La memoria dell’Italia è corta ma non del tutto assente. Tre anni e mezzo fa un venditore ambulante di Segrate si presentò a Porta a Porta con un contratto in mano, che firmò davanti a tutti sigillando, con il Paese, un patto d’acciaio basato su alcuni obiettivi, fra i quali l’abbassamento delle tasse, le grandi infrastrutture, la sicurezza pubblica. Milioni di italiani, affascinati dalla trovata commerciale di un bravo imbonitore, controfirmarono quel pezzo di carta ponendo la loro crocetta elettorale sulla casa delle libertà, convinti che i poliziotti avrebbero sparato a vista sugli scippatori, che finalmente avrebbero costruito qualche autostrada e qualche linea ferroviaria in più, che la Vanna Marchi della politica avrebbe abbassato le tanto salate tasse del cittadino medio italiano. Alcuni erano illusi, altri erano semplicemente nausetai dalla vecchia politica del politichese, altri ancora pensavano che votare per il parlamento era un po’ come scegliere il vincitore del grande fratello, scelgo quello più simpatico e sorridente. Alla fine vinse su tutti e cominciò la sua grande opera governativa. E tre anni e mezzo passarono.
Eccoci qui, non abbiamo bisogno dell’indovino per sapere come sarebbero andate le cose. Siamo più ricchi? Io, personalmente, no, però non faccio statistica. Tuttavia, rientro nelle statistiche, poiché la tendenza generale è quella di retrocedere economicamente e non certo di avanzare. Abbiamo meno tasse? La pressione fiscale è aumentata, con il governo Berlusconi. Sono aumentate le tasse locali (regionali, provincali e comunali), e se proprio vogliamo dirla tutta in regione e in comune non ci sono bolscevichi di sinistra fanatici delle tasse. Eppure ogni tanto arriva in tv il bel faccino del proprietario dell’Italia che dice: “Abbasserò le tasse”. Lo dice dal 2001. Siamo alle porte del 2005. Sapete cosa mi ricorda? Avete presente quando Vanna Marchi e il sedicente mago Do Nascimento (nelle vesti magiche di Giulietto Tremonti) inviavano ai loro clienti il sale da sciogliere in acqua per allontanare il malocchio? Se si scioglieva, il malocchio se n’era andato, altrimenti dovevano pagare ancora di più per un’ulteriore fattura magica. Berlusconi vende agli italiani il sale da sciogliere in acqua: dà loro l’illusione che le tasse si possano abbassare. Ma siccome questo non si può fare, perché siamo in mutande e se ci togliamo anche quelle finiamo a battere i marciapiedi, allora lui ti fa credere che non sia colpa sua, ma del malocchio degli alleati, così spaventa la povera gente che lo vede come un liberatore e si fa dare più tempo per abbassarle. In termini politici, rimanda il giorno in cui gli italiani, inferociti, gli strapperanno i capelli trapiantati per farci un grazioso peluche di ricordo. Ma arriverà mai questo giorno? Ci sarà un momento in cui anche i più sfegatati fan del cavaliere capiranno che stanno assistendo a un capolavoro di televendita senza diritto di recesso? Non mi accontento di vederlo calare nei sondaggi oggi di 6, domani di 8 punti percentuali. Mi piacerebbe che nessun italiano desse più la fiducia a questo squallido ladruncolo senza arte né parte. Vorrei che l’Italia superasse la grande potenza statunitense, in trans dall’11 Settembre, dando prova che la politica non è solo uno show, non è nelle mani degli psicologi e dei comunicatori televisivi, non è lo strumento attraverso cui un solo uomo può incantare mezzo paese, farsi le leggi che gli servono per non andare in galera, proteggere due o tre “amici” della stessa pasta e ripresentarsi alle elezioni trovando ancora qualcuno di non mafioso che gli dà uno straccio di voto. Provo vergogna per questo sistema che non vede via d’uscita, dato che nessun Michael Moore, nessun politico, nessun cittadino ha più la possibilità di contrastare titani di illegalità come Bush e Berlusconi. Noi italiani dobbiamo farcela. Cominciamo a lavorare per il giorno in cui saremo chiamati a dire la nostra. Quel giorno sarà l’unica nostra possibilità di cambiare le cose.
Alex

