneva. Ciò che mi fa più rabbia è che la simpatica De Blanck possa andare in onda e mandare affanculo la Pamela Prati, la Ripa di Meana riesca sempre ad infilarsi in ogni programma a dire le sue tre cazzate ed Enzo Biagi, padre del giornalismo italiano, debba rimanere in esilio perchè ha pestato i piedi (nemmeno tirato un cavalletto) a qualcuno troppo in alto. Siamo di fronte ad una tv che ha perso senso, l'unico scopo dei programmi è quello di stordire, smontare e rimontare l'intelligenza degli italiani per adattarli al volere del buisness, sia questo economico o politico. Altro che pagare il canone...rivoglio i miei soldi! Rivoglio Biagi, rivoglio Santoro, rivoglio Luttazzi. Vaffanculo, rivoglio pure Socci, tanto non lo guardo! Non me ne frega se pure ci mettono Fede, al Tg1 (tra parentesi: cambierebbe poco), io voglio che sia il pubblico a scegliere chi deve lavorare in Rai, non Berlusconi. Perchè per farmi ridere devono chiamare la De Blanck. C'era il mio amato Ottavo Nano, la bravissima Dandini, i fratelli Guzzanti, geni della satira. Invece no, loro sono scandalosi. La Ripa di Meana, invece, è Maria Goretti. Qui sta l'affare, miei cari. Una volta c'era volgarità fine alla risata, ora c'è volgarità fine solo alla volgarità. Non si ride più. Di che dovrei ridere, della Prati che c'ha la stipsi e s'incazza col mondo perchè nn riesce a cagare? O di Giucas Casella che piange in diretta perchè la De Blanck lo importuna? Non ci sono santi, questa tv, secondo alcuni, è migliore di quella di Biagi e Santoro. Prima almeno un'idea, forse solo una (ma nn sono così sicuro) passava. Adesso stiamo a zero, anzi no, scusate, meno 1. Perchè la Clerici da sola fa meno di un'idea.

Alex

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categoria:pensieri
lunedì, 03 gennaio 2005

Ci sono notti in cui non riesco a dormire, questa è una di quelle. Stasera mi è arrivato per sbaglio un messaggino da una mia amica indirizzato al suo amato, che stava partendo dall’aeroporto di Milano diretto non so dove. Mi ha fatto riflettere, era davvero bello. Un sms può davvero dire molto.

Ho dato un’occhiata a TeleLombardia (per chi vive al centro o al Sud può risultare una tv oscura), c’era un dibattito politico sulla Turchia in Europa, ne ho concluso che Alessandra Mussolini, nonostante disti da me anni luce come ideali politici, potrebbe anche beccarsi il mio voto alle prossime elezioni. Potrebbe, lo sottolineo!

Penso ad un mio amico lontano che invece vorrei avere vicino per raccontargli quello che penso. Perché non si finisce mai di parlare e raccontarsi, perché l’amicizia ci nutre attimo dopo attimo senza smettere mai di farci aver fame di lei.

Penso alle mie menate e a chi soffre davvero, a chi sta per lasciare questa vita, a chi l’ha appena ricevuta, a quello che sta facendo l’ultima persona mai conosciuta che ho visto l’altro ieri tornando in macchina dalla montagna.

Penso che il mondo in cui viviamo non potrebbe essere meno noioso, eppure la noia ci assale perché non siamo capaci di gestire questa vita. Ci ostiniamo a non capire che non è lei il problema, ma siamo noi a non saperla usare. Il foglietto di istruzioni non è chiaro, come sempre. A volte però mi par di capirlo, per poi svegliarmi il giorno dopo ricordandomi di aver capito qualcosa, ma senza farci caso. Ogni momento ha il suo linguaggio. Stasera è più chiaro del solito. Domani chissà.

postato da: alexperry alle ore 23:35 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri
domenica, 02 gennaio 2005
Partecipa anche tu all'iniziativa "dona 1 euro per ricomprare il cavalletto al mantovano". Da tutti i cellulari tim, vodafone, wind... :-))
postato da: alexperry alle ore 20:29 | Permalink | commenti (4)
categoria:berlusconate
domenica, 02 gennaio 2005

Errata corrige al post di prima: siamo nel 2005, non nel 2006. Grazie a Dylanx che con molta pacatezza mi ha ricordato di essere ancora ubriaco fradicio dalla notte scorsa. Ora correggerò l'errore!!!

Alex

postato da: alexperry alle ore 15:11 | Permalink | commenti (2)
categoria:omissioni
domenica, 02 gennaio 2005

Voglio dire buon anno perché l’augurio è ben più di una pratica scaramantica, ma un gesto di bontà verso le persone che sentiamo vicine, che vogliamo vedere felici.

Voglio dire buon anno a chi si adopera giorno dopo giorno per rendere la mia vita migliore, piena di spirito, ideali ed emozioni, ai quali spero di poter donare quello che ho dentro, il mio modo si essere, a tratti affascinate a tratti noioso e insopportabile, come una montagna innevata e meravigliosa che ha bisogno di tanto fiato per essere scalata.

Voglio dire buon anno anche se fra meno di un minuto qualcuno cesserà di vivere per fame o sete o malattia, magari ha solo un paio di mesi, magari ha avuto la fortuna di arrivare a 21 anni, come me, scoprire la bellezza della vita e trovare un muro davanti a sé dettato dall’egoismo dei più ricchi. Un augurio inutile, ma pur sempre sentito, che in realtà serve molto di più alla mia coscienza.

Auguri per un 2005 nel quale affronare insieme i problemi della vita: le incomprensioni, i cambiamenti, le insoddisfazioni, i dolori. Ma anche per condividere tutte le gioie, forse troppe volte oscurate da tutte le preoccupazioni di una società che ci vuole tutti per sé, dimenticando l’individualità, dimenticando che la nostra testa non è un tubo catodico a sei canali, ma qualcosa di più. Auguri a chi non la pensa come me, perché l’amicizia va oltre tutto, va oltre la testa, oltre il fisico, oltre la stessa storia. L’amicizia è spontanea e naturalemnte irrazionale, almeno quanto l’amore. Ci spinge a crescere l’uno al fianco dell’altro, ad essere diversi e complementari, ad unirci per maturare assieme.

Buon 2005 alla ragazza che sento vicina più delle altre, perché non ci sia la paura di ributtarsi nel fiume dove si stava per affogare. Cadere fa parte del gioco, rialzarsi è il grande dono di chi ci vuole vedere felici, un dono che non va gettato in pasto alla paura.

Buon anno a tutti noi. Per scoprire noi stessi. Per essere al meglio, sempre e comunque, solo noi stessi.

Alex

postato da: alexperry alle ore 11:42 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri