Mi è stato chiesto di pubblicare questo articolo, e io ve lo metto qui sotto. Leggendolo per la prima volta, 5 minuti fa, mi sono detto che ci sono tantissimi motivi per criticare qualunque cosa, anche la Chiesa Cattolica, senza però dimenticarsi che è un'istituzione come tante altre, nè meglio nè peggio, e darle addosso solo perchè va di moda o perchè è divertente, non è quello di cui in questo momento l'Italia e il mondo hanno bisogno. In questo articolo si parla di pedofilia, ed è giusto che lo si faccia perchè è un fenomeno tristemente diffuso. Anche nella Chiesa. Non solo. Non solo.
"Caro Wojtyla …",
Viene finalmente alla luce, dopo 4 secoli, uno dei motivi più fetidi e
sporchi per cui dal 1550 (Concilio di Trento) le gerarchie cattoliche
sottraggono minori dalle famiglie povere per rinchiuderle nei seminari con
la scusa di avviarli alla carriera ecclesiastica e, al riparo da ogni
controllo famigliare e civile esterno, poterli manipolare a loro piacimento
intellettualmente e, con la pedofilia, anche fisicamente. Dopo il capitolo
dei preti pedofili che ha travolto e portato alla bancarotta la chiesa
americana, anche l'Europa, con l'Austria, incomincia ad alzare il
coperchio del pozzo nero dell'immoralità ecclesiastica, questa volta in
quantità industriale via internet.
La vicenda del cardinale Hans Hermann Groer dimessosi nel 1998 si concluse
con la sua morte nel marzo 2003 senza un definitivo chiarimento. Adesso,
sul caso dei primi di luglio 2004 del rettore monsignor Hulrich Küchl e del
suo vice Wolfgang Rhote nel seminario di Sankt Polten, lo stesso
cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel, non come autorità di Stato perché
anche in Austria c'è il Concordato con la Chiesa, afferma: "… come credente
e cattolico voglio una spiegazione immediata e sincera".
Anch'io nel seminario di Torino, in età minore, ho avuto delle avances
pedofile dal mio rettore. Ho narrato la vicenda nel mio libro
autobiografico "Un prete sposato", Editore Frontiera, Milano 2003. Sono
maturi i tempi in cui anche l'Italia, tappeto del Vaticano, avrà l'ardire
di alzare il coperchio del suo pozzo nero rimasto chiuso da troppo tempo
nel segreto secolare dei suoi seminari ecclesiastici.
Ma al di sopra di queste acque nere fetide e maleodoranti, resta sempre a
monte l'ingiustizia del celibato obbligatorio per gli ecclesiastici. Se
andiamo a scoprire le vere radici cristiane del primo millennio, il
celibato era opzionale e personale. Il celibato nasce nel medievale 1139
con legge del papa Innocenzo II e solo da allora si è incominciato ad
insegnare nella gerarchia dei vescovi che era peccato mortale solo baciare
la bocca di una donna e non quella di un uomo. A me è stato sussurrato
nell'orecchio, nell'ottobre del 1953, dal mio monsignor rettore del
seminario di Torino, Giuseppe Pautasso. Il mio Padre spirituale, Monsignor
Giovanni Serravalle, mi disse nel maggio 1960, vigilia della mia ordinanza
sacerdotale che se avessi abbandonato il proposito di diventare prete,
avrei certamente corso il pericolo della dannazione eterna della mia anima.
Caro Wojtyla, ho saputo che nel 2000 hai inaugurato a Salerno, nel
meridione dei disoccupati, il nuovo seminario dove si accolgono i minori
per essere avviati alla carriera ecclesiastica ed al celibato. Prevedo
anche per questi piccoli l'incombente quotidiano pericolo della pedofilia.
Non sarebbe ora di smetterla con la tratta dei minori nei seminari? …
Quando a 48 anni mi sono sposato tu mi hai licenziato dopo 23 anni di
fedele servizio senza risarcirmi di nulla, come se fossi uno schiavo
traditore. Da minore ho subito le sporche mani pedofile di un tuo
monsignore. Ho dovuto rinunciare a 25 anni a quella donna ed a quei figli,
che avevo sempre sognato, a causa del disumano ed incivile celibato, che tu
continui ad imporre ai tuoi dipendenti … Adesso, a 70 anni, voglio essere
risarcito perché tu, se ne hai coscienza, sei in debito verso di me di una
intera vita.
Antonio de Angelis, prete sposato
Poggio di Sanremo (Imperia)
tratto da L'Ateo 5/2004 www.uaar.it