domenica, 26 settembre 2004

Dopo il boom dell'humor nero, eccovi un assaggio di humor bianco...

Una donna si sveglia di notte e vede che suo marito non è a letto.
>Si infila una vestaglia e scende in cucina. Trova sua marito seduto con
>Una tazza di caffé di fronte. Sembra che sia assorto in pensieri molto
>profondi e fissa
>un punto oltre il muro. Lei vede una lacrima scendere dagli occhi di lui
>mentre sorseggia il caffé. "Cosa c'é caro? - sussurra lei entrando nella
>stanza.
>"Perché non vieni a letto?".
>L'uomo, guardando il suo caffé risponde:
>"Ti ricordi cara di 20 anni fa... quando abbiamo iniziato a frequentarci
>e tu avevi solo 16 anni?"
>"Si, me lo ricordo" risponde lei.
> Il marito sospira... le parole non gli vengono facilmente.
>"Ti ricordi di quando tuo padre ci beccò sul sedile della mia macchina
>che facevamo l'amore?".
>"Si che me lo ricordo..." risponde lei prendendo una sedia e
>sorridendogli dolcemente.
>"E ti ricordi che tirò fuori la pistola , me la puntò in Faccia e mi disse:
>'O sposi mia figlia o ti mando in prigione per 20 anni ?'"
>"Si... mi ricordo anche questo... e con ciò ?".
>Un'altra lacrima sulla guancia.......
>
>"Oggi sarei uscito"























postato da: alexperry alle ore 22:27 | Permalink | commenti
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giovedì, 23 settembre 2004

Mi è stato chiesto di pubblicare questo articolo, e io ve lo metto qui sotto. Leggendolo per la prima volta, 5 minuti fa, mi sono detto che ci sono tantissimi motivi per criticare qualunque cosa, anche la Chiesa Cattolica, senza però dimenticarsi che è un'istituzione come tante altre, nè meglio nè peggio, e darle addosso solo perchè va di moda o perchè è divertente, non è quello di cui in questo momento l'Italia e il mondo hanno bisogno. In questo articolo si parla di pedofilia, ed è giusto che lo si faccia perchè è un fenomeno tristemente diffuso. Anche nella Chiesa. Non solo. Non solo.

"Caro Wojtyla …",

Viene finalmente alla luce, dopo 4 secoli, uno dei motivi più fetidi e
sporchi per cui dal 1550 (Concilio di Trento) le gerarchie cattoliche
sottraggono minori dalle famiglie povere per rinchiuderle nei seminari con
la scusa di avviarli alla carriera ecclesiastica e, al riparo da ogni
controllo famigliare e civile esterno, poterli manipolare a loro piacimento
intellettualmente e, con la pedofilia, anche fisicamente. Dopo il capitolo
dei preti pedofili che ha travolto e portato alla bancarotta la chiesa
americana, anche l'Europa, con l'Austria, incomincia ad alzare il
coperchio del pozzo nero dell'immoralità ecclesiastica, questa volta in
quantità industriale via internet.
La vicenda del cardinale Hans Hermann Groer dimessosi nel 1998 si concluse
con la sua morte nel marzo 2003 senza un definitivo chiarimento. Adesso,
sul caso dei primi di luglio 2004 del rettore monsignor Hulrich Küchl e del
suo vice Wolfgang Rhote nel seminario di Sankt Polten, lo stesso
cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel, non come autorità di Stato perché
anche in Austria c'è il Concordato con la Chiesa, afferma: "… come credente
e cattolico voglio una spiegazione immediata e sincera".
Anch'io nel seminario di Torino, in età minore, ho avuto delle avances
pedofile dal mio rettore. Ho narrato la vicenda nel mio libro
autobiografico "Un prete sposato", Editore Frontiera, Milano 2003. Sono
maturi i tempi in cui anche l'Italia, tappeto del Vaticano, avrà l'ardire
di alzare il coperchio del suo pozzo nero rimasto chiuso da troppo tempo
nel segreto secolare dei suoi seminari ecclesiastici.
Ma al di sopra di queste acque nere fetide e maleodoranti, resta sempre a
monte l'ingiustizia del celibato obbligatorio per gli ecclesiastici. Se
andiamo a scoprire le vere radici cristiane del primo millennio, il
celibato era opzionale e personale. Il celibato nasce nel medievale 1139
con legge del papa Innocenzo II e solo da allora si è incominciato ad
insegnare nella gerarchia dei vescovi che era peccato mortale solo baciare
la bocca di una donna e non quella di un uomo. A me è stato sussurrato
nell'orecchio, nell'ottobre del 1953, dal mio monsignor rettore del
seminario di Torino, Giuseppe Pautasso. Il mio Padre spirituale, Monsignor
Giovanni Serravalle, mi disse nel maggio 1960, vigilia della mia ordinanza
sacerdotale che se avessi abbandonato il proposito di diventare prete,
avrei certamente corso il pericolo della dannazione eterna della mia anima.
Caro Wojtyla, ho saputo che nel 2000 hai inaugurato a Salerno, nel
meridione dei disoccupati, il nuovo seminario dove si accolgono i minori
per essere avviati alla carriera ecclesiastica ed al celibato. Prevedo
anche per questi piccoli l'incombente quotidiano pericolo della pedofilia.
Non sarebbe ora di smetterla con la tratta dei minori nei seminari? …
Quando a 48 anni mi sono sposato tu mi hai licenziato dopo 23 anni di
fedele servizio senza risarcirmi di nulla, come se fossi uno schiavo
traditore. Da minore ho subito le sporche mani pedofile di un tuo
monsignore. Ho dovuto rinunciare a 25 anni a quella donna ed a quei figli,
che avevo sempre sognato, a causa del disumano ed incivile celibato, che tu
continui ad imporre ai tuoi dipendenti … Adesso, a 70 anni, voglio essere
risarcito perché tu, se ne hai coscienza, sei in debito verso di me di una
intera vita.

Antonio de Angelis, prete sposato
Poggio di Sanremo (Imperia)

tratto da L'Ateo 5/2004 www.uaar.it
























































postato da: alexperry alle ore 23:40 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, 22 settembre 2004

ADDIO, MIA ANATOMIA...A MAI PIU' RIVEDERCI...NON SENTIRO' LA TUA MANCANZA!

postato da: alexperry alle ore 17:59 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 21 settembre 2004

Preparare esami come anatomia 2, che pesa la bellezza di 11 crediti, è sempre un'impresa titanica che ti lascia il segno. Gli ultimi giorni di studio, soprattutto. Oggi, nella fattispecie, vigilia dell'esame. Eppur si deve: senso del dovere, ambizioni personali, punte di masochismo...il tutto condito con manie psicotiche dell'ultim'ora, quali risate senza senso, frasi sconnesse, sonnolenza mattutina e insonnia notturna. Eppure mi sembra di aver ancora quel briciolo di lucidità per captare frasi, qua e là, che mi lasciano perplesso. "Sono rimasto l'unico a voler abbassare le tasse", disse la volpe. Beh, fa riflettere, non credete? Fa molto riflettere. Ma mi fa anche ridere...sarà colpa delle manie psicotiche dell'ultim'ora o del barlume di intelligenza che ancora vegeta nel mio telencefalo? Ma no, sono un calunniatore, un rosso psicopatico.

Vi farò sapere del mio esame, nel frattempo: mi tengo questi dubbi amletici

Alex

postato da: alexperry alle ore 22:34 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 18 settembre 2004

Oggi il buon Fini, in uno dei tanti raduni di teste rasate, ha ordinato ai giovani iscritti al suo partito di contrastare il pacifismo. "Il primo pacifista della storia", ha detto, "è stato Ponzio Pilato, che si è lavato le mani. I pacifisti fanno questo". Il contrasto è avvertito forte: i quattro comunisti che protestano in piazza sono conigli in confronto a chi, con le armi puntate, in Iraq, porta la pace. Ma non è il caso di offendersi. Simona Torretta e Simona Pari sono pacifiste. Si sono lavate le mani dei problemi del mondo, hanno fatto spallucce nelle piazze delle loro città, avvolte nella bandiera della pace. Eh sì, perchè oggi giorno ci sono due categorie: chi invoca la pace con messaggi, parole e ponti, e chi la esporta con il mitra in paesi che nemmeno conosce. I pacificatori. Contro i pacifisti.

Pacifista non vuol dire comunista e nemmeno non-violento. Soprattutto quando si parla di una guerra definita "illegittima e illegale" dal Presidente delle Nazioni Unite. Perciò, caro Gianfranco, se hai bisogno di dire due cazzate per gasare i tuoi giovani, lascia stare chi sta dalla parte delle vittime e persegue i suoi sogni con le azioni e non con le armi. Rispetta chi ora paga sulla sua pelle la scelta di rimanere in Iraq senza fondina e mitragliatrice. Ti farebbe onore. E rinfrescherebbe le idee di chi si emoziona davanti ai caccia bombardieri USA che si levano in volo, pieno di quel patriottismo da quattro soldi che ha infangato l'Italia cinquant'anni fa. Promosso da colui che onoravi con pellegrinaggi a Predappio, e l'anno scorso non ti sei fatto scrupolo di disconoscere senza problemi. Mai stati fascisti. Io qualche dubbio ce l'ho.

Alex

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sabato, 18 settembre 2004

 

 

 

 

 

 

 

postato da: alexperry alle ore 13:47 | Permalink | commenti
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venerdì, 17 settembre 2004

In queste settimane di studio non ho potuto fare a meno di stare rinchiuso fra le mura di casa; all'inizio può sembrare piacevole, poi però cominciano a saltarti i nervi. Anche se si imparano tante cose, come ad esempio i vari orari del palinsesto televisivo dopo che nelle pause-studio decidi di premere il telecomando in cerca di programmi interessanti. Ovviamente per non più di sei secondi, quelli utili per passare quei sei canali principali, pensare che non ti interessa niente e tornare a studiare.

Non sono uno di quei noiosissimi e rispettabili benpensanti che snobbano ogni programma che la tv ci propina: negli anni dell'adolescenza mi son visto i miei grande fratello, l'isola dei famosi, qualche puntata (lo ammetto) dei Talk Show di primo pomeriggio...e se li guardavo c'era un perchè: mi divertivano. Non credevo, questo no, che rappresentassero la realtà, che mi dessero contenuti, che mi facessero crescere. Sapevo che erano cavolate, che era tutta spazzatura, ma mi davano la possibilità di ridere e di rilassarmi. Il problema, e credo che questo valga per molte altre situazioni, è che c'è gente che ha solo questo tipo di svago. Non dimenticherò mai una mia compagna del liceo, peraltro molto carina, che al sabato non usciva con gli amici x vedersi carramba che sorpresa...

Ad ogni modo, facevo riferimento alla tv perchè con l'arrivo dell'autunno stanno per tornare sugli schermi tutti i programmi più insulsi e trash che la Rai e Mediaset abbiano mai partorito. E non parlo dei Reality Show o dei salotti ovattati della De Filippi. Quelli sono programmi che quando uno accende la tv non può che ridere o spremere due lacrime tipo Soap Opera. Non fanno male a nessuno. Ma quando si ha la pretesa di mettere in scena delle problematiche enormi e delicate quali l'attualità di guerra, di violenza e di terrorismo, i Reality Show e la De Filippi hanno il coraggio di tacere. Il buon Vespa, invece, no. Quello il coraggio di tacere lo impone, sì, a quelli che non contano abbastanza per avere una poltrona nel suo studio di borghesi. Lì la guerra diventa un mappa geografica con la foto dei soldatini americani nei territori occupati. Cercherò di provare la mia rabbia modesta nei confronti di chi, come lui, sfrutta le disgrazie, quelle vere, per fare audience e soldi. Dopo l'uccisione di Baldoni e il rapimento delle due volontarie italiane nessun talk show ha dato un briciolo di spazio alla notizia. Per alcuni versi è stato meglio così: nessun piagnisteo inutile e vergognoso davanti a telecamere in cerca di lacrime da svendere agli italiani. Ma i talk show hanno taciuto non perchè le famiglie dei rapiti fossero estremamente dignitose e riservate (come in effetti è), ma perchè il buon Vespa e la sua discendenza erano in vacanza. Per carità, le vacanze sono un sacrosanto diritto. E non c'era un giornalista in tutta Rai con facoltà linguistiche e intellettive (beh...) in grado di fare due ore due per questa gente? Evidentemente no. E invece sì, c'era, ma quello che mancava erano gli italiani, in vacanza anche loro. Mancava l'audience. Niente audience, niente programma. Programma = spettacolo. Morte = spettacolo. Questa è la tv che davvero reputo ignobile. Altro che grande fratello. Ancora una volta ci si arrampica sulle inezie e non si guarda alla trave che abbiamo davanti. Un po' come i crocefissi nelle aule furono tempi addietro. Spazio allo spettacolo, che l'italiano medio lo richiede. Forse in questo quadro un po' deludente si possono leggere i risultati delle elezioni del 2001. E Forza Italia

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venerdì, 10 settembre 2004

Da giorni mi arrivano e-mail con preghiere, invocazioni e poesie sui bambini di Beslan. Forse tutti questi orrori mi stanno facendo diventare cinico, ma dubito che il buon Dio, due pensierini e qualche candela modificheranno le sorti di quelle centinaia di giovani vite umane macellate in Ossezia. La via del simbolismo è pericolosa. Accendere una candela ti mette l'anima a posto, esporre la bandiera della pace fa di te un pacifista. Le cose non stanno così e dobbiamo rendercene conto. L'unico modo che abbiamo per tentare di arginare il terrorismo e la guerra sono i nostri pensieri, i nostri modi di vivere. Non so quanto siano cose più grandi di noi. Le guerre vengono decise dai potenti che eleggiamo ogni 5 anni. Se già cominciassimo a renderci conto di chi mandiamo al governo, forse un passo più avanti potremmo farlo. Se fossimo un filo più attivi, se la smettessimo di essere inermi, con gli occhi lucidi davanti all'ultimo orrore televisivo, se ci ribellassimo con la voce e non con le armi, a quest'ora saremmo fuori dall'Iraq e tante vite umane sarebbero state risparmiate. La verità è che a vincere è l'interesse personale. Ci fa comodo sapere che tanto rischia solo chi sta lì a Baghdad, mentre l'economia riparte e ci illudiamo di combattere il terrorismo col pugno di ferro. Non è così: lo stiamo solo nutrendo di odio, gli stiamo dando combustibile. Il terrorismo si combatte anche e soprattutto alle sue origini, tentando di capirne le radici, i perchè. Troppo facile bollare i terroristi come fanatici. Uccidono spietatamente e senza giustificazioni, ma hanno dei perchè. Ingiustificabili, assurdi, ma ce li hanno. Cerchiamo di capire quei perchè e di stare attenti a giocare alla guerra preventiva. Forse questo servirebbe più ai prossimi bambini di Beslan piuttosto della candela, della bandiera e del Padre Nostro recitato davanti al monitor del proprio pc.

Alex

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giovedì, 09 settembre 2004

I VERI INTEGRALISTI...

Italiane rapite, Adel Smith invita a non manifestare

L'Unione musulmani d'Italia e il suo presidente, Adel Smith, invitano i musulmani a non partecipare alla manifestazione indetta per sabato prossimo in Campidoglio "contro il terrorismo". I motivi sono spiegati in un volantino che verrà distribuito domani vicino alla Moschea Grande della capitale. Se infatti - afferma l' Umi - "una manifestazione contro l'uccisione di innocenti, chiunque essi siano, è un atto in sé lodevole, tuttavia quando esso viene promosso da chi non ha mai alzato la voce né mosso un dito contro l'uccisione dei musulmani nel mondo, e oltretutto va facendo ripetutamente dichiarazioni contrarie al Corano e alla Sunna, esso non risulta più un atto meritevole di plauso ma di condanna".

Il riferimento è a Mario Scialoja, segretario della Lega musulmana mondiale, che ieri sera ha condannato il rapimento delle due volontarie italiane annunciando che sabato sarà in Campidoglio "per commemorare le vittime dell'11 settembre e tutte le forme di terrorismo".

Da Repubblica.it




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martedì, 07 settembre 2004

Il giorno in cui Milano si fermò un minuto per ricordare Enzo Baldoni, mi trovavo in una biblioteca comunale e mi ritrovai ad osservare quel minuto di silenzio in maniera fredda, come se ne fossi abituato. Dopo l'11 Settembre me ne fecero fare tre, di minuti, a scuola. Poi in università mi toccarono prima quelli per i caduti di Nassirya e poi quelli per le vittime di Madrid. Oggi hanno rapito due ragazze italiane, e non aggiungo volontarie, perchè sarebbe un qualcosa di futile rispetto alla loro condizione di esseri umani, sufficiente a fare di loro delle vittime di una violenza assurda, cieca e gelida. Tutto questo due giorni dopo la strage dell'Ossezia. Forse in passato la storia ci ha regalato eventi peggiori: l'olocausto, i gulag russi, la seconda guerra mondiale. Tutti avvenimenti che non ho vissuto in prima persona e che qualcuno mi ha raccontato. Però nessuno può negare che ci si sia imbarcati in una fase storica che non prevede un lieto fine a breve termine. Il terrorismo e la guerra sono figli delle stesse cause. L'Iraq e gli iraqeni, come diceva una dei due ostaggi rapiti, hanno la sola colpa di avere sotto i piedi troppo petrolio per essere lasciati in pace. E loro che colpe hanno? La cosa che mi fa più paura è la perdita della razionalità, della logica. Non c'è logica in questi attentati, in questi rapimenti, in queste guerre. O meglio, la logica c'è, ma non tiene conto degli esseri umani, non tiene conto del bene più prezioso in assoluto, ancora più prezioso del petrolio: la vita. E' una logica di morte. Con la quale ci rituffiamo nel passato, negli orrori della storia. Che non ci insegna niente

postato da: alexperry alle ore 23:07 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 02 settembre 2004

Questo è un articolo compaso su Repubblica la settimana scorsa...mi è capitato di leggerlo solo oggi e mi è piaciuto molto per la sua originalità e veridicità. Se qualcuno non l'ha ancora letto, lo metto qui sotto.

ENZO Baldoni è il dodicesimo ostaggio massacrato in Iraq, il secondo italiano, la millesima vittima dell'Occidente in guerra eppure non assomiglia a nessuno degli altri. Non era in Iraq per fare la guerra o per fare soldi e neppure per inseguire la gloria effimera d'uno scoop. Hanno scritto che è stato rapito a Najaf mentre cercava d'intervistare Al Sadr, come altre decine di reporter occidentali. Non è vero.

S'era fermato qualche giorno in più per portare un ferito all'ospedale d'Emergency. Una verità troppo umana per esser raccontata dai media. Meglio aggrapparsi al cliché dell'inviato dilettante in cerca del colpo di successo. Il successo Baldoni l'aveva già avuto come pubblicitario di genio, ultimo di cento mestieri, da fotografo di nera a Sesto San Giovanni a traduttore di fumetti americani.

Era un uomo ricco di talento e di ironia. Uno strano tipo di italiano, forse il migliore ma anche il più difficile da rendere con la povera retorica dell'informazione nostrana improntata al melodramma. La figura di Baldoni non appartiene alla fauna da sceneggiato televisivo che ci viene descritta nei caritatevoli reportage dal fronte: il povero carabiniere, la body guard con famiglia a carico, il buon missionario, l'intrepido giornalista, il coraggioso volontario.

La sua storia non offre spunti al piagnisteo da salotto televisivo e infatti è stata subito rimossa, già la sera dopo, nell'urgenza delle maratone olimpiche. Baldoni rappresentava qualcosa di ormai inconcepibile nel canovaccio nazionale, un individuo: uno libero di coniugare a modo suo la frequentazione con i luoghi comuni della Milano da bere, pubblicità e moda, con l'impegno sociale e la volontà di testimoniare le tragedie del mondo.


Una persona in missione in Iraq non per la patria, il partito, l'ideologia, l'azienda o la famiglia ma per se stesso, per cercare di capire "cosa spinge altre persone a imbracciare un mitra". "Voglia di capire" e basta. Non c'è nulla che l'Italia contemporanea abbia meno voglia di capire.

Una destra fondamentalista l'ha etichettato "uno di sinistra", anzi un "no global", come tutto quello che i miseri strumenti culturali non le consentono di decifrare. Nella stupida ossessione dell'appartenenza a tutti i costi, la definizione suona comunque sbagliata. Baldoni era semmai vicino al mondo di una Milano democratica, assai minoritaria e pure molto attiva.

Quella Milano che raccoglie sotto l'etichetta di "società civile" una piccola galassia di esperienze diverse. Ex sessantottini e rari borghesi liberali, vecchi militanti di partito delusi e ragazzi nati dopo il crollo di tutte le ideologie. Individui appunto, spesso critici, ingenui rompiballe sgraditi a destra ma anche a sinistra. Un mondo sospeso tra la nostalgia dell'impegno politico da anni Settanta e una modernissima visione del mondo globale, isolato in patria ma con impensabili legami e contatti con ogni angolo del pianeta.

Il modo migliore per definire Baldoni è "uomo di pace", secondo le parole della figlia, sincere e pulite come la sua faccia. Naturalmente per i fanatici assassini non ha fatto alcuna differenza che il prigioniero fosse lì per fare la guerra o raccontarne il dolore. Nella stessa logica da delinquenti politici, un pezzo di destra non si è vergognato di deridere il "compagno Enzo", donchisciottesca vittima dei propri ideali. Il nemico, per entrambi, non è un essere umano.

La morte di Enzo Baldoni potrà servire a quelli come lui, pieni di dubbi e di voglia capire, che per fortuna non sono così pochi. Per comprendere che in questa guerra del fanatismo (orientale e occidentale) contro la ragione e la civiltà nessuno può chiamarsi fuori, inventarsi un'isola felice, fingere che non lo riguardi.

Curzio Maltese


















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