martedì, 31 agosto 2004

Ieri sera ho finalmente trovato il tempo per andare al cinema a vedere Ferhenheit 9/11, l'ultimo film di Michael Moore. E' stata subito una serata di pregiudizi: fate conto che sui giornali parlavano di questo film come "il manifesto degli anti-bush" e aggiungete al conto il fatto che, appena entrato in sala, ieri sera, ho visto in prima fila niente popò di meno che Vittorio Agnoletto con tutta la famigliola. Dal vivo è un tipo minuto, curvo, bassino...per farla breve, ho subito immaginato la piega che avrebbe preso il film. Nonostante questo, devo dire che è ben fatto, registicamente, intendo. Un montaggio niente male e delle scene molto efficaci. Non veicola un solo messaggio, ne veicola diecimila. Tanto che si fa fatica a reggere il ritmo delle sistematiche dimostrazioni di quanto questa amministrazione Bush sia stata, e sia tuttora, una delle più sporche amministrazioni che l'America abbia mai avuto. A cominciare dalle elezioni truccate, per finire con l'11 settembre, quando la famiglia Bush e quella Bin Laden sedevano attorno ad un tavolo contando i din din che gli entravano nelle tasche ad ogni torre che cadeva. Cosa mi è piaciuto di più? Che dice la verità. E se non la dice? Come dicevo, Moore presenta almeno una trentina di prove (non indizi, prove) della disonestà con cui quell'uomo è salito al governo e ha gestito quel governo. So che ci sono sempre gli scettici, per non parlare degli scettici ad una sola via (quelli che credono a seconda di chi te lo dice). E' giusto essere scettici, è la clausola maestra per farsi delle idee sane e giungere alla verità. Però per essere scettici bisogna accostarsi alle informazioni, guardarle in faccia e decidere. Mordete questo biscotto, e poi ditemi cosa ne pensate.

Alex

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domenica, 29 agosto 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SIAMO AMICI DI QUESTA AMERICA CHE CHIEDE SCUSA PER UNA GUERRA INGIUSTA E VUOLE LIBERARSI, COME NOI, DEL SUO PRESIDENTE. NELLA SPERANZA DI RIUSCIRCI ENTRAMBI...MOLTO PRESTO

postato da: alexperry alle ore 19:45 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 28 agosto 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: alexperry alle ore 10:07 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 27 agosto 2004

I luoghi comuni ci dicono che di fronte alla morte siamo tutti uguali. Per quanto possiamo dirci originali e anti-conformisti, mi sa che stavolta dobbiamo arrenderci al sentito dire, all’opinione diffusa, al detto popolare. Non hanno guardato in faccia la persona cui stavano togliendo la vita. Non gliene è importato niente se quell’uomo era un volontario della Croce Rossa, se era un pacifista o un guerrafondaio (assurda divisione fittizia di una sterile politica da quattro soldi), se aveva votato Prodi o Berlusconi. Per quegli assassini Baldoni era uno sporco italiano. Gli italiani, sì; quelli che stanno cogli americani, quelli che occupano l’Iraq assieme agli yankees succhia petrolio. Per questo doveva morire, per questo bisognava massacrarlo. Come si erano divertiti a fare con Fabrizio Quattrocchi. Mi immagino il processo. Enzo Baldoni, capo d’accusa: italiano. Uccidetelo. L’ombra più spietata dell’ignoranza, della cattiveria e della crudeltà, figlia forse di quella situazione disperata in cui si vive nelle città irakene da quando ci siamo messi in testa di fare gli angeli del Signore, i liberatori del mondo, i buoni samaritani. L’uomo ha la straordinaria capacità di raccogliere informazioni, conoscere la verità e agire ugualmente d’istinto. E se iniziando ho legittimato un detto popolano, ora ne distruggo amaramente un altro: “historia magistra vitae” è la più colossale delle stronzate mai partorite. Nell’89 andava giù il muro di Berlino e nel 2003 Israele comincia la costruzione di un altro. Vagli a dire che sbagliano. Sei un antisemita, un nazista, un filo-palestinese, un terrorista islamico. Allora andatevene affanculo, ti viene da dire. Perché continuare a ricercare una verità e un ideale se l’unica cosa che ottieni è di essere tacciato, sempre e comunque, di essere un qualcosa di strano, che va dal gerarca al bolscevico. Chi ha ucciso Baldoni non è caduto in questa tentazione. Avrebbero potuto definirlo un “mezzo nemico”, dato che era lì senza armi e, anzi, sposava la causa di chi vorrebbe vedere fuori dall’Iraq i soldati a stelle e strisce. Si è fermata anche l’ideologia davanti alla crudeltà. E questo mi preoccupa. Perchè siamo diventati merce di scambio, vittime sacrificali, pedine di una scacchiera insanguinata. Non conta più chi sei e cosa fai qui, conta la tua nazionalità. Ma che ipocrita. Come se qui in Italia non fosse lo stesso. Certo, magari non li rapiamo e non li ammazziamo, i neri o gli albanesi, ma sull’autobus li senti questi discorsi: “Ah, no, guardi, io proprio non li posso vedere, questi albanesi. Pensi che il mio cane abbaia, quando li vede”. “Eh, ha proprio ragione, signora. E’ proprio la razza, così. Io invece non sopporto gli arabi, mi fanno una paura, e poi sporcano dappertutto.” Mille motivi per non sopportarli, mille motivi per essere stufi.

Hanno assassinato un innocente a sangue freddo, incuranti di figli della mia età che volevano riabbracciare il padre vivo. Sono assassini. Ma se non ci togliamo di dosso l’aria da benefattori profumati, da gente che non si vuole esporre all’autocritica, ci sarà sempre un Baldoni che verrà ammazzato e sempre un po’ di gente che mentre cercherà i perché di un barbaro assassinio, spremendo le lacrimucce del momento, guarderà solo a quanto sono stati cattivi quei bastardi musulmani. E il cerchio delle generalizzazioni continuerà a muoversi. Nella speranza che prima o poi si capisca tutti che non esistono nazioni cattive, ma uomini cattivi. Se l’avessero capito anche quei vigliacchi miliziani, ora Baldoni sarebbe qui a dire la sua. Posso solo mettermi vagamente nei panni dei suoi figli. E l’unica cosa che mi viene da dire è che mi dispiace. Tanto

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domenica, 22 agosto 2004

            I meeting di CL sono sempre degli ottimi spunti per imbastire delle conversazioni sterili fra cattolici (meglio dire ciellini) e resto del mondo. Anche se il finale è quasi sempre macchiato di pregiudizi da ambo le parti. Personalmente ho sempre trovato ripugnante l’idea di un’associazione religiosa che fagocita giovani con mezzi più o meno simili a quelli dei testimoni di geova e che d’estate si riunisce a Rimini per mostrare a se stessi e al mondo che sono in tanti, sono bravi, sono devoti e, perdonate la battuta, anche un po’ abbronzati. Ci riflettevo oggi mentre guardavo il tg: il cameraman inquadrava un manipolo di ragazze che, capperi, erano proprio niente male…tanto che mi sono rimproverato di non aver mai preso in considerazione l’idea di seguire il buon Giussani. Insomma, per farla breve, l’immagine che viene fuori da questi meeting è un’immagine di bellezza, di positività e ottimismo. Sorrisi dappertutto, gioia, canti, suorine iperattive e gnocche mica male. Perché mai si dovrebbe criticare questo carosello di felicità e misticismo? Forse per gelosia. Magari la tendenza degli anti-CL è quella di demonizzare ciò che vedono negli occhi di chi vi partecipa, quella serenità del ciellino DOC che è in pace col mondo e con se stesso. Mi sovviene una battuta di un mio amico che un giorno uscì fuori con una frase del genere: “Ho deciso di iscrivermi a CL.” Conoscendo il tipo, gli risi in faccia e gli dissi: “Sei uscito di testa? Perché dovresti?”. Serio, mi rispose: “Li vedi, in giro, no? Tutti felici, armoniosi, sereni…se ci iscriviamo, magari diventiamo come loro”. Per fortuna la sua rimase solo un battuta di spirito, ma ripensandoci…

            Quest’anno è arrivato in videoconferenza, a Rimini, anche sua santità GPII. A ribadire che non è l’uomo la fonte della vita. Quindi no alla clonazione, quindi no al progresso scientifico (per ora) in fatto di cellule staminali. Il tutto mentre l’Inghilterra approva in Parlamento la legge che consente la clonazione a fini terapeutici e la Francia segue la stessa strada. Ma la bioetica merita molto più di quanto io non sappia in materia e di quanto questa sera riuscirò a scrivere, pertanto rimando ad altre occasioni la questione. Quello che invece m’interessa di più, adesso, è capire la strategia di CL e di quella parte reazionaria della Chiesa cattolica che da una parte sfociano nell’integralismo nel difendere feti ed embrioni e dall’altra fanno orecchie da mercante con chi getta bombe, vende mine e affama il terzo mondo. Questo, davvero, non me lo spiego. E non se lo spiega chi legge l’ultima edizione del catechismo della Chiesa cattolica, dove se scopi vai all’inferno, ma la pena di morte non è sempre sgradita. Una Chiesa che condanna l’omosessualità, ma copre i suoi preti pederasti a colpi di milioni di dollari per infangare il tutto. Una Chiesa, a parer mio, che viaggia verso l’incomprensione e l’auto-emarginazione perché interpreta il Vangelo come un regolamento di vita, piuttosto che come un messaggio d’amore. Ogni estate vengono fuori i proclami del pontefice sulla castità, sulla clonazione, sull’aborto, sugli anticoncezionali. La pena di morte sembra essere scomparsa dai suoi pensieri da quando fecero fuori il detenuto italo-americano Rocco Derek Barnabei. Gli scienziati come Veronesi sembrava quasi che fossero posseduti dal demonio, mentre Bush e Tareq Aziz facevano visita al Santo Padre per riceverne, se non il benestare, almeno la benedizione. Io questo non capisco. Fossilizzarsi su problemi che certamente esistono, ma sono marginali rispetto alla pace, al cibo, all’acqua, alla giustizia. Marginali soprattutto rispetto al messaggio evangelico, di cui la castità è una sfumatura peraltro ambigua.

Al meeting di CL sono tutti felici perché forse pensano che essere cristiani voglia dire frenare un poco i propri impulsi sessuali e fare la questua la domenica. Dire i salmi, voler bene agli amici, evitare di mandare a cagare i genitori rompiballe anche se ti verrebbe voglia di siliconargli le labbra. Io non ho ancora capito cosa vuol dire essere cristiani, ma ad esser sincero il meeting di CL mi sembra l’esatto contrario. Mi sembra il fariseo che va al tempio a dire al Signore quanto è bravo e quanto è buono. Perché fa i digiuni, rispetta le festività, non pecca di adulterio. Gesù stava fra i pubblicani, i peccatori, le prostitute e i suoi discepoli erano tutti dei rozzi pescatori di dubbia moralità. Questo mi fa pensare che Gesù se ne stia ben lontano da Rimini, verso fine agosto, e lo preferisco vedere fra le macerie delle case bombardate in Iraq e in tutti i posti dove non c’è pace, piuttosto che nel tendone condizionato di CL a sentire Pisanu e Buttiglione. Ma è solo un’idea, perché forse è davvero al meeting che stappa champagne e mangia caviale…chissà

postato da: alexperry alle ore 20:27 | Permalink | commenti (7)
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