Ieri notte, appena uscito dall’autostrada, ho adocchiato l’imponente Forum di Assago, ignaro del fatto che ospitasse una sottospecie di sagra delle falsità. Al bancone delle vendite il presidente del Consiglio Silvo Berlusconi che promette di abbassare le tasse, di iniziare le grandi opere, di dare uno slancio all’economia. Una ripetizione quasi perfetta della campagna elettorale del 2001, tanto che se uno ha un quoziente intellettivo maggiore di zero capisce subito che in questi 3 anni l’Unto del Signore non è riuscito a compiere i miracoli che il Padre gli avrebbe concesso di fare. Ma di Berlusconi si è detto e ridetto fin troppo. Voglio dire, chi conosce gli avvenimenti accaduti da quando Nostro Signore è in politica sa bene che la parola “criminale” riassume bene l’operato del Gesù di Arcore e dei suoi discepoli. Tre anni all’insegna delle leggi ad personam e dei decreti anti-costituzionali. Quindi ora farne un riassunto risulterebbe quantomeno riduttivo. No, io credo che finalmente andrebbe analizzata la figura del berlusconiano. Una figura che mi ha sempre affascinato e in un certo qual modo angosciato. Mi immagino sempre la scena di una persona probabilmente corretta, onesta, buona, semplice, che desidera il bene per il suo paese, entrare nella cabina elettorale e crocettare il simbolo di Forza Italia. L’hanno fatto in milioni, tre anni fa, e qualcuno lo rifarà a breve. Mi viene in mente una canzone di Masini, forse vecchiotta, che recita con tanta veemenza: “Perché lo fai?”. Cosa ti spinge a dare fiducia al profeta delle televendite, all’uomo che sbarcò in politica al fianco di Marcellino Dell’Utri, rinomato in tutto il mondo per il suo animo pieno di…onore?
Mi immagino la faccia soddisfatta del berlusconiano che pone il suo voto nell’urna. Che faccia può avere? Quella soddisfatta di chi ha adempiuto ai suoi doveri civili o di chi è orgoglioso di dire che Silvio è nel suo cuore? La vecchiettina con un piede nella fossa che si fa portare la spesa dall’Esselunga, non schioda il culo dalla sedia nemmeno se cade il mondo perché c’ha l’artrite, ma il giorno delle elezioni è davanti al seggio alle 6, pimpante come se avesse vent’anni, con lo Spirito forzaitaliota nel cuore. Oppure il giovane rampante con pantaloncini e Lacoste che dopo Messa va a votare felice di essere in Primavera. Guarda i fiori dei giardinetti, si meraviglia del Sole domenicale e dopo essersi macchiato di vilipendio all’intelligenza umana, crocettando la condanna dell’Italia, si muove felice verso i suoi amici che lo aspettano per il consueto pane e nutella col sottofondo dei testi del buon Giussani. Un popolo di redentori e redenti, che non aspettano più la venuta del Messia. Per loro è già arrivato, è lì, in quella crocetta. La salvezza del mondo, alla fine, si è concretizzata su di una croce.
“Berlusconi è la speranza dell’Italia”, si ode, “Lui che ha saputo tirar su tre reti dal nulla, volete che non sappia guidare un paese?”. “Silvio sa il fatto suo, lo so di certo!”, “E’ l’unico in grado di governare, di dare una svolta”, “Lo amo come uomo, in lui vedo tutto ciò che non c’è più in mio marito”, eccetera eccetera…
Eh sì, quello per Nostro Signore non è un amore razionale. Non si basa sulle leggi della razio cartesiana. Mi sovviene una frase del Vangelo quando Gesù (quello originale) dice a Pietro: “Lungi da me, Satana, perché tu ragioni come gli uomini, non come il Padre mio”. Così ci dice, in sostanza, Rabbì Silvio: “L’economia va a pezzi? Mediaset è l’unica azienda che funziona in Italia? Non hai più soldi? Non ho fatto un cazzo per te in questi 3 anni? Ti ho cacciato in una guerra inutile e ingiusta? Mi sono fatto appena una decina di leggi per salvarmi il culo dal carcere? Ti sei reso conto che votandomi hai fatto la cazzata più invereconda della tua misera vita? Lungi da me, Satana, perché tu ragioni come gli uomini, non come il Padre mio!”
Alex


