AI MIEI AMICI RITROVATI
E' la dura legge del goal, prima o poi ci si tradisce in nome della vittoria. E gli anni per farlo sono stati tanti, per chi 17, per chi 10, per chi 5. Anni passati assieme a sperare nel futuro, a rimuginare nel passato per trovare le colpe e infine a guardare spaccati il presente. L'unica costanza era l'assoluta certezza di volersi bene, per il resto ci siamo detti di tutto. Avevamo 12 anni per ridere e scherzare, ma anche per stare assieme per il gusto di farlo, senza assiomi imprescindibili o parole di troppo. Poi ne abbiamo avuti 14 e quello che ci girava attorno cominciava a farsi diverso, complicato, profondo. Eravamo noi con le nostre storie, i nostri primitivi sentimenti d'amore, la radicata sensualità del primo adolescente in cerca di affetto e di ribellione. Le serate a parlare, a ridere, a scrivere le prime lettere di dichiarazione, spinti dai telefilm, dai ragazzi più grandi, a crescere nell'idea che prima o poi avremmo dovuto stabilire quello che per noi era bello e quello che per noi era brutto. C'erano le meteore dei coetanei che comparivano e scomparivano a razzo, mentre già era difficile capire chi era con noi e chi era contro di noi. Il gruppo delle gelosie, dei riscatti, dei pettegolezzi. Noi maschi in caccia di nemici da neutralizzare fra le file di chi s'intrometteva nel nostro territorio, e il resto del mondo che ci accusava di essere chiusi, primitivi, arcaici, maschilisti. Fare gli stronzi era un divertimento, la battaglia fra ragazzi un diversivo troppo ghiotto per poterne rinunciare. Casinisti, permalosi, grandi strateghi di mosse difensive contro il nemico colonizzatore di ragazze. E loro contente di questo spettacolo di lotta, intensamente schierate dalla parte dei più forti, di chi garantiva loro protezione, di chi era più onesto e al tempo stesso capace di fare l'eroe insopportabile.
E' la dura legge del goal, fai un gran bel gioco, ci spendi l'anima, ma all'ultimo perdi contro chi sembra agli occhi del pubblico il più forte. E partita dopo partita siamo arrivati ai 16. Quelli che sembravano i nostri nemici avevano cambiato tattica, avevano smesso di giocare, forse perché ci eravamo arresi ad un'evidenza che a quel punto non ci era sembrata così ingiusta. E quello che prima teneva uniti gli amici, cioè la lotta per la preda, di colpo li aveva divisi. Il tempo degli amici perfetti, senza ombra nè macchia, era finito. Era cominciato il tempo degli amori perfetti. Della dolcezza venduta al mercato nel primo peluche di san Valentino. Quei patti siglati col gentil sesso per cui ci si dichiarava amore eterno e regolarmente ci si mollava prima dell’estate per andarsene in vacanza col cuor leggero. Il falso sentimento dell’amante latino, che protegge, bacia, romanticheggia e tradisce spietatamente. Perché un giorno ti piace e l’altro no, tipico di chi è troppo giovane per sapere chi è e cosa vuole. La scoperta della fisicità lasciava ben poco alla ragione e molto ai luoghi comuni della coppia perfetta. Un valzer nauseante di gelosia, folle amore, noia e risentimento. Un ballo di coppia che è finito per invadere il territorio dell’inesplorato mondo del “chi siamo”, oggetto prelibato dei diciassettenni.
Di colpo il buon Leopardi non faceva più schifo a nessuno, era diventato l’unico adulto bastardo che ti capiva. Anche le parolacce erano diventate più energiche e appropriate. Tassello dopo tassello veniva a galla la verità interiore, quella più chiara e inequivocabile, quella che ti fa fare le prime scelte. Si stava sciogliendo il nodo più duro che teneva unito il mondo dei pensanti e il nostro, quello di ragazzi che agivano sull’onda dell’istinto e dell’emulazione. Una separazione dolorosa e lancinante che mieteva le prime vittime fra quei falsi amici, ignoranti stronzi che non ti capivano. Che condannavano le tue lacrime, i tuoi dolori e i tuoi sorrisi in nome dei tempi che furono. La prima volta da ubriaco avevo riso fino allo sfinimento, la seconda piansi dal tramonto all’alba senza un perché…o forse i perché erano talmente tanti che era più facile riassumerli in quello zero assoluto che ben rappresentava la comprensione di quegli attimi folli. E da quella notte cambiarono mano a mano tutti i miei iperurani mentali, i vari mondi delle idee con in quali organizzavo la mia conoscenza sensibile. Mi sbagliavo solo su una cosa…credevo, in quella notte, di aver pianto tutte le mie lacrime catartiche pagate per crescere e passare alla successiva fase della vita. No, quello era solo il casello d’entrata di un’autostrada che sto percorrendo tutt’ora. Mi chiedo solo, con un filo d’angoscia nel cuore, il prezzo che dovrò pagare all’uscita…
Persi quasi tutti gli amici di un tempo per aggrapparmi all’egoismo che ritenevo indispensabile per salvare me stesso. Li credevo inutili, falsi e ipocriti…a tratti davvero dei traditori. Ed era un po’ una cosa reciproca…
Dopo un po’, però, si smette di cadere e ci si ritrova tutti di nuovo ad aver bisogno gli uni degli altri. Non tutti sono tornati, è vero, ma d’altra parte la vita è fatta anche di sbagli e perdite…
…E’ la dura legge del goal, gli altri segneranno però, che spettacolo quando giochiamo noi, non molliamo mai
Loro stanno chiusi, ma, cosa importa chi vincerà,
perché in fondo lo squadrone siamo noi
lo squadrone siamo noi…




