TRE ANNI FA, A GENOVA, SUCCESSE QUESTO...NOI NON DIMENTICHIAMO
TRE ANNI FA, A GENOVA, SUCCESSE QUESTO...NOI NON DIMENTICHIAMO
Di solito preferisco guardare e scrivere di politica con un occhio satirico e comico, senza toni troppo seri, forse perché in sé la politica, a parer mio, non è seria, al di là degli ideali.
Tuttavia proprio non mi riesce di fare il buffone quando accadono cose che mi lasciano di stucco e che ritenevo impossibili. Parlo della nomina di Buttiglione a Commissario europeo al posto di Mario Monti, l’uomo a cui Berlusconi leccò il culo quando Tremonti se ne andò, per fargli prender il suo posto, e che ora è divenuto merce di scambio per i giochetti sporchi e miseri di un governo che per campare deve abbassarsi a vendere culo e camicia. Monti è stato un Commissario europeo coi contro-coglioni, è riuscito a multare Bill Gates per concorrenza sleale, ha una statura internazionale che in Italia molti possono solo sognare…ma le chiappe del governo Berlusconi valgono più delle sorti e del prestigio italiani: a commissario europeo ci mettono Buttiglione. La coerenza fatta a persona, la saggezza senza confini…mio Dio…
Quando lo sento parlare in televisione (da Vespa, quelle poche volte), sembra di sentir recitare Silvio Muccino, due calzini in bocca e un chiodo nella trachea. E poi le cose che dice…prima era un antiberlusconiano convinto (ai tempi in cui Berlusconi era visto com’è, cioè un imprenditore con una fedina penale che non lavi manco col Dash), poi Berlusconi, nel ’94, vince le elezioni, e zio Buttiglione vola con lui, poi di nuovo Berlusconi perde, e lui abbandona la barca in naufragio, nel 2001 odora la vittoria ed entra nella casa delle libertà, diventando ministro. Ora baratta il posto di commissario europeo in cambio di un tacito consenso del suo partito sulla Devolution. Sapete come si chiama, a casa mia, questa? Si chiama tangente…tu mi fai un favore, io te ne faccio un altro, e così via…
Me lo immagino, Buttiglione in Europa: “Le radici cristiane”, bofonchierà, “astinenza contro l’AIDS, che i preservativi sono un peccato mortale (nel senso che se non li usi muori!)”, “Papa Wojtyla for President!”.
Quand’è che la smetteranno di prenderci per il culo? Quand’è che avranno la dignità di andare da zio Ciampi a dire “non siamo in grado di governare”?. Quanta merda dovremmo ancora mandare in Europa perché il puzzo raggiunga qualche coscienza di destra?? Benvenga la destra, piuttosto che questi mezzi uomini incapaci e ottusi, inutili e bigotti…che se questo è un governo di destra, io sono Topolino.
FINALMENTE IN VACANZA!!!

SILVIO DA PICCOLO
Marco, Silvio, Gianfranco, Tizio e Caio sono cinque bambini di otto anni. Dopo la scuola, decidono di trovarsi a casa di Silvio a giocare al famosissimo gioco “Monopoli” (chi non ci ha mai giocato?).
Silvio è decisamente il più bravo dei cinque. Racconta agli amici, infatti, di aver cominciato a giocare a Monopoli più o meno due giorni dopo la nascita, ragion per cui ora pretende di essere un esperto delle dinamiche di svolgimento del gioco stesso. Tizio e Caio, con la bocca aperta, ascoltano inebetiti le parole del bambin prodigio, illuminati dalla sua storia, impazienti di cominciare a giocare con un tale fenomeno del monopoli. Marco e Gianfranco, mentre si scaccolano amabilmente, parlottano fra di loro ridendo dietro le spalle di Tizio e Caio.
Finalmente la partita comincia. Prima, però, i cinque bambini devono decidere chi deve tenere la cassa e amministrare le vendite e gli acquisti dei terreni. A maggioranza, Silvio, Marco e Gianfranco eleggono lo stesso Silvio. Tizio è in bagno a fare pupù. Caio è contrario.
Il primo a tirare il dado è Silvio: un sei secco. Un due tre quattro cinque…la sua pedina si ferma. Caio obietta: “Silvio, hai fatto sei, devi avanzare ancora di uno”. Ma Silvio replica secco: “Non accetto lezioni da uno che ha la pedina colorata di rosso! Il numero sei comprende anche la casella da cui sono partito, il Via, pertanto fanno sei caselle!”. Caio insiste. Gianfranco e Marco danno ragione a Silvio. Tizio non si accorge di nulla, è girato a guardare “Uomini e donne” colla De Filippi. Silvio, capitato casualmente sulla casella “azienda elettrica”, se la compra e lascia proseguire il gioco. Tutto fila liscio finché Caio non decide di costruire sui terreni che ha acquistato. Silvio protesta: “Non puoi!”. Caio chiede: “Perché, li ho acquistati tutti, posso costruire!”. Silvio ribatte: “No, la banca non te lo concede!”. Caio obietta: “Ma la banca sei tu!”. “Appunto!”, dice Silvio.
“Ma non è giusto!”, ribadisce Caio, “c’è un regolamento da seguire! E poi tu non puoi usare i tuoi poteri per fare più soldi!”. Silvio s’infervora: “Sei un calunniatore, un rivoluzionario, e c’hai anche la pedina rossa!”. Marco e Gianfranco annuiscono, Tizio è girato a guardare l’ultimo video sugli ostaggi e non si accorge di nulla.
Silvio tira il dado. Fa un bel tre. Riflette un attimo, ritira il dado, fa sei e muove la sua pedina di nove caselle. Casualmente capita sull’azienda dell’acqua potabile e se la compra. Caio sgrana gli occhi: “Ma hai barato, hai tirato il dado due volte!”. Silvio comincia a piangere. “Mammina…sich…Caio mi perseguita…sich…dice cose che non sono vere…sich…mi odia…sich…non vuole farmi giocare…sich”.
Caio lascia perdere e Marco tira il dado. Poi lo fa anche Tizio, infine anche Gianfranco. Caio si accinge a tirare quando, con la coda dell’occhio, vede Silvio passare a Marco e Gianfranco alcuni dei terreni acquistati. Caio, allora, per non far piangere di nuovo Silvio, dice a Tizio, nell’orecchio: “Ma lo vedi anche tu che Silvio sta barando, no? O sono l’unico?”. Tizio risponde: “Guarda, non so, stavo leggendo Tv Sorrisi e Canzoni, però io di Silvio mi fido…insomma è da quando ha due giorni che gioca a Monopoli, ci sa fare!”. Caio scuote la testa e tira il dado.
Tocca a Silvio, e stavolta Tizio sta guardando il gioco. Fa quattro, muove la pedina correttamente e malgrado suo finisce in prigione. Non fa una piega. “Per arrestarmi devono avere il permesso di tutti i giocatori!”, dice ad alta voce. Caio non accetta: “Prendi il regolamento! Leggi cosa c’è scritto.”. Silvio esegue, legge e dice: “Questa non è l’edizione ufficiale del Monopoli a cui ho sempre giocato, hanno cambiato le regole. Propongo, democraticamente, di modificare il regolamento. Per mettere in carcere il rappresentante della Banca, eletto democraticamente, c’è bisogno del permesso dei giocatori!”. Caio non ci sta. Marco e Gianfranco dicono di sì. Tizio non c’è, si sta guardando la posa della prima pietra del Ponte sullo stretto. Silvio non va in prigione, il gioco continua. Quando tocca ancora a lui Caio decide di stare ben attento. Questa volta non gliela farà passare liscia. Silvio tira il dado e fa due. Capita sulla proprietà di Caio e deve pagargli 30 banconote. Prende i soldi dalla banca, li dà a Caio e sorride. Caio, ormai allo stremo delle forze, gli dice: “Devi pagare coi tuoi soldi, non con quelli della banca”. Silvio non risponde. La situazione è imbarazzante, neanche Gianfranco e Marco sanno cosa dire. All’improvviso Tizio urla: “Ha vinto Serena, ha vinto Serena!”.
“Serena chi?”, chiede Caio. “Ma come Serena chi! Quella del Grande Fratello, no?! Ma non ti informi proprio di niente, tu, eh?!”.
Caio si alza e dice: “La banca non puoi farla tu, Silvio! La usi per i tuoi interessi!”.
“D’accordo”, dice Silvio, “mettiamolo ai voti. Chi vuole che mantenga la banca e nello stesso tempo continui a giocare?”. Marco e Gianfranco alzano la mano, Tizio si volta e dice: “Eh? Cosa? Ah, sì, io…io…sono d’accordo, guardate, c’è l’intervista a Kledi!”.
Alla fine del gioco si sono fatte le otto di sera, Silvio ha comprato l’80% dei terreni ed è quello con più soldi. Vince la partita. Marco e Gianfranco gli stringono la mano e prendono nel frattempo tre caramelle ciascuno; Tizio dice a Caio: “Te l’ho detto, ci sa fare!”. Caio, sconsolato, guarda i titoli del tg mentre lo speaker annuncia: “La Camera approva. Il conflitto di interessi è legge”.
Alex
QUELLA GRAND'AQUILA DEL SIRCHIA...
C’è sempre da stupirsi quando si ha a che fare col Ministro Sirchia. Dal momento in cui, per dir la verità, ha permesso che venisse approvata una legge come quella sulla fecondazione assistita che viola i principali diritti sanitari delle donne, oltre che murare il progresso scientifico (ma qui si tratta delle singole opinioni di ciascuno, non di diritti costituzionali). Prima ancora, la nostra aquila ministeriale era stata folgorata dall’idea del secolo: combattere l’obesità. Per carità, nessuno nega il fatto che sia fra i fattori più allarmanti, dal punto di vista sanitario, del nostro tempo, ma è stata la soluzione proposta a lasciare abbastanza basite le menti del mondo della sanità. Una soluzione che prevede, per legge, piatti di pasta dimezzati nei ristoranti, lattine di coca cola da 10cl nei distributori, il tutto, ovviamente, senza particolarissimi mutamenti di prezzo. Una sorta di “dieta forzata” per migliaia (ormai milioni) di persone in sovrappeso, che come è noto pranzano ogni giorno al ristorante, fanno la spesa a colpi di distributore e soprattutto sono così poco intelligenti da non accorgersi che il piatto che stanno mangiando si è misteriosamente ridotto. A me queste cose fanno davvero incazzare.
Punto primo: ogni persona deve avere il diritto di scegliere cosa è meglio per sé. C’è quello che vuole strafocarsi fino alla morte di cioccolatini? E’ una scelta. Come è una scelta quella del fumatore che si chiude in casa e si fuma 54 pacchetti di sigarette in 6 ore. Per dirla alla luogo comune: la mia libertà finisce dove comincia la tua. Se io col mio fumo non ti rompo e non ti intossico, se io col mio cibo non ti faccio del male, per quale motivo una legge mi deve impedire di scegliere per me quello che più mi piace? La risposta dei cinici è in agguato: “perché tu, così facendo, ti ammali e gravi sulla spesa pubblica”. E qui m’incazzo il doppio. E’ rischioso: fumare, bere, mangiare, guidare, andare a passeggio, fare le scalate, andare in bici, nuotare, prendere l’aereo, il treno, la nave, il carretto, mangiare i salatini (bush docet), votare berlusconi…insomma è un discorso che non può funzionare, soprattutto quando lo Stato, per dirla tutta, guadagna sia nel vendere le sigarette che gli alcolici, e quindi non può tutto d’un tratto entrare nella mia vita, dirmi che sono uno stronzo perché gravo sulla spesa pubblica e poi applicare il suo marchietto del cazzo su vodka e marlboro.
Ma le aquile ministeriali, si sa, non si fermano alla prima furbata. Ieri il nostro Girolamo ci ha illuminati con un’idea innovativa per risolvere il problema della moria di anziani per il gran caldo in arrivo. Cosa ci si aspetta dal ministero della sanità? Non so: nuove attrezzature per ospitare gli anziani più sensibili, degli infermieri incaricati di assisterli a domicilio, sconti riservati a loro per l’acquisto di condizionatori…e no, sarebbe troppo poco originale. Il buon Sirchia è fiero di annunciarvi, cari anziani, quanto segue: “se proprio avete caldo, fate come vi dico: andate nei supermercati, lì c’è l’aria condizionata!”. Non ci credete? Ministro Sirchia, Camera dei Deputati, 7 Luglio 2004 ore 16.
Evviva le aquile…
INTERIM? PER BERLUSCONI E' UNA GALLINA DALLE UOVA D'ORO...
Testo di Marco Travaglio
ROMA - Il 22 aprile 1992 si gioca Torino-Milan. Finisce 2 a 2. Sembra un pareggio come tanti. Peccato che in quel momento il presidente del Milan Silvio Berlusconi controlli anche il pacchetto azionario del Toro. Lo racconterà l'anno seguente il presidente granata Gianmauro Borsano: nel marzo '92 aveva girato al Milan le quote del Toro a garanzia della cessione di Gianluigi Lentini e di un anticipo immediato di 10 miliardi in nero. Così, per qualche mese, Berlusconi controllò due club di serie A. Poi la giustizia sportiva "punì" Borsano e salvò il Milan. Oggi la storia si ripete. Ma in grande stile: da due giorni il neoministro dell'Economia Berlusconi controlla le azioni della Rai, oltreché di Mediaset. Senza contare la giungla di conflitti d'interessi aggiuntivi che le deleghe sulla politica economica del governo comporta anche formalmente per il proprietario e/o azionista di banche, assicurazioni, società televisive, editoriali e sportive. Prima, per salvare le forme, Berlusconi poteva almeno uscire in corridoio, come fece alla vigilia di Natale, mentre i ministri gli approvavano il decreto salva-Rete4. Ora cade anche l'ultima foglia di fico.
Raiset. Il ministro del Tesoro, in base alla Gasparri, indica il presidente della Rai e un altro dei consiglieri d'amministrazione. Ma nomina (e revoca) anche il direttore generale. "Se almeno fosse stata approvata la pur blandissima legge Frattini sul conflitto d'interessi - spiega il costituzionalista ed ex presidente Rai Roberto Zaccaria - scatterebbero controlli e sanzioni per le operazioni che portano un "vantaggio"". Non basta: "Il ministero dell'Economia, nella convenzione e nel contratto di servizio con la Rai, è responsabile della gestione economica dell'azienda. La Rai deve comunicare al Tesoro, cioè al padrone della concorrenza, tutti i dati economici e i piani industriali. Un groviglio inestricabile".
Antitrust. Controllando anche formalmente Mediaset e Rai, Berlusconi cumula sulla sua persona il 90% del mercato televisivo e il 97 di quello pubblicitario delle tv: troppo persino per il generosissimo "tetto" del 20% del Sic (il sistema integrato delle comunicazioni della Gasparri). Il che potrebbe attivare le due Authority competenti: Antitrust e Telecomunicazioni. "Finora - osserva Zaccaria - si poteva discutere di controllo "formale" su Mediaset e "sostanziale" su Rai. Ora siamo alla doppia titolarità anche formale. E potrebbe scattare l'articolo 15 della Gasparri che vieta, anche con "controlli e collegamenti", di conseguire ricavi superiori al 20% del Sic". Altra possibile posizione dominante: quella sui diritti sportivi. Alla prossima asta davanti al Cio per le Olimpiadi 2008, si presenteranno per l'Italia due concorrenti controllati dalla stessa persona: Rai e Mediaset.
Cinema. L'impero berlusconiano comprende Medusa, società di produzione e distribuzione monopolista sul cinema italiano. E il Tesoro è l'unico azionista di Cinecittà Holding, l'ente pubblico del cinema.
Pubblicità. Nonostante la crisi del mercato mondiale, la società pubblicitaria Mediaset, Publitalia, ha guadagnato anche nel 2003: il 6.5% in più del 2002. Visto l'enorme afflusso di capitali freschi che porta al Biscione, Publitalia è fra le aziende più interessate alla politica fiscale del governo, se davvero il neoministro Berlusconi manterrà l'impegno di "meno tasse per tutti". Senza contare che il Tesoro allarga e chiude i cordoni della borsa per le "pubblicità istituzionali" che ministeri ed enti effettuano sulle reti Rai e Mediaset.
Meno tasse. Berlusconi giurò che le sue aziende non avrebbero utilizzato il condono Tremonti. Poi Mediaset lo utilizzò, risparmiando 162 milioni di euro per un'evasione accertata sull'acquisto di diritti cinematografici. Ora anche gli eventuali condoni li firmerà direttamente Berlusconi. E così avverrà per altri sgravi alle imprese: la Tremonti-1 del '94 fruttò a Mediaset un risparmio di 242 miliardi di lire sulle imposte dovute per l'acquisto di vecchi film.
Calcio e debiti. Il decreto salva-calcio, varato dal Tesoro, consente alle società pallonare di spalmare i loro debiti sui bilanci di dieci anni. Anche il Milan ne ha subito approfittato, con un notevole guadagno. La norma fece storcere il naso proprio al commissario europeo Mario Monti. Ora quella patata bollente la gestirà Berlusconi, presidente del Milan.
Assicurazioni. Con Ennio Doris, Berlusconi controlla una banca-assicurazione, Mediolanum. Come banca è soggetta ai controlli del Tesoro e molto interessata alla politica creditizia del nuovo ministro. Come assicurazione, è soggetta ai controlli del Tesoro e molto interessata alle pensioni integrative legate alla riforma previdenziale. Controllore e controllato, ancora una volta, sono la stessa persona.
Borse e mercati. Anche qui - osserva l'economista Salvatore Bragantini, ex membro della Consob - "si crea un impressionante groviglio di interessi. Il ministro dell'Economia ha poteri diretti d'intervento superiori a quelli del premier: nell'allocazione dei fondi a questo o quel settore produttivo; o nella sorveglianza dei mercati regolamentati, insieme alla Consob". Infine da un lato Berlusconi eredita da Tremonti la delega a tagliare, discrezionalmente, spese pubbliche per 2 miliardi di euro, anche in settori "sensibili" come l'editoria e lo spettacolo. Dall'altro è superazionista di società quotate come Mediaset, Mediolanum e Mondadori. E, contemporaneamente, diventa il proponente del ddl sul risparmio per un nuovo sistema di controlli sulle borse dove sono quotati i suoi titoli. Altro che Toro - Milan 2 a 2. Questo, al confronto, è il campionato del mondo.
(6 luglio 2004)
NAUFRAGHI PER LEGGE
Trentasette naufraghi di origine africana, tutti uomini, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, attendono ormai da tre giorni che il governo italiano si decida su cosa fare di loro. Nessuno sa chi siano. Né che aspetto abbiano. Né da dove vengano. Gli unici testimoni della loro storia sono i membri dell'equipaggio della Cap Anamur, che anche ieri - dopo una lunga ed estenuante trattativa con le autorità italiane - hanno dovuto rassegnarsi a restare in acque extraterritoriali al largo di Porto Empedocle. «Veniamo dal Darfur, siamo sudanesi», avrebbero detto i naufraghi al personale di bordo della nave che il 20 giugno scorso li ha salvati non lontano da Lampedusa mentre andavano alla deriva sul loro gommone in panne. «La guerra ci ha tolto tutto e siamo fuggiti. Non sappiamo più nulla delle nostre famiglie». Avrebbero attraversato il Sahara con mezzi di fortuna, nella notte, prima di arrivare - stremati - in Libia, dove qualcuno li ha messi su un canotto fatiscente intascandosi tutto quello che avevano e sparendo nel nulla.
Un muro invisibile divide la Cap Anamur e i trentasette profughi sudanesi dalle coste italiane. Ma è un muro inflessibile: il ministero dell'interno italiano, che sta gestendo la vicenda, non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. La nave tedesca non deve oltrepassare il confine italiano e per accertarsene ieri, per tutto il giorno, un pattugliatore della Guardia costiera, uno della Guardia di finanza e una corvetta della Marina militare - più un elicottero che ha volteggiato continuamente sopra le teste dell'equipaggio - hanno vigilato che lo scafo non oltrepassasse le 12 miglia. La situazione è tesa tant'è che l'imbarcazione che ieri ha protato aiuti all'equipaggio - a bordo c'erano il deputato regionale Micchiché, Emilia Tornatore di Emergnecy, Fulvio Vassallo dell'Asgi, l'avvocato Giovanni Annaloro e Enrico Montalbano dell'Osservatorio sull'immigrazione di Agrigento -ha deciso di non avvicinarsi alla nave tedesca. E' stato il presidente della Cap Anamur, Elias Bierdel, a recuperare l'acqua, il latte, il pane che iniziano a scarseggiare. Ieri la ong ha presentato formale protesta all'ambasciata tedesca a Roma e si sa che il governo di Berlino si sta interessando alla vicenda. Di sicuro, però, per ora né la Germania né l'Italia hanno intenzione di mettersi a battibeccare su questa vicenda che - come sottolineano quelli della Cap Anamur - chiama in causa tutta Europa e non solo il governo italiano. Quello che chiede la ong è una sorta di «sbarco umanitario». Oltre che richiedenti asilo, i sudanesi in questione sono naufraghi, tratti in salvo dalla nave tedesca mentre tentavano di raggiungere l'Italia a bordo di una delle ben note barchette con cui si copre il tratto di mare che va dalla Libia alle coste siciliane.
Il gesto della Cap Anamur mette l'Europa di fronte a un bel dilemma: come si fa a voltare le spalle a un gruppo di persone che stava per fare naufragio e solo per miracolo è stato tratto in salvo da una nave? D'altro canto il ministero dell'interno si fa i conti in tasca: se permette l'ingresso alla nave umanitaria, chi assicura che non si moltiplicheranno casi del genere? Ed ecco che la logica del controllo dell'«immigrazione clandestina» mostra la corda. Possono essere considerati clandestini dei naufraghi? Non a caso il Viminale mantiene il più stretto riserbo, mica facile giustificare una presa di posizione del genere. La deputata di Rifondazione comunista Elettra Deiana tenta invano da due giorni di mettersi in contatto con le massime autorità che gestiscono la politica di frontiera: «Finora nessuna risposta, mi sembra molto grave e francamente non mi è mai successo».
«Dal punto di vista giuridico la situazione è complessa. Ma non mi sembra il caso di attaccarsi a cavilli giuridici o burocratici. La ne va fatta attraccare in porto punto e basta», commenta il parlamentare di Rifondazione comunista Giuliano Pisapia. Anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) , che sin dall'inizio si è interessato della vicenda dalla parte italiana, lancia un appello affinché si trovi una soluzione rapida. «Chiediamo che tutti mettano al primo posto la vita dei trentasette profughi - osserva Cristopher Hein, direttore del Cir - Tutti devono ragionare su criteri concreti e non astratti. Prima di tutto vengono le vite di queste persone che non possono continuare a galleggiare in mare. Chiediamo: è il caso di chiedere alla nave di tornare a Malta, dove non è più, o di dirigersi in Germania, dove deve ancora arrivare, oppure di attraccare in Italia, dove si trova? La soluzione più logica sembra essere quest'ultima».
...NESSUNO NE PARLA. E IL GOVERNO, POVERINO, VA CAPITO. STA CERCANDO QUALCUNO CHE SI OCCUPI DEL SUO TESSSSSSSSSSSORO...
Ho voluto cambiare l'incipit di questo blog, troppo scontato e retorico. Di Martin Luther King si è usato e abusato fin troppo in questi anni. Chi lo tira a destra e chi a sinistra...forse è meglio se rimane solo quel che è stato e non quello che vogliamo che sia. Ho sostituito la sua frase con una massima, se così si può definire, di Kahlil Gibran, poeta libanese, il mio peferito assieme ad altri come Neruda, Leopardi, Quasimodo...
Credo che riassuma bene il senso di quello che vorrei FreeLand offrisse. Nei mesi scorsi ho pubblicato post elettorali, prevalentemente di stampo politico, perchè mi andava di farlo, perchè volevo che il mio pensiero potesse cambiare qualcosa del paese e del mondo in cui vivo...visti i risultati, forse nel mio piccolo qualcosa ho raggiunto, ma certamente non pretendo nè credo di aver radicalmente cambiato le sorti dell'Italia nè tantomeno del Pianeta...
E allora perchè discutere, perchè confrontarsi se tanto poi, alla fine, siamo solo qualcosa di insignificante in confronto a ciò che rappresenta l'oltre, gli altri, la gente, i politici, gli spiriti (per chi ci crede). Un misto di delirio di onnipotenza, forse, e puro desiderio di esprimere le proprie idee per trovare negli altri un appoggio, giusto per non darsi dei pazzi da soli. Può essere, certo, ma non sarà mai così...ci sarà sempre qualcuno che la pensa diversamente (per fortuna). E allora ha ragione Gibran. Nella nostra follia troviamo la libertà e la saggezza di non essere compresi, perchè quelli che ci compredono imprigionano qualcosa in noi
Alex