domenica, 21 novembre 2004

La memoria dell’Italia è corta ma non del tutto assente. Tre anni e mezzo fa un venditore ambulante di Segrate si presentò a Porta a Porta con un contratto in mano, che firmò davanti a tutti sigillando, con il Paese, un patto d’acciaio basato su alcuni obiettivi, fra i quali l’abbassamento delle tasse, le grandi infrastrutture, la sicurezza pubblica. Milioni di italiani, affascinati dalla trovata commerciale di un bravo imbonitore, controfirmarono quel pezzo di carta ponendo la loro crocetta elettorale sulla casa delle libertà, convinti che i poliziotti avrebbero sparato a vista sugli scippatori, che finalmente avrebbero costruito qualche autostrada e qualche linea ferroviaria in più, che la Vanna Marchi della politica avrebbe abbassato le tanto salate tasse del cittadino medio italiano. Alcuni erano illusi, altri erano semplicemente nausetai dalla vecchia politica del politichese, altri ancora pensavano che votare per il parlamento era un po’ come scegliere il vincitore del grande fratello, scelgo quello più simpatico e sorridente. Alla fine vinse su tutti e cominciò la sua grande opera governativa. E tre anni e mezzo passarono.

 

Eccoci qui, non abbiamo bisogno dell’indovino per sapere come sarebbero andate le cose. Siamo più ricchi? Io, personalmente, no, però non faccio statistica. Tuttavia, rientro nelle statistiche, poiché la tendenza generale è quella di retrocedere economicamente e non certo di avanzare. Abbiamo meno tasse? La pressione fiscale è aumentata, con il governo Berlusconi. Sono aumentate le tasse locali (regionali, provincali e comunali), e se proprio vogliamo dirla tutta in regione e in comune non ci sono bolscevichi di sinistra fanatici delle tasse. Eppure ogni tanto arriva in tv il bel faccino del proprietario dell’Italia che dice: “Abbasserò le tasse”. Lo dice dal 2001. Siamo alle porte del 2005. Sapete cosa mi ricorda? Avete presente quando Vanna Marchi e il sedicente mago Do Nascimento (nelle vesti magiche di Giulietto Tremonti) inviavano ai loro clienti il sale da sciogliere in acqua per allontanare il malocchio? Se si scioglieva, il malocchio se n’era andato, altrimenti dovevano pagare ancora di più per un’ulteriore fattura magica. Berlusconi vende agli italiani il sale da sciogliere in acqua: dà loro l’illusione che le tasse si possano abbassare. Ma siccome questo non si può fare, perché siamo in mutande e se ci togliamo anche quelle finiamo a battere i marciapiedi, allora lui ti fa credere che non sia colpa sua, ma del malocchio degli alleati, così spaventa la povera gente che lo vede come un liberatore e si fa dare più tempo per abbassarle. In termini politici, rimanda il giorno in cui gli italiani, inferociti, gli strapperanno i capelli trapiantati per farci un grazioso peluche di ricordo. Ma arriverà mai questo giorno? Ci sarà un momento in cui anche i più sfegatati fan del cavaliere capiranno che stanno assistendo a un capolavoro di televendita senza diritto di recesso? Non mi accontento di vederlo calare nei sondaggi oggi di 6, domani di 8 punti percentuali. Mi piacerebbe che nessun italiano desse più la fiducia a questo squallido ladruncolo senza arte né parte. Vorrei che l’Italia superasse la grande potenza statunitense, in trans dall’11 Settembre, dando prova che la politica non è solo uno show, non è nelle mani degli psicologi e dei comunicatori televisivi, non è lo strumento attraverso cui un solo uomo può incantare mezzo paese, farsi le leggi che gli servono per non andare in galera, proteggere due o tre “amici” della stessa pasta e ripresentarsi alle elezioni trovando ancora qualcuno di non mafioso che gli dà uno straccio di voto. Provo vergogna per questo sistema che non vede via d’uscita, dato che nessun Michael Moore, nessun politico, nessun cittadino ha più la possibilità di contrastare titani di illegalità come Bush e Berlusconi. Noi italiani dobbiamo farcela. Cominciamo a lavorare per il giorno in cui saremo chiamati a dire la nostra. Quel giorno sarà l’unica nostra possibilità di cambiare le cose.

 

Alex

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sabato, 13 novembre 2004

Si rimprovera ai giovani d’oggi di non avere valori di riferimento, persone da emulare per arrivare ad essere integri, onesti e coerenti. Ho sempre ritenuto l’emulazione una sciocchezza, perché io sono io e non devo imitare nessuno per essere me stesso. Però è vero, alcune volte abbiamo bisogno di vedere davanti ai nostri occhi persone che hanno creduto in loro stesse, hanno speso la loro vita e la loro carriera per non rinnegare i propri ideali. Se non emulazione, quantomeno per loro bisognerebbe avere rispetto e ammirazione. L’ho provato oggi per Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. Solo per il fatto che hanno portato avanti una battaglia colossale, per la verità e la giustizia, contro un uomo che forse ha su di sé più poteri di qualsiasi altro uomo nella storia d’Italia, dalla sua fondazione ad oggi. Un uomo che, prove alla mano, ha corrotto giudici, falsificato bilanci, frodato il fisco, e chissà quanti altri crimini ha commesso senza che non se ne sapesse nulla. Un cittadino italiano, con i diritti dell’uomo qualunque e i doveri dell’uomo qualunque. Che ha utilizzato la sua influenza economica, politica e comunicativa per infangare, insabbiare e distruggere i suoi “nemici”, che poi si riducono alle parole “legge” e “verità”. Un magistrato che fa il suo dovere e non guarda gli assegni in bianco del padrone, le minacce e le intimidazioni, oggi, in Italia, viene definito una “toga rossa”. Beh, se questa è la definizione corretta, in Italia ci vorrebbero solo toghe rosse per risistemare la giustizia. Berlusconi ha detto: “La legge è uguale per tutti, ma per me è più uguale che per gli altri, perché io sono il Presidente del Consiglio”. No, caro concittadino, la legge è uguale per me e per te. Hai tentato di farti una legge al giorno per fuggire le aule di tribunale, ma qualcuno non c’è cascato. A costo della carriera, a costo di rischiare la vita.

 

Lunedì e martedì gli italiani erano tutti commossi dalla fiction prodotta da silvio su Borsellino. Un uomo coerente, morto ammazzato da chi voleva sottrarsi alla giustizia. Ora che Ilda Boccassini e Gherardo Colombo tentano di portare a termine un processo, dopo anni e anni di indagini, parte dell’Italia tifa per l’imputato e vorrebbe vedere quei magistrati in strada a chiedere le elemosina. Quanta ipocrisia. Io dico invece, al di là del verdetto del processo, onore a chi porta a compimento il suo dovere senza farsi intimidire dal denaro e dalle minacce. L’Italia ha bisogno di persone come voi. Soprattutto noi giovani. Grazie

 

Alex

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lunedì, 08 novembre 2004

LA DESTRA PATRIOTTICA CHE DIFENDE L'ARTE E LA CULTURA ITALIANA...

Il condono per i ladri d'arte
di SALVATORE SETTIS

Ottime notizie per tombaroli, depredatori e trafficanti di antichità, collezionisti finti e mercanti disonesti: la Finanziaria 2005 ha in serbo per loro un regalo che nemmeno i più cinici osavano sperare. Secondo un emendamento in discussione in questi giorni al Parlamento, il Codice dei Beni Culturali viene integrato come segue: "I privati possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice, ne acquisiscono la proprietà mediante pagamento del 5% del valore", purché vi sia "una dichiarazione dell'interessato attestante il possesso o la detenzione in buona fede".

In altri termini: basta che chi ha occultato beni archeologici anziché denunziarli o consegnarli secondo la legge dichiari che lo ha fatto "in buona fede", e il reato che ha commesso si trasforma in merito: si tiene il maltolto, pagando - sinistra beffa - il 5% del suo valore. E chi determina il valore? La soprintendenza competente, ovviamente; ma nel caso essa non si esprima in tempo, "la richiesta si intende accolta": l'orrido principio del silenzio-assenso, che già si era insediato nel Codice (ma almeno in modo temporaneo) per un diktat di Tremonti diventa in tal modo, come era troppo facile profetizzare, un grimaldello per radere al suolo ogni principio di tutela.

Non è tutto qui: in deroga (anzi in barba) a qualsiasi altra disposizione, i beni archeologici ormai privatizzati "possono essere oggetto di attività contrattuale a titolo gratuito o oneroso e la loro circolazione è libera". Anzi, a scanso di equivoci, chiunque ne presenti istanza è ipso facto non più punibile non solo per i reati previsti dal Codice dei beni culturali, ma nemmeno per i reati di cui agli articoli 648 e 712 del Codice Penale (rispettivamente: "Ricettazione" e "Acquisto di cose di sospetta provenienza"). Ricettare antichità, acquistarle e rivenderle anche se di sospetta provenienza (purché "in buona fede") diventa una virtù.

Questa vergognosa proposta è stata presentata dai deputati Carlucci, Orsini, Santulli, Licastro Scardino (tutti di Forza Italia) e, in un'altra variante senza modifiche sostanziali, da altri due deputati dello stesso partito, Gianfranco Conte e Marinello. Continua dunque, e fu facile profezia, l'opera di smantellamento della tutela e del Codice Urbani approvato pochi mesi fa. La legge-delega sull'ambiente fa a pezzetti l'art. 181 del Codice, regalando sanatorie indiscriminate a chiunque abbia deturpato il paesaggio in aree vincolate.

Il nuovo emendamento sui beni archeologici ha una portata ancor più vasta: non si tratta infatti di una sanatoria di situazioni pregresse (o che possono passare per tali), bensì di una "licenza di uccidere" il patrimonio archeologico ora e sempre, senza alcun limite e alcun discrimine se non la dichiarazione che tombaroli e ricettatori operano "in buona fede". E come negarlo, se i loro complici siedono in Parlamento?

Ma all'impudicizia non c'è fine. L'on. Conte ha dichiarato alla Camera (2 novembre) che la sua proposta ha il nobile fine di favorire "l'emersione dei beni archeologici in mano privata". Non dunque di legittimare traffici illeciti e ricettazione si tratta, bensì di far "emergere" gli oggetti di scavo: "emergere", cioè sommergere senza speranza nelle mani di chi li ha illecitamente scavati, trafficati, acquistati e può ormai impunemente continuare a farlo.

Nella discussione alla V Commissione, un'opposizione tanto flebile da somigliare a un applauso è venuta dall'on. Maurandi (Ds), a cui la proposta non piace perché "non raggiungerebbe l'obiettivo che il presentatore si prefigge"; mentre l'on. Boccia (Margherita) ha parlato di "un vero e proprio colpo di spugna", e il sottosegretario all'Economia Vegas ha usato un linguaggio non meno duro ("una sanatoria per i tombaroli").

Ma entrambe le definizioni sono molto al di sotto della realtà: questa norma intende essere (e sarà, se approvata) un invito a un generalizzato do-it-yourself dello scavo archeologico, gratificato dall'assoluta certezza non solo di non compiere alcun reato, ma anzi di acquistare la proprietà dei rinvenimenti, e di poterli liberamente commerciare previo pagamento di un modestissimo obolo allo Stato.

In tal modo, il principio plurisecolare che ha regolato la tutela in Italia - la proprietà statale dei reperti archeologici comunque rinvenuti - viene cancellato con un blitz brutale. Si apre su tutto il territorio nazionale una gigantesca caccia al tesoro, si beffeggiano i Carabinieri del benemerito Nucleo per la tutela del patrimonio artistico, impegnatissimi nel recupero dei beni archeologici trafugati (resteranno ora senza lavoro?), si vanificano tutte le azioni in corso (anche della magistratura) per il recupero del patrimonio archeologico illegalmente acquisito da collezioni e musei stranieri.

Questa norma non solo viola la Costituzione, ma la offende. Essa rivela che cosa è il "Codice Urbani" per una parte almeno della maggioranza di governo che lo ha approvato: uno specchietto per le allodole, che ha consentito di concentrare il fuoco sul ministro Urbani al momento della discussione, diffondendo tuttavia la falsa impressione che con l'approvazione del Codice "i giochi sono fatti".

E' vero il contrario: per una qualche lobby il Codice è già in corso di smantellamento sul fronte dell'ambiente e dei beni archeologici. Il resto fatalmente arriverà, se mancheranno reazioni adeguate nel Parlamento e nel Paese, e il Codice sarà presto carta straccia. A poco serviranno i ponderosi commentari che stanno già arrivando in libreria.

Questa, è bene sottolinearlo, non è una battaglia né di destra né di sinistra, è una battaglia di civiltà. Le tiepide proteste delle opposizioni contro una norma tanto spudorata non sono meno preoccupanti della norma stessa. Perché il partito trasversale dei nemici della tutela venga sconfitto, occorre un'alleanza delle buone volontà, degli onesti, di coloro (e ce ne sono in ogni parte politica) a cui ripugna la connivenza con ricettatori e trafficanti. Ma occorre anche informazione e consapevolezza dei cittadini.

Faremo in tempo ad arrestare questo cinico, irresponsabile invito allo scempio del nostro patrimonio archeologico?

(8 novembre 2004)


Da Repubblica.it


























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sabato, 06 novembre 2004

TAHAR

BEN JELLOUN

"L'ULTIMO AMICO"

BOMPIANI

...

andate sul sicuro, è bellissimo

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martedì, 02 novembre 2004

Seguo, come tanti occidentali forniti di televisione, la sfida elettorale bush-kerry e francamente stanno dicendo tutto e il contrario di tutto. Bush in vantaggio, no, kerry! Ma l'ultimo sondaggio dice Bush, però gli exit poll...non si capisce nulla. C'è un tentativo, comprensibile, di voler prevedere il futuro, e di solito chi tenta così maniacalmente di fare profezie è perchè teme quello che può accadere. E il timore è altrettanto comprensibile. Perchè c'è un mondo, quello della Terra, che attende un risultato che può (può) giocare un ruolo fondamentale nella sua storia. Ma davvero cambierebbe qualcosa? Secondo me, in fatto di politica estera, cambierebbe negli anni, certo non a breve. In fatto di politica interna, una vittoria democratica significherebbe tantissimo: bioetica, economia, diritti civili. Non ci resta che aspettare. Non solo l'incoronazione del vincitore, ma quello che davvero accadrà nei prossimi anni. Che certo dipenderà da colui che fra poche ore verrà designato presidente. Speriamo neo (presidente).

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lunedì, 01 novembre 2004

Domani, 2 novembre, centoventi milioni di americani sceglieranno indirettamente il loro presidente. L'illusione che Bush possa schiodarsi dalla casa bianca è piccola e mal nutrita. Non per i sondaggi, ma per come si sono messe le cose in america dal 2001 in poi. L'11 settembre ha significato per gli americani qualcosa che solo lontanamente abbiamo potuto assaporare noi, in Europa, dopo l'11 Marzo di Madrid. Qualcuno ha fatto fuori quasi 3000 vite e colpito i simboli dell'economia americana. E' difficile pensare che un americano possa andare alle urne, domani, senza quelle immagini stampate davanti agli occhi. Bush rappresenta la lotta senza quartiere a quei terroristi che hanno buttato giù le twin towers. Poco importa se la sua famiglia collude coi Bin Laden, poco importa se l'Iraq non c'entrava una fava con l'11 settembre. Bush ha spettacolarizzato la battaglia al terrorismo, ha puntato tutto il suo mandato su questo aspetto, forse (forse) per distogliere l'attenzione sui restanti altrettanto gravi problemi dell'america: stato sociale, economia, occupazione. Ha saziato la sete di vendetta di chi voleva veder morti quei bastardi talebani. Ma i talebani son fuggiti, e Bin Laden è più vivo che mai. Un fallimento dopo l'altro, che ha portato solo morte, violenza e odio. Nè la guerra in Afghanistan nè quella in Iraq hanno inferto al terrorismo colpi fatali. Ma poco importa, dato che l'importante era fare qualcosa, era premere il grilletto, giusto per dire: "stiamo facendo qualcosa". Kerry è spuntato all'improvviso per dare battaglia a Bush. Aveva votato i finanziamenti alla guerra in Iraq, oggi ritirerebbe le truppe (anche se non subito). Beh, non c'è dubbio, voterei Kerry, se fossi americano. Ma solo per togliere a Bush la possibilità di andare avanti sulla strada del "war for oil". Il problema degli americani, ma anche nostro, è che il petrolio fa guadagnare i petrolieri ma serve a tutti, anche a noi. Perciò Bush o Kerry il problema rimarrebbe, forse le soluzioni potrebbero risultare diverse, non so poi fino a che punto.

In tema di bioetica, Bush vuol fare passi indietro fino a giungere al paleolitico scientifico. No alla clonazione terapeutica, no all'aborto (però 2 sì alla pena di morte), no alle unioni legali fra coppie omosessuali, no all'eutanasia. No a tutto ciò che lede la vita. Però se a morire sono gli iraqeni le cose cambiano. Kerry, almeno in questo, sembra avere posizioni diametralmente opposte. Bisognerà poi vedere se riuscirà (nel caso) ad attuarle.

Probabilmente vincerà George Dabliu, ma il destino è sempre in agguato. Americani, fate un favore al mondo. Per una volta, aiutateci a farvi capire che se votate Bush andrà sempre peggio per tutti. E se votate Kerry? Chissà...sai quello che lasci, non sai quello che trovi. Però ogni tanto bisogna rischiare.

 

postato da: alexperry alle ore 16:21 | Permalink | commenti (2)
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